Anche questa volta non avrei voluto scrivere nulla sul risultato del referendum, ma siccome vedo e sento parlare e straparlare quasi tutti, che dicono cose che non c’entrano nulla o che sono dette “ad arte” per strumentalizzare questo risultato, ho deciso di intervenire anch’io.
Prima di tutto vorrei esaminare i dati, perché
trovo che sia sano partire dalla realtà e non da una propria posizione
preconcetta.
Il risultato di questo referendum del 22 e 23
marzo 2026 è chiaro: su 27 milioni di votanti, il 53,74 ha votato NO (quasi 15
milioni di votanti) e il 46,26 ha votato SI (13,2 milioni di votanti). L’affluenza
è stata molto alta (58,9 per cento degli aventi diritto al voto), maggiore di
quella registrata rispetto a quella del 2020 (più sette punti percentuali.
Il responso delle urne, che si calcola su base
nazionale, direi che non può essere messo in discussione, essendo il divario
tra il NO e il SI’ di ben 7,48 punti percentuali. Le Regioni nella quali ha
prevalso il SI’ sono: Lombardia, Veneto e Friuli, mentre in tutte le altre
diciassette Regioni ha prevalso il NO e in alcune ha stravinto (Emilia-Romagna,
Toscana, Campania). In tutte le grandi città, (anche Milano e Torino) sia del
sud che del nord, ha prevalso il NO, mentre il SI’ prevale nei piccoli centri
inferiori a 10.000 abitanti.
Se poi analizziamo il voto per fasce d’età vediamo
che i giovani dai 18 ai 38 anni hanno votato NO (anzi, i giovanissimi lo hanno
stravotato), mentre quelli di mezza età hanno votato NO di stretta misura e
quelli di più di 55 anni hanno preferito il SI’.
Che dire a questo riguardo? Quali possono essere
le motivazioni che hanno spinto così tanta gente a votare NO a questa riforma?
Che hanno indotto a votare anche milioni di persone che non si erano recate a
votare per le ultime elezioni europee.
Posto che come al solito i cosiddetti sondaggisti
hanno sbagliato tutte le previsioni, sia quella che non si aspettava un’affluenza
così massiccia sia quella che aveva dato per vincente il SI’ se l’affluenza
fosse stata del 56% o superiore, vediamo di capirci qualcosa.
Io non credo che sia stato determinante il voto
specifico al contenuto della riforma, che riguardava una questione molto
tecnica e difficile da capire: ma questo vale sia per la maggioranza di quelli
che hanno votato SI’ che per la maggioranza di quelli che hanno votato NO:
accusare di “ignoranza” coloro che hanno votato diversamente da come ci si
aspettava ricorda molto la favola de “La volpe e l’uva”. Anche perché se analizziamo
il voto dal punto di vista dell’istruzione sembra proprio che abbiano votato NO
i ceti più istruiti e SI’ quelli più “semplici”.
Bisogna dire poi che questa campagna referendaria
è stata quanto di più becero si sia mai visto in Italia, da entrambe le parti.
E però bisogna anche dire che l’entrata in campo, nelle ultime settimane, del
governo e soprattutto del presidente del consiglio, è stata una mossa
politicamente molto sbagliata, in quanto ha suscitato una forte reazione
contraria. Le interviste, le dichiarazioni, i monologhi di quella che
attualmente è il capo del governo sono stati ossessivi e chiaramente
indirizzati al voto di un certo tipo. Si è talmente politicizzato questo voto,
ripeto, da entrambe le parti ma starei per dire ancora di più dalla parte
governativa, che il voto è stato trasformato in una sorta di “fiducia” al
governo in carica. Fiducia peraltro abbastanza “in bianco”, sia per l’attuazione
della riforma che per la presentazione delle future riforme, in primis quella
sulla repubblica presidenziale, che tanto sta a cuore all’attuale capo del
governo.
Per non parlare poi della politica sia interna che
estera dell’esecutivo in carica, che scontenta la maggioranza del popolo
italiano, al quale non viene mai chiesto di esprimersi, anzi talvolta viene
detto pubblicamente che la sua volontà non inciderà sulle scelte del governo
(vedi rapporto preferenziale con l’Ucraina). Insomma, la maggioranza del popolo
italiano ha detto NO alla politica del governo in toto, non solo alla riforma
costituzionale sulla quale si votava. Ha detto NO anche alle future riforme che
questo esecutivo vorrebbe proporre. Ha detto NO anche alla guerra e al sostegno
militare a Paesi che non fanno parte né dell’UE ne’ della NATO. Ha detto NO
alla arroganza di chi sta al potere e invece di fare le riforme vere, quelle
che servono al popolo italiano, pensa a fare riformette per i propri interessi
particolari.
prof. Pietro Marinelli
