martedì 31 marzo 2026

CONVEGNO DI FORZA DEL POPOLO - LOMBARDIA

Sono stato invitato a partecipare ad un convegno di “Forza del popolo” (FdP), una nuova formazione politica nata nell’ambito del “dissenso” ai tempi delle restrizioni COVID e che mi sembra una delle realtà più interessanti in questo momento di grande confusione, a tutti i livelli, nella vita sociale.

Anzitutto devo premettere che ne sono venuto a conoscenza tramite una persona che conosco da tempo e che me ne ha parlato bene. Questa persona poi mi ha girato il contatto di una responsabile, alla quale ho telefonato. Durante la chiamata mi ha spiegato, onde evitare equivoci, la posizione di Forza del Popolo: NO VAX, NO EURO e NO WAR. Io ho risposto, senza scompormi: “Sono anche NO NATO, se è per quello”. Poi mi ha invitato a partecipare al Convegno a Villa di Serio, al quale sono andato, il 29 marzo 2026.

Questa premessa mi sembra importante, perché in un mondo di rapporti sempre più “virtuali”, diventa decisivo il contatto personale e la conoscenza “fisica” di quelli con cui si vuol lavorare. Bisogna vedersi, incontrarsi, confrontarsi, per poter effettivamente collaborare insieme.

E così ho deciso di andare a questo Convegno, approfittando di un passaggio in macchina di un aderente a FdP; siamo arrivati verso le 11.30, per dare una mano alla preparazione dell’incontro, e così abbiamo potuto andare a mangiare qualcosa insieme a pranzo. Anche questa “convivialità” è molto nelle mie corde, poiché seguo Uno che ha cominciato tutto con una Cena, nella quale ha deciso di continuare la sua Presenza nell’unità di quelli che lo seguivano.

Questo era un Convegno Regionale della Lombardia; è iniziato con un discorso introduttivo del presidente, Pino Giuseppe Paolone, che ha esordito evidenziando come in questa situazione di politica internazionale ci troviamo in balìa di due folli, che hanno cominciato una guerra in Iran e ora stanno cercando di eliminare tutte le fonti energetiche.

Parlando poi dell’attività del partito, ha messo l’accento soprattutto sul programma e sulle proposte, dicendo che stanno predisponendo alcune proposte di legge, come quella sullo “stipendio genitoriale”, che sarebbe corrisposto anche ai genitori separati, nell’interesse dei figli, e di una proposta di sussidio per le ragazze-madri.

La “bandiera” del partito deve essere il miglioramento delle condizioni per tutti, ha continuato Paolone: non competizione ma collaborazione, in quanto la singola persona da sola non riesce a concludere nulla. In questo senso ha detto che uno degli obiettivi di FdP è quello di mobilitare la gente, organizzando incontri nei quali chiunque possa portare la sua esperienza, le proprie osservazioni, le proprie richieste, in modo che ciascuno possa essere protagonista nella vita di tutti.

Anche gli altri interventi hanno sottolineato come sia importante che ciascuno si impegni personalmente, senza aspettare l’arrivo di un “Messia” che dall’alto rimetta tutte le cose a posto, e si coinvolga in un’attività concreta.

Tra gli altri relatori l’avv. Davide Felice ha ricordato che la Lombardia, con le sue 12 province e il suoi 10 milioni di abitanti, rappresenta il 17 per cento dell’Italia. Con il suo PIL di 490 miliardi di euro è la seconda area economica più importante d’Europa, dopo l’Ile de France, l’area di Parigi e dintorni. In vista delle elezioni regionali del 2028, Felice ha individuato le firme e i candidati necessari per ottenere dei consiglieri.

Maria Rosa Rancati ha parlato dell’organizzazione interna del partito, strutturato in Apb (Associazioni politiche di base), i cui presidenti si coordinano in un gruppo. Poi c’è l’assemblea nazionale dei delegati che individua le indicazioni che saranno discusse poi l’assemblea generale di tutti i tesserati, vero organo decisionale del partito Forza del Popolo.

Come esempio di concretezza, la Rancati ha citato poi l’apertura di alcuni CAF, come quello da lei gestito a Codogno, che si presentano come FdP. 

prof. Pietro Marinelli

per maggiori informazioni sì può andare sul sito www.forzadelpopolo.org


venerdì 27 marzo 2026

I MOTIVI DELLA VITTORIA DEL NO

 Anche questa volta non avrei voluto scrivere nulla sul risultato del referendum, ma siccome vedo e sento parlare e straparlare quasi tutti, che dicono cose che non c’entrano nulla o che sono dette “ad arte” per strumentalizzare questo risultato, ho deciso di intervenire anch’io.

Prima di tutto vorrei esaminare i dati, perché trovo che sia sano partire dalla realtà e non da una propria posizione preconcetta.

Il risultato di questo referendum del 22 e 23 marzo 2026 è chiaro: su 27 milioni di votanti, il 53,74 ha votato NO (quasi 15 milioni di votanti) e il 46,26 ha votato SI (13,2 milioni di votanti). L’affluenza è stata molto alta (58,9 per cento degli aventi diritto al voto), maggiore di quella registrata rispetto a quella del 2020 (più sette punti percentuali.

Il responso delle urne, che si calcola su base nazionale, direi che non può essere messo in discussione, essendo il divario tra il NO e il SI’ di ben 7,48 punti percentuali. Le Regioni nella quali ha prevalso il SI’ sono: Lombardia, Veneto e Friuli, mentre in tutte le altre diciassette Regioni ha prevalso il NO e in alcune ha stravinto (Emilia-Romagna, Toscana, Campania). In tutte le grandi città, (anche Milano e Torino) sia del sud che del nord, ha prevalso il NO, mentre il SI’ prevale nei piccoli centri inferiori a 10.000 abitanti.

Se poi analizziamo il voto per fasce d’età vediamo che i giovani dai 18 ai 38 anni hanno votato NO (anzi, i giovanissimi lo hanno stravotato), mentre quelli di mezza età hanno votato NO di stretta misura e quelli di più di 55 anni hanno preferito il SI’.

Che dire a questo riguardo? Quali possono essere le motivazioni che hanno spinto così tanta gente a votare NO a questa riforma? Che hanno indotto a votare anche milioni di persone che non si erano recate a votare per le ultime elezioni europee.

Posto che come al solito i cosiddetti sondaggisti hanno sbagliato tutte le previsioni, sia quella che non si aspettava un’affluenza così massiccia sia quella che aveva dato per vincente il SI’ se l’affluenza fosse stata del 56% o superiore, vediamo di capirci qualcosa.

Io non credo che sia stato determinante il voto specifico al contenuto della riforma, che riguardava una questione molto tecnica e difficile da capire: ma questo vale sia per la maggioranza di quelli che hanno votato SI’ che per la maggioranza di quelli che hanno votato NO: accusare di “ignoranza” coloro che hanno votato diversamente da come ci si aspettava ricorda molto la favola de “La volpe e l’uva”. Anche perché se analizziamo il voto dal punto di vista dell’istruzione sembra proprio che abbiano votato NO i ceti più istruiti e SI’ quelli più “semplici”.

Bisogna dire poi che questa campagna referendaria è stata quanto di più becero si sia mai visto in Italia, da entrambe le parti. E però bisogna anche dire che l’entrata in campo, nelle ultime settimane, del governo e soprattutto del presidente del consiglio, è stata una mossa politicamente molto sbagliata, in quanto ha suscitato una forte reazione contraria. Le interviste, le dichiarazioni, i monologhi di quella che attualmente è il capo del governo sono stati ossessivi e chiaramente indirizzati al voto di un certo tipo. Si è talmente politicizzato questo voto, ripeto, da entrambe le parti ma starei per dire ancora di più dalla parte governativa, che il voto è stato trasformato in una sorta di “fiducia” al governo in carica. Fiducia peraltro abbastanza “in bianco”, sia per l’attuazione della riforma che per la presentazione delle future riforme, in primis quella sulla repubblica presidenziale, che tanto sta a cuore all’attuale capo del governo.

Per non parlare poi della politica sia interna che estera dell’esecutivo in carica, che scontenta la maggioranza del popolo italiano, al quale non viene mai chiesto di esprimersi, anzi talvolta viene detto pubblicamente che la sua volontà non inciderà sulle scelte del governo (vedi rapporto preferenziale con l’Ucraina). Insomma, la maggioranza del popolo italiano ha detto NO alla politica del governo in toto, non solo alla riforma costituzionale sulla quale si votava. Ha detto NO anche alle future riforme che questo esecutivo vorrebbe proporre. Ha detto NO anche alla guerra e al sostegno militare a Paesi che non fanno parte né dell’UE ne’ della NATO. Ha detto NO alla arroganza di chi sta al potere e invece di fare le riforme vere, quelle che servono al popolo italiano, pensa a fare riformette per i propri interessi particolari.

prof. Pietro Marinelli

martedì 10 marzo 2026

SULLE ORME DI SAN FRANCESCO


 

Settimana scorsa sono andato nella città di san Francesco, per l’ostensione delle spoglie del santo. Era la prima volta, da 800 anni a questa parte, che venivano esposte al pubblico, e quindi mi sembrava una occasione da non perdere. L’idea è nata in una pizzeria, con amici, quando Teresa mi ha proposto questo viaggio: io ho aderito subito e ho mantenuto la promessa, anche alcuni si sono tirati indietro. Alla fine siamo andati in tre, Teresa, Lauretta ed io, con la consapevolezza che è meglio fare ciò in cui si crede senza dover necessariamente aspettare di essere in un certo numero per muoversi. Oltretutto “tre” è il numero perfetto! E’ il numero di Dio!

Poi io credo che dovremmo smetterla di essere “ricattati dall’esito”, come diceva don Giussani; è meglio fare ciò che serve, ciò che fa crescere, indipendentemente dal risultato, il quale peraltro non dipende da noi. Anche perché il vero risultato è che la persona si muova, agisca, pensi, prenda decisioni: il vero risultato è che la persona viva! Gli antichi dicevano “gloria Dei vivens homo”: non c’è miglior modo di rendere gloria a Dio che quello di essere persone vive, pensanti ed agenti.

Che dire di questo pellegrinaggio, breve ma intenso? Sono stati tre giorni (anche qui, vedi sopra) in cui abbiamo visitato tante cose: la Basilica Superiore con gli affreschi di Giotto, la Basilica Inferiore e le spoglie di san Francesco, la chiesa di san Rufino (il Duomo), la chiesa di Santa Maria Maggiore con la salma di san Carlo Acutis, come tappe più significative.

Impressionante vedere ciò che rimane del santo di Assisi: le ossa del disposte in maniera ordinata e ben conservate, se si tiene presente quanto tempo è passato; chi voleva poi ha potuto scrivere una preghiera o un’intenzione che ha lasciato all’uomo di Dio.

Ci ha colpiti ancora di più vedere san Carlo Acutis: sembrava vivo quasi dormisse; a me ha ricordato la salma di Bernadette Soubirous, che tra i corpi incorrotti è il più stupefacente. Raccontano che dopo la prima riesumazione, a trent’anni di stanza dalla morte, la santa avesse ancora il fegato molle, come quello di una persona vivente.

Alloggiavamo all’Hotel Domus Pacis, proprio attaccato a Santa Maria degli Angeli: era fantastico svegliarsi la mattina e poter andare a pregare alla Porziuncola, dove morì san Francesco.

Il filo conduttore del pellegrinaggio è stato la vita e le azioni del Poverello, per cui siamo andati anche al santuario del Sacro Tugurio di Rivotorto, vicino Assisi, che fu la prima dimora di Francesco e dei suoi seguaci, nel quale si ritiravano per pregare e accudire i lebbrosi.

Non potevamo poi non visitare l’Eremo delle carceri, luogo scelto da Francesco per ritirarsi a pregare e meditare in solitudine.

Infine abbiamo fatto una tappa, sulla via del ritorno, al santuario della Verna, in provincia di Arezzo, dove il santo ricevette le stigmate. Lassù il santo divenne realmente l’alter Christus, trasformato tutto nel ritratto visibile di Gesù Cristo crocifisso. Raccontano le “Fonti francescane”: “La figura di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discese dalle sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, giunse, tenendosi librato nell’aria, vicino all’uomo di Dio, e allora apparve non solo alato, ma anche crocifisso. Aveva le mani e i piedi stesi e confitti sulla croce e le ali disposte, da una parte e dall’altra, in così meravigliosa maniera, che due ne drizzava sopra il capo, due le stendeva per volare e con le due rimanenti avvolgeva e velava tutto il corpo”.  

Cosa ci ha colpiti di più, in questo pellegrinaggio? Anzitutto il numero della gente, proveniente da tutte le parti del mondo: moltissimi i frati e le suore, ma anche molti fedeli di gruppi di preghiera (in particolare i gruppi di preghiera di padre Pio, molo diffusi nel Meridione). Per vedere le spoglie di san Francesco bisognava fare una fila lunghissima ed aspettare ore; noi siano stati fortunati perché avevamo prenotato alle 0800 di mattina, per cui siamo entrati quasi in orario, arrivando una quarantina di minuti prima. Ci ha colpito anche la compunzione e la serietà della stragrande maggioranza della gente, anche se il tempo che ci davano per rimanere vicini alle spoglie era veramente poco: sembrava abbastanza una “catena di montaggio”. Davanti alla salma di san Carlo Acutis non si poteva neanche sostare “di fronte” e le suore ci facevano più volte segno di andare avanti.

Comunque l’impressione è stata fortissima e l’esempio di quest’uomo, che fondò la “Custodia di Terra Santa” e andò fino a Damietta, in Egitto, per parlare con il Sultano, è di una attualità sconcertante in questi tempi, nei quali sembra ritornare l’inevitabilità della guerra e dell’uso della forza come unico modo di risolvere le situazioni conflittuali.

lunedì 2 marzo 2026

NUOVA GUERRA TRA ISRAELE, STATI UNITI E IRAN

 


La mattina del 28 febbraio 2026 Israele e gli Stati Uniti hanno effettuato un massiccio bombardamento sull’Iran, che ha causato la morte delle più alte cariche politiche del Paese, in particolare di Ali Khamenei e oltre duecento morti, tra cui più di 80 ragazze di una scuola, e 1700 feriti. Questo è il fatto da cui partire, prima di cercare di giustificare a tutti i costi l’operato di Donald Trump e di Benjamin Netanyahu, come cercano di fare i mezzi di comunicazione occidentali e le più alte cariche UE.

Kaja Kallas, Ursula Von der Leyen, Roberta Metsola, nonché i governanti italiani, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Guido Crosetto, hanno evitato di commentare il fatto e si sono lanciati subito nella ferma condanna delle ritorsioni iraniane in seguito all’attacco che, oggettivamente, avevano sferrato Israele e gli Stati Uniti. Questo significa parlare solo di ciò che fa comodo al mantenimento del loro potere e alla linea di sudditanza verso il proprio padrone, ma non è sicuramente nell’ottica di un giudizio effettivo sulla realtà.

Far finta che l’azione militare congiunta di Israele e Stati Uniti sia “giusta” perché è stato ucciso un dittatore vuol dire avere un “pelo sullo stomaco” notevole e fette di salame sugli occhi molto spesse, che impediscono di vedere e giudicare ciò che accade.

Vuol dire giustificare l’uso della forza militare contro ogni norma e principio di diritto internazionale, il quale giustifica l’attacco militare quando c’è un pericolo imminente e reale, non una supposizione di una minaccia ipotetica. Vuol dire non considerare minimamente il ruolo dell’ONU e ancor di più approfittare vigliaccamente del periodo di colloqui tra Stati Uniti e Iran che si stavano tenendo in Oman.

Se poi uno si ricordasse di ciò che hanno prodotto i precedenti casi di “cambiamento di regime” cosa vedrebbe?  Il recente rovesciamento di Assad e la sua sostituzione con il vice di Al-Qaeda, in Siria; nel 2003 l’eliminazione di Saddam Hussein, con lo scioglimento dell’esercito iracheno che aveva 400.000 soldati, parte dei quali sono andati al soldo dell’ISIS; l’uccisione di Gheddafi, che ha determinato lo smembramento della Nazione in tre entità continuamente in guerra tra loro, etc. L’elenco è lunghissimo e non riesco a trovare un caso nel quale la situazione sia migliorata; forse Panama. Questo succede perché gli americani bombardano, uccidono i capi dello Stato “canaglia” e poi lasciano in “brache di tela” la popolazione, che deve vedersela con quelli che sono rimasti al potere, senza essere minimamente sostenuta. Come non solo non è mai stata aiutata la popolazione iraniana dal 1979 ad oggi, ma ha dovuto subire le conseguenze dell’embargo che i Paesi occidentali le hanno inflitto.

Io abito, a Milano, vicino al consolato iraniano, che è dietro piazzale Lotto; sinceramente non mi ricordo di aver mai visto manifestazioni di protesta contro il regime di Teheran. Ieri pomeriggio, invece, un centinaio di persone, con bandiere iraniane in maggioranza ma anche con bandiere statunitensi e israeliane, faceva un trambusto davanti al consolato dell’Iran. Invocavano il ritorno dello Scia’. Evidentemente, dopo l’azione dei padroni occidentali, si sono sentiti “spalleggiati” e hanno protestato contro il regime dell’Iran, perché avevano saputo che le alte cariche dello Stato erano state eliminate?

Oltretutto questa azione fa capire definitivamente che anche Donald Trump è asservito al sionismo internazionale e persegue la solita politica statunitense delle guerre per destabilizzare le economie rivali, in primis quella della Cina, con l’impedimento per le petroliere di attraversare lo stretto di Ormuz. L’Iran è un altro Paese chiave per il rifornimento dell’”oro nero”, come lo era l’Iraq di Saddam Hussein. Quando poi aggiungiamo che l’operazione “Furia epica”, che ha sostituito quella denominata “Ruggito del leone” era stata programmata da anni, in quanto la distruzione dell’Iran è un obiettivo statunitense da sempre, il quadro si completa.

venerdì 27 febbraio 2026

NUOVA LEGGE ELETTORALE?

 Il governo ha presentato il testo di nuova legge elettorale al Parlamento, ovviamente sia alla Camera che al Senato. La proposta è stata ribattezzata "Stabilicum", sull'onda delle parole pseudo-latine che hanno identificato le precedenti proposte di legge elettorale ("Mattarellum", "Porcellum", "Italicum", "Rosatellum"). 

Il nome è stato dato in considerazione del fatto che l'esecutivo attuale propone di avere maggior stabilità di governo soprattutto tramite un premio di maggioranza. Che sarebbe di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, calcolati sulla base della ripartizione proporzionale dei voti rimanenti, alla coalizione che raggiunge almeno il 40 % dei voti. 

Sarebbero aboliti i collegi uninominali (tranne che per la Val d'Aosta e il Trentino-Alto-Adige), che verrebbero sostituiti da circoscrizioni plurinominali con voto proporzionale.

Le liste sarebbero bloccate, senza possibilità di dare preferenze: gli elettori voterebbero solo il simbolo del partito o della coalizione.

La soglia di sbarramento sarebbe del 3% per liste singole e del 10% per le coalizioni.

Verrebbe introdotto il "ballottaggio", se nessuna delle coalizioni superasse il 40% ma due raggiungessero il 35%, si andrebbe ad un secondo turno solo con queste due.

I partiti dovrebbero indicare il candidato presidente del consiglio nel loro programma.

In sintesi, la proposta vorrebbe superare il sistema misto attuale del "Rosatellum" per avere un sistema elettorale proporzionale integrato da un correttivo che rafforzerebbe la maggioranza di governo.

domenica 1 febbraio 2026

DIVIETO DI VOTARE PER I FUORI SEDE

 di Lorenzo Tosa 

Con un intollerabile colpo di mano il governo Meloni ha negato la possibilità di votare al Referendum a 5 milioni di italiani fuori sede, al di fuori del proprio luogo di residenza.

Bocciati uno dopo l’altro in Commissione Affari Costituzionali tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni.

Un atto palesemente antidemocratico che obbligherà milioni di persone a tornare nel proprio Comune per poter esprimere il proprio diritto di voto.

Alle Europee poterono votare, al Referendum sul lavoro pure, ma non potranno farlo per il Referendum costituzionale sulla giustizia.

Di cosa ha paura Meloni?

Di quello che voteranno, ben sapendo che molti di loro non potranno anche volendo tornare a casa per votare.

Questo governo non perde occasione di dimostrare che i suoi interessi personali vengono prima di quella piccola, trascurabile, cosa chiamata DEMOCRAZIA.

martedì 27 gennaio 2026

LA MEMORIA SVANITA

 


L'altro giorno ho letto, su Linkedin, la delusione di una donna perché, lei dice, la giornata della memoria non viene più osservata e non è più sentita come prima: sembra caduta nel dimenticatoio. Istintivamente mi verrebbe da chiederle: "Ma si è fatta una domanda?", "Si è chiesta come mai?" e poi mi sono chiesto io: "Ma dove vive questa gente?", "Non si è accorta di quello che ha fatto e che continua a fare Israele nei confronti del popolo palestinese?" "Oppure persiste nel giustificare a tutti i costi uno sterminio di una popolazione civile con il pretesto della difesa del popolo ebraico?".

Poi c'è un altro fatto che si dovrebbe considerare: l'atteggiamento violento e prepotente del governo Netanyahu nei confronti di tutti gli Stati confinanti, anzitutto Gaza ma anche la Cisgiordania, che la Knesset vorrebbe annettere, e il Libano, la Siria, dove Israele è stata determinante per il rovesciamento del potere di Assad, e l'Iraq,  l'Iran , lo Yemen, e chi più ne ha più ne metta! Nel suo delirio di onnipotenza Israele si sta comportando come la Germania di Hitler: sola contro tutti, convinta che possa vincere qualsiasi guerra e farla franca. Oddio, non proprio sola, in quanto ha dalla sua parte i soliti Stati Uniti d'America, proni al potere sionista da sempre. Donald Trump ha fatto una visita in Israele, dove ha ricevuto un'accoglienza "da stadio" e poi ha fatto una finzione di tregua che ha determinato, sì, la cessazione dei bombardamenti a tappeto, ma non ha fatto cessare le uccisioni e il disagio estremo dei palestinesi.  

A questo punto verrebbe da domandarsi: ma come è possibile che un popolo che ha sofferto così tanto provochi una tale sofferenza ad un altro popolo? Se fosse vero che gli ebrei hanno subito pene più grandi di qualunque altra Nazione, non sarebbero meno crudeli e più compartecipi della situazione gravissima degli altri? 

Potrebbe esserci un'altra spiegazione: che tutta l'impalcatura di questa "Giornata della memoria" sia stata costruita ad arte per rendere Israele immune da ogni critica e soprattutto da ogni sanzione, pena l'accusa infamante di "antisemitismo". Si è formata una sorta di "zona d'ombra" nei riguardi degli ebrei e di conseguenza dello Stato ebraico: essi sono giustificati nel compiere qualunque nefandezza perché sono stati perseguitati ed oppressi, anzi addirittura sterminati completamente. Devo dire che è l'unico caso nella storia di un popolo che, appena subito un genocidio, ottiene tutto ciò che vuole e diventa una potenza mondiale. Gli Armeni, dopo il genocidio subito dai Turchi, sono stati ridotti ad uno staterello privo di importanza; i Curdi, dopo lo sterminio di Saddam Hussein, non hanno ancora il loro Stato; ma si potrebbero fare molti altri esempi. A me ha impressionato più di tutti il genocidio che avvenne in Congo ad opera di Leopoldo II del Belgio: si calcola che circa 10-12 milioni di persone furono uccise; e stiamo parlando dell'Ottocento, quando il numero della popolazione era molto ridotto rispetto ad oggi!

Gli ebrei invece ottengono subito lo Stato che avevano chiesto (e impediscono la nascita dello Stato palestinese); poi nel corso degli anni si accorgono che con questa storia della Shoah si possono ottenere ben altri vantaggi, e comincia la narrazione sionista vera e propria. Punto di svolta significativo è il processo Eichmann del 1962: il Mossad rapisce il gerarca nazista in Argentina e lo porta a Gerusalemme, dove viene processato da un tribunale ebraico. Dire che tutto questo è stato illegale è dire poco: anzitutto il reato dovrebbe essere giudicato nel Paese nel cui territorio è avvenuto (in questo caso la Germania) e poi i componenti dell'organo giudicante non dovrebbero essere solo della parte accusatoria: dovrebbero essere neutrali. Ma tant'è, questo è avvenuto, e Eichmann è stato impiccato dopo il solito processo-farsa nel quale non venivano portate prove scritte ma solo testimonianze di ebrei. Ci si potrebbe chiedere: perché è stato fatto ciò? Per vedere se veramente Israele poteva fare ciò che voleva e rimanere impunita. 

E bisogna dire che in questo senso ci sono riusciti benissimo: a tutt'oggi la Russia ha ricevuto diciannove pacchetti di sanzioni economiche da parte dell'UE, Israele neanche uno. L'Italia ha spedito tredici pacchetti di armi e denaro all'Ucraina, paese aggredito dalla Russia, ma non mi risulta che abbia spedito alcunché allo Stato palestinese, anzi ha continuato a fornire armi ad Israele. Addirittura siamo arrivati al punto che un giornalista viene licenziato per il solo fatto di aver posto una domanda, cioè "se la Russia deve ricostruire l'Ucraina distrutta, non credete che Israele debba ricostruire Gaza?"

C'è un doppiopesismo che è diventato talmente sfacciato da risultare rivoltante; e questa è la conseguenza del mito della Shoah, fatto che è stato sottratto a qualunque critica storica per motivi ideologici e politici. La Shoah è diventata quasi una divinità: invece di essere considerata una avvenimento storico, essa è stata eretta ad "dottrina" indiscutibile e assoluta, non sottoponibile ad alcuna osservazione o critica di sorta. Ha sostituito la Legge e i Profeti; è diventata la vera ragione di sussistenza del popolo ebraico. Altro che le tavole dei dieci comandamenti date da Dio a Mosé sul monte Sinai! Altro che l'Alleanza con Jahvé di Abramo, Isacco e Giacobbe! Altro che Isaia, Geremia, Michea, Daniele, Ezechiele! E' la sofferenza del popolo ebraico ad essere diventata il punto di partenza e di arrivo per il popolo ebraico e per la difesa della sua esistenza. E' il popolo ebraico stesso che si è "autodivinizzato", avendo perso la fede nell'arrivo del Messia. Ora deve "salvarsi" con le proprie forze, perché non spera più nell'intervento di Dio nella storia.

Bisogna aggiungere che gli ebrei di oggi ben poco hanno a che vedere con gli ebrei di duemila anni fa: con la diaspora sono emigrati in molti Paesi e poi la conversione al giudaismo di alcune tribù orientali ha notevolmente cambiato la composizione di quello che noi chiamiamo "popolo ebraico". Ora esso si presenta più come un coacervo di etnie diverse piuttosto che come un popolo unico.

In conclusione, io credo che la vera "evaporazione della memoria" sia quella che riguarda la storia del popolo ebraico, la sua nascita e il suo costituirsi nell'avvicendarsi degli avvenimenti. Il popolo ebraico è nato perché si è accorto che Qualcuno lo cercava, lo voleva come sua proprietà. Tutta la storia trimillenaria degli ebrei si fonda su questa domanda: "Perché noi?" "Perché Dio ha scelto proprio noi, che siamo un piccolo popolo, in mezzo a tanti popoli più numerosi e potenti?" E sulla resistenza che questa gente ha avuto verso l'Alleanza, che era scomoda e impegnativa; gli ebrei si ribellano spesso a questo legame, sentito come un giogo talvolta troppo pesante.  

Lo stesso nome Israele lo dimostra: è il nome che Dio dà a Giacobbe, dopo la lotta con l'angelo; Giacobbe aveva dodici figli, che rappresentano le dodici tribù d'Israele. Egli lotta tutta la notte con un uomo, e sta per vincere, quando viene ferito all'articolazione del femore. Dopo ciò Giacobbe andrà zoppicando per tutta la vita.

L'angelo allora gli dà un altro nome: "Israele", che significa "colui che lotta con Dio".

CONVEGNO DI FORZA DEL POPOLO - LOMBARDIA

Sono stato invitato a partecipare ad un convegno di “Forza del popolo” (FdP), una nuova formazione politica nata nell’ambito del “dissenso” ...