mercoledì 21 ottobre 2026

EXTRA-PROFITTI: COSA SONO E COME SONO REGOLAMENTATI

 


Facciamo finta che – 5

Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette

Avevamo promesso di ragionare sugli “extra profitti” e la proposta di tassazione. Vediamo quindi di capire cosa siano gli extra profitti, prima di discutere se, e come, tassarli.

 Il profitto è la remunerazione (quando c’è), di un imprenditore ed è dato dalla differenza tra il fatturato e le spese sostenute per realizzarlo. Sul profitto, quando c’è, si pagano le tasse. Il profitto è la paga dell’imprenditore e, a differenza del dipendente, può anche non esserci. E’ il famoso “rischio d’impresa”, dove si può perdere tutto il capitale e fallire.

 Quindi, tornando all’extra profitto, è palese che parliamo di qualcosa che non esiste.

Un fantasma creato a tavolino per  additare l’untore di turno e saziare la sete di rivalsa di chi si sente vessato. Mi spiego meglio, anche se dirò cose a volte ovvie. Poniamo che la mia ditta costruisca un prodotto (o renda un servizio) e lo venda. Se sono bravo ed il mio prodotto è buono vendo tanto. Fossi un genio che ha ideato un prodotto unico, utile e che costruisco solo io, potrò venderlo a prezzo maggiorato se i clienti lo apprezzano.

Non c’è alcun “extra profitto” ma solo e unicamente “il profitto”. I clienti possono snobbare il mio prodotto e non comprarlo ritenendolo troppo caro. A quel punto i miei ipotetici profitti spariscono, vado in perdita, fallisco e chiudo. E’ il mercato con le sue leggi spietate.

 Ci sono, però, dei casi che esulano da questi ragionamenti lineari.

1) - Il caso dei monopoli, oligopoli e cartelli;

2) – Il caso dei beni o servizi pubblici regolamentati per Legge.

 Nei monopoli una sola ditta produce quel prodotto e lo vende al prezzo che decide la ditta stessa, indipendentemente dai costi. In questi casi, dovrebbe intervenire lo Stato (negli USA è accaduto molte volte) che obbliga la ditta a cedere anche ad altri il brevetto o comunque a dare ad altri la possibilità di produrre quel bene o servizio.

Negli oligopoli il problema è analogo, ma invece di una sola ditta vi sono poche ditte che offrono quel prodotto o servizio richiesto. In questo caso possono nascere dei “cartelli”, cioè le poche ditte si mettono d’accordo per mantenere un alto livello di prezzi evitando di farsi vera concorrenza sui prezzi.

Questa pratica è chiaramente illegale ed è perseguita per Legge, se si riesce a dimostrare la reale esistenza del cartello. Anche in questo caso, quindi, non si parla di “extra profitto” ma di truffa ai consumatori e lo Stato è tenuto ad intervenire per perseguire e far cessare questa pratica illegale.

 Ancora diversi sono i casi del punto 2) cioè i servizi pubblici o i beni indispensabili che, proprio per le loro caratteristiche sono regolamentati per Legge. Parliamo di acqua, gas, energia elettrica, combustibili, ma, nella discussione, inserisco anche le banche, che in realtà sono entità molto particolari.

Oggi sono proprio le aziende energetiche, oltre alle banche, ad essere nel mirino di chi contesta l’aumento irragionevole dei prezzi e, a posteriori, vorrebbe che fossero tassati gli “extra profitti” generati da questi aumenti ingiustificati. In realtà, se si comprende il meccanismo, non di “extra profitti” si tratta, ma di insipienza, incapacità di controllo e di interventi indispensabili mai attuati.

Entriamo quindi nel merito dei meccanismi di regolazione dove nascono i problemi, avvisando che semplificherò molto, pur cercando di essere chiaro. Il mercato del gas è regolamentato per legge. Le aziende distributrici possono gravare sui clienti con una voce a parte di “quota fissa” o un ricarico commerciale, ma il prezzo della materia prima deve essere sotto un tetto che è attualmente ancorato all’andamento del prezzo del gas al mercato TTF di Amsterdam.

TTF sta per “Title Trasfer Facility” ed era nato per regolare il prezzo del gas all’interno dei Paesi Bassi. Pur essendo un piccolo mercato ha superato, nel tempo, il corrispondente inglese ed adesso è il riferimento per l’Europa. In realtà sul TTF non si compravende il gas, ma i “future”, cioè dei certificati di previsione futura del prezzo del gas.

In volume siamo  a valori irrisori perché tutte le grandi società si approvvigionano di gas dagli estrattori (Algeria, Russia, ecc.) con contratti pluriennali (25 – 30 anni) ancorati a parametri fissi. Questo comporta anomalie strutturali perché i bassi volumi scambiati consentono a speculatori interessati di manipolare il prezzo facendolo lievitare o abbassare a seconda delle convenienze.

Si compravendono quantità di gas che sono meno dell’1 % del volume scambiato sul mercato europeo, ma il prezzo fissato sarà il prezzo di riferimento in tutta Europa. Se fossimo malpensanti potremmo ipotizzare che “A” vende 1 milione di Mc di gas a “B” a 100 $ a MWH e lo ricompera a 105 da “B” per rivenderlo ancora a 110 allo stesso “B” o a “C” che comunque è in accordo con “A” e con “B”.

Si verifica allora che vendo un cane per un miliardo e tu mi vendi due gatti a 500 milioni ciascuno. Nessuno ci ha rimesso nulla, ma intanto il prezzo dei cani e dei gatti di quella razza rimane fissato e fa testo per il mercato. Già anni addietro si è proposto di monitorare meglio il mercato TTF o sostituirlo con qualcosa di più serio e verificabile, come la borsa analoga di Boston (USA) che ha volumi di scambio molto maggiori quindi più difficilmente manipolabile, ma interessi incrociati, mascherati da sovranità europea, hanno fatto cadere il discorso mai più affrontato.

Non dico che questa sola variazione, per cui basterebbe una Legge di poche righe e pochi articoli, da attuare senza costo alcuno a carico dello Stato, risolverebbe i problemi, ma li attenuerebbe di molto.

 A questa anomalia se ne aggiunge una seconda. Il costo dell’energia elettrica è ancorato a quello del gas. Devo semplificare, come promesso, e sorvolo su molte cose (privatizzazioni, istituzione dell’Ente di Controllo “ARERA”, Legislazione di riferimento), ma non a scapito della chiarezza e della verità.

Con le privatizzazioni, la scelta di chiudere le centrali nucleari e la decisione scellerata di utilizzare il gas per produrre energia elettrica, si era fatta la scelta (all’epoca saggia e quasi ovvia), di  ancorare il prezzo dell’elettricità a quello del gas. I contratti a lungo termine del gas proveniente dall’estero (principalmente Russia e nord Africa) ed i bassi prezzi costanti nel tempo, garantivano al sistema una propria stabilità ed una garanzia per i consumatori.

Oggi il sistema è totalmente cambiato, ma il meccanismo e gli ancoraggi no. Molta energia elettrica viene prodotta da pannelli fotovoltaici, centrali eoliche ecc. I prezzi del gas non  sono stabili ma variano giornalmente per il meccanismo descritto con prezzi lontani dal reale costo del gas che, come detto, è regolato da contratti a lunga scadenza.

Le aziende elettriche NON ACQUISTANO il gas al mercato TTF quindi avere oscillazioni del prezzo dell’energia elettrica ancorati a quel prezzo è un’altra anomalia da eliminare. Anche questa a costo zero e con soli atti amministrativi con piccole variazioni di Legge. Rimanendo nel campo delle anomalie sarebbe anche da capire quali controlli vengono fatti sulla struttura del prezzo dei carburanti e sui tempi di variazione.

ARERA ha gli strumenti per valutare nel dettaglio la composizione dei prezzi, dalla materia prima ai costi di raffinazione, trasporto e distribuzione. Ha anche gli strumenti per valutare i tempi di modifica dei prezzi stessi. Non si comprende, perché ad ogni aumento del petrolio corrispondano aumenti  immediati del prezzo dei carburanti, mentre le diminuzioni sono parziali e diluite nel tempo. A qualche contestazione diretta su quest’andazzo i petrolieri replicano che il petrolio acquistato a prezzo maggiorato andrà a sostituire quello in magazzino che deve essere quindi valutato al prezzo corrente anche se acquistato a prezzo ridotto.

Nella diminuzione, invece, si dice che il petrolio a prezzo ridotto è ancora sulle navi, arriverà in stabilimento fra qualche mese per essere raffinato, quindi la diminuzione non può trasferirsi subito come vantaggio del consumatore. Due criteri diversi per lo stesso fenomeno, anomalia accettata da chi dovrebbe controllare.

Il rischio d’impresa, perciò, non esiste più visto che dovrebbe essere l’abilità ed il “fiuto” dell’imprenditore a decidere se acquistare il petrolio a prezzi aumentati o utilizzare le scorte in attesa della successiva riduzione. Da lì dovrebbero venire i guadagni, o l’accettazione delle perdite, come per ogni azienda commerciale. Quì il rischio non c’è. Insieme al funerale al “rischio d’impresa”, dovremmo celebrare anche quello alla credibilità dei controlli e regolazione di ARERA.

 Dopo aver chiarito il contesto, di quali “extra profitti” stiamo parlando ? L’imprenditore opera con tariffe e prezzi definite per Legge, ha il guadagno che il sistema gli consente, anzi gli “impone”, ed il “profitto” è (o dovrebbe essere) controllato e regolamentato. Com’è che diventa “extra profitto” ?Se c’è un profitto che si ritiene “extra”, cioè oltre il giusto, il governo dovrebbe operare sulla formazione delle tariffe, sulla composizione dei prezzi imposti, sulla eventuale esistenza di oligopoli fittizi, su eventuali cartelli stipulati sotto banco, in breve sulle anomalie del sistema che ha portato a questi profitti stellari operando per modificarli e per perseguire chi, e se, abbia agito in modo illegale.

 In realtà, compreso il meccanismo, non di “extra profitti” si tratta ma, come detto sopra, di insipienza, incapacità di controllo e di interventi indispensabili mai attuati.

 Queste valutazioni si aggiungono ai ragionamenti fatti sui motivi dell’aumento dei prezzi (Vedi qui), con noi europei che finanziamo Zelensky affinché bombardi le raffinerie russe e provochi carenza di gasolio, come abbiamo accettato di non comperare il gas russo a meno di 20 Euro/MWH, che acquistiamo sottobanco a più di 50 mentre attualmente le valutazioni al TTF superano i 100 Euro/MWH e tralasciando le esplosioni sui gasdotti Nordstream 1 e 2, attuati da Ucraina e USA con danni enormi e su cui nessuno indaga seriamente, neanche i tedeschi che stanno processando un capro espiatorio.

I media lo sanno bene, ma nessuno lo dice e anche noi siamo sempre e solo a caccia di colpevoli su cui sfogare la rabbia repressa invece di indagare sui meccanismi anomali che creano questo stato di fatto e sui veri responsabili di carenze e anomalie a nostro danno.

 Diverso ancora è il caso delle banche, ma di questo ne parliamo la prossima volta.

 

Enzo Fedele

domenica 18 ottobre 2026

SCUSATE PER IL DISAGIO, STIAMO SALVANDO IL NOSTRO FUTURO

 


Questa frase, scritta su un cartellone, mi sembra la più significativa di tutte quelle agitate durante le manifestazioni che si sono svolte in 15 città italiane il 17 ottobre 2026. Sì, avete letto bene: quindici città, non solamente Torino, Milano e Bologna, dove sono avvenuti degli scontri tra manifestanti e polizia; quindici città, nella quali la gente è sfilata chiedendo sostegno soprattutto per la nostra scuola, il nostro lavoro, la nostra sanità, piuttosto che per armamenti da spedire in Ucraina.

Le manifestazioni sono state organizzate da formazioni apartitiche, come "Italia in piazza" a Milano, Torino, Bologna, Genova, Napoli, Lecce, Bari, Palermo, o "La Via Maestra" a Roma. 

I politici al governo, a cominciare dalla Meloni, hanno puntato il dito contro le violenze, stigmatizzando gli episodi più eclatanti.

A parte il fatto che i provocatori erano incappucciati e quindi avrebbero potuto essere benissimo addestrati dai partiti di governo, in maniera da suscitare indignazione per le violenze, come succede da sempre nelle manifestazioni. Le reazioni dei politici di centro-destra infatti sono tutte esclusivamente incentrate sugli episodi di violenza e non prendono minimamente in considerazione le istanze di coloro che scendono in piazza.

Come sempre succede, per chi è andato a qualche manifestazione nella sua vita, e non solo cinquanta anni fa, quelli che compiono gli atti vandalici sono una sparuta minoranza, spesso organizzata in maniera autonoma e totalmente estranei alla stragrande maggioranza della gente che sfila nel corteo.

Quando poi nelle manifestazioni non avvengono episodi di violenza, allora la grande informazione sceglie il solito metodo: non ne parla neanche. E’ come se non fossero neanche scese in piazza migliaia di persone. E se proprio ne deve parlare, enfatizzando gli episodi di scontro, riduce sistematicamente il numero dei partecipanti, per convincere i più, rimasti seduti comodamente nelle loro poltrone, che erano “quattro gatti”.

Quanti erano a Milano? Duemila? Quattromila? Cinquemila? La mia esperienza mi fa dire che i numeri dichiarati dai giornalisti, i quali scrivono l’articolo sprofondati nei loro sofà, devono essere almeno raddoppiati, se non triplicati. L’acquiescenza dei mezzi di comunicazione è tale che cercano di modificare la realtà a tutto vantaggio di chi ha il potere.  Perché da essi sono finanziati.

Ma se in Italia hanno protestato centinaia di migliaia di persone (solo a Roma erano in centomila), ci sarà una ragione? Se gli agricoltori e gli autotrasportatori del Meridione stanno bloccando le strade, lo faranno per qualcosa?

A questo proposito, devo dire che la censura delle proteste del Sud per il caro-gasolio è semplicemente rivoltante, soprattutto da parte della RAI e di Mediaset. Ormai siamo a livello rasoterra, per quanto riguarda la correttezza dell’informazione, e siamo ridotti a cercare le notizie sulla rete, nella quale c’è di tutto di più ma c’è la possibilità di riuscire a capire come effettivamente si sono svolti i fatti.

E poi, vogliamo parlare delle proteste negli altri Paesi, che sono molto più grandi e pesanti di quelle italiane? Non c’è paragone tra ciò che sta succedendo in Francia e le manifestazioni che sono avvenute in Italia. Noi siamo sempre molto più tranquilli e civili, al confronto. La Francia è in fiamme da giorni e giorni e non si intravvede la fine degli scontri. Ma anche in Germania hanno protestato; anche in Albania dura da giorni la protesta.

Contro che cosa si scagliano le popolazioni dei Paesi europei? Contro la politica dei leader dell’U.E. , che continuano a mandare miliardi a Zelensky invece di destinarli all’istruzione e alle cure delle persone. Che cercano di sabotare qualunque possibilità di ritornare ad acquistare il gas russo, costringendoci a prenderlo dagli Stati Uniti ad un prezzo quattro volte maggiore.  

I veri nemici delle popolazioni europee sono i governanti attuali di Francia, Germania e, purtroppo, anche Italia; l’ultimo discorso di Meloni al Parlamento è stato per sostenere ancora, malgrado quattro anni e mezzo di conflitto devastante, l’aiuto finanziario e militare al regime di Kiev. Secondo la “sovranista” italiana l’accordo tra Stati Uniti e Russia sul gas sarebbe una “legittimazione di Putin”.

E’ meglio quindi continuare una guerra senza fine e soprattutto senza alcuna speranza di vittoria? E’ meglio sacrificare i giovani ucraini sull’altare di chi si fa costruire ville sontuose a spese nostre? E infine, è meglio accettare dei “diktat” sull’energia da parte di chi, come Donald Trump, alla prima occasione, fa tutt’altro?

prof. Pietro Marinelli

sabato 10 ottobre 2026

STABILICUM o PERPETUATIO POTESTATIS?


 

La nuova legge elettorale: a chi giova?          

 

E’ stata approvata il via definitiva dalla Camera la nuova legge elettorale, chiamata “Stabilicum” oppure più direttamente “Melonellum”, in quanto voluta fortemente da centro-destra e in particolare dalla Giorgia nazionale, vedremo poi perché.

Diciamo subito che cosa stabilisce: anzitutto prevede un premio di maggioranza cospicuo, di 70 deputati e 35 senatori, alla coalizione che raggiunge il 42% in entrambe le Camere. I sostenitori della riforma sostengono che ciò assicurerebbe la “stabilità di governo”; in realtà tali premi di maggioranza permetterebbe al governo di approvare tutto ciò che vuole. Infatti, essendo stati ridotti drasticamente i parlamentari (i deputati sono passati da 630 a 400 e i senatori elettovi da 315 a 200), tale regalo consentirebbe alla coalizione vincente, che magari ottiene qualcosina di più del 42 %, di avere una maggioranza contro la quale l’opposizione non può far niente. E ciò determinerebbe, più che una stabilità di governo, una totale “monoliticità” della politica italiana. Oltre al fatto che appare paradossale come un Esecutivo che si vanta di aver raggiunto la durata massima dal ’48 ad oggi abbia l’assoluta necessità di approvare una legge elettorale che assicuri la stabilità di governo. Se fossero stati sicuri di avere l’appoggio popolare non avrebbero avuto l’urgenza di varare una legge che gli assicurasse il controllo del Parlamento!

Comunque, già il primo cambiamento suscita qualche perplessità: perché proprio il 42%? Perché non il 45%, o il 51%? Una risposta potrebbe essere che, dai sondaggi attuali, sembra che il centro-destra abbia, guarda caso, proprio il 42% dei voti alle elezioni politiche; ma forse è una malignità. Anche se io rimango sempre dell’opinione di Giulio Andreotti, il quale diceva che a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre!

Il secondo cambiamento riguarda le preferenze, che diventano tre, e questo permette ai fautori della riforma di sostenere che siano aumentate; peccato che i capilista siano stati “bloccati”, e quindi vengano decisi dalle segreterie di partito, per cui di fatto il numero delle preferenze “effettive” si ridurrebbe notevolmente, fino quasi a sparire, nella maggioranza dei collegi. Un calcolo approssimativo arriva a ipotizzare che circa il 90% dei seggi verrebbe assegnato con il metodo dei “capilista bloccati”, mentre rimarrebbe un misero 10% alle preferenze veramente scelte dal popolo italiano.

Ma andiamo avanti a vedere cosa cambia questa nuova legge elettorale: grazie ad un emendamento di Fratelli d’Italia il numero delle firme necessarie, per ogni singolo collegio, per presentare una lista alle elezioni viene quadruplicato: passa da 1500 a 6000; ciò significa che la formazione politica dovrebbe raccogliere, sul territorio nazionale, circa 450.000 firme. Va aggiunto che la raccolta di firme potrà essere solo cartacea, non on-line con lo SPID, bensì solo con un banchetto fisico e la presenza di un notaio o segretario comunale.

Tale disposizione penalizza notevolmente i partiti minori e quindi tutte le formazioni “anti-sistema” che sono nate in questi ultimi anni, che evidentemente costituiscono il vero “spauracchio” per il governo Meloni. Infatti, anche qui, guarda caso, la norma vale solo per le formazioni non ancora presenti in Parlamento: per chi ha già deputati e senatori non occorre alcuna raccolta di firme! Se pensiamo che “Noi moderati” di Maurizio Lupi raggiunse i 350.000 voti, capiamo come tale disposizione sia una norma “salva-cadrega” oltre che “anti-cespugli”, perché ha l’evidente intento di far rimanere i partiti già esistenti ed evitare un ricambio.

Questa norma peraltro è chiaramente incostituzionale, in quanto introduce una differenziazione per l’entrata in Parlamento e quindi è contraria sia all’art. 3 che all’art. 51 della Costituzione (uguaglianza nell’accesso alle cariche amministrative). La legge può essere impugnata davanti alla Corte Costituzionale e potrebbe essere annullata, anche solo in parte, come è successo per il “Porcellum”.

Ma veniamo al “bello”, cioè al modo con il quale è stata approvato il Melonellum: per far passare la legge alla Camera senza discussioni, Giorgia Meloni ha posto ben tre voti di fiducia, uno dopo l’altro, ricattando la maggioranza. Bisogna sempre ricordarsi, infatti, che il voto di fiducia posto dal governo impedisce la discussione degli emendamenti, in quanto essi vengono raggruppati in un unico maxi-emendamento sul quale si vota o “sì” o “no”. E se il “no” ottiene la maggioranza, anche solo per un voto, anche solo in una sola delle due Camere, il governo deve rassegnare le dimissioni. E quindi tutti a casa e probabilmente alle elezioni anticipate! E quindi i parlamentari “nuovi”, coloro che sono alla prima legislatura, se non fosse passata la fiducia al governo, non avrebbero maturato il “vitalizio”, che viene assegnato dopo quattro anni, sei mesi e un giorno! Infatti, poiché il Parlamento si è insediato a settembre 2022 tale elargizione verrebbe data solo se durasse fino ad aprile 2027.

E, guarda caso, moltissimi parlamentari di Fratelli d’Italia sono alla loro prima legislatura.

Insomma, più che di “Stabilicum”, cioè di stabilità di governo, sarebbe meglio parlare di “Perpetuatio potestatis”, ossia di prolungamento indefinito del potere che si è acquisito.

Ah, dimenticavo: la Giorgia nazionale ha fatto inserire la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio, cosa che le stava particolarmente a cuore dopo la sonora sconfitta ricevuta al referendum sulla magistratura. Con questa riforma si snatura il sistema parlamentare italiano, facendolo diventare ancora più simile a quello statunitense. Il sogno della Meloni infatti è sempre quello di diventare presidente della repubblica in una repubblica presidenziale di tipo statunitense. Non potendo però proporre una riforma costituzionale sul “premierato”, in quanto allo stato attuale non passerebbe, ha voluto far “rientrare dalla finestra”, quello che era uscito dalla porta, cioè la scelta, da parte del popolo, del capo del governo. Non potendo immediatamente diventare presidente della Repubblica vorrebbe diventare ancora presidente del Consiglio.

prof. Pietro Marinelli

Ah, da ultimo: guardate cosa diceva Giorgia Meloni quando era all’opposizione: mediasetinfinity.mediaset.it "E’ sempre Cartabianca. Giorgia Meloni nel 2017: volevamo una legge elettorale che prevedesse un premio di maggioranza".


venerdì 2 ottobre 2026

FACCIAMO FINTA CHE... 4 - AUMENTO CARBURANTI



Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette

Qualcuno si è accorto che il costo dei carburanti è aumentato? Tutti? Ve ne siete accorti tutti?

Qualcuno sa che l’ENI ha deciso di mettere un tetto al prezzo di Diesel e benzina da lunedì 28 settembre? Tutti? Anche di questo siete al corrente? Anche che IP e Q8 hanno seguito l’esempio ENI?

Questo potrebbe dimostrare che qualche notizia, anche se filtrata dai media, circola in modo veritiero e circola veloce. Basta che qualcuno sia interessato a farla circolare ed a farlo velocemente. Ultimamente mi capita spesso, se mi imbatto in una rara notizia vera, di chiedermi come mai stiano dicendo la verità e come mai qualcuno ha interesse a farla circolare.

In questo caso, (prezzo massimo ENI), gli interessi sono diversi, anche se contrastanti. L’ENI ha interesse a pubblicizzare la cosa.

Aumenterà le vendite ed il guadagno ridotto sarà incassato su volumi maggiori. Anche IP e Q8 devono pubblicizzarlo con le vendite crollate e code ai soli distributori ENI.

Nei prossimi giorni dovranno adeguarsi anche gli altri, con danno ai piccoli imprenditori privati che devono approvvigionarsi dal mercato spot mentre le grandi compagnie hanno contratti pluriennali o producono direttamente (Q8).

Ci sono poi altri effetti collaterali da non dimenticare: Si stoppano alla base le tensioni su ipotetiche tassazioni su extra profitti. E il governo ha interesse a dire che non ci sarà più bisogno di altri interventi. L’opposizione invece ha interesse a parlare dell’incapacità del governo a governare l’aumento e che solo la buona volontà del mercato sopperisce all’assenza di strategia governativa.

Tutti felici e contenti, compresi noi utenti che così dimenticheremo che 3 mesi fa il gasolio era a 1,55 Euro/litro ringraziando il cielo che ora è a 2,19.

La vera novità sarebbe che qualcuno ci spiegasse il perché di questi aumenti e di una possibile e reale  “exit strategy” (l’esterofilia è una malattia contagiosa). Invece nessun commento sui reali motivi dell’aumento nè sui reali motivi del tetto posto dall’ENI e dagli altri a rimorchio.

 Ragioniamoci noi nel nostro piccolo.

 Benzina e gasolio sono derivati dalla lavorazione del petrolio. La benzina è il prodotto nobile, il gasolio quello povero. Fino a pochi mesi fa il gasolio era gravato da minori accise perché occorreva far costare meno i trasporti perché la merce viaggia su camion che usano il gasolio.

L’Europa, con la solita lungimiranza, ci ha imposto di trattare fiscalmente in modo uguale i due carburanti. Anzichè diminuire le accise sulla benzina si sono aumentate quelle sul gasolio. Pochi centesimi, ma in aumento. Il prezzo del gasolio dovrebbe, quindi, essere analogo a quello della benzina, anzi leggermente inferiore visto che è il parente povero e c’è sempre meno richiesta di gasolio sulla spinta green che penalizza le auto diesel.

A dirla tutta, se una compagnia volesse raffinare solo benzina, eliminando il gasolio, non ci riuscirebbe, perché il gasolio, pur essendo quasi uno scarto della benzina, è ineliminabile oltre certe percentuali. Sanno tutti che i carburanti aumentano per la guerra in IRAN. Pochi sanno che il gasolio aumenta per la guerra in Ucraina.

Uno sfacelo assurdo su entrambi i fronti.

 Dallo stretto di Hormuz passa molto del petrolio che i mondo utilizza. Una guerra inutile e illegale è riuscita a bloccarlo ed a tenere sotto scacco il mondo intero.

Nessuno parla della illegalità (oltre che dell’inutilità), dell’attacco di USA e Israele, senza  preavviso o ultimatum. Vergogna massima, visto che erano in corso trattative poi interrotte.

 Trump e Netanyahu sono brave persone che vogliono cambiare, (per fini umanitari), il regime di Teheran intromettendosi, senza alcun diritto, negli affari interni di un paese sovrano, decapitando la sua classe dirigente sperando in una impossibile implosione. Era ovvio che il regime iraniano non sarebbe crollato, anzi si sarebbe ricompattato, come è accaduto, accantonando temporaneamente le diatribe tra le varie fazioni (Parlamento, potere religioso, Pasdaran, Esercito, Guardie della Rivoluzione, ecc.)

La stessa popolazione, abituata a stenti, carestie e patimenti da decenni (guerra con l’IRAQ di Saddam Hussein) si è compattata attorno al decapitato regime e la propaganda interna ha facile gioco ad imputare a USA e Israele le proprie difficoltà.

 Per tutto l’occidente, non potendo imputare al proprio capo gli errori e le illegalità commesse, la via di uscita era potenziare lo stretto di Bab al Mandab e l’oleodotto est-ovest dell’Arabia Saudita, per by-passare Hormuz.

 Anche lì la miopia, sia tattica che strategica, degli USA, dell’Occidente e della stessa Arabia Saudita,  ha consegnato agli Houti lo stretto di Bab al Mandab e non è riuscito a difendere neanche l’unico oleodotto che poteva bypassare i due stretti e far arrivare in sicurezza il petrolio in riva al mare vicino a Suez.

Uno sfacelo su tutta la linea.

Gli Houti, che vengono descritti come un pugno di ribelli, dopo aver tenuto testa per oltre 10 anni all’Arabia Saudita, fortemente armata dagli USA, continuano a colpire Israele con i propri missili (da oltre 3.000 Km) ed ora l’intero occidente non è riuscito neanche a difendere l’unico punto sensibile (Bad al Mandab) alternativo a Hormuz.

Trump si trova adesso senza alternative. Si limita a tranquillizzare dicendo che gli Houti non attaccheranno le basi USA.

La trattativa può condurre solo alla accettazione (camuffata) delle condizioni iraniane, con il contentino della rinuncia all’arma nucleare da parte di Teheran. Quale autorità possa essere a decidere se l’Iran può avere o no l’arma nucleare sarebbe da discutere, visto che, in zona, ce l’ha Israele, ma anche l’India e il Pakistan (paese musulmano), ma questo ci porterebbe lontano.

Militarmente gli USA non hanno più neanche le munizioni per attaccare a fondo e sarebbe un suicidio intervenire con uomini a terra. Con i soli bombardieri non si vince nessuna guerra.

Anche a livello propagandistico Trump è ormai ridotto ad assicurare sfracelli, ma solo dopo le elezioni di metà mandato di Novembre. Cioè, forse, fra due mesi. Su questo fronte, quindi, noi accettiamo mancanza di petrolio e prezzi in aumento stendendo una spessa coperta (altro che velo) sulle responsabilità e sull’illegalità.

 Queste assurdità riguardano il petrolio mentre sul fronte ucraino la situazione è anche peggiore e riguarda direttamente il gasolio. La strategia disperata di Zelenski cerca di mettere alle strette la Russia colpendo le raffinerie russe nella speranza, vana, di metterne così in ginocchio l’economia.

La Russia, oltre a vendere petrolio e gas, che noi ufficialmente rifiutiamo e comperiamo sottobanco a prezzi maggiorati, raffina i propri prodotti e vende anche il prodotto finito. La Russia, prima degli attacchi ucraini alle raffinerie, vendeva circa 800 mila barili al giorno di gasolio. Con le raffinerie in fiamme, Putin ha ordinato lo stop alle vendite e la Russia è diventata importatore netto di Gasolio. Da qui la carenza di gasolio sul mercato, non da altro.

Noi europei finanziamo l’Ucraina, con armi, tecnologia e soldi  per attaccare le raffinerie russe, a danno nostro, allontanando anche le speranze di trattative e pace. Qualcuno pensa veramente che la Russia, dopo 4 anni di guerra si faccia condizionare da qualche raffineria danneggiata ?

Sarebbe la certificazione di una eventuale debolezza russa nel settore energetico. Intanto la Russia continua ad avanzare nel Donbass, fra un po' arriverà a Odessa, ma anche di questo non si parla. Si divulgano notizie e immagini di 200 – 500 droni e missili al giorno e 2 – 5 morti e feriti. Si ripete : 200 droni e 4 – 5 morti. Assurdità certificate.

 Quindi i prezzi aumentano per il combinato disposto di:

- Aggressione (aggressione, non guerra) illegale di USA e Israele all’Iran;

- Incapacità dell’occidente di difendere Bab al Mandab, dopo il blocco di Hormuz;

- Finanziamenti all’Ucraina per tagliarci i rifornimenti, e l’inverno deve ancora arrivare.

 Qualcuno dovrà pure dirlo, prima o poi, come qualcuno dovrà anche spiegare che il blocco ai prezzi alla pompa non è scaturito da un Presidente dell’ENI che si è svegliato una mattina e ci ha voluto fare un regalo. Non siamo lontani dal reale dicendo che è l’ENI a dirigere, e non il Governo. Che la politica estera italiana la fa, in larga misura, l’ENI e non Tajani.

I viaggi della Meloni in Africa sono organizzati dall’ENI che ha la capacità di colloquiare in modo capillare con i regimi africani e arabi venendo ascoltata e risultando credibile. In questo modo di tassazione di extra profitti non se ne parlerà più per alcuni anni.

Già ci avevano fatto sentire il tintinnare di sciabole e l’affilatura delle spade quando, alcuni mesi fa, si era fatto mancare il carburante per gli aerei in diversi scali italiani. Non c’era alcuna spiegazione tecnica, nè economica, per quella carenza. Non mancava il petrolio, nessuna raffineria era in difficoltà, ma il carburante non c’era.

Era solo il segnale di cosa sarebbe accaduto se si pensava di tassare gli extra profitti. Adesso si è scelta la via “soft” di auto imporsi un limite. E’ poco ma è già qualcosa. Cosa siano, poi, questi “extra profitti” nessuno ce lo spiega. Come si dice nei salotti buoni : è una dizione che fa fine e non impegna.

Facciamo finta che ne parliamo in una prossima puntata.

Enzo Fedele

giovedì 1 ottobre 2026

ELEZIONI IN CALABRIA: VITTORIA DEL CENTRODESTRA?

 


 Il centro-destra esulta per la vittoria alle elezioni in Calabria, sostenendo che la coalizione di governo è ancora supportata dalla gente, che preferisce votare Meloni e Tajani piuttosto che Vannacci.

Ma vediamo un po’ più precisamente come sono andate le cose: i risultati del voto, è vero, hanno dato la vittoria a Fabio Roscioli,  candidato di Forza Italia/Centrodestra, con il 51,02% dei voti, contro il 36,59% di Frank Benedetto, candidato del Campo Largo/Centro sinistra e il 10,94% di Domenico Giannetta, di Futuro Nazionale. Per cui, ad una lettura superficiale dell’evento, il centro-destra ha stravinto queste elezioni.

Ma per che cosa si votava?

Queste del 27 e 28 settembre 2026 erano elezioni suppletive per la Camera dei Deputati nel Collegio di Reggio Calabria. Nello specifico servivano a colmare un solo seggio, quello lasciato vacante da Francesco Cannizzaro, il quale, diventato sindaco di Reggio Calabria, non poteva più ricoprire la carica di deputato nel Parlamento italiano.

Perciò era un’elezione di nessuna importanza per la gente. Prova ne sia che l’affluenza è stata del 22,34%: sono andati a votare poco più di un quinto degli aventi diritto! E, se la matematica non è un'opinione, gli astensionisti sono stati il 77,66%. Inoltre c’è stato un crollo rispetto alle politiche del 2022, quando andarono a votare il 49,40%. Oltretutto alle politiche si votava un solo giorno, qui invece i giorni disponibili per il voto erano due, per cui risulta ancora più grave l’astensionismo. Va aggiunto che i 58.000 elettori residenti all’estero non hanno potuto votare per corrispondenza. E il diniego al voto dei cittadini residenti all’estero è una delle “armi” che utilizza questo governo, quando decide che gli fa comodo.

Comunque, dati alla mano, se i votanti sono stati il 22,34% e Fabio Roscioli ha ottenuto il 51,02% dei voti, il centro-destra ha avuto l’11,64% dei voti dell’elettorato di Reggio Calabria.

Direi che non c’è molto da stare allegri.

prof. Pietro Marinelli

mercoledì 30 settembre 2026

IL VIAGGIO DEL PAPA IN FRANCIA: UN'OCCASIONE DI RINASCITA DELLA FEDE

 


 Perfino i giornali italiani hanno dovuto riconoscere che questo viaggio di Papa Leone XIV in terra d’oltralpe è stato trionfale; dalle 300.000 persone assiepate lungo la strada e dentro la cattedrale di Notre Dame, agli 80.000 giovani esultanti per la veglia nello Stade de France, fino ad arrivare agli 800.000 presenti alla Messa in Place de la Concorde, è stato un avvicendarsi di eventi religiosi con grande e appassionata partecipazione popolare.

E questo solo nella prima tappa del viaggio, quella appunto a Parigi, dove il Papa si è recato anzitutto nella Cattedrale simbolo della fede cattolica francese, ricostruita dopo il terribile incendio subito nel 2019. Lì il Pontefice ha baciato la corona di spine ivi conservata; lì era presente la statua della Madonna col bambino miracolosamente salvatasi dal fuoco distruttore di sette anni fa; lì Papa Prevost ha indicato la rinascita di Notre Dame come simbolo della rinascita della Chiesa di Francia, malgrado la società laicista nella quale si trova a vivere.

La Messa in Place de la Concorde, situata nel cuore di Parigi, è particolarmente significativa, essendo tale piazza diventata famosa perché lì avvenivano le decapitazioni tramite ghigliottina anche di preti e suore, in gran numero, durante la Rivoluzione. E la partecipazione, se dobbiamo fare un confronto, è stata decisamente superiore a quella con Giovanni Paolo II: infatti il Papa polacco era venuto a Parigi per la Giornata Mondiale della Gioventù e quindi erano presenti, nel milione di persone, giovani provenienti da tutto il mondo, mentre negli 800.000 del 25 settembre 2026 c’erano solo i fedeli di Francia.

Emozionante l’evento nello Stadio di Saint Dénis, nel quale è stata raccontata la fede cattolica della Francia attraverso i suoi santi; dall’entrata a cavallo di santa Giovanna d’Arco, che a diciassette anni guidò l’esercito contro gli inglesi e fondò lo Stato francese, facendo incoronare il Re, a san Giovanni Maria Vianney, il curato d’Ars, a Santa Teresa di Lisieux e tanti altri che hanno segnato la storia di quella che era chiamata “la figlia prediletta della Chiesa”.

La Chiesa non è fatta di pietre, ma di giovani che amano Gesù Cristo, che hanno cantato e gridato ma sono stati capaci anche di fare silenzio e di pregare, ha ricordato Papa Leone all’udienza del mercoledì dopo il viaggio, ed è per questo che ha loro detto “voi siete i santi di Francia!”

Altro fenomeno di grande speranza è l’aumento delle conversioni: nel 2026 sono 13.000 le persone adulte che hanno chiesto il battesimo, il 28% in più rispetto all’anno precedente.

Ma è stato commovente ancor più vedere Leone XIV a Lourdes, pellegrino tra i pellegrini, fare tutto il cammino con la fiaccola in mano, pregando insieme a tutti gli altri, bere l’acqua della fonte, mentre Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano guidato la processione dal terrazzo sovrastante.

E’ uno di noi, hanno pensato e detto i francesi, ricordando anche le origini di suo padre, emigrato negli Stati Uniti d’America dopo la guerra. E come “uno di noi” si è intrattenuto mezz’ora con i piloti sull’aereo, saluta le persone nel tragitto, si commuove quando ascolta la ragazzina del musical su Bernadette cantare davanti a lui.

E come qualunque cattolico degno di tale nome ricorda il valore assoluto della dignità dell’uomo, dal concepimento fino alla morte, in un Paese che ha inserito il “diritto all’aborto” addirittura nella Costituzione e approvato una legge sull’eutanasia.

Il successo della visita è stato tale da indurre perfino Emmanuel Macron ha partecipare ad una Messa, nella Cattedrale di Metz, mentre all’inizio aveva dichiarato non poterlo fare, per salvare la “laicità” dello Stato. E ad avere un colloquio privato di mezz’ora, fuori programma, con il Santo Padre.

In sintesi, direi che questa visita ha dimostrato, come ha detto un giovane, che la rinascita della Chiesa indica che l’adesione della fede in Francia sta facendo un salto di qualità: si sta passando da un cristianesimo di tradizione ad un cristianesimo scelto volutamente, con ragione e libertà, nella gioia di Cristo risorto.

prof. Pietro Marinelli

lunedì 28 settembre 2026

COME IL GOVERNO MELONI VUOLE AFFOSSARE LA DEMOCRAZIA

 

 


  

 Mentre la grande informazione distrae l’attenzione dei più, il governo sta procedendo a marce forzate per far approvare la nuova legge elettorale, definita “Stabilicum” o più esplicitamente “Melonellum”, dato che appare evidente come sia un modo dell’attuale esecutivo per cercare di rimanere al potere. Il testo deve essere esaminato oggi al Senato e domani passare alla Camera: questa velocità “supersonica” la dice lunga sulle priorità della Gioggia nazionale e sul suo interesse ai problemi reali della popolazione italiana. Inoltre è paradossale vedere un esecutivo che si bea di avere raggiunto la massima durata dall’inizio della Repubblica voler a tutti i costi far approvare una legge che garantisca la stabilità di governo. Manco fossero stati costretti a dimettersi ogni sei mesi, come nei periodi passati!

Ma veniamo al punto: l’ultimo emendamento al Melonellum, presentato dalla senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda, vorrebbe quadruplicare il numero di firme necessarie al partito per presentare i propri candidati alle elezioni. Per adesso bisogna raccogliere 1500 firme per ogni collegio; l’emendamento propone di innalzarlo a 6000. Questo significa che la formazione politica dovrebbe raccogliere, essendo i collegi plurinominali per la Camera 49 e quelli per il Senato 26, almeno 450.000 firme!

Se aggiungiamo poi che non è prevista la raccolta firme digitale, ma solo quella fisica, a mano e su carta, senza SPID, con banchetti e convalida di un notaio o segretario comunale, ci rendiamo conto di quale sia lo scopo di tale legge! Sarebbe molto difficile, per non dire impossibile, per i piccoli partiti, riuscire a presentarsi alle elezioni. Oltretutto i malloppi cartacei dovrebbero essere raccolti in un lasso di tempo brevissimo (dieci-quindici giorni).

Per giustificare la norma, definita “anticespugli”, Forza Italia invoca la necessità di un consenso di base, per concorrere alle elezioni e accedere al Parlamento. Il suo Presidente, Antonio Tajani, ha dichiarato: "Non basta mettere un simbolo, qual è la garanzia di serietà e di affidabilità? Serve che ci sia un consenso. Credo sia giusto mettere delle firme per dimostrare che chi partecipa rappresenta qualche cosa. Sennò è uno strumento per creare cose tipo ‘forza Roma forza Lazio'. La democrazia è una cosa seria, soprattutto per il Parlamento, chiunque può partecipare se riesce a dimostrare un consenso di base per presentare un simbolo”. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è più cauta, essendo più furba, e parla possibilità di scelta dell’elettore, grazie alla re-introduzione delle preferenze, che sarebbero tre, con l’obbligo dell’alternanza di genere a partire dal secondo candidato. Peccato che tali preferenze non siano effettive, in quanto i capi-lista sono bloccati e quindi il voto degli elettori è relativo: in caso di assegnazione di un solo seggio nel collegio, questo andrà automaticamente al capolista. L’opposizione ha definito tali preferenze “farlocche” e ha cercato di introdurre le preferenze “pure”, però il suo sub-emendamento è stato bocciato dalla maggioranza di centro-destra.

Ma la ciliegina sulla torta è che tale numero di firme vale solo per i partiti e le liste fuori dal Parlamento; per i partiti che hanno rappresentanti dentro Montecitorio e Palazzo Madama la norma non sarebbe valida: essi non avrebbero bisogno di raccogliere le firme di cui abbiamo parlato finora! Questo è veramente contrario all’art. 3 e all’art. 51 (uguaglianza nell’accesso alle cariche elettive) e perciò, se fosse approvato, lo Stabilicum potrebbe essere annullato, in tutto o in parte, dalla Corte Costituzionale, come lo fu il “Porcellum” ai suoi tempi.

Appare abbastanza evidente come tale legge elettorale sia stata pensata per mantenere i politici che attualmente siedono sugli scranni del parlamento al loro posto per i prossimi cinque anni; anche la soglia del 42% (perché poi il 42 e non il 43 o il 45?) sembra “ritagliata” sulle previsioni di voto che i sondaggi manifestano in questo preciso momento per il centro-destra nel suo complesso.

Ma il vero pericolo per la democrazia è il tentativo di impedire la presentazione di tutte quelle liste o partiti minori che sono un arricchimento per la vita politica: da Italexit a Democrazia Sovrana e Popolare e a “Patto per il Nord”, fondato da esponenti ex-leghisti; da progetto Civico di Alessandro Onorato, vicino al M5S di Conte, a Italia Domani di Marco Rizzo e a Rifondazione Comunista e ad “Avanti PSI” di Luigi Incarnato, Ancora Italia, Darsi Pace, Schierarsi di Alessandro Di Battista, etc. c’è un galassia di formazioni politiche che rappresentano uno spettro molto ampio di scelte, caratteristico di un reale sistema democratico.

Ieri pomeriggio, 27 settembre 2026, si è tenuta una manifestazione nazionale a Milano, in Piazza della Scala, proprio contro questa assurda limitazione della democrazia. La manifestazione, intitolata “Fuori dal Ghetto. Il diritto di partecipare alle elezioni è di tutti”, è stata organizzata da Luciano Tovaglieri di “Ignis Fuoco Italico”. Tra gli interventi più significativi segnalo quello dell’avv. Lillo Massimiliano Musso, segretario generale di Forza del Popolo, e di Andrea Zhok, professore di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano, tra i principali sostenitori di Agorà, movimento politico promosso da Angelo D’Orsi. Ma hanno aderito alla protesta anche il movimento SIAMO, l’associazione RISVEGLIO UMANO, il sindacato nazionale FISI, il movimento Italexit per l’Italia, l’associazione cittadina Resistere Milano.

prof. Pietro Marinelli

EXTRA-PROFITTI: COSA SONO E COME SONO REGOLAMENTATI

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