La sera del 30 ottobre 2026 è andato in scena, sulle assi del Fraschini di Pavia, il dittico Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo.
Prodotta da Opera Lombardia e guidata dalla regia di Davide Marranchelli con Gaia Barco come assistente, a cui va il plauso di una profonda assimilazione dei drammi.
Il regista riesce in una spericolata unione dei due drammi che va oltre la tradizione e crea infine un gioco di riflessi di metateatro. Sempre analizzando la regia si apprezza moltissimo la scena del "Regina coeli".
Le scene di Francesca Sgariboldi sono minimali ma molto congeniali, risalta molto il pvc a fondo quinta che crea un cielo variabile tra l'etereo e il più tragico color plumbeo e il vero elemento scenico che fa da medium a entrambe le opere è una fiammante e sanguigna saetta rossa a rappresentare la violenza cieca che è in ognuno di noi e che, per quanto cerchiamo di non vedere, cova come braciere nell'inconscio.
Le luci di Giulia Bandiera ben avvolgono le scene focalizzando bene i personaggi in scena. Molto convincenti i costumi di Gianluca Carrozza.
Passando ai due cast: la Santuzza di C. Costanzo fulge e per presenza scenica e per vocalità nonostante appaia sempre opaca e non a fuoco. Ben declamato e tonante l' Alfio di S. Catana. Non si può dire lo stesso ahimè di M. Jota, il suo Turiddu è scenicamente inesistente tanto quanto la sua vocalità. Ben si difendono invece M. Leung (Lola) e C Vichi ( Mamma Lucia).
Anche per Pagliacci fulge la protagonista femminile Nedda molto ben cantata da L. Brasò. Ritroviamo S. Catana nel ruolo di Prologo/Tonio/ Taddeo in ottimissima forma e gran sfoggio di qualità anche nei piano. Assolutamente a fuoco, preciso e comico il giusto il Beppe/Arlecchino di L. Martelli. Il Silvio di W. Allione invece non convince né scenicamente né vocalmente poiché pare un "tenore corto" più che un baritono. Puntuali e precisi M. Tomasoni e A. G. Magotti come primo e secondo contadino (artisti solisti del coro OperaLombardia). Delusione cocente e sconcertante invece per M. Sheshaberidze che porta in scena un Canio/Pagliaccio altamente fuori luogo, senza sostegno vocale e molto intubato.
Gran plauso anche ai figuranti S. Andreoli, E. Curreli, T. Gigliola Sabina Natoli (grande circense con la fune spagnola a sfondo del duetto tra Nedda e Silvio) e F. Sciurti. Costoro cambiano, mutano sempre; da giovani in cerca d'amore con acrobazie per stupire a cruciferi incappucciati a macchinisti che sistemano il palco per lo spettacolo di Pagliacci. Lodevole il lavoro di A. Lodi come direttrice del coro delle voci bianche che ben canta e ben si muove in scena. Molto ben fatto il lavoro sonoro e scenico del coro di Opera Lombardia egregiamente istruito dal D. Maccagnola che ha per fortuna seguito più il proprio orecchio che il gesto del direttore.
La bacchetta del M° B. Micciula ahimè convince poco sia per la gestualità sia per la concertazione. Risulta quindi una opaca generalmente Cavalleria Rusticana (un ora e mezza di durata sic!) e un Pagliacci di sicuro più energico ma scivoloso in molti punti di contatto con i cantanti e il coro.
L'orchestra dei Pomeriggi Musicali, "ça va sans dire", risulta "castrata" in Cavalleria e non tenuta a bada in Pagliacci; riconoscendo comunque che in Pagliacci torna il vigore e la limpidezza a cui ci ha abituati l'orchestra meneghina.
In generale un bello spettacolo reso psicologicamente e drammaturgicamente denso dalla regia, con voci femminili molto interessanti, con un coro compatto che però è risultato tale solo grazie alla loro coesione e non a quella con il direttore.
In questi giorni infuriano le polemiche intorno alla
scarcerazione di Youssef Siher, l’intellettuale trentenne di nazionalità
marocchina che è stato prima arrestato e poi scarcerato dal Gip Tiziana
Landoni.
Il Pubblico Ministero che chiedeva l’incarcerazione di Siher
adduceva come motivazione il “pericolo di fuga” e il “rischio di reiterazione
del reato”.
La Meloni e Salvini hanno registrato dei video nei quali
rilasciano dichiarazioni durissime contro il Gip che ha deciso la liberazione del
giovane. Meloni sostiene che sia una “decisione
vergognosa”, definendo il profilo di Siher “la pagina che incitava all’organizzazione
di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di
diversi esercizi commerciali di Milano”. Inoltre critica “una certa
magistratura” accusandola di rendere difficile per lo Stato normale difendere
persone perbene”.
La Verità scrive che i messaggi di Siher sono “idonei a
scatenare violenze”. Dai sostenitori del governo viene poi addotto il fatto che
la Gip abbia firmato un appello per Gaza e che quindi Tiziana Landoni sia una “pro-Pal”
ideologicamente schierata. Peccato che il manifesto dei giuristi a favore di Gaza
l’abbia firmato anche il pubblico ministero che ha disposto l’arresto del
giovane.
L’Associazione Nazionale Magistrati ha difeso l’operato del
Gip, stigmatizzando l’ennesimo attacco improprio del governo ad un potere che
deve mantenere l’indipendenza dall’Esecutivo, in un Paese civile.
Ma cosa avrebbe fatto Youssef Siher per meritare l’arresto?
Aprire due profili sulle reti sociali il 19 ottobre, cioè due giorni dopo le
manifestazioni del 17 ottobre? E’ sostenibile che si possa organizzare una
manifestazione dopo che sia avvenuta?
E quali erano i capi di imputazione? La frase più grave era
la seguente: “lo stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove,
Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a
questo presente infame”. Questo sarebbe il “fatto” considerato prova di “istigazione
a commettere delitti contro l’ordine pubblico”? E come sarebbe giustificata,
infine, l’aggravante di “terrorismo”?
Bisogna aggiungere che sono state utilizzate anche frasi
contenute nel computer di Siher, le quali, non essendo state pubblicizzate, non
potevano aver contribuito all’istigazione delle violenze. Ma poi, organizzare
una manifestazione anti-governativa consisterebbe automaticamente istigare alla
violenza? Dire che Giorgia Meloni se ne deve andare perché ha rovinato l’Italia
sarebbe un reato di “lesa Maestà”, perché la “donna, madre e cristiana” è stata
incoronata direttamente dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo?
Ma non è finita qui: dopo un po’ si scopre che Youssef Siher
non è proprio l’ultimo arrivato; è un giornalista, in quanto ha un profilo
anche sul sito dell’ISPI ed ha collaborato anche con “Il Fatto Quotidiano”.
Da tutta questa assurda vicenda si possono trarre alcune
conclusioni: il governo Meloni e i suoi accoliti, compresi “Il Giornale”, “La
Verità” e compagnia bella, cercano in tutti i modi di aizzare gli italiani uno
contro l’altro, per motivi di “permanenza al potere”. Vogliono rimanere sulle
loro poltrone, pur essendo totalmente incapaci di risolvere le problematiche
sollevate da chi protesta.
Come si permettano di ingerirsi in questioni che non sono di
loro competenza, non lo so: di fatto questo atteggiamento determina l’ennesimo
scontro di poteri, che non fa assolutamente bene alla Nazione. Questa signorina
e questi signori che la contornano forse farebbero meglio a fare ciò che gli
spetta: non la campagna elettorale in vista delle prossime elezioni, bensì
GOVERNARE.
E amministrare la cosa pubblica non significa alimentare le
divisioni e le contrapposizioni, o peggio ancora militarizzare il Paese per reprimere
le proteste, ma cercare di risolvere i problemi.
Le
manifestazioni del 17 ottobre hanno evidenziato problemi gravissimi: le scuole
italiane cadono a pezzi e fanno letteralmente acqua da tutte le parti, tanto
che molti Istituti devono essere chiusi quando piove; la sanità pubblica è
diventata inavvicinabile e bisogna aspettare mesi se non addirittura anni per
essere curati, tanto che molti sono costretti a rivolgersi alla sanità privata
(a pagamento); invece di destinare risorse ai problemi della gente il governo,
imperterrito, pensa a mandare armi e denaro all’Ucraina e accetta qualunque
diktat provenga dagli Stati Uniti e dall’U.E. in materia di dazi. Sembra che l’attuale
governo se ne infischi allegramente di ciò che pensa e vuole la popolazione
italiana.
Il ministro
Crosetto ha dichiarato, in un’intervista alla BBC diffusa il 18 ottobre 2026,
che “non si può cedere all’opinione pubblica quando tu ritieni che l’opinione
pubblica sia sbagliata” ed ha candidamente ammesso che, pur sapendo benissimo
che la stragrande maggioranza degli italiani è contro l’invio di denari e armi
a Zelensky, il governo ha mandato dodici pacchetti di “aiuti” a Kiev e ne sta
preparando il tredicesimo prima della fine dell’anno. Devono capire, i sudditi
ignoranti italiani, che è prioritario il sostegno all’Ucraina, Paese invaso dal
cattivo-cattivissimo Putin. Devono essere “rieducati”, perché non capiscono.
Qui il
paragone che mi salta alla mente non è tanto quello con il fascismo, bensì
quello con il comunismo. Era Stalin che pretendeva di sapere ciò che faceva
bene al popolo; erano i comunisti bolscevichi che avevano l’obiettivo di
rieducare coloro che non credevano nel socialismo scientifico e quindi
rimanevano nelle tenebre dell’oscurantismo medievale. Ed era Stalin che
procedette allo sterminio dei contadini piccoli proprietari, che si rifiutavano
di diventare parte integrante del sistema comunista con la collettivizzazione
forzata.
Ma cosa
intende fare il governo di fronte a queste proteste? Prendere in considerazione
le istanze dei manifestanti’ Per carità! Meloni e company parlano solo delle
violenze e dei danni, che peraltro si sono verificati solo a Milano, Torino e
Bologna, mentre a Bergamo, Firenze, Roma, Genova, Napoli, Bari, Lecce, Palermo,
le manifestazioni sono state pacifiche. Erano state indette dal movimento “Italia
in piazza” in 13 città, ma per il governo Meloni esiste solo Milano. E vogliamo
parlare delle proteste degli autotrasportatori, estese a tutto il Meridione,
che sono state prese in considerazione dai grandi mezzi di comunicazione solo
quando i manifestanti hanno bloccato l’A1?
Anche
questa è una questione da considerare: se le manifestazioni sono completamente
pacifiche, i mass-media, proni agli interessi di regime, o non ne parlano
proprio o ne sminuiscono enormemente la portata, diminuendo artatamente il
numero dei partecipanti.
E qual è la
risposta del governo? Parlare esclusivamente delle violenze, criminalizzare
tutti i manifestanti, in modo da poter emanare l’ennesimo decreto-sicurezza,
per reprimere le proteste e mettere in galera il numero più alto di persone!
Nei
confronti degli autotrasportatori il governo Meloni ha adottato una linea durissima,
definendo i blocchi stradali illegali e attivando le forze dell’ordine per
identificare i manifestanti e rimuovere i presidi. Le misure repressive sono
state le identificazioni di massa (oltre 1.300 soggetti controllati), le
denunce penali (71 casi) e le sanzioni amministrative (242 casi), con il
rischio di pene detentive per chi ostacola la circolazione. Per contrastare le
proteste, il Viminale ha disposto la scorta armata di circa 500 mezzi di
trasporto che desiderano lavorare, per garantire il flusso di merci in aree
critiche come la Campania. Manco fossimo in guerra!
Nel
decreto sicurezza immediatamente varato (in questi casi il governo è
efficientissimo) è stato introdotto il reato di partecipazione violenta a
manifestazioni, punibile fino a cinque anni di reclusione e si sta valutando la
precettazione dei conducenti da parte del Garante degli scioperi se i blocchi
non verranno rimossi.
Ma nel delirio di onnipotenza che
contraddistingue sempre più questo governo, il ministro della giustizia Nordio poi
si è spinto ancora più avanti: siccome ci sono stati molti ragazzi di età
inferiore ai 18 anni, nelle manifestazioni studentesche del 17 ottobre, ha
parlato di aprire una sezione, all’interno delle carceri per adulti, per i
minorenni arrestati.
A questo punto vorrei aprire una
parentesi, per capire di cosa stiamo parlando e dare un po’ di numeri. Il 17
ottobre sono stati arrestati, a Milano, 11 minorenni, tra cui un ragazzo di 11
anni (uno). Tra il 17 e 18 ottobre, il totale dei minorenni arrestati è salito
a 35, di cui la maggior parte incensurata e nella fascia dai 15 ai 16 anni.
Quelli arrestati sono una minima parte dei ragazzi accompagnati in questura,
che sono stati 220, su un totale di 271 persone. Ciò per Milano: nelle altre
due città nelle quali si sono verificati scontri, Bologna e Torino, i numeri
sono inferiori: 5 minorenni arrestati a Bologna e 3 a Torino.
Ora, io capisco che l’attuale
governo Meloni sia spaventato dalla crescita del consenso a Vannacci e voglia
superarlo in fermezza e velocità nella repressione degli scontri, ma approvare
un atto avente valore di legge per quattro gatti che hanno rotto alcune vetrine
in una manifestazione di protesta mi sembra tutto fuorché giuridico, oltre che
poco assennato. Un governo non dovrebbe agire solo per l’emergenza e cavalcare
l’onda del risentimento di quella parte della popolazione che non risente della
crisi e guarda solo gli interessi dei ricchi. Un governo dovrebbe amministrare
il Paese e prima di tutto cercare di risolvere i problemi della gente e non
avere come obiettivo principale (se non l’unico) la repressione degli atti
vandalici.
Il ministro della giustizia
Nordio poi si è spinto ancora più avanti: siccome nelle manifestazioni del 17
ottobre ci sono stati molti ragazzi di età inferiore ai 18 anni, ha parlato di
aprire una sezione, all’interno delle carceri per adulti, per i minorenni
arrestati.
Forse il ministro Nordio non è
mai entrato in un carcere e non conosce la differenza tra un carcere minorile e
uno per adulti: io ho fatto per anni il volontario a San Vittore e conosco la
situazione del carcere minorile Beccaria e vi assicuro che c’è un’abisso tra i
due Istituti. Anzitutto il numero dei detenuti: al Beccaria, attualmente, sono
presenti 56 detenuti, a fronte di 57 posti disponibili. La struttura ospita 35
minorenni e 21 giovani adulti (tra i 18 e i 25 anni, in quanto adesso si può
rimanere al Beccaria fino ai 25 anni). Se poi vogliamo parlare di nazionalità,
dobbiamo dire che vi sono 27 italiani e 29 stranieri (principalmente tunisini,
egiziani e marocchini), per cui non si può neanche sostenere che delinquano
solo gli stranieri. Ma soprattutto, caro ministro Nordio, ci sarà una ragione
per cui la normativa è cambiata, permettendo ai minori di rimanere nel carcere
minorile anche se diventati maggiorenni, no? E magari uno, soprattutto se fa il
ministro della giustizia, potrebbe chiedersi come mai tale possibilità è stata
estesa prima ai 21 e ora ai 25 anni?
Una
risposta potrebbe essere: perché le condizioni nelle carceri per adulti sono un
attimino più pesanti. Tanto per cominciare i detenuti a San Vittore sono 1.160,
a fronte di una capienza di circa 700-740 posti e quindi il tasso di affollamento
supera il 200%. Di conseguenza le celle spesso ospitano più persone di quelle
che consentirebbe lo spazio, soprattutto per i detenuti in attesa di giudizio.
Io ho visto i letti a castello tripli, che non avevo mai visto, sia da un lato
che dall’altro della cella e con il cesso in fondo, che doveva bastare per
tutti e sei i detenuti della cella, peraltro era stretta e lunga come una
stanza di una bettola di quarta categoria. Le celle sono infestate da cimici
del letto e da altri parassiti; nel 2025 due celle sono state chiuse per
infestazione; nel 2026 decine di segnalazioni confermano la persistenza del
problema. I servizi igienici delle celle sono coperti di muffa, privi di
copertura della tazza e di cassa di scarico. I detenuti sono costretti ad
utilizzare un tubo di fortuna attaccato al lavandino. In alcuni reparti si
verificano allagamenti che obbligano i reclusi a vivere nell’umidità. A volte
manda l’acqua corrente per l’igiene personale. Non ci sono impianti di
climatizzazione e d’estate la temperatura supera i 40 gradi, soprattutto negli
ultimi piani. Le finestre schermate impediscono il ricircolo dell’aria. Celle pensate
per due persone ne ospitano fino a otto e oltre il 60% dei detenuti è in regime
di “custodia chiusa”, per cui deve rimanere in cella 22 ore al giorno (ci sono
due ore d’aria).
Ma non è
finita qui: nel 2026 il DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) ha
vietato l’uso dei frigoriferi nelle celle, limitandoli agli spazi comuni; l’Istituto
è vetusto (San Vittore è il classico carcere ottocentesco con una forma a
raggiera) e in alcuni reparti (CAR – Celle ad Alto Rischio suicidio - , lato B)
presenta problemi strutturali. Infine nell’ultimo anno si sono verificati due
incendi devastanti, che hanno aggravato la situazione.
Quello
che poi nessuno dice è che i detenuti “anziani” sono molto più incattiviti dei
giovani e quindi diciamo che le violenze, anche sessuali, all’interno del
carcere “per adulti” sono all’ordine del giorno. Come sono frequenti i suicidi,
soprattutto nei primi giorni di detenzione, per il trauma che provoca la
situazione assurda nella quale uno si viene a trovare.
E si badi
bene che San Vittore viene presentato come un carcere modello, tra quelli
italiani!
Saputo tutto
questo, caro ministro Nordio, lei insisterebbe a far entrare i minorenni in un
carcere per adulti?
Ho insegnato per quasi quarant’anni nelle scuole statali italiane: i primi cinque anni Religione cattolica, i rimanenti trentacinque diritto ed economia politica, sempre in Istituti superiori, tecnici commerciali e industriali. Credo di aver passato un po’ tutta la città metropolitana di Milano e oltre, essendo stato docente al Falcone-Righi di Corsico, all’Alessandrini di Abbiategrasso, all’Ettore Conti e al Curie/Sraffa di Milano, solo per citare le scuole nelle quali ho lavorato di più.
Paradossalmente ho imparato più l’economia politica, in quanto ho dovuto studiarmela da solo volta per volta e non c’è modo di imparare più efficace di quello di dover insegnare ad altri una materia, in quanto uno è costretto a capire veramente le questioni e a comunicarle in maniera semplice e chiara. Per questo l’unico libro che ho scritto, almeno per adesso, è un testo di economia politica per terza e quarta ragioneria, edito dalla Le Monnier nel lontano 2005, che avevo scritto con la collaborazione di una collega ed amica, Marilena Cinti. Il testo aveva avuto inizialmente un grande successo, poi man mano questo successo è andato diminuendo, forse perché il libro non era “enciclopedico” ma presupponeva un docente che spiegasse gli argomenti in classe e non si limitasse ad assegnare le pagine da studiare agli alunni.
Comunque l’insegnamento non è mai stata la mia unica occupazione: l’altra mia passione è sempre stata il canto: ho iniziato a cantare in un coro polifonico della parrocchia San Protaso da quando avevo vent’anni e tutt’ora canto la musica sacra; poi dal 2009 ho cominciato a cantare l’opera, nella Corale Lirica Ambrosiana, imparando una quindicina di opere come corista (baritono). Sono stato per sei anni nel Coro Sinfonico della Verdi di Milano, e adesso canto su richiesta in singole produzioni.
Mi sono sempre occupato di attualità: ero famoso nelle scuole perché invitavo personaggi di spicco e di spessore intellettuale, controcorrente rispetto all’andazzo dominante di sinistra: a Corsico Magdi Cristiano Allam, al Curie/Sraffa Giorgio Bianchi e Moni Ovadia, per citare i più significativi.
Per la mia posizione controcorrente sono stato violentemente attaccato da quasi tutti i presidi nei quali mi sono imbattuto: il preside Liborio Scillia dell’Alessandrini di Corsico cercò in tutti i modi di sanzionarmi perché avevo denunciato l’autogestione, che impediva a chi voleva di far lezione, già nel 1995, appena arrivato ad Abbiategrasso; da allora tutti i presidi, che si sentono immediatamente quando un “reprobo” capita nel loro Istituto, mi hanno perseguitato. Il preside Dario Manzo del Falcone di Corsico, iscritto alla CGIL e attivista del Partito Democratico, riuscì ad aprire contro di me ben 9 (nove) procedimenti disciplinari nel giro di sei anni: un primato che credo sia difficile da superare, soprattutto in un mondo nel quale la stragrande maggioranza della gente cerca solo di non avere problemi. Ma il bello arrivò dopo: la preside Maria Vittoria Amantea, succeduta a Dario Manzo, mi denunciò penalmente perché avevo criticato il Corano durante una delle mie lezioni. La cosa durò cinque anni, risolvendosi in una assoluzione completa. Sorte diversa ebbe invece la segnalazione per aver criticato la Shoa’, sostenendo che il numero di 6.000.000 di morti ebrei fosse enormemente gonfiato. Lì la questione non fu penale bensì amministrativa, e ho avuto l’onore di essere sospeso in via cautelativa nientepopodimeno che dallo stesso Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Valditara. Il quale, senza neanche sentirela mia versione, cedette totalmente alle affermazioni di Enrico Mentana e soci, che mi dipinsero come “negazionista” e fece scattare il provvedimento in un batter d’occhio. Io impugnai il provvedimento ma in questo caso perdetti la causa, sia in primo che in secondo grado e addirittura in Cassazione. Posso asserire, in seguito a tali vicende, di essere stato perseguitato esclusivamente per espressioni del pensiero e mai per problemi didattici.