Nel sentire comune non c’è la percezione che l’Italia
intervenga direttamente nelle guerre. Ma questo cozza con le dichiarazioni
esplicite di Mario Draghi e della stessa Giorgia Meloni; se dici che andrai
avanti a sostenere l’Ucraina fino alla vittoria contro la Russia, vuol dire che
vuoi fare la guerra fino alla fine. L’Italia partecipa comunque anche al riarmo
europeo e non ha battuto ciglio alla proposta-imposizione di innalzare al 5%
del PIL le spese per gli armamenti (pardon, per la “difesa”) fatta dal
candidato (secondo lui) al Premio Nobel per la pace Donald Trump.
Siamo in una situazione paradossale, simile a quella degli anni
precedenti il 1914 e a quella precedente il 1939. Le Grandi e Medie Potenze stanno
effettuando investimenti bellici e si stanno riarmando accanitamente.
Il pretesto è quello di sempre: scoraggiare gli attacchi di un
eventuale nemico, creato appositamente e provocato in tutti i modi possibili e
immaginabili.
Il monito di Vegezio “Si vis pacem para bellum” ha sempre avuto
molto successo presso le lobbies delle armi, ma non è riuscito nel secolo
scorso a scongiurare due Guerre Mondiali.
La narrazione dominante inoltre ci sta ossessionando da oltre
quattro anni, dipingendo la Russia come il vero pericolo per l’Europa e
manipolando il più possibile le notizie per far apparire “aggressore” Putin e “aggredito”
Zelensky, ma la realtà è un attimino più complessa.
Chi vuole veramente la guerra?
1.L’Ucraina che dipende in tutto
e per tutto dall’Occidente (e dai soldi delle nostre tasse) senza gli aiuti in
denaro e Armi (in parte rivendute sottobanco) sarebbe un Paese finito. Ormai
non produce più nulla. Perfino ormai il grano è contaminato dalle bombe al fosforo.
Se ci fosse la pace con la Russia, gli
aiuti cesserebbero e gli Ucraini non avrebbero più risorse, se non le rimesse
delle badanti. Come potrebbero continuare ad arricchirsi Zelensky e i suoi
fedeli amici?
2. Gli USA che con un intervento militare
hanno “liberato” il Venezuela, garantendosi il suo petrolio e le sue materie
prime. hanno tentato successivamente di “liberare” l’Iran, accreditandosi come i
protettori di Arabia Saudita ed Emirati, ma l’Iran non è il Venezuela ha armi,
90 milioni di abitanti e il supporto di Russia e Cina. Pertanto, non si è piegato.
Non è stato risolutivo:
a. l’impiego della portaerei
Lincoln
b il largo uso di missili e droni.
c. il supporto dei fedeli alleati
Israeliani, che hanno eliminato parte della catena di comando iraniana.
I successi paventati da Trump non nascondono le
crescenti difficoltà militari degli Usa
3. I paesi denominati i “i
volenterosi”: Gran Bretagna, Francia, Germania, che, sostituendosi agli Usa,
impegnati in Iran, sperano, fornendo missili e droni all’Ucraina oltre a
consiglieri militari e soldati, di sconfiggere la Russia, di insediare basi
sulle coste del Mar Nero, riacquistando così il ruolo perduto di grandi potenze.
4, I Paesi Baltici e la Polonia
da sempre russofobi.
5. I governi italiani di centro
sinistra e centrodestra, malgrado la contrarietà della maggior parte della
popolazione e violando sostanzialmente la Costituzione, hanno dichiarato e
dichiarano di sostenere l’Ucraina sino alla vittoria. Ciò implica un invio in
notevole quantità di armi e di denaro (sempre preso dalle tasse che paghiamo).
Tredici pacchetti di armi sono stati inviati al regime di Kiev. Se questo non è
un sostegno militare per “risolvere una controversia internazionale”, come
recita l’art. 11, non so che cosa lo sia.
6.l’UE che dal 2022 commina
sanzioni economiche alla Russia, sperando di mettere in ginocchio la sua
economia e recentemente ha approvato un piano di acquisto di armi da 800 miliardi
di euro, soprattutto dagli Usa, che dovrebbe essere ultimato nel 2030.
Ovviamente la Russia aspetterà pazientemente che l’Europa si riarmi con tutto
comodo.
Ventuno pacchetti di sanzioni
economiche contro Putin, mentre Netanyahu viaggia comodamente per tutto il
mondo, infischiandosene del mandato di cattura internazionale, senza averne
ricevuto nemmeno uno. E questo grazie al veto della Germania ma anche dell’Italia,
succube di Israele al punto da venderle la cybersecurity nel marzo del 2023.
Quali sono i segnali indicatori del
probabile scoppio di una guerra?
1.
I massicci investimenti nell’industria bellica
tedesca, al fine di compensare la crisi della produzione delle auto, che ha comportato
e comporta almeno 225.000 licenziamenti. Di conseguenza anche l’Italiana
Leonardo ha sottoscritto accordi per la produzione di Carri armati con la
tedesca Rhein metal per la produzione di carri armati.
2.
L’incremento delle forze armate sia tedesche e
italiane. I due paesi sono consci che con i soldati disponibili non si può combattere
per mesi su larga scala. Quindi stanno predisponendo piani per un incremento dei
militari nei due eserciti:
a.
Esercito Italiano: una riserva di ulteriori 40.000
soldati
b.
Esercito tedesco: una riserva di ulteriori 130.000
soldati.
3.
Gli ucraini con i droni forniti da Francia, Gran Bretagna
e Germania stanno colpendo in profondità il territorio russo. E l’Italia? Un
giornalista irlandese, Chay Bowes, in un servizio del 24 maggio 2026, su Isprom
Italy e su X, ha sollevato la questione che componenti dei droni suddetti siano
stati forniti dall’Italia. Non obiettivi militari ma civili, causando vittime
per fiaccare al fine di terrorizzare la popolazione. I sopracitati paesi hanno
abbordato e hanno intenzione di abbordare navi della flotta russa ombra. Putin afferma
che vi sarà una reazione simmetrica.
Quale potrebbe essere? Non solo i massicci
bombardamenti sul territorio ucraino. Ad esempio: i russi hanno scoperto
componenti prodotti in Italia nei droni che hanno colpito un pensionato per
studenti, facendo alcune vittime fra i ragazzi ospiti. Qualche giorno fa è
esplosa una fabbrica di armi a Colleferro, comune della città metropolitana di
Roma. Quindi i russi potrebbero colpire le fabbriche di armi dei paesi europei,
oltre ai luoghi dove partono i droni, se individuati, alzando così il livello
dello scontro.
Piccolo particolare: le armi che riceve Kiev
non sono tutte utilizzate contro la Russia; una parte di esse viene venduta dal
regime di Zelensky a organizzazioni militari ed è costituita da armi leggere. Probabilmente
la cifra si aggira sul milione di armi (fucili, pistole, lanciarazzi). Come
avviene la vendita? Formalmente risultano rubate, ma molto probabilmente sono
vendute al mercato nero, anche ad organizzazioni terroristiche (alcuni
sostengono addirittura ad Hamas).
Che tipo di guerra sarà?
1.
Tenuto conto che i russi hanno 7.000 testate
nucleari, se sarà una guerra nucleare durerà pochi minuti;
2.
Potrebbe essere una guerra di logoramento, come la
Prima guerra mondiale, che implicherebbe un costo altissimo in vite umane, un
consumo enorme di risorse e la
distruzione dei paesi belligeranti.
3.
Una guerra ipertecnologica in cui gli obiettivi
verranno decisi dagli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale e i robot
umanoidi sostituiranno i soldati. Anche in questa ipotesi vi saranno comunque
distruzione e morte.
Per quanto possa sembrare strano,
alle fabbriche di armamenti conviene molto di più una guerra di logoramento,
come quella tra Ucraina e Russia, che sta durando quasi quanto la Seconda
Guerra Mondiale. Questo perché si vendono molte più armi, e le fabbriche di
armamenti, la Lockheed, la Rheinmetall ma anche la Leonardo, realizzano
profitti astronomici.
Senza contare gli affari della ricostruzione
per Blackrock, Vanguard e tutte le grandi società di investimento multinazionali.
Giovanni Gibelli
