giovedì 17 settembre 2026

IL SUICIDIO DELL'AUTO EUROPEA


L’ ANFIA, l’Associazione Italiana dei costruttori automobilistici, ha lanciato un allarme pressante e chiede all’UE dazi dell’80% sulle auto cinesi. Il forte messaggio lanciato è :“L’Ue rischia di perdere un settore chiave. 

Sembra che il mercato europeo dell’auto stia entrando in crisi.  Sembra.

Per fare un paragone irriverente, e politicamente scorretto, è come se una prostituta, dopo anni di onorata carriera, si ponga il dubbio che (forse) potrebbe perdere la verginità.

L’industria europea dell’auto è già allo sfacelo e, sembra, qualcuno inizia a lanciare allarmi. Sergio Marchionne, forse l’ultimo dei veri conoscitori del mercato, aveva avuto l’ardire di dire che la FIAT (allora FCA) era obbligata a produrre auto elettriche ma “Vi prego, non compratele. Per ogni auto elettrica che comperate noi ci rimettiamo dei soldi”.

La storia degli ultimi decenni del settore auto in Europa è una sequela di errori gravissimi e tanto evidenti da risultare invisibili nel silenzio tombale che non li visti, non li ha previsti e, soprattutto, li ha taciuti.

Il Giappone si è sviluppato nel dopoguerra copiando la nostra tecnologia ed i nostro design (soprattutto italiano). Dopo la fase di “copiatura” è arrivata l’innovazione, la qualità ai massimi livelli, il servizio alla clientela.

La garanzia passata da 1 a 2 anni, poi a 3 ed a 5. L’auto di cortesia, da noi sconosciuta, è diventata una prassi sulla spinta delle iniziative del sol levante.

Oggi la Toyota è ai vertici mondiali.

L’esperienza, per quanto traumatica, non ci ha insegnato nulla. Se il Giappone si è sviluppato rubacchiando e poi innovando, alla Cina la tecnologia l’abbiamo consegnata noi su un vassoio d’argento. Le “delocalizzazioni”, spinte dalla folle corsa per la manodopera a basso prezzo, hanno trasferito i gioielli di famiglia in Cina che oggi è la manifattura del mondo.

Non contenti, l’UE ha pensato bene di legare mani e piedi ai nostri produttori, che si sono adeguati in silenzio, nel furore dell’esasperata ideologia finto-ambientalista. Entro il 2035 stop ai motori termici. Solo auto elettriche. Zero emissioni.

Intanto, in attesa del 2035, il mix di produzione di ogni casa automobilistica doveva ridurre le emissioni, pena multe salatissime per ogni auto venduta, anche su quelle “virtuose”, se la media del produttore supera il limite.

Lo stop ai motori termici dal 2035 ha bloccato qualsiasi sviluppo che avrebbe potuto ridurre realmente le emissioni nocive. Così anche le innovazioni ci hanno salutato. Era illogico investire per sviluppare qualcosa che avrebbe dato, forse, frutti dopo 2 – 3 anni e che fra 10 sarebbe vietato produrre. Adesso i produttori fanno la battaglia per convincere i burocrati UE ad accontentarsi della riduzione del 90 % della CO2, invece di eliminare totalmente (100 %) le emissioni di CO2.

Traducendo in italiano corrente, parliamo di circa 11 gr di CO2, che sarebbe la differenza tra 90 e 100 %. Ma parliamo di diverse milioni di vetture cinesi importate in più e centinaia di migliaia di posti di lavoro in fumo.

Invece di girarci attorno basta guardare il panorama su cui, finora, si sono chiusi gli occhi affinando e migliorando la famosa tecnica degli struzzi.

Stellantis non produce quasi più in Italia. In Germania c’è allarme per i 100.000 (centomila) licenziamenti Wolksvagen entro il 2030 con la chiusura di almeno 3 stabilimenti.

Da noi l’allarme non c’è perché, in silenzio, gli oltre 300 mila dipendenti FIAT, sono già ridotti a poche decina di migliaia di dipendenti Stellantis.

I marchi cinesi di auto hanno superato già il 9 % delle immatricolazioni. La tecnologia delle auto elettriche è in mano ai cinesi. La tecnologia delle batterie elettriche è in mano ai cinesi. La proprietà delle miniere di materie prime (le terre rare), è in mano ai cinesi, in tutto il mondo.

Le auto ibride, che sembra stiano soppiantando la follia del “full electric”, sommano le difficoltà tecnologiche nostrane sull’elettrico alla mancata innovazione sul termico mentre i cinesi sono avanti in entrambi i fronti ed a costi inferiori.

Il silenzio assordante, per decenni, sia degli organi di informazione che delle stesse aziende produttrici, inizia a palesarsi adesso che i buoi sono già andati via da tempo.

Era già tutto noto e, ripeto, talmente noto da risultare invisibile. L’occidente non aveva una tradizione tecnologica sull’elettrico che la Cina stava sviluppando e innovando. L’UE punta tutto (TUTTO) sui motori elettrici ponendo le aziende  in un vicolo cieco e senza vie d’uscita.

Non c’era, e non c’è, una rete di distributori di energia elettrica diffusa sul territorio; non c’era neanche un piano per ampliare la rete minimale esistente;

Anche se domani si decidesse di creare questa rete di distribuzione di energia elettrica il rame sul mercato non sarebbe sufficiente per crearla e, per le regole di domanda e offerta, il prezzo schizzerebbe alle stelle decuplicando i costi del cablaggio.

L’ANFIA lancia l’allarme, come dicevamo all’inizio, ipotizzando anche azioni per bloccare Bruxelles, sullo stile dei trattori e del letame degli agricoltori quando si sono stancati delle vessazioni dei burocrati UE. E’ già qualcosa che qualcuno si sia svegliato, dopo decenni di torpore e di errori, ma questa gente, nei decenni trascorsi, dov’era ? Era ad applaudire le scelte lungimiranti della Von Der Pfitzer.

Era ad irridere Marchionne quando usava anche l’ironia per dire che si stava sbagliando tutto. Era a difendere le scelte ideologiche del falso ambientalismo. Era a giubilare per le magnifiche sorti e progressive degli sforzi meritori per fermare la crisi climatica eliminando il CO2 dagli scarichi delle Panda.

Anche sulla componentistica viene lanciato l’allarme perché le nostre aziende, che sono eccellenze mondiali, dovranno chiudere se il ritmo di crescita delle auto cinesi continua. Non è vero che continuerà : sarà ampliato di molto e molto di più.

Ed è inutile ricordare come anche le nostre industrie di componentistica abbiano preferito, nei decenni trascorsi, delocalizzare addestrando il sud est asiatico a produrre in vece nostra cedendo loro la tecnologia che adesso ci invade. L’insipienza porta a chiedere protezione senza neanche sapere di cosa si sta parlando.

Si chiedono dazi che, dal 45 attuale, salgano all’80 % senza sapere in cosa consista la sfida che, in poche parole prevede :

1) L’aggressione cinese prevede auto ibride che, essendo ecologicamente gradite, non subiscono quei dazi;

2) Prevede l’apertura, da parte cinese, di catene di assemblaggio in Europa che, quindi, non saranno soggette a dazi di importazione oltre ad essere anche sovvenzionate perché creano posti di lavoro sul territorio;

3) Le auto saranno solo assemblate in Europa, risultando europee a tutti gli effetti, ma i componenti (elettronici, meccanici ed anche la lamiera) arriveranno dal sud-est asiatico.

Uno sfacelo da tutti i punti di vista. La miopia è una grave malattia ma mai peggiore di chi si tappa gli occhi per non vedere, salvo poi elemosinare aiuti per uscire fuori dal guano in cui è stato contento di sguazzare sino ad un attimo prima.

Qualcuno, secoli fa, ci metteva in guardia da ciechi che guidano altri ciechi, ma anche quel discorso è rimasto inascoltato e continua ad essere irriso.

Enzo Fedele

venerdì 11 settembre 2026

FACCIAMO FINTA CHE...- 2 - IN MORTE DEL CARDINALE CAMILLO RUINI

 


Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette

In morte del Cardinale Camillo Ruini

Il 16 giugno 2026 è ritornato al Padre il Cardinale Camillo Ruini.

Abbiamo atteso oltre 2 mesi per vedere eventuali approfondimenti alla figura del Cardinale, ma ne abbiamo visti proprio pochi.

Ruini aveva ricoperto molti incarichi dal 1991 al 2008 con Papa Giovanni Paolo II e con Benedetto XVI. Era stato Presidente della CEI dal marzo 1991 a marzo 2007, poi anche Presidente della Commissione Internazionale di inchiesta su Medjigorje e molto altro.

Questo è stato ricordato alla sua morte ed ha avuto eco anche durante le esequie, officiate da Papa Leone XVI nella basilica di San Pietro.

Pochi, molto pochi, sono andati oltre per descrivere l’importanza che ha avuto il Cardinale Ruini nella Chiesa di fine millennio e che si riverbera in quella attuale.

E’ stato una pietra miliare anche per scuotere le strutture ecclesiastiche, ma questo non è stato ricordato neanche nella ricorrenza dei 30 giorni e non lo sarà neanche fra pochi giorni,il 26 settembre, per i tre mesi dal suo ritorno al Padre.

 

Queste nostre parole cercano di riflettere sul messaggio che ogni sottolineatura, ogni silenzio, ogni riga o foto o filmato manda e che l’autore vuole che sia ricevuto affiancandolo, sovrapponendolo o sostituendolo alla realtà.

 

Alla morte di Raffaella Carrà, per esempio, oltre gli indubbi talenti di ballerina, showgirl, presentatrice e altro si è battuto fortemente il tasto dell’ombelico in bella mostra, del “tuca tuca” di “quanto è bello far l’amore da Trieste in giù”. Tutte cose che hanno cambiato un epoca. In modo strisciante o meno, ma l’hanno cambiata.

Si parla di “amore” per parlare di eros, occultando totalmente il concetto cristiano di “agape” ed anche quello più generale di “philia”, di amore per le cose e per il creato.

Questo è il messaggio che è stato veicolato e che viene ripetuto ad ogni ricorrenza.

 

Ieri, 8 settembre, il Presidente Mattarella ha partecipato alle celebrazioni della “difesa di Roma”, conferendo medaglie a destra ed a manca, oltre alle immancabili corone con il tricolore da posare con il ciglio commosso.

L’8 settembre si commemora, adesso, la “difesa di Roma” cancellando tutto il resto e sostituendolo.

Non c’è stata, infatti, alcuna “difesa di Roma”. Roma era stata dichiarata “città aperta”, come ricorda il celebre film e gli angloamericani l’hanno “quasi” preservata dai bombardamenti.

Immortali le poche immagini di Papa Pio tra le macerie delle distruzioni comunque avvenute.

In quell’8 settembre c’è stato il disfacimento dell’esercito italiano lasciato senza ordini e senza direttive, c’è stata la fuga del Re, c’è stata l’attuazione degli accordi di Cassibile, tuttora secretati e che continuano ancora oggi a produrre gli effetti di vassallaggio verso gli USA ed il mondo anglofono.

Il messaggio che è stato veicolato ieri è stato, quindi, un plauso (ulteriore quanto falso) alla “difesa di Roma” dai nazifascisti perché il non detto non sia mai avvenuto e l’oblio cancellerà quello che la memoria non ricorda ed a scuola non si insegna.

 

Chiarito, in parte, cosa intendo per “messaggio da veicolare” torniamo a riflettere su quale messaggio è stato “veicolato” in morte di un personaggio della statura di Ruini.

 

Pochi, molto pochi, hanno ricordato la sua proposta del 1994, efficacemente avviata nel 1995, del “Progetto culturale della Chiesa italiana” per trovare un terreno di incontro, nel mondo attuale, tra la missione propria della Chiesa, in senso evangelico, e le esigenze più urgenti della nostra Nazione e del mondo moderno in generale.

 

Era la continuazione, sul terreno culturale, del confronto e della presenza in tutti i campi, alle profetiche parole di Papa Giovanni Paolo II che proponevano “Fede e ragione” come le due ali indissolubilmente legate per chi voglia tentare di volare.

La mancanza di una delle due ali implica l’inutilità dell’altra.

La Fede senza ragione è pura idolatria e sconfina nel fideismo e nella superstizione.

La ragione, senza fede, cade nel relativismo e nel nichilismo mettendo sui piedistalli le creature al posto del Creatore e venerando i falsi idoli imposti dalle mode del momento.

 

Pochi, molto pochi, hanno ricordato i “Principi non negoziabili” su cui aveva portato avanti le battaglie per ribadire l’amore per la vita e la famiglia di cui, adesso, quasi ci si vergogna.

 

Pochi, molto pochi, hanno ricordato l’efficace azione per il referendum sulla fecondazione medicalmente assistita, che ha portato alla vittoria contro quella che oggi, correttamente, si chiama “utero in affitto” ed è bandita dalla nostra legislazione.

 

Pochi, molto pochi, hanno ricordato che intendeva il “dialogo” come un confronto aperto e sincero e non come l’imposizione di sedersi ad un tavolo per essere catechizzati con le mani legate e le bocche cucite dal politicamente corretto.

 

Pochi, molto pochi, hanno ricordato perfino il diniego alle esequie di Piergiorgio Welby, che all’epoca aveva fatto molto rumore e che poi era stato subito tacitato perché, dal confronto vero, sarebbero potute scaturire le vere ragioni di chi difende la vita e di chi promuove la morte (altrui).

 

Per il resto vedo quasi un deserto con molti (parlo di ambienti cattolici), che si sono limitati al ricordo dell’intellettuale, del teologo, del servitore di Dio senza approfondire  le iniziative e le battaglie condotte e vinte.

Sia mai che a qualcuno possa venire in mente che la testimonianza, che ogni cristiano deve dare, possa essere un seme che a suo tempo germoglierà rigoglioso.

 

Dimenticare per cancellare.

 

La “Verità”, che dovrebbe essere il nostro pane quotidiano e che viene proclamata ogni giorno dagli altari delle chiese di tutto il mondo, viene ancora tollerata come fatto privato, nelle chiese appunto, dove si continua a ripetere che “maschio e femmina li creò”, che “devi perdonare 77 volte 7”, che “non si può servire Dio e mammona”.

 

Molti che si proclamano cattolici, purtroppo anche fra i sacerdoti, continuano a discettare fra gli oltre 60 tipi diversi di “sesso percepito” normalmente accettati dai “social”, che la famiglia arcobaleno ha sostituito la famiglia tradizionale, che “love is love”, che l’aborto non è un omicidio, ma una libertà conquistata.

Pochi sanno, perché nessuno l’ha divulgato, che a febbraio di quest’anno la Commissione Europea ha stanziato oltre 140 miliardi di Euro (centoquaranta miliardi) per un fondo sociale europeo a disposizione degli Stati che vogliano usufruirne per favorire l’aborto.

La soppressione di un bimbo nel grembo materno trasformata in assistenza sociale.

 

I “principi non negoziabili” erano proprio questo :

se su qualcosa non posso transigere, non mi siedo neanche a parlarne.

Non sto zitto, anzi, lo proclamo dai tetti.

Ti posso spiegare il perché, ma non scendo sul tuo terreno per essere accompagnato su percorsi intrisi di stupidità dove sarò sconfitto dalle menzogne e dalle idiozie senza possibilità di replica.

 

 

Rimane emblematico il comunicato del vicariato di Roma, su ispirazione di Ruini, che non concedeva le esequie al compianto Welby e che, già all’epoca, venne descritto come rottura e non come un chiarimento.

La Chiesa concede le esequie anche in casi di flagrante suicidio, quindi anche in caso conclamato di peccato mortale, di una persona che pone fine volontariamente alla propria vita, perché con misericordia presume possa esserci una possibilità di pentimento, anche all’ultimo istante, del gesto insano, ed affida al Padre celeste il giudizio finale pregando comunque per l’anima del trapassato anche oltre le umane evidenze.

Quel caso invece era stato tramutato, da fatto personale, a caso politico.

La nota del vicariato era questa :

«In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto dott. Piergiorgio Welby, il vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325). Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l'eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti».

 

Personalmente il cardinal Ruini aveva anche esternato la :

«sofferta decisione [...] nella consapevolezza di arrecare purtroppo dolore e turbamento ai familiari e a tante altre persone, anche credenti, mosse da sentimenti di umana pietà e solidarietà verso chi soffre, sebbene forse meno consapevoli del valore di ogni vita umana, di cui nemmeno la persona del malato può disporre»

 

Pochi, anche allora,fecero riflessioni sull’uso strumentale che sarebbe stato fatto nel caso le esequie fossero state concesse. Avrebbero pubblicizzato, per i secoli a venire, non le preghiere per l’anima del defunto, ma la modifica della dottrina di Santa Romana Chiesa che, oltre ad accettare il suicidio, assolveva anche coloro che il suicidio lo avevano accompagnato e favorito.

 

Dopo i dibattiti infuocati di quei giorni anche i fautori del “suicidio assistito” hanno abbandonato le polemiche lasciando alle quinte colonne, interne alla stessa chiesa, il compito di continuare il lavorio di lenta corrosione per tacitare e dimenticare i “principi non negoziabili”.

 

Si potrebbe dire molto altro ma l’intento della rubrichetta è di esporre la gestione delle notizie, la loro assenza o il travisamento che viene spacciato per realtà.

Alla prossima puntata

 

Enzo Fedele

mercoledì 9 settembre 2026

FACCIAMO FINTA CHE ... - 1

Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette

PRIMA PUNTATA: IL NUOVO PRIMO MINISTRO INGLESE

In queste rubrichetta NON parleremo delle notizie di cronaca attuale, ma della cronaca ormai trascorsa analizzando la “gestione” delle notizie, contrapposta alla realtà vera che avrebbe potuto, e dovuto, essere divulgata per informare.

 Una breve e semplice domanda :

qualcuno ricorda come si chiama il Primo Ministro inglese ?

E’ una domanda per la quale non si vince nulla e non si perde neanche la propria autostima se non si riesce a rispondere.

Il capo del Governo inglese, una volta, era l’autorità più importante del mondo.

Oggi è ancora la seconda potenza militare del mondo occidentale, con deterrenza atomica, basi in tutto il mondo, intelligence  (MI5 e MI6) che compete alla pari con Mossad e CIA, potenza economica che, pur decaduta, è al livello della potenza dei cannoni.

E’ emblematico che pochissimi ne ricordino, almeno, il nome.

Paragonarlo ad un Churchill, ad una Thatcher, ma anche, giù giù, ad un Tony Blair è sconfortante, oltre che istruttivo.

Quello su cui riflettere, però, è ben altro.

La potenza, reale, in quanto occulta e non percepita, di chi gestisce l’informazione.

Già da oltre sei mesi c’erano segnali inequivocabili del crollo del governo inglese.

Dimissioni a catena di ministri di sua Maestà, minimizzati e citati con trafiletti in cronaca. Sino alle dimissioni di Starmer, date anche quelle come normali dopo la lenta agonia e lo stillicidio di dimissioni mai commentate.

Dimissioni annunciate, ma non attuate.

Starmer, dimissionario, continuava a frequentare i meeting internazionali, stringere mani e sorridere come se fosse lui a decidere i destini del mondo e non a contare come il due di coppe quando comanda bastoni.

Poi la montagna ha partorito il topolino :Il successore sarebbe stato uno statista con un curriculum eccezionale - era stato sindaco di Manchester.

Il massimo dell’esperienza richiesta per discutere dei destini del mondo.

Nessuno, tuttora, sa quasi nulla del programma di governo.

In compenso, all’insediamento, abbiamo assistito a dotte disquisizioni  sul carino abito azzurro che la gentile consorte esibiva così come i suoi trascorsi, un pò piccanti, nella spensierata gioventù dove aveva partecipato ad incontri galanti al buio che deliziavano i telespettatori inglesi.

Sappiamo tutto anche sul simpatico gatto Larry (Larry the cat) che le mura del n. 10 di Downing street hanno ereditato, di cui fa ormai parte integrante, e che anche in futuro occuperà più spazio e più tempo delle notizie economiche e dei rapporti internazionali.

Per la cronaca il suo nome è Andy Burnham e di lui si sa molto poco, nel senso che ci hanno detto quasi nulla.

Il suo messaggio principale l’ha dato accogliendo Zelensky, il 27 luglio, come primo leader estero, quindi un segnale chiarissimo al pari delle dichiarazioni di corredo:

"Siamo al cento per cento con l'Ucraina", ha dichiarato Burnham. "E onorerò pienamente ogni impegno che il Regno Unito ha preso nei confronti dell'Ucraina.”

 

Ha anche annunciato che condividerà con l’Ucraina la proprietà intellettuale della tecnologia di difesa "Stone Cloak" dando a Kiev la possibilità di produrre in proprio tablet compatti da installare sui droni creando segnali di disturbo per impedire ai sistemi elettronici della difesa russa di tracciare e colpire i droni su cui sono piazzati.

Sul fatto che l’Ucraina non riesce a produrre più nulla con la propria tecnologia, pur all’avanguardia e testata sul campo, per i continui e mirati attacchi russi e sta stringendo accordi con molti paesi europei, per produrre all’estero gli apparati, neanche una parola.

Di Burnham non si sa neanche quale sia la ricetta per il rilancio dell’economia inglese o le linee di politica estera (a parte il granitico sostegno all’Ucraina),

Questa lunga prolusione serve non tanto per parlare del Primo Ministro inglese, ma del modo in cui i media informano e graduano le notizie.

Enfasi e oblio a comando per fare finta che quello che ci viene detto sia quello che realmente accade e che sia realmente importante.

I fronzoli conquistano il centro della scena e la sostanza viene bellamente occultata.

 

Il Regno Unito era senza un governo nel pieno dei suoi poteri e nessuno ne parlava.

Le dimissioni di Starmer erano arrivate come un fulmine a ciel sereno.

Capita con il caldo di questi giorni.

La crisi era palese. I ministri del governo di sua Maestà si dimettevano a catena, ma nessuno parlava di governo al capolinea.

E’ l’informazione, bellezza.

Facciamo finta di vivere in un paese normale e vediamo di ragionarci sopra.

 

Burnham è il quinto primo ministro britannico a ricoprire tale carica dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022. Tre primi ministri conservatori e 2 laburisti.

Il Partito Laburista aveva perso consensi negli ultimi anni e ha subito una nuova e grave battuta d'arresto alle elezioni amministrative del 2025, quando il Partito di Nigel Farage, contrario all'immigrazione, si è classificato al primo posto in diversi comuni.

Starmer è andato al potere con la più schiacciante vittoria di sempre dei laburisti.

Un plebiscito ed un tripudio di osanna da ricordare nei libri di storia.

Il sistema elettorale inglese, decantato come esempio di vera democrazia, è in realtà il più iniquo, manipolatorio e manipolato che si possa immaginare.

Tutto il territorio inglese è diviso in piccoli territori (evito i termini inglesi) ognuno dei quali elegge uno ed un solo rappresentante. Non ci sono ripescaggi. I perdenti spariscono e non contano nulla. Non vengono fucilati all’alba per non sporcare.

Se su tutto il Regno Unito i laburisti avessero in modo uniforme il 51 % ed i conservatori il 49 %, i laburisti vincerebbero in tutti i distretti ed avrebbero il 100 % dei componenti il Parlamento con i Conservatori a 0 (zero) % pur avendo metà dell’elettorato.

 

Questa, ovviamente, è una semplificazione perché si oscilla sempre attorno ad una media ed anche un trend negativo ha delle eccezioni. Un candidato particolarmente brillante e danaroso oppure, all’opposto, antipatico ed irritante. Variazioni in base alle zone (elite, benestanti, quartieri operai, zone rurale o industriali, ecc.).

Chi muove le fila dietro le quinte, però, lavora bene e non si affida ad umori passeggeri o ad una media di previsioni che possono anche rivelarsi errate.

 

Forse è illuminante vedere come si era arrivati al governo Starmer dopo 14 anni durante i quali i laburisti erano sempre rimasti all’opposizione.

Il duro e lungo lavoro dietro le quinte ha interessato non solo l’interno dei laburisti, ma anche i conservatori.

Già quando divenne Primo Ministro la conservatrice Theresa May, il Labur poteva vincere, ma Jeremy Corbin, esponente duro e puro dell’ala sinistra laburista, si opponeva ai condizionamenti esterni. Infatti venne boicottato dal suo stesso partito e la May vinse di misura.

Nel debole governo della May si creano subito spaccature mirate e pilotate tanto che le subentra Boris Johnson e si va di nuovo al voto. Corbyn, sconfitto ancora, si dimette da segretario Labur e gli viene indicata la porta, etichettato come “tossico” e con divieto di rientro.

Non basta, però, sostituire Corbyn all’interno dei laburisti, occorre lavorare anche all’interno dei conservatori. Johnson, che era stato il primo sindaco conservatore della Grande Londra, dopo aver sabotato con successo gli accordi di Istanbul tra Ucraina e Russia, deve farsi da parte per lasciare spazio a Liz Truss che è costretta a sua volta a dimettersi dopo meno di 30 giorni.

Il suo Governo si fregia del titolo di governo più breve di tutta la storia britannica.

La sua colpa più grave : aver presentato un piano di risanamento di bilancio e rilancio dell’economia con irrigidimento dei controlli dei flussi bancari che, invece, gli gnomi della “City” vogliono “liberi” in modo da essere manipolabili.

E’ il mercato, bellezza.

Non si trovano candidati disposti a succedere a tanto sfascio.

In assenza di altri candidati ha il via libera Rishi Sunak, di origini indiane, individuo senza spessore, inviso al suo stesso partito ed agli elettori, conosciuto per la sua pochezza, con l’unica esperienza come gestore di fondi spazzatura e il merito di essere il marito di una ricca figlia di un maharaja indiano.

Con la sua conduzione il destino dei tories è di essere condotti al macello.

Alle ultime elezioni i conservatori ottengono, come detto, il peggior risultato della loro storia con solo 121 seggi su 650.

Visto che il candidato della City, Starmer, non è un fulmine di guerra (infatti otterrà la maggioranza assoluta sfruttando il sistema elettorale, ma ottenendo meno voti di quanti ne aveva ottenuti Corbyn quando venne sconfitto), i media devono dargli un aiutino ulteriore.

Viene “riabilitata” l’estrema destra di Nigel Farage, un partito fino ad allora inesistente ed ininfluente.

Da noi si direbbe dello zero virgola.

Lo scopo è fare una corsa a tre e sottrarre voti ai conservatori che, infatti, vengono sconfitti mandando al Governo l’incolore Starmer secondo i desiderata della City.

Dopo appena pochi mesi dalle elezioni Starmer crolla in tutti i sondaggi, ma “deve” rimanere a galla perché deve condurre il lavoro sporco iniziato dal conservatore  Boris Johnson nel manovrare la guerra in Ucraina.

All’epoca c’era Biden. Oggi è importante boicottare Trump nei suoi tentativi di pacificazione in Ucraina.

Starmer ne diviene il capofila e, pur non facendo parte della UE, partecipa agli incontri europei per appoggiare Kiev senza se e senza ma.

Si inventano, a questo scopo, il club dei “volenterosi”, nome fantasioso perchè chiamarli “guerrafondai” fa poco fine.

Farage intanto, dopo le elezioni, sparisce dai radar.

Fuoco di paglia per illuminare la scena quando serve e tornare nell’oblio.

Vista la vertiginosa perdita di consensi di Starmer, Farage viene, però, subito rivalutato e ritorna in pista. Ottimo per impedire un deleterio ritorno al potere dei conservatori.

I media rivalutano Farage a tal punto che riesce addirittura a vincere, pochi mesi fa, in alcuni comuni nelle ultime elezioni locali, fatto inaudito nel sistema bipolare inglese.

Il sistema è ottimo e ben oliato, dalle stalle alle stelle per tornare di nuovo nelle stalle, visto che viene adottato da decenni anche con la famiglia reale inglese con tanto di scandali e scandaletti che tanto ci deliziano.

Non possiamo dimenticare le campagne devastanti sulla famiglia reale per squalificare Harry, che già lavora benissimo nel farsi male da sé, controbilanciato dalle campagne pro o contro il Principe William, Principe del Galles, e di sua moglie Kate, periodicamente mortificati o santificati, ultimamente utilizzando il tumore di Kate.

Queste campagne fanno il pari con le altrettanto incomprensibili campagne giornalistiche a favore dell’abolizione della monarchia che emergono all’improvviso senza motivi o causa apparente, per poi, altrettanto improvvisamente, sparire misteriosamente senza lasciare traccia e tutti i giornali, all’unisono, chiudono i propri attacchi.

Questi “incidenti” NON sono notizie o gossip o in qualsiasi modo si vogliano chiamare.

Sono “avvertimenti” periodicamente lanciati dagli gnomi della City ai regnanti tramite i media controllati, un “promemoria” per ricordare a chi di dovere che si può manovrare a piacimento anche la cittadinanza, oltre ad avere l’influenza per far approvare o bloccare dal Parlamento qualsiasi Legge, anche per abolire o sciogliere la monarchia.

Al momento sembra che alla City faccia comodo la facciata di rispettabilità dei Windsor e anche gli scandali e i retroscena prospettati da Henry vengono messi a tacere. Anche il coinvolgimento del fratello di Re Carlo nello scandalo Epstein non ha provocato sconvolgimenti.

 

Le manipolazioni non riguardano solo il Regno Unito, ma si estendono a tutto l’occidente.

Basti ricordare le zone opache dell’elezione di Biden, con forti sospetti di coinvolgimento italiano nella manipolazione dei dati che sempre più stanno venendo a galla.

Le elezioni rumene, con il candidato eletto che si vede annullare le elezioni e messo in carcere per evitare la sua ricandidatura a seguito di possibili sovvenzioni russe mai documentate.

Sovvenzioni e finanziamenti che sono, invece, piovute copiose in Moldavia dove, infatti, ha vinto la candidata pro UE.

Si potrebbe continuare, e l’elenco sarebbe lungo, ma ci interessa evidenziare il fenomeno:

l’informazione al servizio del potere (quello vero e che non si vede) che tace o amplifica, esalta o minimizza a comando mentre noi pensiamo di ricevere un’informazione, se non proprio cristallina, almeno ispirata alla realtà.

La vittoria di domenica della destra tedesca, pur se in elezioni regionali, ha sparigliato le carte.

Non l’hanno potuta occultare, come hanno parzialmente fatto con il referendum in Islanda che ha detto un chiaro NO all’ingresso in questa UE, ma dipingono le scelte dei tedeschi come un pericolo immane.

Lo stesso ministro Tajani paventa intrusioni russe nelle nostre elezioni politiche del prossimo anno, senza fornire alcuna prova, neanche indiziaria, in merito e con le forze di governo che ancora litigano sulla legge elettorale che è ancora di la da venire.

 

Questa è l’informazione oggi, bellezza. Lo vedremo meglio nel seguito.

 

Enzo Fedele

sabato 5 settembre 2026

IL GOVERNO PIÙ LONGEVO DELLA STORIA DELLA REPUBBLICA


 

Giorgia Meloni, dal palco di Bari, fa la solita autoesaltazione a suon di slogan e di urla sul palco. Dichiara, giustamente, che questo è il governo che è durato di più dal 1948 ad oggi. 

Ammesso e non concesso che questo sia un merito, che cosa e ha fatto il governo Meloni in 4 anni? Vediamolo per punti;

● 13 miliardi sottoscritti per il Patto di Stabilità;

● 100 miliardi all'anno per il riarmo fino al 2035      (decisione presa peraltro senza passare, come       avrebbe dovuto,  dal Parlamento);

● 15 miliardi per il ponte sullo stretto di Messina

● 14,5 miliardi di prestito dal SAFE per l'acquisto     di armi

●  75 miliardi per acquisto gas americano

●  23 miliardi per i dazi imposti da Trump

●  25 miliardi per Zelensky in una guerra della quale non intravede la fine (l'Italia pur essendo all'ultimo posto come crescita del PIL è il 4' su 27 Paesi UE nell'erogazione dei contributi)

●129 milioni di superbonus ai balneari e albergatori

● 1 miliardo per i centri in Albania

● 1 milione di euro per il potenziamento del CNEL con Brunetta Presidente che ha uno stipendio di 252.000  euro annui

● 170 miliardi di euro per aver prorogato il superbonus 110 fino al 2025 (la legge Conte prevedeva la scadenza al 31/12/2021 ma il super bonus è stato poi prorogato da Draghi per 28 mesi e dalla Meloni per altri 4 anni nonostante il parere della Corte dei Conti che nel 2023  ne ufficializzava i rischi di indebitamento)

● 40 milioni di euro per il ripristino dei vitalizi a 851 ex senatori e a 444 famiglie di senatori deceduti

● 100 milioni euro all'editoria

● 300 miliardi in più di debito pubblico

● 209 miliardi di PNRR che non si sa che impiego abbiano avuto

●  Ha svenduto ad investitori stranieri ITA Airways, IVECO, BIALETTI, TIM, IP italiana petrolio, CVS Ferrari, PIAGGIO.

●  Ha portato l'Italia all'ultimo posto tra i Paesi UE con una crescita dello 0,5% del PIL e al primo posto per debito pubblico!

●  Non ha sviluppato un piano politico economico, un piano di sviluppo industriale, un piano di strategia energetica

●  Ha reso l'Italia un paese inaffidabile, buono solo a fare da cavia nella sperimentazione di nuovi vaccini sugli animali dei quali è vietata l'esportazione all'estero

●  Non è stata chiamata al Summit europeo per la pace tra Russia e Ucraina e non si è presentata al vertice UE -Balcani. L’Italia si ritrova sempre più ai margini dei tavoli che contano, proprio mentre Europa e alleati cercano una linea comune su Ucraina e sicurezza

●  Ha distrutto la credibilità mondiale del nostro Paese riuscendo a farsi nemica la Russia, poi l'America, poi l'Iran.

●  Ha portato l'Italia ad essere complice di Israele nel genocidio dei palestinesi e complice di Trump con attività di sostegno nella sua guerra contro l'Iran

●  Ha peggiorato i rapporti con la Cina

●  Ha incrinato i rapporti con Trump ed è  stata ridicolizzata agli occhi del mondo,  dimostrando  il fallimento di un'intera e lunga strategia politica

●  E' riuscita ad inimicarsi anche la Spagna, accusando Sanchez di non saper gestire una momentanea crisi immigratoria che in 48 ore è stata risolta e ci sta trascinando in una crisi politica e diplomatica

●  E' stata umiliata dalla Commissione europea (da lei stessa convocata) che:

    - non ha approvato la sua posizione di sospendere gli accordi con la Spagna anzi ha elogiato Sanchez per la risposta rapida ed efficace

     - non ha neppure valutato e discusso la proposta della Meloni di creare centri europei per la gestione e rimpatrio dei migranti sullo stile Albania.

● La Germania dichiara di rimandare in Italia gli  richiedenti asilo politico (quasi 12.000) che sono transitati in Italia per entrare in Europa applicando il regolamento di Dublino (da lei stessa sottoscritto nel 2025)  confermato dal Patto europeo sulla migrazione e l'asilo entrato in vigore il 12  giugno 2026

●  La Svizzera ( pur non facendo parte della UE)  annuncia che applichera'  questi medesimi accordi come Stato associato e rimandera' in Italia i migranti richiedenti asilo non di sua competenza (circa 4.000)

●  L'Austria ha iniziato a rimandare i richiedenti asilo in Italia sempre in virtù di questi accordi

●  La Finlandia ha annunciato che si sta preparando a traferire i richiedenti asilo di competenza dell'Italia

●  La Svezia, ugualmente,  avvia il trasferimento di migranti in Italia

●  L'Olanda rispedira' all'Italia i richiedenti asilo

●  Il governo italiano è sempre più isolato               nell'U.E.

●  Il tanto conclamato pugno di ferro sull"immigrazione è svanito come tutte le altre promesse non mantenute: oggi non è l'Italia che bussa forte  in Europa ma è l'Europa che fa il pugno duro contro l'Italia.

●  L'unica capacità della Meloni è stata quella di aver creato un governo di cialtroni e incapaci propagandisti. Crosetto ultimamente ha chiamato come consulente Fedorov, ex-ministro della difesa ucraina espulso perfino da Zelensky.l Questo governo va avanti a forza di "promesse elettorali" parlando sempre al futuro: faremo, interverremo, presenteremo, promulgheremo, decideremo, proporremo, integreremo, cambieremo.....leggi proposte e fatte approvare da loro!

Questa è la storia. A voi il giudizio.

prof. Pietro Marinelli

IL SUICIDIO DELL'AUTO EUROPEA

L’ ANFIA, l’Associazione Italiana dei costruttori automobilistici, ha lanciato un allarme pressante e chiede all’UE dazi dell’80% sulle auto...