giovedì 16 luglio 2026
IL CASO ROGGERO
mercoledì 15 luglio 2026
I LEFEBVRIANI PRESENTANO RICORSO CONTRO LO SCISMA
Colpo di scena: la Fraternità sacerdotale San Pio
X ha presentato un ricorso preliminare contro la scomunica ricevuta il 2 luglio
2026. L’istanza è stata depositata presso il Dicastero per la Dottrina della
Fede, l’organismo che ha emesso formalmente l’atto, l’11 luglio 2026, in
conformità al Codice di Diritto Canonico. Infatti il canone 1734 stabilisce che
chi voglia chiedere la sospensione dell’esecuzione della sanzione debba
chiedere per iscritto la revoca o la correzione del decreto al suo autore, e
debba farlo entro il termine perentorio di dieci giorni; ma tali condizioni
sono state rispettate dalla Fraternità e quindi il ricorso è valido.
Quali sono i suoi effetti? Anzitutto la sospensiva
dell’esecuzione del decreto di scomunica, in attesa di una valutazione nel
merito della questione. Il ricorso si basa sul canone 1353, il quale stabilisce
come l’appello contro decreti che infliggono sanzioni li sospenda
immediatamente. Per tale motivo da adesso in poi, fino a quando la questione
non venga risolta, la scomunica non produce effetti.
Inoltre deve essere esaminata la richiesta, da
parte della Fraternità, di ottenere la rettifica di tale provvedimento,
considerato dai lefebvriani un atto amministrativo lesivo.
Bisogna aggiungere la sospensione degli effetti è
puramente procedurale, cioè finché dura il ricorso, e non pregiudica l’esito
conclusivo. Detto in parole semplici, la Fraternità ha ottenuto solo di fermare
le ostilità ma non ha avuto la vittoria finale.
Tale decisione viene definita una “mossa
strategica”, da parte di una realtà ecclesiale che ha sempre contestato la
legittimità del Codice di Diritto canonico e considerato dal lefebvriani
intriso di errori dottrinali. E’ paradossale che adesso la Fraternità si
appelli proprio a quel Codice per chiedere l’annullamento di una sanzione.
Nel 1988, quando avvenne la scomunica, da parte di
Papa Giovanni Paolo II, dei vescovi nominati senza mandato pontificio da
Monsignor Marcel Lefebvre, non fu presentato alcun appello da parte della
Fraternità San Pio X.
C’è un’altra questione importante da chiarire: se
l’atto sia da qualificare come semplice disobbedienza disciplinare oppure come “delitto
di scisma”; nel primoevitare la rottura totale caso infatti sarebbe meno grave
e si potrebbe arrivare ad una composizione delle divergenze; nel secondo
sarebbe molto più difficile.
Il punto è che il Vaticano lo ha definito come
scisma vero e proprio, in quanto rifiuto pratico del primato del Papa, e ha
esteso le conseguenze della scomunica, in una certa misura, anche ai fedeli che
aderiscono formalmente e coscientemente alla Fraternità.
Come finirà? E’ quasi certo che il ricorso non
sarà accolto, ma sicuramente questa mossa della Fraternità San Pio X è nell’ottica
di mantenere un rapporto con la Santa Sede e quindi, a mio parere, va vista
come un tentativo di evitare la rottura totale con Roma.
Magari, più che non per vie legali, potrebbe
esserci una riconciliazione, ma questa richiederebbe un pentimento e
soprattutto il riconoscimento dell’autorità del Papa regnante, cosa che la
Fraternità San Pio X non sembra intenzionata a fare.
Forse la presentazione del ricorso è più in vista
di una dilazione nel tempo dell’atto del Dicastero per la Dottrina della Fede
ed è stato fatto più per proteggere i sacerdoti e soprattutto i fedeli aderenti
alla Comunità
Esso appare più come una manovra interna che come
un atto volto ad ottenere effettivamente l’annullamento della scomunica.
prof. Pietro Marinelli
venerdì 10 luglio 2026
LUCIA DI LAMMERMOOR DI NUOVO IN SCALA
9 luglio 2026
Torna al teatro alla Scala un titolo celeberrimo del cigno di Bergamo Gaetano Donizetti.
Arrivati alla quinta recita, si percepisce che lo spettacolo è più che consolidato in tutte le sue parti.
Prima di commentare l'aspetto registico c'è da onorare fasti e plausi all'orchestra e di conseguenza alla efficientissima bacchetta della Maestra Speranza Scappucci che dimostra di aver studiato approfonditamente la musica di Donizetti ridonando tutte le sfumature sonore dovute dalla partitura.
Parlando ora della regia di Yannis Kokkos e ripresa da Marco Monzini, essa non disturba e non influisce negativamente sulla resa musicale e scenica nonostante la modernizzazione.
Dominano le tinte cupe e il rosso sangue di cui si macchierà la protagonista, unico personaggio vestito di bianco quasi a simboleggiarne il ruolo di olocausto, di vittima sacrificale.
Le luci, di Vinicio Cheli, e i video di Eric Duranteau ben si sposano e avvolgono le scene. Di disarmante semplicità ed efficacia la scena della tempesta a inizio del terzo atto.
Passando al cast il reparto maschile, tolto Michele Pertusi, non brilla ahimè né per vocalità né per interpretazione.
Il lord Enrico Ashton cantato da Boris Pinkasovich dovrebbe essere spietato, algido ed egoista ma risulta solo piatto e con un estensione vocale più da tenore "corto" che da vero baritono.
Edgardo, interpretato da Piero Pretti, ha una buona lama ma non sembra poter dare più di tanto in volume.
Per assurdo più penetrante e generoso il breve intervento del Lord Arturo di Leonardo Cortellazzi.
Unico vero basso bronzeo ed espressivo rimane Raimondo, interpretato magistralmente da Michele Pertusi.
Rimane ancora più opaco degli altri uomini del cast la voce poco profonda e poco proiettata di Paolo Antognetti nel ruolo comprimario di Normanno.
Vero astro luminoso della serata Rosa Feola che interpreta Lucia in maniera quasi disumana! Non ci si capacita di come alla quinta recita abbia ancora tutta la forza e lo struggimento necessario per esprimere con una solidità tecnica e interpretativa invidiabile tutte le sfumature e tutte le agilità richieste da Donizetti.
Altro grande protagonista il coro, diretto dal Maestro Alberto Malazzi. Preciso quasi sempre, a parte un piccolo scivolamento sulla stretta finale nel secondo coro del primo atto.
Nonostante questa piccola sbavatura per il resto dello spettacolo il coro porta un suono compatto e potente.
Sempre sulla bacchetta della Scappucci, malgrado si riconosca il puntuale e approfondito studio della partitura, c'è da notare che ogni tanto i "crescendo" dell'orchestra e i "forte/fortissimo" fagocitano coro e solisti.
Nel complesso si può dire che lo spettacolo funzioni e sia ben studiato.
Bisogna però anche ammettere che, pur rimanendo questo equilibrio tra regia e momento musicale, in generale lo spettacolo risulta opaco e senza la naturale e densissima energia tragica tipica dell'opera.
Veri protagonisti a reggere le sorti dello spettacolo (i "salvatori dell'opera"), il coro e la magnifica Rosa Feola.
Voto 7.5/10
Elvis Zini
giovedì 9 luglio 2026
CRONACA DI UNO SCISMA ANNUNCIATO
La Fraternità sacerdotale San Pio X, il 1° luglio 2026, ha consacrato quattro vescovi, senza mandato pontificio, ad Econe, in Svizzera. Più precisamente, i due vescovi, il consacrante Alfonso de Galarreta e il co-consacrante Bernard Fellay hanno proceduto, senza mandato pontificio, alla consacrazione di quattro vescovi, don Pascal Schreiber (svizzero), don Michael Goldade (statunitense), don Michel Poinsinet de Sivry (francese), don Marc Hanappier (francese).
A seguito di ciò sono incorsi “ipso facto” (automaticamente)
nella scomunica “latae sententiae”, che viene comminata per la semplice
commissione del fatto. Il giorno dopo, 2 luglio 2026, il cardinale Victor
Manuel Fernandez, Prefetto del Dicastero della Dottrina della Fede ha firmato
un decreto, dichiarando che l’atto è di “natura scismatica” in quanto eseguito
senza mandato pontificio e contro la volontà del Papa. Sono stati direttamente
colpiti dalla scomunica i due vescovi consacranti e i quattro nuovi vescovi
ordinati, ma le conseguenze della scomunica sono state estese all’intera
Fraternità.
Il decreto del 2 luglio fa rientrare nella
scomunica anche i ministri sacri (i sacerdoti) che aderiscono alla Fraternità;
afferma che sono illeciti i sacramenti da loro amministrati (in particolare, il
matrimonio e la penitenza sono invalidi). Non sono invece automaticamente
scomunicati i fedeli laici, ma solo quelli che aderiscono formalmente alla
Fraternità con piena consapevolezza e deliberato consenso. Allo stesso modo i partecipanti
occasionali non sono automaticamente scomunicati.
I fedeli sono invitati ad astenersi dalle
celebrazioni della Fraternità e viene previsto un percorso per ritornare nella
piena comunione con la Chiesa Cattolica.
Questo sono gli ultimi fatti, nudi e crudi;
vediamo di “contestualizzarli”, come si dice in gergo scolastico.
La Fraternità sacerdotale San Pio X fu fondata da
monsignor Marcel Lefebvre nel 1970 a Friburgo, in Svizzera; il suo attuale Superiore
generale è don Davide Pagliarani, italiano. Secondo le ultime stime, in questo
momento, della Fraternità fanno parte sei vescovi, 729 sacerdoti, 145 fratelli
professi, 250 suore oblate, 268 seminaristi. Il numero dei fedeli che
aderiscono alla Fraternità non è facile da calcolare, ma è molto probabile che
si aggiri, in tutto il mondo, sulle 600.000 unità, piuttosto che sul milione
sbandierato dai giornalisti conservatori sostenitori del lefebvriani. Per una
realtà ecclesiale come la Chiesa cattolica, che si aggira sul miliardo e
quattrocento milioni di fedeli, oltre 400.000 sacerdoti e 5.430 vescovi, si
potrebbe parlare di una “scheggia impazzita” da non prendere neanche in considerazione.
Il problema consiste nell’ordinazione dei vescovi, che assicurano la continuità
apostolica, cioè il legame diretto con i discepoli di Gesù Cristo.
E, se dobbiamo proprio dirla tutta, il problema
era interno alla Fraternità San Pio X, in quanto, a seguito della morte di
monsignor Bernard Tissier de Mallerais, avvenuta l’8 ottobre 2024, si poneva la
“questione della continuità dell’opera della Fraternità, che ormai conta solo
due vescovi”, come dichiarò il Superiore generale don Pagliarani. Il quale, il
2 febbraio 2026, sentito il parere unanime del suo Consiglio, comunicò che il
1° luglio la Fraternità avrebbe proceduto a nuove consacrazioni episcopali. E
lo scrisse in una lettera a Fernandez il 18 febbraio.
Il Dicastero per la dottrina della fede, il 13
maggio, con una nota, ricordò che le ordinazioni episcopali senza mandato
pontificio avrebbero costituito un “atto scismatico”, con conseguente
scomunica.
Il 26 maggio la Fraternità sacerdotale San Pio X
annunciò i nominativi dei quattro futuri vescovi.
Il 29 giugno Papa Leone scrive una lettera al
Superiore generale della Fraternità, chiedendogli di rinunciare alle
consacrazioni.
Già da queste date si può notare una differenza di
atteggiamento: la Chiesa cattolica appare più prudente e più lenta ad adottare
provvedimenti, mentre la Fraternità San Pio X sembra più decisa ad attuare
immediatamente i propri obiettivi.
Se poi riandiamo alla storia pregressa, dobbiamo
dire che Lefebvre fu sospeso “a divinis” da Papa Paolo VI nel 1976 e che
Giovanni Paolo II scomunicò il 30 giugno 1988 i quattro vescovi ordinati dalla
Fraternità senza mandato pontificio, oltre allo stesso Lefebvre.
Si dirà: ma la scomunica fu ritirata da Papa Benedetto
XIV il 21 gennaio 2009! Sì, è vero, ma tale revoca non comportò automaticamente
la piena comunione canonica, in quanto la Fraternità rimaneva priva di status
giuridico e i vescovi continuavano ad essere sospesi “a divinis”. Poi alcuni
osservano che questa volta la scomunica è stata più dura della precedente,
quella adottata da Giovanni Paolo II, che si riferiva solo ai vescovi. Questo è
vero, in quanto ne rimangono coinvolti tutti i sacerdoti aderenti alla
Fraternità e anche i fedeli laici che aderiscono pienamente e consapevolmente
alla Fraternità. Diciamo che forse se la sono un attimino “cercata”, come si
suol dire, i membri di questa comunità, che non ha voluto in alcun modo
accettare un dialogo con la Santa Sede.
Il mio parere personale è che la Chiesa avrebbe
bisogno di ben altro che di un nuovo scisma; avrebbe bisogno di maggior unità,
che non significa appiattimento o tradimento delle proprie radici, ma confronto
sereno e soprattutto costruttivo. Non fa certo bene al Corpo di Cristo subire
un’altra lacerazione, da parte poi di gente che si professa cattolica. Ma si
può essere cattolici e non seguire il Papa? Che senso ha riconoscere in
astratto l’autorità di Leone XIV e poi ignorare il suo esplicito divieto di
procedere alle consacrazioni episcopali senza il mandato pontificio? Eppure
questo è ciò che ha fatto la Fraternità di Lefebvre.
Ma ancora più radicalmente, cos’è la Tradizione
cattolica? E’ uno schema fisso e immutabile oppure è una realtà viva e
dinamica? E chi ha il compito di interpretarla, per renderla più comprensibile?
giovedì 2 luglio 2026
LIBERIAMO L'INFORMAZIONE
C'è un grosso problema, in Italia, che condiziona un po' tutto: i mezzi d'informazione non si sostengono con le proprie forze economiche, ma hanno finanziamenti pubblici. Ciò li rende dipendenti dal potere in una maniera un attimino esagerata: per fare solo un esempio, nel nostro Paese un deputato, peraltro famoso per il suo assenteismo in Parlamento, controlla tre quotidiani nazionali di una certa tiratura. La famiglia Angelucci ha la proprietà de "Il Giornale", "Il Tempo" e "Libero". Ma questa è solo la "punta dell'iceberg" di un sistema che vede la quasi totalità della stampa aver bisogno assoluto del denaro pubblico per poter sopravvivere.
E cosa determina questo? Che l'informazione viene completamente appiattita sui "diktat" del potere, senza alcuna possibilità di voci critiche o di analisi oggettive. Basti pensare alla demonizzazione della Russia in questi ultimi quattro anni e mezzo, che ha portato a dare armi e mezzi finanziari all'Ucraina in un modo che sarebbe stato dichiarato incostituzionale fino a poco prima. Basti pensare alla mancanza totale di sanzioni ad Israele, ai voti contrari dell'Italia in tal senso e alla continua spedizioni di armamenti ad una Nazione che li utilizza per sterminare impunemente popolazioni intere, da Gaza alla Cisgiordania, al Libano, etc.
Se ci fosse un'informazione corretta il governo italiano avrebbe dovuto prendere posizione in maniera chiara contro le sistematiche violazioni del diritto internazionale operate dallo Stato ebraico; invece la maggioranza della popolazione italiana è "inebetita" dall'informazione che va per la maggiore, che riesce a riempire telegiornali e pagine intere di quotidiani della questione Garlasco anche a distanza di decenni (l'uccisione di Chiara Poggi avvenne il 13 agosto 2007).
Come mai tale controllo dell'informazione? Perché il vero spauracchio, la cosa che più atterrisce i potenti nostrani ed europei, è che la gente prenda coscienza della realtà e si muova. Ciò che veramente spaventa è la possibilità che il popolo si unisca e si mobiliti, come è avvenuto in tempi recentissimi in diversi Paesi con la cosiddetta "Generazione Z".
Che cosa possiamo fare, allora, noi poveri tapini, cittadini qualunque? Possiamo anzitutto cercare di rendere più libera l'informazione nostrana, togliendo il finanziamento pubblico ai giornali, quello che è stato definito "reddito di giornalanza". Diverse organizzazioni, tra cui l'Associazione Schierarsi di Alessandro Di Battista, hanno promosso questa iniziativa. C'è ancora tempo per firmare: per proporre il referendum occorre raggiungerne 500.000 e al momento sono circa 220.000.
Basta soldi ai giornali - Referendum e iniziative popolari.
https://www.bastasoldiaigiornali.it https://www.associazioneschierarsi.it
venerdì 26 giugno 2026
A LI MORTACCI SUA
domenica 21 giugno 2026
AVEVO BISOGNO DI UN PO' DI SANO ORGOGLIO NAZIONALE
Questa la frase pronunciata da Giorgia Meloni a Telefriuli, durante la visita a sorpresa a Gemona al raduno degli alpini del Triveneto. E ha aggiunto: “e, se non si trova qui, non so dove altro lo si possa trovare”.
Ahimé, stavolta devo proprio dare ragione al
presidente del consiglio in carica: gli alpini sono tra i pochi che abbiano
mantenuto un “sano orgoglio nazionale”. Peccato che la sua stessa affermazione
si ritorca immediatamente contro di lei, che di “orgoglio nazionale” ne ha
sempre di meno, tanto da doverne fare rifornimento in un raduno di reduci che
hanno dato tanto alla Patria.
Sarebbe stata una manifestazione di “orgoglio
nazionale” il patetico “scontro” con Trump, nel quale la suddetta ha accettato,
come sempre, di essere trattata come una servetta? Donald è arrabbiato con lei
perché non è riuscito ad utilizzare l’Italia come trampolino di lancio per la
guerra in Iran? Ma se non è stata lei a decidere, bensì il presidente
Mattarella, che ha convocato lo Stato Maggiore per scongiurare l’intervento
diretto dell’Italia in questo folle conflitto?
Sarebbe stata una manifestazione di "orgoglio nazionale" l'accettazione senza fiatare dei dazi, dell'aumento della spesa militare al 5% del PIL, l'accollarsi l'ennesimo invio di armi a Zelensky, perché Donald non vuole più saperne? E' una manifestazione di "orgoglio nazionale" non aver mai preso chiaramente posizione contro lo sterminio che Netanyahu e Ben Gvir stanno facendo a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, anzi l'aver sempre votato contro le sanzioni ad Israele e permettere che i soldati israeliani vengano a trastullarsi in Sardegna?
La Giorgia nazionale, comunque, non si scompone
per così poco: è abituata a dire tutto e il contrario di tutto a seconda delle
circostanze e delle persone a cui si rivolge. Infatti subito dopo ha ribadito
che lei vuole rispettare gli accordi per il mantenimento delle basi
statunitensi.
Ma qualcuno le ha spiegato che in realtà più che
di “accordi” sarebbe meglio parlare di “imposizioni”? Che l’esercito italiano
ha dato la resa incondizionata a quello degli Stati Uniti, il 3 settembre 1943,
a Cassibile? Che poi è stata ratificata l'8 settembre 1943, quello che solo l'ineffabile Sergio Mattarella ha definito un "riscatto", mentre è stato un cedimento totale? Infatti, come può essere chiamato un “accordo” una resa incondizionata?
Qualcuno ha detto alla Meloni che le basi statunitensi in Italia costano ai
contribuenti italiani dai 150 ai 200 milioni di euro all’anno?
Cara Giorgia, anche noi avremmo bisogno di un po' di "sano orgoglio nazionale".
Ma da parte tua.
prof. Pietro Marinelli
IL CASO ROGGERO
Il ministro della giustizia Carlo Nordio ha chiesto la grazia per Mario Roggero al presidente della Repubblica, il quale ha risposto che l...
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