Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette
PRIMA PUNTATA: IL NUOVO
PRIMO MINISTRO INGLESE
In queste rubrichetta
NON parleremo delle notizie di cronaca attuale, ma della cronaca ormai
trascorsa analizzando la “gestione” delle notizie, contrapposta alla realtà
vera che avrebbe potuto, e dovuto, essere divulgata per informare.
qualcuno ricorda come
si chiama il Primo Ministro inglese ?
E’ una domanda per la
quale non si vince nulla e non si perde neanche la propria autostima se non si
riesce a rispondere.
Il capo del Governo
inglese, una volta, era l’autorità più importante del mondo.
Oggi
è ancora la seconda potenza militare del mondo occidentale, con deterrenza
atomica, basi in tutto il mondo, intelligence
(MI5 e MI6) che compete alla pari con Mossad e CIA, potenza economica
che, pur decaduta, è al livello della potenza dei cannoni.
E’ emblematico che
pochissimi ne ricordino, almeno, il nome.
Paragonarlo ad un
Churchill, ad una Thatcher, ma anche, giù giù, ad un Tony Blair è sconfortante,
oltre che istruttivo.
Quello su cui
riflettere, però, è ben altro.
La potenza, reale, in
quanto occulta e non percepita, di chi gestisce l’informazione.
Già da oltre sei mesi
c’erano segnali inequivocabili del crollo del governo inglese.
Dimissioni a catena
di ministri di sua Maestà, minimizzati e citati con trafiletti in cronaca. Sino
alle dimissioni di Starmer, date anche quelle come normali dopo la lenta agonia
e lo stillicidio di dimissioni mai commentate.
Dimissioni
annunciate, ma non attuate.
Starmer,
dimissionario, continuava a frequentare i meeting internazionali, stringere
mani e sorridere come se fosse lui a decidere i destini del mondo e non a
contare come il due di coppe quando comanda bastoni.
Poi la montagna ha
partorito il topolino :Il successore sarebbe stato uno statista con un
curriculum eccezionale - era stato sindaco di Manchester.
Il massimo
dell’esperienza richiesta per discutere dei destini del mondo.
Nessuno, tuttora, sa
quasi nulla del programma di governo.
In compenso,
all’insediamento, abbiamo assistito a dotte disquisizioni sul carino abito azzurro che la gentile
consorte esibiva così come i suoi trascorsi, un pò piccanti, nella spensierata
gioventù dove aveva partecipato ad incontri galanti al buio che deliziavano i
telespettatori inglesi.
Sappiamo tutto
anche sul simpatico gatto Larry (Larry the cat) che le mura del n.
10 di Downing street hanno ereditato, di cui fa ormai parte integrante, e che
anche in futuro occuperà più spazio e più tempo delle notizie economiche e dei
rapporti internazionali.
Per la cronaca il suo
nome è Andy Burnham e di lui si sa molto poco, nel senso che ci hanno detto
quasi nulla.
Il suo messaggio
principale l’ha dato accogliendo Zelensky, il 27 luglio, come primo leader
estero, quindi un segnale chiarissimo al pari delle dichiarazioni di corredo:
"Siamo
al cento per cento con l'Ucraina", ha dichiarato Burnham. "E
onorerò pienamente ogni impegno che il Regno Unito ha preso nei confronti
dell'Ucraina.”
Ha anche annunciato che condividerà con
l’Ucraina la proprietà intellettuale della tecnologia di difesa "Stone
Cloak" dando a Kiev la possibilità di produrre in proprio tablet
compatti da installare sui droni creando segnali di disturbo per impedire ai
sistemi elettronici della difesa russa di tracciare e colpire i droni su cui
sono piazzati.
Sul fatto che l’Ucraina non riesce a produrre più nulla con la
propria tecnologia, pur all’avanguardia e testata sul campo, per i continui e
mirati attacchi russi e sta stringendo accordi con molti paesi europei, per
produrre all’estero gli apparati, neanche una parola.
Di Burnham non si sa neanche quale sia la ricetta per il
rilancio dell’economia inglese o le linee di politica estera (a parte il
granitico sostegno all’Ucraina),
Questa lunga prolusione serve non tanto
per parlare del Primo Ministro inglese, ma del modo in cui i media informano e
graduano le notizie.
Enfasi e oblio a comando per fare finta
che quello che ci viene detto sia quello che realmente accade e che sia
realmente importante.
I fronzoli conquistano il centro della
scena e la sostanza viene bellamente occultata.
Il Regno Unito era senza un governo nel pieno
dei suoi poteri e nessuno ne parlava.
Le dimissioni di Starmer erano arrivate come
un fulmine a ciel sereno.
Capita con il caldo di questi giorni.
La crisi era palese. I ministri del governo di
sua Maestà si dimettevano a catena, ma nessuno parlava di governo al capolinea.
E’ l’informazione, bellezza.
Facciamo finta di vivere in un paese normale e
vediamo di ragionarci sopra.
Burnham è il quinto primo ministro britannico a ricoprire tale
carica dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022.
Tre primi ministri conservatori e 2 laburisti.
Il Partito Laburista aveva perso consensi negli ultimi anni e ha
subito una nuova e grave battuta d'arresto alle elezioni amministrative del
2025, quando il Partito di Nigel Farage, contrario all'immigrazione, si è
classificato al primo posto in diversi comuni.
Starmer è andato al potere con la più
schiacciante vittoria di sempre dei laburisti.
Un plebiscito ed un tripudio di osanna da
ricordare nei libri di storia.
Il sistema elettorale inglese, decantato come
esempio di vera democrazia, è in realtà il più iniquo, manipolatorio e
manipolato che si possa immaginare.
Tutto il territorio inglese è diviso in
piccoli territori (evito i termini inglesi) ognuno dei quali elegge uno ed un
solo rappresentante. Non ci sono ripescaggi. I perdenti spariscono e non
contano nulla. Non vengono fucilati all’alba per non sporcare.
Se su tutto il Regno Unito i laburisti
avessero in modo uniforme il 51 % ed i conservatori il 49 %, i laburisti
vincerebbero in tutti i distretti ed avrebbero il 100 % dei componenti il
Parlamento con i Conservatori a 0 (zero) % pur avendo metà dell’elettorato.
Questa, ovviamente, è una semplificazione
perché si oscilla sempre attorno ad una media ed anche un trend negativo ha
delle eccezioni. Un candidato particolarmente brillante e danaroso oppure,
all’opposto, antipatico ed irritante. Variazioni in base alle zone (elite,
benestanti, quartieri operai, zone rurale o industriali, ecc.).
Chi muove le fila dietro le quinte, però,
lavora bene e non si affida ad umori passeggeri o ad una media di previsioni
che possono anche rivelarsi errate.
Forse è illuminante vedere come si era
arrivati al governo Starmer dopo 14 anni durante i quali i laburisti erano
sempre rimasti all’opposizione.
Il duro e lungo lavoro dietro le quinte ha interessato non solo
l’interno dei laburisti, ma anche i conservatori.
Già quando divenne Primo Ministro la
conservatrice Theresa May, il Labur poteva vincere, ma Jeremy Corbin, esponente
duro e puro dell’ala sinistra laburista, si opponeva ai condizionamenti
esterni. Infatti venne boicottato dal suo stesso partito e la May vinse di
misura.
Nel debole governo della May si creano subito
spaccature mirate e pilotate tanto che le subentra Boris Johnson e si va di
nuovo al voto. Corbyn, sconfitto ancora, si dimette da segretario Labur e gli
viene indicata la porta, etichettato come “tossico” e con divieto di rientro.
Non basta, però, sostituire Corbyn all’interno
dei laburisti, occorre lavorare anche all’interno dei conservatori. Johnson,
che era stato il primo sindaco conservatore della Grande Londra, dopo aver
sabotato con successo gli accordi di Istanbul tra Ucraina e Russia, deve farsi
da parte per lasciare spazio a Liz Truss che è costretta a sua volta a
dimettersi dopo meno di 30 giorni.
Il suo Governo si fregia del titolo di governo
più breve di tutta la storia britannica.
La sua colpa più grave : aver presentato un
piano di risanamento di bilancio e rilancio dell’economia con irrigidimento dei
controlli dei flussi bancari che, invece, gli gnomi della “City” vogliono
“liberi” in modo da essere manipolabili.
E’ il mercato, bellezza.
Non si trovano candidati disposti a succedere
a tanto sfascio.
In assenza di altri candidati ha il via libera
Rishi Sunak, di origini indiane, individuo senza spessore, inviso al suo stesso
partito ed agli elettori, conosciuto per la sua pochezza, con l’unica
esperienza come gestore di fondi spazzatura e il merito di essere il marito di
una ricca figlia di un maharaja indiano.
Con la sua conduzione il destino dei tories è
di essere condotti al macello.
Alle ultime elezioni i conservatori ottengono,
come detto, il peggior risultato della loro storia con solo 121 seggi su 650.
Visto che il candidato della City, Starmer,
non è un fulmine di guerra (infatti otterrà la maggioranza assoluta sfruttando
il sistema elettorale, ma ottenendo meno voti di quanti ne aveva ottenuti
Corbyn quando venne sconfitto), i media devono dargli un aiutino ulteriore.
Viene “riabilitata” l’estrema destra di Nigel
Farage, un partito fino ad allora inesistente ed ininfluente.
Da noi si direbbe dello zero virgola.
Lo scopo è fare una corsa a tre e sottrarre
voti ai conservatori che, infatti, vengono sconfitti mandando al Governo
l’incolore Starmer secondo i desiderata della City.
Dopo appena pochi mesi dalle elezioni Starmer
crolla in tutti i sondaggi, ma “deve” rimanere a galla perché deve condurre il
lavoro sporco iniziato dal conservatore
Boris Johnson nel manovrare la guerra in Ucraina.
All’epoca c’era Biden. Oggi è importante
boicottare Trump nei suoi tentativi di pacificazione in Ucraina.
Starmer ne diviene il capofila e, pur non
facendo parte della UE, partecipa agli incontri europei per appoggiare Kiev
senza se e senza ma.
Si inventano, a questo scopo, il club dei
“volenterosi”, nome fantasioso perchè chiamarli “guerrafondai” fa poco fine.
Farage intanto, dopo le elezioni, sparisce dai
radar.
Fuoco di paglia per illuminare la scena quando
serve e tornare nell’oblio.
Vista la vertiginosa perdita di consensi di
Starmer, Farage viene, però, subito rivalutato e ritorna in pista. Ottimo per
impedire un deleterio ritorno al potere dei conservatori.
I media rivalutano Farage a tal punto che
riesce addirittura a vincere, pochi mesi fa, in alcuni comuni nelle ultime
elezioni locali, fatto inaudito nel sistema bipolare inglese.
Il sistema è ottimo e ben oliato, dalle stalle
alle stelle per tornare di nuovo nelle stalle, visto che viene adottato da
decenni anche con la famiglia reale inglese con tanto di scandali e scandaletti
che tanto ci deliziano.
Non possiamo dimenticare le campagne
devastanti sulla famiglia reale per squalificare Harry, che già lavora
benissimo nel farsi male da sé, controbilanciato dalle campagne pro o contro il
Principe William, Principe del Galles, e di sua moglie Kate, periodicamente
mortificati o santificati, ultimamente utilizzando il tumore di Kate.
Queste campagne fanno il pari con le
altrettanto incomprensibili campagne giornalistiche a favore dell’abolizione
della monarchia che emergono all’improvviso senza motivi o causa apparente, per
poi, altrettanto improvvisamente, sparire misteriosamente senza lasciare
traccia e tutti i giornali, all’unisono, chiudono i propri attacchi.
Questi “incidenti” NON sono notizie o gossip o
in qualsiasi modo si vogliano chiamare.
Sono “avvertimenti” periodicamente lanciati
dagli gnomi della City ai regnanti tramite i media controllati, un “promemoria”
per ricordare a chi di dovere che si può manovrare a piacimento anche la
cittadinanza, oltre ad avere l’influenza per far approvare o bloccare dal
Parlamento qualsiasi Legge, anche per abolire o sciogliere la monarchia.
Al momento sembra che alla City faccia comodo
la facciata di rispettabilità dei Windsor e anche gli scandali e i retroscena
prospettati da Henry vengono messi a tacere. Anche il coinvolgimento del
fratello di Re Carlo nello scandalo Epstein non ha provocato sconvolgimenti.
Le manipolazioni non riguardano solo il Regno
Unito, ma si estendono a tutto l’occidente.
Basti ricordare le zone opache dell’elezione
di Biden, con forti sospetti di coinvolgimento italiano nella manipolazione dei
dati che sempre più stanno venendo a galla.
Le elezioni rumene, con il candidato eletto
che si vede annullare le elezioni e messo in carcere per evitare la sua
ricandidatura a seguito di possibili sovvenzioni russe mai documentate.
Sovvenzioni e finanziamenti che sono, invece,
piovute copiose in Moldavia dove, infatti, ha vinto la candidata pro UE.
Si potrebbe continuare, e l’elenco sarebbe
lungo, ma ci interessa evidenziare il fenomeno:
l’informazione al servizio del potere (quello
vero e che non si vede) che tace o amplifica, esalta o minimizza a comando
mentre noi pensiamo di ricevere un’informazione, se non proprio cristallina,
almeno ispirata alla realtà.
La vittoria di domenica della destra tedesca,
pur se in elezioni regionali, ha sparigliato le carte.
Non l’hanno potuta occultare, come hanno
parzialmente fatto con il referendum in Islanda che ha detto un chiaro NO
all’ingresso in questa UE, ma dipingono le scelte dei tedeschi come un pericolo
immane.
Lo stesso ministro Tajani paventa intrusioni
russe nelle nostre elezioni politiche del prossimo anno, senza fornire alcuna
prova, neanche indiziaria, in merito e con le forze di governo che ancora
litigano sulla legge elettorale che è ancora di la da venire.
Questa è l’informazione oggi, bellezza. Lo
vedremo meglio nel seguito.
Enzo Fedele