sabato 10 ottobre 2026

STABILICUM o PERPETUATIO POTESTATIS?


 

La nuova legge elettorale: a chi giova?          

 

E’ stata approvata il via definitiva dalla Camera la nuova legge elettorale, chiamata “Stabilicum” oppure più direttamente “Melonellum”, in quanto voluta fortemente da centro-destra e in particolare dalla Giorgia nazionale, vedremo poi perché.

Diciamo subito che cosa stabilisce: anzitutto prevede un premio di maggioranza cospicuo, di 70 deputati e 35 senatori, alla coalizione che raggiunge il 42% in entrambe le Camere. I sostenitori della riforma sostengono che ciò assicurerebbe la “stabilità di governo”; in realtà tali premi di maggioranza permetterebbe al governo di approvare tutto ciò che vuole. Infatti, essendo stati ridotti drasticamente i parlamentari (i deputati sono passati da 630 a 400 e i senatori elettovi da 315 a 200), tale regalo consentirebbe alla coalizione vincente, che magari ottiene qualcosina di più del 42 %, di avere una maggioranza contro la quale l’opposizione non può far niente. E ciò determinerebbe, più che una stabilità di governo, una totale “monoliticità” della politica italiana. Oltre al fatto che appare paradossale come un Esecutivo che si vanta di aver raggiunto la durata massima dal ’48 ad oggi abbia l’assoluta necessità di approvare una legge elettorale che assicuri la stabilità di governo. Se fossero stati sicuri di avere l’appoggio popolare non avrebbero avuto l’urgenza di varare una legge che gli assicurasse il controllo del Parlamento!

Comunque, già il primo cambiamento suscita qualche perplessità: perché proprio il 42%? Perché non il 45%, o il 51%? Una risposta potrebbe essere che, dai sondaggi attuali, sembra che il centro-destra abbia, guarda caso, proprio il 42% dei voti alle elezioni politiche; ma forse è una malignità. Anche se io rimango sempre dell’opinione di Giulio Andreotti, il quale diceva che a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre!

Il secondo cambiamento riguarda le preferenze, che diventano tre, e questo permette ai fautori della riforma di sostenere che siano aumentate; peccato che i capilista siano stati “bloccati”, e quindi vengano decisi dalle segreterie di partito, per cui di fatto il numero delle preferenze “effettive” si ridurrebbe notevolmente, fino quasi a sparire, nella maggioranza dei collegi. Un calcolo approssimativo arriva a ipotizzare che circa il 90% dei seggi verrebbe assegnato con il metodo dei “capilista bloccati”, mentre rimarrebbe un misero 10% alle preferenze veramente scelte dal popolo italiano.

Ma andiamo avanti a vedere cosa cambia questa nuova legge elettorale: grazie ad un emendamento di Fratelli d’Italia il numero delle firme necessarie, per ogni singolo collegio, per presentare una lista alle elezioni viene quadruplicato: passa da 1500 a 6000; ciò significa che la formazione politica dovrebbe raccogliere, sul territorio nazionale, circa 450.000 firme. Va aggiunto che la raccolta di firme potrà essere solo cartacea, non on-line con lo SPID, bensì solo con un banchetto fisico e la presenza di un notaio o segretario comunale.

Tale disposizione penalizza notevolmente i partiti minori e quindi tutte le formazioni “anti-sistema” che sono nate in questi ultimi anni, che evidentemente costituiscono il vero “spauracchio” per il governo Meloni. Infatti, anche qui, guarda caso, la norma vale solo per le formazioni non ancora presenti in Parlamento: per chi ha già deputati e senatori non occorre alcuna raccolta di firme! Se pensiamo che “Noi moderati” di Maurizio Lupi raggiunse i 350.000 voti, capiamo come tale disposizione sia una norma “salva-cadrega” oltre che “anti-cespugli”, perché ha l’evidente intento di far rimanere i partiti già esistenti ed evitare un ricambio.

Questa norma peraltro è chiaramente incostituzionale, in quanto introduce una differenziazione per l’entrata in Parlamento e quindi è contraria sia all’art. 3 che all’art. 51 della Costituzione (uguaglianza nell’accesso alle cariche amministrative). La legge può essere impugnata davanti alla Corte Costituzionale e potrebbe essere annullata, anche solo in parte, come è successo per il “Porcellum”.

Ma veniamo al “bello”, cioè al modo con il quale è stata approvato il Melonellum: per far passare la legge alla Camera senza discussioni, Giorgia Meloni ha posto ben tre voti di fiducia, uno dopo l’altro, ricattando la maggioranza. Bisogna sempre ricordarsi, infatti, che il voto di fiducia posto dal governo impedisce la discussione degli emendamenti, in quanto essi vengono raggruppati in un unico maxi-emendamento sul quale si vota o “sì” o “no”. E se il “no” ottiene la maggioranza, anche solo per un voto, anche solo in una sola delle due Camere, il governo deve rassegnare le dimissioni. E quindi tutti a casa e probabilmente alle elezioni anticipate! E quindi i parlamentari “nuovi”, coloro che sono alla prima legislatura, se non fosse passata la fiducia al governo, non avrebbero maturato il “vitalizio”, che viene assegnato dopo quattro anni, sei mesi e un giorno! Infatti, poiché il Parlamento si è insediato a settembre 2022 tale elargizione verrebbe data solo se durasse fino ad aprile 2027.

E, guarda caso, moltissimi parlamentari di Fratelli d’Italia sono alla loro prima legislatura.

Insomma, più che di “Stabilicum”, cioè di stabilità di governo, sarebbe meglio parlare di “Perpetuatio potestatis”, ossia di prolungamento indefinito del potere che si è acquisito.

Ah, dimenticavo: la Giorgia nazionale ha fatto inserire la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio, cosa che le stava particolarmente a cuore dopo la sonora sconfitta ricevuta al referendum sulla magistratura. Con questa riforma si snatura il sistema parlamentare italiano, facendolo diventare ancora più simile a quello statunitense. Il sogno della Meloni infatti è sempre quello di diventare presidente della repubblica in una repubblica presidenziale di tipo statunitense. Non potendo però proporre una riforma costituzionale sul “premierato”, in quanto allo stato attuale non passerebbe, ha voluto far “rientrare dalla finestra”, quello che era uscito dalla porta, cioè la scelta, da parte del popolo, del capo del governo. Non potendo immediatamente diventare presidente della Repubblica vorrebbe diventare ancora presidente del Consiglio.

prof. Pietro Marinelli

Ah, da ultimo: guardate cosa diceva Giorgia Meloni quando era all’opposizione: mediasetinfinity.mediaset.it "E’ sempre Cartabianca. Giorgia Meloni nel 2017: volevamo una legge elettorale che prevedesse un premio di maggioranza".


venerdì 2 ottobre 2026

FACCIAMO FINTA CHE... 4 - AUMENTO CARBURANTI



Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette

Qualcuno si è accorto che il costo dei carburanti è aumentato? Tutti? Ve ne siete accorti tutti?

Qualcuno sa che l’ENI ha deciso di mettere un tetto al prezzo di Diesel e benzina da lunedì 28 settembre? Tutti? Anche di questo siete al corrente? Anche che IP e Q8 hanno seguito l’esempio ENI?

Questo potrebbe dimostrare che qualche notizia, anche se filtrata dai media, circola in modo veritiero e circola veloce. Basta che qualcuno sia interessato a farla circolare ed a farlo velocemente. Ultimamente mi capita spesso, se mi imbatto in una rara notizia vera, di chiedermi come mai stiano dicendo la verità e come mai qualcuno ha interesse a farla circolare.

In questo caso, (prezzo massimo ENI), gli interessi sono diversi, anche se contrastanti. L’ENI ha interesse a pubblicizzare la cosa.

Aumenterà le vendite ed il guadagno ridotto sarà incassato su volumi maggiori. Anche IP e Q8 devono pubblicizzarlo con le vendite crollate e code ai soli distributori ENI.

Nei prossimi giorni dovranno adeguarsi anche gli altri, con danno ai piccoli imprenditori privati che devono approvvigionarsi dal mercato spot mentre le grandi compagnie hanno contratti pluriennali o producono direttamente (Q8).

Ci sono poi altri effetti collaterali da non dimenticare: Si stoppano alla base le tensioni su ipotetiche tassazioni su extra profitti. E il governo ha interesse a dire che non ci sarà più bisogno di altri interventi. L’opposizione invece ha interesse a parlare dell’incapacità del governo a governare l’aumento e che solo la buona volontà del mercato sopperisce all’assenza di strategia governativa.

Tutti felici e contenti, compresi noi utenti che così dimenticheremo che 3 mesi fa il gasolio era a 1,55 Euro/litro ringraziando il cielo che ora è a 2,19.

La vera novità sarebbe che qualcuno ci spiegasse il perché di questi aumenti e di una possibile e reale  “exit strategy” (l’esterofilia è una malattia contagiosa). Invece nessun commento sui reali motivi dell’aumento nè sui reali motivi del tetto posto dall’ENI e dagli altri a rimorchio.

 Ragioniamoci noi nel nostro piccolo.

 Benzina e gasolio sono derivati dalla lavorazione del petrolio. La benzina è il prodotto nobile, il gasolio quello povero. Fino a pochi mesi fa il gasolio era gravato da minori accise perché occorreva far costare meno i trasporti perché la merce viaggia su camion che usano il gasolio.

L’Europa, con la solita lungimiranza, ci ha imposto di trattare fiscalmente in modo uguale i due carburanti. Anzichè diminuire le accise sulla benzina si sono aumentate quelle sul gasolio. Pochi centesimi, ma in aumento. Il prezzo del gasolio dovrebbe, quindi, essere analogo a quello della benzina, anzi leggermente inferiore visto che è il parente povero e c’è sempre meno richiesta di gasolio sulla spinta green che penalizza le auto diesel.

A dirla tutta, se una compagnia volesse raffinare solo benzina, eliminando il gasolio, non ci riuscirebbe, perché il gasolio, pur essendo quasi uno scarto della benzina, è ineliminabile oltre certe percentuali. Sanno tutti che i carburanti aumentano per la guerra in IRAN. Pochi sanno che il gasolio aumenta per la guerra in Ucraina.

Uno sfacelo assurdo su entrambi i fronti.

 Dallo stretto di Hormuz passa molto del petrolio che i mondo utilizza. Una guerra inutile e illegale è riuscita a bloccarlo ed a tenere sotto scacco il mondo intero.

Nessuno parla della illegalità (oltre che dell’inutilità), dell’attacco di USA e Israele, senza  preavviso o ultimatum. Vergogna massima, visto che erano in corso trattative poi interrotte.

 Trump e Netanyahu sono brave persone che vogliono cambiare, (per fini umanitari), il regime di Teheran intromettendosi, senza alcun diritto, negli affari interni di un paese sovrano, decapitando la sua classe dirigente sperando in una impossibile implosione. Era ovvio che il regime iraniano non sarebbe crollato, anzi si sarebbe ricompattato, come è accaduto, accantonando temporaneamente le diatribe tra le varie fazioni (Parlamento, potere religioso, Pasdaran, Esercito, Guardie della Rivoluzione, ecc.)

La stessa popolazione, abituata a stenti, carestie e patimenti da decenni (guerra con l’IRAQ di Saddam Hussein) si è compattata attorno al decapitato regime e la propaganda interna ha facile gioco ad imputare a USA e Israele le proprie difficoltà.

 Per tutto l’occidente, non potendo imputare al proprio capo gli errori e le illegalità commesse, la via di uscita era potenziare lo stretto di Bab al Mandab e l’oleodotto est-ovest dell’Arabia Saudita, per by-passare Hormuz.

 Anche lì la miopia, sia tattica che strategica, degli USA, dell’Occidente e della stessa Arabia Saudita,  ha consegnato agli Houti lo stretto di Bab al Mandab e non è riuscito a difendere neanche l’unico oleodotto che poteva bypassare i due stretti e far arrivare in sicurezza il petrolio in riva al mare vicino a Suez.

Uno sfacelo su tutta la linea.

Gli Houti, che vengono descritti come un pugno di ribelli, dopo aver tenuto testa per oltre 10 anni all’Arabia Saudita, fortemente armata dagli USA, continuano a colpire Israele con i propri missili (da oltre 3.000 Km) ed ora l’intero occidente non è riuscito neanche a difendere l’unico punto sensibile (Bad al Mandab) alternativo a Hormuz.

Trump si trova adesso senza alternative. Si limita a tranquillizzare dicendo che gli Houti non attaccheranno le basi USA.

La trattativa può condurre solo alla accettazione (camuffata) delle condizioni iraniane, con il contentino della rinuncia all’arma nucleare da parte di Teheran. Quale autorità possa essere a decidere se l’Iran può avere o no l’arma nucleare sarebbe da discutere, visto che, in zona, ce l’ha Israele, ma anche l’India e il Pakistan (paese musulmano), ma questo ci porterebbe lontano.

Militarmente gli USA non hanno più neanche le munizioni per attaccare a fondo e sarebbe un suicidio intervenire con uomini a terra. Con i soli bombardieri non si vince nessuna guerra.

Anche a livello propagandistico Trump è ormai ridotto ad assicurare sfracelli, ma solo dopo le elezioni di metà mandato di Novembre. Cioè, forse, fra due mesi. Su questo fronte, quindi, noi accettiamo mancanza di petrolio e prezzi in aumento stendendo una spessa coperta (altro che velo) sulle responsabilità e sull’illegalità.

 Queste assurdità riguardano il petrolio mentre sul fronte ucraino la situazione è anche peggiore e riguarda direttamente il gasolio. La strategia disperata di Zelenski cerca di mettere alle strette la Russia colpendo le raffinerie russe nella speranza, vana, di metterne così in ginocchio l’economia.

La Russia, oltre a vendere petrolio e gas, che noi ufficialmente rifiutiamo e comperiamo sottobanco a prezzi maggiorati, raffina i propri prodotti e vende anche il prodotto finito. La Russia, prima degli attacchi ucraini alle raffinerie, vendeva circa 800 mila barili al giorno di gasolio. Con le raffinerie in fiamme, Putin ha ordinato lo stop alle vendite e la Russia è diventata importatore netto di Gasolio. Da qui la carenza di gasolio sul mercato, non da altro.

Noi europei finanziamo l’Ucraina, con armi, tecnologia e soldi  per attaccare le raffinerie russe, a danno nostro, allontanando anche le speranze di trattative e pace. Qualcuno pensa veramente che la Russia, dopo 4 anni di guerra si faccia condizionare da qualche raffineria danneggiata ?

Sarebbe la certificazione di una eventuale debolezza russa nel settore energetico. Intanto la Russia continua ad avanzare nel Donbass, fra un po' arriverà a Odessa, ma anche di questo non si parla. Si divulgano notizie e immagini di 200 – 500 droni e missili al giorno e 2 – 5 morti e feriti. Si ripete : 200 droni e 4 – 5 morti. Assurdità certificate.

 Quindi i prezzi aumentano per il combinato disposto di:

- Aggressione (aggressione, non guerra) illegale di USA e Israele all’Iran;

- Incapacità dell’occidente di difendere Bab al Mandab, dopo il blocco di Hormuz;

- Finanziamenti all’Ucraina per tagliarci i rifornimenti, e l’inverno deve ancora arrivare.

 Qualcuno dovrà pure dirlo, prima o poi, come qualcuno dovrà anche spiegare che il blocco ai prezzi alla pompa non è scaturito da un Presidente dell’ENI che si è svegliato una mattina e ci ha voluto fare un regalo. Non siamo lontani dal reale dicendo che è l’ENI a dirigere, e non il Governo. Che la politica estera italiana la fa, in larga misura, l’ENI e non Tajani.

I viaggi della Meloni in Africa sono organizzati dall’ENI che ha la capacità di colloquiare in modo capillare con i regimi africani e arabi venendo ascoltata e risultando credibile. In questo modo di tassazione di extra profitti non se ne parlerà più per alcuni anni.

Già ci avevano fatto sentire il tintinnare di sciabole e l’affilatura delle spade quando, alcuni mesi fa, si era fatto mancare il carburante per gli aerei in diversi scali italiani. Non c’era alcuna spiegazione tecnica, nè economica, per quella carenza. Non mancava il petrolio, nessuna raffineria era in difficoltà, ma il carburante non c’era.

Era solo il segnale di cosa sarebbe accaduto se si pensava di tassare gli extra profitti. Adesso si è scelta la via “soft” di auto imporsi un limite. E’ poco ma è già qualcosa. Cosa siano, poi, questi “extra profitti” nessuno ce lo spiega. Come si dice nei salotti buoni : è una dizione che fa fine e non impegna.

Facciamo finta che ne parliamo in una prossima puntata.

Enzo Fedele

giovedì 1 ottobre 2026

ELEZIONI IN CALABRIA: VITTORIA DEL CENTRODESTRA?

 


 Il centro-destra esulta per la vittoria alle elezioni in Calabria, sostenendo che la coalizione di governo è ancora supportata dalla gente, che preferisce votare Meloni e Tajani piuttosto che Vannacci.

Ma vediamo un po’ più precisamente come sono andate le cose: i risultati del voto, è vero, hanno dato la vittoria a Fabio Roscioli,  candidato di Forza Italia/Centrodestra, con il 51,02% dei voti, contro il 36,59% di Frank Benedetto, candidato del Campo Largo/Centro sinistra e il 10,94% di Domenico Giannetta, di Futuro Nazionale. Per cui, ad una lettura superficiale dell’evento, il centro-destra ha stravinto queste elezioni.

Ma per che cosa si votava?

Queste del 27 e 28 settembre 2026 erano elezioni suppletive per la Camera dei Deputati nel Collegio di Reggio Calabria. Nello specifico servivano a colmare un solo seggio, quello lasciato vacante da Francesco Cannizzaro, il quale, diventato sindaco di Reggio Calabria, non poteva più ricoprire la carica di deputato nel Parlamento italiano.

Perciò era un’elezione di nessuna importanza per la gente. Prova ne sia che l’affluenza è stata del 22,34%: sono andati a votare poco più di un quinto degli aventi diritto! E, se la matematica non è un'opinione, gli astensionisti sono stati il 77,66%. Inoltre c’è stato un crollo rispetto alle politiche del 2022, quando andarono a votare il 49,40%. Oltretutto alle politiche si votava un solo giorno, qui invece i giorni disponibili per il voto erano due, per cui risulta ancora più grave l’astensionismo. Va aggiunto che i 58.000 elettori residenti all’estero non hanno potuto votare per corrispondenza. E il diniego al voto dei cittadini residenti all’estero è una delle “armi” che utilizza questo governo, quando decide che gli fa comodo.

Comunque, dati alla mano, se i votanti sono stati il 22,34% e Fabio Roscioli ha ottenuto il 51,02% dei voti, il centro-destra ha avuto l’11,64% dei voti dell’elettorato di Reggio Calabria.

Direi che non c’è molto da stare allegri.

prof. Pietro Marinelli

mercoledì 30 settembre 2026

IL VIAGGIO DEL PAPA IN FRANCIA: UN'OCCASIONE DI RINASCITA DELLA FEDE

 


 Perfino i giornali italiani hanno dovuto riconoscere che questo viaggio di Papa Leone XIV in terra d’oltralpe è stato trionfale; dalle 300.000 persone assiepate lungo la strada e dentro la cattedrale di Notre Dame, agli 80.000 giovani esultanti per la veglia nello Stade de France, fino ad arrivare agli 800.000 presenti alla Messa in Place de la Concorde, è stato un avvicendarsi di eventi religiosi con grande e appassionata partecipazione popolare.

E questo solo nella prima tappa del viaggio, quella appunto a Parigi, dove il Papa si è recato anzitutto nella Cattedrale simbolo della fede cattolica francese, ricostruita dopo il terribile incendio subito nel 2019. Lì il Pontefice ha baciato la corona di spine ivi conservata; lì era presente la statua della Madonna col bambino miracolosamente salvatasi dal fuoco distruttore di sette anni fa; lì Papa Prevost ha indicato la rinascita di Notre Dame come simbolo della rinascita della Chiesa di Francia, malgrado la società laicista nella quale si trova a vivere.

La Messa in Place de la Concorde, situata nel cuore di Parigi, è particolarmente significativa, essendo tale piazza diventata famosa perché lì avvenivano le decapitazioni tramite ghigliottina anche di preti e suore, in gran numero, durante la Rivoluzione. E la partecipazione, se dobbiamo fare un confronto, è stata decisamente superiore a quella con Giovanni Paolo II: infatti il Papa polacco era venuto a Parigi per la Giornata Mondiale della Gioventù e quindi erano presenti, nel milione di persone, giovani provenienti da tutto il mondo, mentre negli 800.000 del 25 settembre 2026 c’erano solo i fedeli di Francia.

Emozionante l’evento nello Stadio di Saint Dénis, nel quale è stata raccontata la fede cattolica della Francia attraverso i suoi santi; dall’entrata a cavallo di santa Giovanna d’Arco, che a diciassette anni guidò l’esercito contro gli inglesi e fondò lo Stato francese, facendo incoronare il Re, a san Giovanni Maria Vianney, il curato d’Ars, a Santa Teresa di Lisieux e tanti altri che hanno segnato la storia di quella che era chiamata “la figlia prediletta della Chiesa”.

La Chiesa non è fatta di pietre, ma di giovani che amano Gesù Cristo, che hanno cantato e gridato ma sono stati capaci anche di fare silenzio e di pregare, ha ricordato Papa Leone all’udienza del mercoledì dopo il viaggio, ed è per questo che ha loro detto “voi siete i santi di Francia!”

Altro fenomeno di grande speranza è l’aumento delle conversioni: nel 2026 sono 13.000 le persone adulte che hanno chiesto il battesimo, il 28% in più rispetto all’anno precedente.

Ma è stato commovente ancor più vedere Leone XIV a Lourdes, pellegrino tra i pellegrini, fare tutto il cammino con la fiaccola in mano, pregando insieme a tutti gli altri, bere l’acqua della fonte, mentre Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano guidato la processione dal terrazzo sovrastante.

E’ uno di noi, hanno pensato e detto i francesi, ricordando anche le origini di suo padre, emigrato negli Stati Uniti d’America dopo la guerra. E come “uno di noi” si è intrattenuto mezz’ora con i piloti sull’aereo, saluta le persone nel tragitto, si commuove quando ascolta la ragazzina del musical su Bernadette cantare davanti a lui.

E come qualunque cattolico degno di tale nome ricorda il valore assoluto della dignità dell’uomo, dal concepimento fino alla morte, in un Paese che ha inserito il “diritto all’aborto” addirittura nella Costituzione e approvato una legge sull’eutanasia.

Il successo della visita è stato tale da indurre perfino Emmanuel Macron ha partecipare ad una Messa, nella Cattedrale di Metz, mentre all’inizio aveva dichiarato non poterlo fare, per salvare la “laicità” dello Stato. E ad avere un colloquio privato di mezz’ora, fuori programma, con il Santo Padre.

In sintesi, direi che questa visita ha dimostrato, come ha detto un giovane, che la rinascita della Chiesa indica che l’adesione della fede in Francia sta facendo un salto di qualità: si sta passando da un cristianesimo di tradizione ad un cristianesimo scelto volutamente, con ragione e libertà, nella gioia di Cristo risorto.

prof. Pietro Marinelli

lunedì 28 settembre 2026

COME IL GOVERNO MELONI VUOLE AFFOSSARE LA DEMOCRAZIA

 

 


  

 Mentre la grande informazione distrae l’attenzione dei più, il governo sta procedendo a marce forzate per far approvare la nuova legge elettorale, definita “Stabilicum” o più esplicitamente “Melonellum”, dato che appare evidente come sia un modo dell’attuale esecutivo per cercare di rimanere al potere. Il testo deve essere esaminato oggi al Senato e domani passare alla Camera: questa velocità “supersonica” la dice lunga sulle priorità della Gioggia nazionale e sul suo interesse ai problemi reali della popolazione italiana. Inoltre è paradossale vedere un esecutivo che si bea di avere raggiunto la massima durata dall’inizio della Repubblica voler a tutti i costi far approvare una legge che garantisca la stabilità di governo. Manco fossero stati costretti a dimettersi ogni sei mesi, come nei periodi passati!

Ma veniamo al punto: l’ultimo emendamento al Melonellum, presentato dalla senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda, vorrebbe quadruplicare il numero di firme necessarie al partito per presentare i propri candidati alle elezioni. Per adesso bisogna raccogliere 1500 firme per ogni collegio; l’emendamento propone di innalzarlo a 6000. Questo significa che la formazione politica dovrebbe raccogliere, essendo i collegi plurinominali per la Camera 49 e quelli per il Senato 26, almeno 450.000 firme!

Se aggiungiamo poi che non è prevista la raccolta firme digitale, ma solo quella fisica, a mano e su carta, senza SPID, con banchetti e convalida di un notaio o segretario comunale, ci rendiamo conto di quale sia lo scopo di tale legge! Sarebbe molto difficile, per non dire impossibile, per i piccoli partiti, riuscire a presentarsi alle elezioni. Oltretutto i malloppi cartacei dovrebbero essere raccolti in un lasso di tempo brevissimo (dieci-quindici giorni).

Per giustificare la norma, definita “anticespugli”, Forza Italia invoca la necessità di un consenso di base, per concorrere alle elezioni e accedere al Parlamento. Il suo Presidente, Antonio Tajani, ha dichiarato: "Non basta mettere un simbolo, qual è la garanzia di serietà e di affidabilità? Serve che ci sia un consenso. Credo sia giusto mettere delle firme per dimostrare che chi partecipa rappresenta qualche cosa. Sennò è uno strumento per creare cose tipo ‘forza Roma forza Lazio'. La democrazia è una cosa seria, soprattutto per il Parlamento, chiunque può partecipare se riesce a dimostrare un consenso di base per presentare un simbolo”. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è più cauta, essendo più furba, e parla possibilità di scelta dell’elettore, grazie alla re-introduzione delle preferenze, che sarebbero tre, con l’obbligo dell’alternanza di genere a partire dal secondo candidato. Peccato che tali preferenze non siano effettive, in quanto i capi-lista sono bloccati e quindi il voto degli elettori è relativo: in caso di assegnazione di un solo seggio nel collegio, questo andrà automaticamente al capolista. L’opposizione ha definito tali preferenze “farlocche” e ha cercato di introdurre le preferenze “pure”, però il suo sub-emendamento è stato bocciato dalla maggioranza di centro-destra.

Ma la ciliegina sulla torta è che tale numero di firme vale solo per i partiti e le liste fuori dal Parlamento; per i partiti che hanno rappresentanti dentro Montecitorio e Palazzo Madama la norma non sarebbe valida: essi non avrebbero bisogno di raccogliere le firme di cui abbiamo parlato finora! Questo è veramente contrario all’art. 3 e all’art. 51 (uguaglianza nell’accesso alle cariche elettive) e perciò, se fosse approvato, lo Stabilicum potrebbe essere annullato, in tutto o in parte, dalla Corte Costituzionale, come lo fu il “Porcellum” ai suoi tempi.

Appare abbastanza evidente come tale legge elettorale sia stata pensata per mantenere i politici che attualmente siedono sugli scranni del parlamento al loro posto per i prossimi cinque anni; anche la soglia del 42% (perché poi il 42 e non il 43 o il 45?) sembra “ritagliata” sulle previsioni di voto che i sondaggi manifestano in questo preciso momento per il centro-destra nel suo complesso.

Ma il vero pericolo per la democrazia è il tentativo di impedire la presentazione di tutte quelle liste o partiti minori che sono un arricchimento per la vita politica: da Italexit a Democrazia Sovrana e Popolare e a “Patto per il Nord”, fondato da esponenti ex-leghisti; da progetto Civico di Alessandro Onorato, vicino al M5S di Conte, a Italia Domani di Marco Rizzo e a Rifondazione Comunista e ad “Avanti PSI” di Luigi Incarnato, Ancora Italia, Darsi Pace, Schierarsi di Alessandro Di Battista, etc. c’è un galassia di formazioni politiche che rappresentano uno spettro molto ampio di scelte, caratteristico di un reale sistema democratico.

Ieri pomeriggio, 27 settembre 2026, si è tenuta una manifestazione nazionale a Milano, in Piazza della Scala, proprio contro questa assurda limitazione della democrazia. La manifestazione, intitolata “Fuori dal Ghetto. Il diritto di partecipare alle elezioni è di tutti”, è stata organizzata da Luciano Tovaglieri di “Ignis Fuoco Italico”. Tra gli interventi più significativi segnalo quello dell’avv. Lillo Massimiliano Musso, segretario generale di Forza del Popolo, e di Andrea Zhok, professore di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano, tra i principali sostenitori di Agorà, movimento politico promosso da Angelo D’Orsi. Ma hanno aderito alla protesta anche il movimento SIAMO, l’associazione RISVEGLIO UMANO, il sindacato nazionale FISI, il movimento Italexit per l’Italia, l’associazione cittadina Resistere Milano.

prof. Pietro Marinelli

giovedì 17 settembre 2026

IL SUICIDIO DELL'AUTO EUROPEA


L’ ANFIA, l’Associazione Italiana dei costruttori automobilistici, ha lanciato un allarme pressante e chiede all’UE dazi dell’80% sulle auto cinesi. Il forte messaggio lanciato è :“L’Ue rischia di perdere un settore chiave. 

Sembra che il mercato europeo dell’auto stia entrando in crisi.  Sembra.

Per fare un paragone irriverente, e politicamente scorretto, è come se una prostituta, dopo anni di onorata carriera, si ponga il dubbio che (forse) potrebbe perdere la verginità.

L’industria europea dell’auto è già allo sfacelo e, sembra, qualcuno inizia a lanciare allarmi. Sergio Marchionne, forse l’ultimo dei veri conoscitori del mercato, aveva avuto l’ardire di dire che la FIAT (allora FCA) era obbligata a produrre auto elettriche ma “Vi prego, non compratele. Per ogni auto elettrica che comperate noi ci rimettiamo dei soldi”.

La storia degli ultimi decenni del settore auto in Europa è una sequela di errori gravissimi e tanto evidenti da risultare invisibili nel silenzio tombale che non li visti, non li ha previsti e, soprattutto, li ha taciuti.

Il Giappone si è sviluppato nel dopoguerra copiando la nostra tecnologia ed i nostro design (soprattutto italiano). Dopo la fase di “copiatura” è arrivata l’innovazione, la qualità ai massimi livelli, il servizio alla clientela.

La garanzia passata da 1 a 2 anni, poi a 3 ed a 5. L’auto di cortesia, da noi sconosciuta, è diventata una prassi sulla spinta delle iniziative del sol levante.

Oggi la Toyota è ai vertici mondiali.

L’esperienza, per quanto traumatica, non ci ha insegnato nulla. Se il Giappone si è sviluppato rubacchiando e poi innovando, alla Cina la tecnologia l’abbiamo consegnata noi su un vassoio d’argento. Le “delocalizzazioni”, spinte dalla folle corsa per la manodopera a basso prezzo, hanno trasferito i gioielli di famiglia in Cina che oggi è la manifattura del mondo.

Non contenti, l’UE ha pensato bene di legare mani e piedi ai nostri produttori, che si sono adeguati in silenzio, nel furore dell’esasperata ideologia finto-ambientalista. Entro il 2035 stop ai motori termici. Solo auto elettriche. Zero emissioni.

Intanto, in attesa del 2035, il mix di produzione di ogni casa automobilistica doveva ridurre le emissioni, pena multe salatissime per ogni auto venduta, anche su quelle “virtuose”, se la media del produttore supera il limite.

Lo stop ai motori termici dal 2035 ha bloccato qualsiasi sviluppo che avrebbe potuto ridurre realmente le emissioni nocive. Così anche le innovazioni ci hanno salutato. Era illogico investire per sviluppare qualcosa che avrebbe dato, forse, frutti dopo 2 – 3 anni e che fra 10 sarebbe vietato produrre. Adesso i produttori fanno la battaglia per convincere i burocrati UE ad accontentarsi della riduzione del 90 % della CO2, invece di eliminare totalmente (100 %) le emissioni di CO2.

Traducendo in italiano corrente, parliamo di circa 11 gr di CO2, che sarebbe la differenza tra 90 e 100 %. Ma parliamo di diverse milioni di vetture cinesi importate in più e centinaia di migliaia di posti di lavoro in fumo.

Invece di girarci attorno basta guardare il panorama su cui, finora, si sono chiusi gli occhi affinando e migliorando la famosa tecnica degli struzzi.

Stellantis non produce quasi più in Italia. In Germania c’è allarme per i 100.000 (centomila) licenziamenti Wolksvagen entro il 2030 con la chiusura di almeno 3 stabilimenti.

Da noi l’allarme non c’è perché, in silenzio, gli oltre 300 mila dipendenti FIAT, sono già ridotti a poche decina di migliaia di dipendenti Stellantis.

I marchi cinesi di auto hanno superato già il 9 % delle immatricolazioni. La tecnologia delle auto elettriche è in mano ai cinesi. La tecnologia delle batterie elettriche è in mano ai cinesi. La proprietà delle miniere di materie prime (le terre rare), è in mano ai cinesi, in tutto il mondo.

Le auto ibride, che sembra stiano soppiantando la follia del “full electric”, sommano le difficoltà tecnologiche nostrane sull’elettrico alla mancata innovazione sul termico mentre i cinesi sono avanti in entrambi i fronti ed a costi inferiori.

Il silenzio assordante, per decenni, sia degli organi di informazione che delle stesse aziende produttrici, inizia a palesarsi adesso che i buoi sono già andati via da tempo.

Era già tutto noto e, ripeto, talmente noto da risultare invisibile. L’occidente non aveva una tradizione tecnologica sull’elettrico che la Cina stava sviluppando e innovando. L’UE punta tutto (TUTTO) sui motori elettrici ponendo le aziende  in un vicolo cieco e senza vie d’uscita.

Non c’era, e non c’è, una rete di distributori di energia elettrica diffusa sul territorio; non c’era neanche un piano per ampliare la rete minimale esistente;

Anche se domani si decidesse di creare questa rete di distribuzione di energia elettrica il rame sul mercato non sarebbe sufficiente per crearla e, per le regole di domanda e offerta, il prezzo schizzerebbe alle stelle decuplicando i costi del cablaggio.

L’ANFIA lancia l’allarme, come dicevamo all’inizio, ipotizzando anche azioni per bloccare Bruxelles, sullo stile dei trattori e del letame degli agricoltori quando si sono stancati delle vessazioni dei burocrati UE. E’ già qualcosa che qualcuno si sia svegliato, dopo decenni di torpore e di errori, ma questa gente, nei decenni trascorsi, dov’era ? Era ad applaudire le scelte lungimiranti della Von Der Pfitzer.

Era ad irridere Marchionne quando usava anche l’ironia per dire che si stava sbagliando tutto. Era a difendere le scelte ideologiche del falso ambientalismo. Era a giubilare per le magnifiche sorti e progressive degli sforzi meritori per fermare la crisi climatica eliminando il CO2 dagli scarichi delle Panda.

Anche sulla componentistica viene lanciato l’allarme perché le nostre aziende, che sono eccellenze mondiali, dovranno chiudere se il ritmo di crescita delle auto cinesi continua. Non è vero che continuerà : sarà ampliato di molto e molto di più.

Ed è inutile ricordare come anche le nostre industrie di componentistica abbiano preferito, nei decenni trascorsi, delocalizzare addestrando il sud est asiatico a produrre in vece nostra cedendo loro la tecnologia che adesso ci invade. L’insipienza porta a chiedere protezione senza neanche sapere di cosa si sta parlando.

Si chiedono dazi che, dal 45 attuale, salgano all’80 % senza sapere in cosa consista la sfida che, in poche parole prevede :

1) L’aggressione cinese prevede auto ibride che, essendo ecologicamente gradite, non subiscono quei dazi;

2) Prevede l’apertura, da parte cinese, di catene di assemblaggio in Europa che, quindi, non saranno soggette a dazi di importazione oltre ad essere anche sovvenzionate perché creano posti di lavoro sul territorio;

3) Le auto saranno solo assemblate in Europa, risultando europee a tutti gli effetti, ma i componenti (elettronici, meccanici ed anche la lamiera) arriveranno dal sud-est asiatico.

Uno sfacelo da tutti i punti di vista. La miopia è una grave malattia ma mai peggiore di chi si tappa gli occhi per non vedere, salvo poi elemosinare aiuti per uscire fuori dal guano in cui è stato contento di sguazzare sino ad un attimo prima.

Qualcuno, secoli fa, ci metteva in guardia da ciechi che guidano altri ciechi, ma anche quel discorso è rimasto inascoltato e continua ad essere irriso.

Enzo Fedele

venerdì 11 settembre 2026

FACCIAMO FINTA CHE...- 2 - IN MORTE DEL CARDINALE CAMILLO RUINI

 


Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette

In morte del Cardinale Camillo Ruini

Il 16 giugno 2026 è ritornato al Padre il Cardinale Camillo Ruini.

Abbiamo atteso oltre 2 mesi per vedere eventuali approfondimenti alla figura del Cardinale, ma ne abbiamo visti proprio pochi.

Ruini aveva ricoperto molti incarichi dal 1991 al 2008 con Papa Giovanni Paolo II e con Benedetto XVI. Era stato Presidente della CEI dal marzo 1991 a marzo 2007, poi anche Presidente della Commissione Internazionale di inchiesta su Medjigorje e molto altro.

Questo è stato ricordato alla sua morte ed ha avuto eco anche durante le esequie, officiate da Papa Leone XVI nella basilica di San Pietro.

Pochi, molto pochi, sono andati oltre per descrivere l’importanza che ha avuto il Cardinale Ruini nella Chiesa di fine millennio e che si riverbera in quella attuale.

E’ stato una pietra miliare anche per scuotere le strutture ecclesiastiche, ma questo non è stato ricordato neanche nella ricorrenza dei 30 giorni e non lo sarà neanche fra pochi giorni,il 26 settembre, per i tre mesi dal suo ritorno al Padre.

 

Queste nostre parole cercano di riflettere sul messaggio che ogni sottolineatura, ogni silenzio, ogni riga o foto o filmato manda e che l’autore vuole che sia ricevuto affiancandolo, sovrapponendolo o sostituendolo alla realtà.

 

Alla morte di Raffaella Carrà, per esempio, oltre gli indubbi talenti di ballerina, showgirl, presentatrice e altro si è battuto fortemente il tasto dell’ombelico in bella mostra, del “tuca tuca” di “quanto è bello far l’amore da Trieste in giù”. Tutte cose che hanno cambiato un epoca. In modo strisciante o meno, ma l’hanno cambiata.

Si parla di “amore” per parlare di eros, occultando totalmente il concetto cristiano di “agape” ed anche quello più generale di “philia”, di amore per le cose e per il creato.

Questo è il messaggio che è stato veicolato e che viene ripetuto ad ogni ricorrenza.

 

Ieri, 8 settembre, il Presidente Mattarella ha partecipato alle celebrazioni della “difesa di Roma”, conferendo medaglie a destra ed a manca, oltre alle immancabili corone con il tricolore da posare con il ciglio commosso.

L’8 settembre si commemora, adesso, la “difesa di Roma” cancellando tutto il resto e sostituendolo.

Non c’è stata, infatti, alcuna “difesa di Roma”. Roma era stata dichiarata “città aperta”, come ricorda il celebre film e gli angloamericani l’hanno “quasi” preservata dai bombardamenti.

Immortali le poche immagini di Papa Pio tra le macerie delle distruzioni comunque avvenute.

In quell’8 settembre c’è stato il disfacimento dell’esercito italiano lasciato senza ordini e senza direttive, c’è stata la fuga del Re, c’è stata l’attuazione degli accordi di Cassibile, tuttora secretati e che continuano ancora oggi a produrre gli effetti di vassallaggio verso gli USA ed il mondo anglofono.

Il messaggio che è stato veicolato ieri è stato, quindi, un plauso (ulteriore quanto falso) alla “difesa di Roma” dai nazifascisti perché il non detto non sia mai avvenuto e l’oblio cancellerà quello che la memoria non ricorda ed a scuola non si insegna.

 

Chiarito, in parte, cosa intendo per “messaggio da veicolare” torniamo a riflettere su quale messaggio è stato “veicolato” in morte di un personaggio della statura di Ruini.

 

Pochi, molto pochi, hanno ricordato la sua proposta del 1994, efficacemente avviata nel 1995, del “Progetto culturale della Chiesa italiana” per trovare un terreno di incontro, nel mondo attuale, tra la missione propria della Chiesa, in senso evangelico, e le esigenze più urgenti della nostra Nazione e del mondo moderno in generale.

 

Era la continuazione, sul terreno culturale, del confronto e della presenza in tutti i campi, alle profetiche parole di Papa Giovanni Paolo II che proponevano “Fede e ragione” come le due ali indissolubilmente legate per chi voglia tentare di volare.

La mancanza di una delle due ali implica l’inutilità dell’altra.

La Fede senza ragione è pura idolatria e sconfina nel fideismo e nella superstizione.

La ragione, senza fede, cade nel relativismo e nel nichilismo mettendo sui piedistalli le creature al posto del Creatore e venerando i falsi idoli imposti dalle mode del momento.

 

Pochi, molto pochi, hanno ricordato i “Principi non negoziabili” su cui aveva portato avanti le battaglie per ribadire l’amore per la vita e la famiglia di cui, adesso, quasi ci si vergogna.

 

Pochi, molto pochi, hanno ricordato l’efficace azione per il referendum sulla fecondazione medicalmente assistita, che ha portato alla vittoria contro quella che oggi, correttamente, si chiama “utero in affitto” ed è bandita dalla nostra legislazione.

 

Pochi, molto pochi, hanno ricordato che intendeva il “dialogo” come un confronto aperto e sincero e non come l’imposizione di sedersi ad un tavolo per essere catechizzati con le mani legate e le bocche cucite dal politicamente corretto.

 

Pochi, molto pochi, hanno ricordato perfino il diniego alle esequie di Piergiorgio Welby, che all’epoca aveva fatto molto rumore e che poi era stato subito tacitato perché, dal confronto vero, sarebbero potute scaturire le vere ragioni di chi difende la vita e di chi promuove la morte (altrui).

 

Per il resto vedo quasi un deserto con molti (parlo di ambienti cattolici), che si sono limitati al ricordo dell’intellettuale, del teologo, del servitore di Dio senza approfondire  le iniziative e le battaglie condotte e vinte.

Sia mai che a qualcuno possa venire in mente che la testimonianza, che ogni cristiano deve dare, possa essere un seme che a suo tempo germoglierà rigoglioso.

 

Dimenticare per cancellare.

 

La “Verità”, che dovrebbe essere il nostro pane quotidiano e che viene proclamata ogni giorno dagli altari delle chiese di tutto il mondo, viene ancora tollerata come fatto privato, nelle chiese appunto, dove si continua a ripetere che “maschio e femmina li creò”, che “devi perdonare 77 volte 7”, che “non si può servire Dio e mammona”.

 

Molti che si proclamano cattolici, purtroppo anche fra i sacerdoti, continuano a discettare fra gli oltre 60 tipi diversi di “sesso percepito” normalmente accettati dai “social”, che la famiglia arcobaleno ha sostituito la famiglia tradizionale, che “love is love”, che l’aborto non è un omicidio, ma una libertà conquistata.

Pochi sanno, perché nessuno l’ha divulgato, che a febbraio di quest’anno la Commissione Europea ha stanziato oltre 140 miliardi di Euro (centoquaranta miliardi) per un fondo sociale europeo a disposizione degli Stati che vogliano usufruirne per favorire l’aborto.

La soppressione di un bimbo nel grembo materno trasformata in assistenza sociale.

 

I “principi non negoziabili” erano proprio questo :

se su qualcosa non posso transigere, non mi siedo neanche a parlarne.

Non sto zitto, anzi, lo proclamo dai tetti.

Ti posso spiegare il perché, ma non scendo sul tuo terreno per essere accompagnato su percorsi intrisi di stupidità dove sarò sconfitto dalle menzogne e dalle idiozie senza possibilità di replica.

 

 

Rimane emblematico il comunicato del vicariato di Roma, su ispirazione di Ruini, che non concedeva le esequie al compianto Welby e che, già all’epoca, venne descritto come rottura e non come un chiarimento.

La Chiesa concede le esequie anche in casi di flagrante suicidio, quindi anche in caso conclamato di peccato mortale, di una persona che pone fine volontariamente alla propria vita, perché con misericordia presume possa esserci una possibilità di pentimento, anche all’ultimo istante, del gesto insano, ed affida al Padre celeste il giudizio finale pregando comunque per l’anima del trapassato anche oltre le umane evidenze.

Quel caso invece era stato tramutato, da fatto personale, a caso politico.

La nota del vicariato era questa :

«In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto dott. Piergiorgio Welby, il vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325). Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l'eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti».

 

Personalmente il cardinal Ruini aveva anche esternato la :

«sofferta decisione [...] nella consapevolezza di arrecare purtroppo dolore e turbamento ai familiari e a tante altre persone, anche credenti, mosse da sentimenti di umana pietà e solidarietà verso chi soffre, sebbene forse meno consapevoli del valore di ogni vita umana, di cui nemmeno la persona del malato può disporre»

 

Pochi, anche allora,fecero riflessioni sull’uso strumentale che sarebbe stato fatto nel caso le esequie fossero state concesse. Avrebbero pubblicizzato, per i secoli a venire, non le preghiere per l’anima del defunto, ma la modifica della dottrina di Santa Romana Chiesa che, oltre ad accettare il suicidio, assolveva anche coloro che il suicidio lo avevano accompagnato e favorito.

 

Dopo i dibattiti infuocati di quei giorni anche i fautori del “suicidio assistito” hanno abbandonato le polemiche lasciando alle quinte colonne, interne alla stessa chiesa, il compito di continuare il lavorio di lenta corrosione per tacitare e dimenticare i “principi non negoziabili”.

 

Si potrebbe dire molto altro ma l’intento della rubrichetta è di esporre la gestione delle notizie, la loro assenza o il travisamento che viene spacciato per realtà.

Alla prossima puntata

 

Enzo Fedele

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