La mattina del 28 febbraio 2026 Israele e gli
Stati Uniti hanno effettuato un massiccio bombardamento sull’Iran, che ha
causato la morte delle più alte cariche politiche del Paese, in particolare di
Ali Khamenei e oltre duecento morti, tra cui più di 80 ragazze di una scuola, e
1700 feriti. Questo è il fatto da cui partire, prima di cercare di giustificare
a tutti i costi l’operato di Donald Trump e di Benjamin Netanyahu, come cercano
di fare i mezzi di comunicazione occidentali e le più alte cariche UE.
Kaja Kallas, Ursula Von der Leyen, Roberta
Metsola, nonché i governanti italiani, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Guido
Crosetto, hanno evitato di commentare il fatto e si sono lanciati subito nella
ferma condanna delle ritorsioni iraniane in seguito all’attacco che,
oggettivamente, avevano sferrato Israele e gli Stati Uniti. Questo significa
parlare solo di ciò che fa comodo al mantenimento del loro potere e alla linea
di sudditanza verso il proprio padrone, ma non è sicuramente nell’ottica di un
giudizio effettivo sulla realtà.
Far finta che l’azione militare congiunta di
Israele e Stati Uniti sia “giusta” perché è stato ucciso un dittatore vuol dire
avere un “pelo sullo stomaco” notevole e fette di salame sugli occhi molto
spesse, che impediscono di vedere e giudicare ciò che accade.
Vuol dire giustificare l’uso della forza militare
contro ogni norma e principio di diritto internazionale, il quale giustifica l’attacco
militare quando c’è un pericolo imminente e reale, non una supposizione di una
minaccia ipotetica. Vuol dire non considerare minimamente il ruolo dell’ONU e
ancor di più approfittare vigliaccamente del periodo di colloqui tra Stati
Uniti e Iran che si stavano tenendo in Oman.
Se poi uno si ricordasse di ciò che hanno prodotto
i precedenti casi di “cambiamento di regime” cosa vedrebbe? Il recente rovesciamento di Assad e la sua
sostituzione con il vice di Al-Qaeda, in Siria; nel 2003 l’eliminazione di
Saddam Hussein, con lo scioglimento dell’esercito iracheno che aveva 400.000
soldati, parte dei quali sono andati al soldo dell’ISIS; l’uccisione di
Gheddafi, che ha determinato lo smembramento della Nazione in tre entità
continuamente in guerra tra loro, etc. L’elenco è lunghissimo e non riesco a
trovare un caso nel quale la situazione sia migliorata; forse Panama. Questo
succede perché gli americani bombardano, uccidono i capi dello Stato “canaglia”
e poi lasciano in “brache di tela” la popolazione, che deve vedersela con
quelli che sono rimasti al potere, senza essere minimamente sostenuta. Come non
solo non è mai stata aiutata la popolazione iraniana dal 1979 ad oggi, ma ha
dovuto subire le conseguenze dell’embargo che i Paesi occidentali le hanno
inflitto.
Io abito, a Milano, vicino al consolato iraniano,
che è dietro piazzale Lotto; sinceramente non mi ricordo di aver mai visto
manifestazioni di protesta contro il regime di Teheran. Ieri pomeriggio,
invece, un centinaio di persone, con bandiere iraniane in maggioranza ma anche
con bandiere statunitensi e israeliane, faceva un trambusto davanti al
consolato dell’Iran. Invocavano il ritorno dello Scia’. Evidentemente, dopo
l’azione dei padroni occidentali, si sono sentiti “spalleggiati” e hanno
protestato contro il regime dell’Iran, perché avevano saputo che le alte
cariche dello Stato erano state eliminate?
Oltretutto questa azione fa capire definitivamente
che anche Donald Trump è asservito al sionismo internazionale e persegue la
solita politica statunitense delle guerre per destabilizzare le economie
rivali, in primis quella della Cina, con l’impedimento per le petroliere di
attraversare lo stretto di Ormuz. L’Iran è un altro Paese chiave per il
rifornimento dell’”oro nero”, come lo era l’Iraq di Saddam Hussein. Quando poi
aggiungiamo che l’operazione “Furia epica”, che ha sostituito quella denominata
“Ruggito del leone” era stata programmata da anni, in quanto la distruzione
dell’Iran è un obiettivo statunitense da sempre, il quadro si completa.