Con un intollerabile colpo di mano il governo Meloni ha negato la possibilità di votare al Referendum a 5 milioni di italiani fuori sede, al di fuori del proprio luogo di residenza.
Bocciati uno dopo l’altro in Commissione Affari Costituzionali tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni.
Un atto palesemente antidemocratico che obbligherà milioni di persone a tornare nel proprio Comune per poter esprimere il proprio diritto di voto.
Alle Europee poterono votare, al Referendum sul lavoro pure, ma non potranno farlo per il Referendum costituzionale sulla giustizia.
Di cosa ha paura Meloni?
Di quello che voteranno, ben sapendo che molti di loro non potranno anche volendo tornare a casa per votare.
Questo governo non perde occasione di dimostrare che i suoi interessi personali vengono prima di quella piccola, trascurabile, cosa chiamata DEMOCRAZIA.
L'altro giorno ho letto, su Linkedin, la delusione di una donna perché, lei dice, la giornata della memoria non viene più osservata e non è più sentita come prima: sembra caduta nel dimenticatoio. Istintivamente mi verrebbe da chiederle: "Ma si è fatta una domanda?", "Si è chiesta come mai?" e poi mi sono chiesto io: "Ma dove vive questa gente?", "Non si è accorta di quello che ha fatto e che continua a fare Israele nei confronti del popolo palestinese?" "Oppure persiste nel giustificare a tutti i costi uno sterminio di una popolazione civile con il pretesto della difesa del popolo ebraico?".
Poi c'è un altro fatto che si dovrebbe considerare: l'atteggiamento violento e prepotente del governo Netanyahu nei confronti di tutti gli Stati confinanti, anzitutto Gaza ma anche la Cisgiordania, che la Knesset vorrebbe annettere, e il Libano, la Siria, dove Israele è stata determinante per il rovesciamento del potere di Assad, e l'Iraq, l'Iran , lo Yemen, e chi più ne ha più ne metta! Nel suo delirio di onnipotenza Israele si sta comportando come la Germania di Hitler: sola contro tutti, convinta che possa vincere qualsiasi guerra e farla franca. Oddio, non proprio sola, in quanto ha dalla sua parte i soliti Stati Uniti d'America, proni al potere sionista da sempre. Donald Trump ha fatto una visita in Israele, dove ha ricevuto un'accoglienza "da stadio" e poi ha fatto una finzione di tregua che ha determinato, sì, la cessazione dei bombardamenti a tappeto, ma non ha fatto cessare le uccisioni e il disagio estremo dei palestinesi.
A questo punto verrebbe da domandarsi: ma come è possibile che un popolo che ha sofferto così tanto provochi una tale sofferenza ad un altro popolo? Se fosse vero che gli ebrei hanno subito pene più grandi di qualunque altra Nazione, non sarebbero meno crudeli e più compartecipi della situazione gravissima degli altri?
Potrebbe esserci un'altra spiegazione: che tutta l'impalcatura di questa "Giornata della memoria" sia stata costruita ad arte per rendere Israele immune da ogni critica e soprattutto da ogni sanzione, pena l'accusa infamante di "antisemitismo". Si è formata una sorta di "zona d'ombra" nei riguardi degli ebrei e di conseguenza dello Stato ebraico: essi sono giustificati nel compiere qualunque nefandezza perché sono stati perseguitati ed oppressi, anzi addirittura sterminati completamente. Devo dire che è l'unico caso nella storia di un popolo che, appena subito un genocidio, ottiene tutto ciò che vuole e diventa una potenza mondiale. Gli Armeni, dopo il genocidio subito dai Turchi, sono stati ridotti ad uno staterello privo di importanza; i Curdi, dopo lo sterminio di Saddam Hussein, non hanno ancora il loro Stato; ma si potrebbero fare molti altri esempi. A me ha impressionato più di tutti il genocidio che avvenne in Congo ad opera di Leopoldo II del Belgio: si calcola che circa 10-12 milioni di persone furono uccise; e stiamo parlando dell'Ottocento, quando il numero della popolazione era molto ridotto rispetto ad oggi!
Gli ebrei invece ottengono subito lo Stato che avevano chiesto (e impediscono la nascita dello Stato palestinese); poi nel corso degli anni si accorgono che con questa storia della Shoah si possono ottenere ben altri vantaggi, e comincia la narrazione sionista vera e propria. Punto di svolta significativo è il processo Eichmann del 1962: il Mossad rapisce il gerarca nazista in Argentina e lo porta a Gerusalemme, dove viene processato da un tribunale ebraico. Dire che tutto questo è stato illegale è dire poco: anzitutto il reato dovrebbe essere giudicato nel Paese nel cui territorio è avvenuto (in questo caso la Germania) e poi i componenti dell'organo giudicante non dovrebbero essere solo della parte accusatoria: dovrebbero essere neutrali. Ma tant'è, questo è avvenuto, e Eichmann è stato impiccato dopo il solito processo-farsa nel quale non venivano portate prove scritte ma solo testimonianze di ebrei. Ci si potrebbe chiedere: perché è stato fatto ciò? Per vedere se veramente Israele poteva fare ciò che voleva e rimanere impunita.
E bisogna dire che in questo senso ci sono riusciti benissimo: a tutt'oggi la Russia ha ricevuto diciannove pacchetti di sanzioni economiche da parte dell'UE, Israele neanche uno. L'Italia ha spedito tredici pacchetti di armi e denaro all'Ucraina, paese aggredito dalla Russia, ma non mi risulta che abbia spedito alcunché allo Stato palestinese, anzi ha continuato a fornire armi ad Israele. Addirittura siamo arrivati al punto che un giornalista viene licenziato per il solo fatto di aver posto una domanda, cioè "se la Russia deve ricostruire l'Ucraina distrutta, non credete che Israele debba ricostruire Gaza?"
C'è un doppiopesismo che è diventato talmente sfacciato da risultare rivoltante; e questa è la conseguenza del mito della Shoah, fatto che è stato sottratto a qualunque critica storica per motivi ideologici e politici. La Shoah è diventata quasi una divinità: invece di essere considerata una avvenimento storico, essa è stata eretta ad "dottrina" indiscutibile e assoluta, non sottoponibile ad alcuna osservazione o critica di sorta. Ha sostituito la Legge e i Profeti; è diventata la vera ragione di sussistenza del popolo ebraico. Altro che le tavole dei dieci comandamenti date da Dio a Mosé sul monte Sinai! Altro che l'Alleanza con Jahvé di Abramo, Isacco e Giacobbe! Altro che Isaia, Geremia, Michea, Daniele, Ezechiele! E' la sofferenza del popolo ebraico ad essere diventata il punto di partenza e di arrivo per il popolo ebraico e per la difesa della sua esistenza. E' il popolo ebraico stesso che si è "autodivinizzato", avendo perso la fede nell'arrivo del Messia. Ora deve "salvarsi" con le proprie forze, perché non spera più nell'intervento di Dio nella storia.
Bisogna aggiungere che gli ebrei di oggi ben poco hanno a che vedere con gli ebrei di duemila anni fa: con la diaspora sono emigrati in molti Paesi e poi la conversione al giudaismo di alcune tribù orientali ha notevolmente cambiato la composizione di quello che noi chiamiamo "popolo ebraico". Ora esso si presenta più come un coacervo di etnie diverse piuttosto che come un popolo unico.
In conclusione, io credo che la vera "evaporazione della memoria" sia quella che riguarda la storia del popolo ebraico, la sua nascita e il suo costituirsi nell'avvicendarsi degli avvenimenti. Il popolo ebraico è nato perché si è accorto che Qualcuno lo cercava, lo voleva come sua proprietà. Tutta la storia trimillenaria degli ebrei si fonda su questa domanda: "Perché noi?" "Perché Dio ha scelto proprio noi, che siamo un piccolo popolo, in mezzo a tanti popoli più numerosi e potenti?" E sulla resistenza che questa gente ha avuto verso l'Alleanza, che era scomoda e impegnativa; gli ebrei si ribellano spesso a questo legame, sentito come un giogo talvolta troppo pesante.
Lo stesso nome Israele lo dimostra: è il nome che Dio dà a Giacobbe, dopo la lotta con l'angelo; Giacobbe aveva dodici figli, che rappresentano le dodici tribù d'Israele. Egli lotta tutta la notte con un uomo, e sta per vincere, quando viene ferito all'articolazione del femore. Dopo ciò Giacobbe andrà zoppicando per tutta la vita.
L'angelo allora gli dà un altro nome: "Israele", che significa "colui che lotta con Dio".
In questi
giorni stiamo assistendo ad una campagna referendaria che assume sempre più i
toni del tifo da stadio per la propria squadra, piuttosto che quelli di un
dibattito sulla Costituzione.
Vediamo invece
di chiarire gli aspetti di tale consultazione popolare, che riguarda uno dei
tre poteri fondamentali dello Stato, ossia quello giudiziario.
Diciamo
subito che qui si tratta di un referendum confermativo, sulla riforma della
Costituzione appena approvata dal Parlamento con lo speciale procedimento
aggravato della doppia votazione per Camera e Senato e dell’obbligo della
maggioranza assoluta (50% più uno) di tutti componenti di ciascuna Camera a
favore della riforma. Diciamo anche che è stato possibile richiedere il
referendum in quanto non è stata raggiunta la maggioranza qualificata (dei due
terzi), nel qual caso non sarebbe stato possibile chiedere il referendum
costituzionale. Per esempio, quando il governo Monti fece approvare l’introduzione
del pareggio di bilancio, il Parlamento approvò con i due terzi dei componenti
e quindi non fu possibile chiedere il referendum confermativo. Invece quando ci
fu la riforma Berlusconi, nel 2006, che voleva introdurre una sorte di “presidenzialismo”,
e quella di Renzi, nel 2016, che avrebbe voluto trasformare il nostro sistema
in un “bicameralismo imperfetto”, snaturando il Senato, fu possibile. E furono
sonoramente bocciate entrambe: quella di Renzi addirittura con 20 punti
percentuali di scarto. 60% di NO e 40% di SI. Se pensiamo che la BREXIT è
passata per 4,5 punti percentuali, direi che la volontà del popolo italiano è
stata chiara. L’unica riforma costituzionale approvata dal popolo italiano fu
quella del titolo V, sugli enti locali (Regioni, Province, Città metropolitane,
Comuni., etc.)
Comunque
adesso, dopo i consueti dieci anni, arriva un’altra riforma della Costituzione
proposta dal governo in carica, stavolta sulla Magistratura.
Ah, per
inciso, giusto per ricordarlo: essendo un referendum costituzionale confermativo
non è necessario raggiungere il “quorum” del 50% più uno dei votanti sugli
aventi diritto al voto. In buona sostanza il referendum sarà valido qualunque
percentuale vada a votare, anche se fosse il 30%, come nel caso del referendum
sugli enti locali. Inoltre si voterà SI per dire SI, ossia per confermare la
riforma, e NO per dire NO, cioè per cancellare la riforma, al contrario di
quanto accade nei referendum abrogativi, che riguardano leggi ordinarie, nel
quali si vota Si per dire NO e NO per dire SI.
Per
completezza di informazione dobbiamo dire che evidentemente un quinto del
Parlamento ha fatto richiesta di referendum, altrimenti non avrebbe potuto
essere indetto. Infatti il referendum costituzionale, a differenza di quello
abrogativo, oltre che da 500.000 firme e da cinque Consigli Regionali può
essere chiesto dal 20% di ciascuna Camera. E per questo motivo che il governo
ha fissato la data del 22 e 23 marzo per la consultazione referendaria; siccome
però sono state raccolte 500.000 firme e i comitati che le hanno raccolte hanno
fatto ricorso al TAR, bisognerà aspettare il 27 gennaio, data della sentenza
del TAR, per sapere se tale data è confermata oppure vene spostata in avanti,
per consentire un dibattito e una informazione più approfonditi.
Il
governo sembra avere l’intenzione che la consultazione avvenga al più presto,
invece di aspettare il periodo maggio/giugno che è la scadenza di prassi delle
votazioni.
Ma vediamo
finalmente di che cosa si tratta: la riforma costituzionale anzitutto decide la
separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, impedendo il passaggio
da una funzione all’altra: i giudici rimarrebbero sempre organi imparziali tra
accusa e difesa, mentre i pubblici ministeri rimarrebbero sempre gli organi che
accusano, nel processo penale.
I
sostenitori del SI plaudono a tale riforma, affermando che finalmente i giudici
potranno ritornare ad essere organi assolutamente neutrali ed oggettivi, in
quanto totalmente separati dagli organi che invece sono abituati ad accusare.
In questo caso sarebbero meno propensi a condannare, seguendo le proposte dei
pubblici ministeri, perché non avrebbero né l’esperienza pregressa di essere
accusatori né conoscerebbero i pubblici ministeri.
I
sostenitori del NO fanno notare che attualmente il passaggio da una carriera
all’altra può essere fatto una sola volta e che la percentuale di coloro che lo
attuano è dello 0,5 %, cioè quasi nulla. In pratica non ci sarebbe alcun
sostanziale cambiamento, rispetto alla situazione precedente.
Ma la
riforma degli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione va ben oltre la semplice
separazione delle carriere: modifica sostanzialmente il Consiglio Superiore
della Magistratura (CSM). E in che modo? Anzitutto lo sdoppia: istituisce due
CSM, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, ma soprattutto toglie ad
entrambi i CSM il potere di adottare provvedimenti disciplinari nei confronti
dei magistrati. E quale organo avrebbe il potere di sanzionare giudici e
pubblici ministeri? L’Alta Corte disciplinare, nuovo organismo creato
appositamente dalla riforma, che diventerebbe l’unico ad avere il potere di “controllare”
i magistrati. Tutti e tre tali organi sarebbero composti tramite il sistema del
“sorteggio”, invece che dell’elezione, come adesso avviene.
Per inciso, rimango molto perplesso nel constatare che la maggior parte delle fonti di informazione omette di parlare di quest'Alta Corte disciplinare, che avrebbe essa sola il potere di adottare sanzioni nei confronti sia dei giudici che dei pubblici ministeri.
I
sostenitori del SI affermano che, con il sistema del sorteggio, si eviterebbero
le elezioni “ideologiche” decise dalle “correnti” della magistratura, e perciò
i membri nominati sarebbero più oggettivi.
I
sostenitori del NO protestano che in tal modo si esautorerebbe il CSM del suo
compito più importante, quello di essere l’organo di autogoverno della
magistratura e lo si attribuirebbe ad un organo più facilmente influenzabile
dall’Esecutivo.
Faccio
notare che comunque, con tale riforma, non si toccano assolutamente i problemi
della lentezza dei processi o del fatto che i pubblici ministeri, in quanto gli
organi che rappresentano lo Stato che accusa nel processo penale, dovrebbero
essere dipendenti dal Ministro della Giustizia. O addirittura non essere più
neanche magistrati: in un’ottica “liberale” dovrebbero essere eliminati e
sostituiti da avvocati dello Stato.
Iustitia in Veritate, che segue filialmente S. E. Rev.ma Mons. Antonio Suetta fin dalla propria fondazione, esprime totale apprezzamento, innanzitutto sul piano della verità oggettiva, per l’iniziativa di sensibilizzazione promossa dal Vescovo della diocesi di Ventimiglia – Sanremo contro l’aborto procurato, offrendogli inoltre la propria vicinanza sul piano personale anche a nome di tutti gli iscritti,
Infatti, benché l’autentico cristiano di ogni epoca non si curi del plauso o dell’avversione, che possano essergli riservati a causa del proprio impegno nella promozione delle verità eterne (sia appartenenti al «diritto naturale» che alla Rivelazione), è altrettanto vero che i tempi attuali, prolifici nel propalare gli errori più estremi del relativismo etico e del nichilismo culturale, rendono necessario, in coerente difesa delle «verità non negoziabili», manifestare pubblico sostegno in favore di chi si espone con coraggio e senza ambiguità.
Ora, sia l’iniziativa che la persona di Sua Eccellenza sono attualmente bersagliate da false e ingiuste critiche di chi vorrebbe perfino a tacitarlo; mostrando con ciò la vera natura delle ideologie proprie di chi teme la verità.
Chi strepita contro un semplice rintocco di campana simbolicamente a ricordo della vergognosa strage di innocenti continuamente perpetrata tramite l’aborto, in realtà esprime solo la paura che venga svelata la menzogna sottesa alla presunzione di porsi al di sopra della realtà oggettiva. Non basta, infatti, edulcorare tale crimine mediante i sofismi contenuti nell’iniqua legge 194, per riuscire a censurare la verità intorno all’essenza di quello che rimane un omicidio.
Inoltre, gli epigoni di queste azioni rabbiose e scomposte, nonostante i propri enfatici e immancabili richiami alla libertà di coscienza e di espressione, sono i primi ad ipocritamente censurare il diritto di parola e d’iniziativa altrui; specialmente se tali diritti sono esercitati da quanti, sul piano di una discussione razionale, sarebbero in grado di dimostrare sia la falsità dei principi generali su cui poggiano le loro ideologie, sia l’inconsistenza dei presupposti più specifici, d’ordine pseudo–etico o pseudo–scientifico, che pretenderebbero aggiungere per giustificare di volta in volta, come nel caso dell’aborto, le più aberranti conseguenze pratiche.
Va dunque ribadito con forza che l’aborto non può essere un diritto ma è un delitto, poiché lede irrimediabilmente e ingiustamente la vita, che rappresenta il diritto fondamentale di qualsiasi concepito, essendo la fonte di ogni suo altro diritto futuro (anche di quelli d’ordine più elevato rispetto alla semplice vita biologica); né tale delitto può essere considerato di poca entità, dato che rimane la prima causa di morte per i nascituri, che sono gli esseri più innocenti e indifesi.
È così che il semplice rintocco di una campana, proprio per l’opposizione fanatica che incontra, dimostra un importante ruolo positivo, costituendo occasione propizia per il risveglio delle coscienze ancora aperte alla verità e svelando l’odio di chi invece propugna la cultura della morte, spacciandola con menzogna per cultura di autentici diritti civili.
Ci auguriamo allora che l’esempio della Diocesi di Ventimiglia–Sanremo richiami anche altri pastori ai propri doveri di testimonianza del vero, e incoraggi tutti gli amanti della verità a difendere la vita innocente al netto di ogni ambiguità logico–dottrinale e di ogni compromesso con il linguaggio ideologico imposto dalla cultura egemone del relativismo e del politicamente corretto.
Con gioia comunichiamo la promulgazione del Decreto che istituisce uno speciale Anno Giubilare in commemorazione dell’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi. Sua Santità Papa Leone XIV ha stabilito che, dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, si celebri questo Anno di San Francesco, durante il quale tutti i fedeli cristiani sono invitati a seguire l’esempio del Santo di Assisi, diventando modelli di santità di vita e testimoni instancabili di pace. La Penitenzieria Apostolica concede l’indulgenza plenaria, alle consuete condizioni, a quanti parteciperanno devotamente a questo straordinario Giubileo, che rappresenta un’ideale continuazione del Giubileo Ordinario del 2025.Questo Anno giubilare è rivolto in modo particolare ai membri delle Famiglie Francescane del Primo, Secondo e Terzo Ordine Regolare e Secolare, così come agli Istituti di vita consacrata, alle Società di vita apostolica e alle Associazioni che osservano la Regola di San Francesco o si ispirano alla sua spiritualità. Tuttavia, la grazia di questo anno speciale si estende anche a tutti i fedeli, senza distinzione, che, con l’animo distaccato dal peccato, visiteranno in forma di pellegrinaggio qualsiasi chiesa conventuale francescana o luogo di culto dedicato a San Francesco in qualunque parte del mondo. Gli anziani, i malati e quanti, per gravi motivi, non possono uscire di casa, potranno ugualmente ottenere l’indulgenza plenaria unendosi spiritualmente alle celebrazioni giubilari e offrendo a Dio le loro preghiere, i loro dolori e le loro sofferenze. In questo tempo di celebrazione, che corona otto secoli di memoria francescana, invitiamo cordialmente tutti i fedeli a prendere parte attiva a questo eccezionale Giubileo. Il luminoso esempio di San Francesco, che seppe farsi povero e umile per essere un vero alter Christus sulla terra, ispiri i nostri cuori a vivere nella carità cristiana autentica verso il prossimo e con sinceri desideri di concordia e di pace tra i popoli. Sulle orme del Poverello di Assisi, trasformiamo la speranza che ci ha resi pellegrini durante l’Anno Santo in fervore e zelo di carità operosa. Questo Anno di San Francesco sia per ciascuno di noi un’occasione provvidenziale di santificazione e di testimonianza evangelica nel mondo contemporaneo, a gloria di Dio e per il bene di tutta la Chiesa.
Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);
Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica;
Visitare in forma di pellegrinaggio qualsiasi chiesa conventuale francescana o luogo di culto dedicato a San Francesco in qualunque parte del mondo, dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del Credo, per riaffermare la propria identità cristiana;
La recita del Padre Nostro, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice
Mercosur, Meloni firma e neutralizza il no di Macron. Ma per gli agricoltori non c’è vittoria. Ecco chi ci guadagna
di Luisiana Gaita
La presidente del Consiglio parla di "garanzie ottenute”. Ma l'intesa e le promesse non convincono chi protesta in piazza con i trattori e neppure gli ambientalisti.
Giorgia Meloni lo ha detto: per dare l’ok all’accordo Mercosur “abbiamo messo in equilibrio interessi diversi”. Quelli dell’industria, quelli dell’agricoltura e quelli geopolitici. E quando ci sono troppi interessi in gioco, c’è il rischio che qualcuno perda. Così, mentre gli agricoltori manifestavano per le strade di Milano, con una protesta organizzata da Riscatto agricolo Lombardia e l’intero Coapi, Coordinamento agricoltori e pescatori italiani e i trattori bloccavano il traffico in Spagna, Francia e altre nazioni per dire no all’intesa negoziata per un quarto di secolo, i rappresentanti permanenti degli Stati membri riuniti a Bruxelles nel Coreper davano il primo via libera alla firma dell’accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. E avviavano la procedura scritta per l’adozione formale delle decisioni.