Siete tutti invitati il 18 aprile 2026 alle ore 18.00 (facile da ricordare!) presso la sede dell'Associazione Crisalide, in via Dalmine 11, a Baggio, ad un concerto di canti alpini della nostra storia, sia della prima che della seconda guerra mondiale. Canterà il Coro degli universitari della Cattolica, nato nell'ambito del movimento di Comunione e Liberazione.
Maurizio della Crisalide mi ricorda che, per motivi organizzativi, è necessaria la prenotazione, peraltro gratuita.
Sono stato invitato a partecipare ad un convegno
di “Forza del popolo” (FdP), una nuova formazione politica nata nell’ambito del
“dissenso” ai tempi delle restrizioni COVID e che mi sembra una delle realtà
più interessanti in questo momento di grande confusione, a tutti i livelli,
nella vita sociale.
Anzitutto devo premettere che ne sono venuto a
conoscenza tramite una persona che conosco da tempo e che me ne ha parlato
bene. Questa persona poi mi ha girato il contatto di una responsabile, alla
quale ho telefonato. Durante la chiamata mi ha spiegato, onde evitare equivoci,
la posizione di Forza del Popolo: NO VAX, NO EURO e NO WAR. Io ho
risposto, senza scompormi: “Sono anche NO NATO, se è per quello”. Poi mi ha
invitato a partecipare al Convegno a Villa di Serio, al quale sono andato, il
29 marzo 2026.
Questa premessa mi sembra importante, perché in un
mondo di rapporti sempre più “virtuali”, diventa decisivo il contatto personale
e la conoscenza “fisica” di quelli con cui si vuol lavorare. Bisogna vedersi,
incontrarsi, confrontarsi, per poter effettivamente collaborare insieme.
E così ho deciso di andare a questo Convegno,
approfittando di un passaggio in macchina di un aderente a FdP; siamo arrivati
verso le 11.30, per dare una mano alla preparazione dell’incontro, e così
abbiamo potuto andare a mangiare qualcosa insieme a pranzo. Anche questa
“convivialità” è molto nelle mie corde, poiché seguo Uno che ha cominciato
tutto con una Cena, nella quale ha deciso di continuare la sua Presenza
nell’unità di quelli che lo seguivano.
Questo era un Convegno Regionale della Lombardia;
è iniziato con un discorso introduttivo del presidente, Pino Giuseppe Paolone,
che ha esordito evidenziando come in questa situazione di politica
internazionale ci troviamo in balìa di due folli, che hanno cominciato una
guerra in Iran e ora stanno cercando di eliminare tutte le fonti energetiche.
Parlando poi dell’attività del partito, ha messo
l’accento soprattutto sul programma e sulle proposte, dicendo che stanno predisponendo
alcune proposte di legge, come quella sullo “stipendio genitoriale”, che
sarebbe corrisposto anche ai genitori separati, nell’interesse dei figli, e di
una proposta di sussidio per le ragazze-madri.
La “bandiera” del partito deve essere il miglioramento
delle condizioni per tutti, ha continuato Paolone: non competizione ma
collaborazione, in quanto la singola persona da sola non riesce a concludere
nulla. In questo senso ha detto che uno degli obiettivi di FdP è quello di mobilitare
la gente, organizzando incontri nei quali chiunque possa portare la sua
esperienza, le proprie osservazioni, le proprie richieste, in modo che ciascuno
possa essere protagonista nella vita di tutti.
Anche gli altri interventi hanno sottolineato come
sia importante che ciascuno si impegni personalmente, senza aspettare l’arrivo
di un “Messia” che dall’alto rimetta tutte le cose a posto, e si coinvolga in
un’attività concreta.
Tra gli altri relatori l’avv. Davide Felice ha
ricordato che la Lombardia, con le sue 12 province e il suoi 10 milioni di
abitanti, rappresenta il 17 per cento dell’Italia. Con il suo PIL di 490
miliardi di euro è la seconda area economica più importante d’Europa, dopo l’Ile
de France, l’area di Parigi e dintorni. In vista delle elezioni regionali del
2028, Felice ha individuato le firme e i candidati necessari per ottenere dei
consiglieri.
Maria Rosa Rancati ha parlato dell’organizzazione
interna del partito, strutturato in Apb (Associazioni politiche di base), i cui
presidenti si coordinano in un gruppo. Poi c’è l’assemblea nazionale dei delegati
che individua le indicazioni che saranno discusse poi l’assemblea generale di
tutti i tesserati, vero organo decisionale del partito Forza del Popolo.
Come esempio di concretezza, la Rancati ha citato
poi l’apertura di alcuni CAF, come quello da lei gestito a Codogno, che si
presentano come FdP.
prof. Pietro Marinelli
per maggiori informazioni sì può andare sul sito www.forzadelpopolo.org
Anche questa volta non avrei voluto scrivere nulla
sul risultato del referendum, ma siccome vedo e sento parlare e straparlare
quasi tutti, che dicono cose che non c’entrano nulla o che sono dette “ad arte”
per strumentalizzare questo risultato, ho deciso di intervenire anch’io.
Prima di tutto vorrei esaminare i dati, perché
trovo che sia sano partire dalla realtà e non da una propria posizione
preconcetta.
Il risultato di questo referendum del 22 e 23
marzo 2026 è chiaro: su 27 milioni di votanti, il 53,74 ha votato NO (quasi 15
milioni di votanti) e il 46,26 ha votato SI (13,2 milioni di votanti). L’affluenza
è stata molto alta (58,9 per cento degli aventi diritto al voto), maggiore di
quella registrata rispetto a quella del 2020 (più sette punti percentuali.
Il responso delle urne, che si calcola su base
nazionale, direi che non può essere messo in discussione, essendo il divario
tra il NO e il SI’ di ben 7,48 punti percentuali. Le Regioni nella quali ha
prevalso il SI’ sono: Lombardia, Veneto e Friuli, mentre in tutte le altre
diciassette Regioni ha prevalso il NO e in alcune ha stravinto (Emilia-Romagna,
Toscana, Campania). In tutte le grandi città, (anche Milano e Torino) sia del
sud che del nord, ha prevalso il NO, mentre il SI’ prevale nei piccoli centri
inferiori a 10.000 abitanti.
Se poi analizziamo il voto per fasce d’età vediamo
che i giovani dai 18 ai 38 anni hanno votato NO (anzi, i giovanissimi lo hanno
stravotato), mentre quelli di mezza età hanno votato NO di stretta misura e
quelli di più di 55 anni hanno preferito il SI’.
Che dire a questo riguardo? Quali possono essere
le motivazioni che hanno spinto così tanta gente a votare NO a questa riforma?
Che hanno indotto a votare anche milioni di persone che non si erano recate a
votare per le ultime elezioni europee.
Posto che come al solito i cosiddetti sondaggisti
hanno sbagliato tutte le previsioni, sia quella che non si aspettava un’affluenza
così massiccia sia quella che aveva dato per vincente il SI’ se l’affluenza
fosse stata del 56% o superiore, vediamo di capirci qualcosa.
Io non credo che sia stato determinante il voto
specifico al contenuto della riforma, che riguardava una questione molto
tecnica e difficile da capire: ma questo vale sia per la maggioranza di quelli
che hanno votato SI’ che per la maggioranza di quelli che hanno votato NO:
accusare di “ignoranza” coloro che hanno votato diversamente da come ci si
aspettava ricorda molto la favola de “La volpe e l’uva”. Anche perché se analizziamo
il voto dal punto di vista dell’istruzione sembra proprio che abbiano votato NO
i ceti più istruiti e SI’ quelli più “semplici”.
Bisogna dire poi che questa campagna referendaria
è stata quanto di più becero si sia mai visto in Italia, da entrambe le parti.
E però bisogna anche dire che l’entrata in campo, nelle ultime settimane, del
governo e soprattutto del presidente del consiglio, è stata una mossa
politicamente molto sbagliata, in quanto ha suscitato una forte reazione
contraria. Le interviste, le dichiarazioni, i monologhi di quella che
attualmente è il capo del governo sono stati ossessivi e chiaramente
indirizzati al voto di un certo tipo. Si è talmente politicizzato questo voto,
ripeto, da entrambe le parti ma starei per dire ancora di più dalla parte
governativa, che il voto è stato trasformato in una sorta di “fiducia” al
governo in carica. Fiducia peraltro abbastanza “in bianco”, sia per l’attuazione
della riforma che per la presentazione delle future riforme, in primis quella
sulla repubblica presidenziale, che tanto sta a cuore all’attuale capo del
governo.
Per non parlare poi della politica sia interna che
estera dell’esecutivo in carica, che scontenta la maggioranza del popolo
italiano, al quale non viene mai chiesto di esprimersi, anzi talvolta viene
detto pubblicamente che la sua volontà non inciderà sulle scelte del governo
(vedi rapporto preferenziale con l’Ucraina). Insomma, la maggioranza del popolo
italiano ha detto NO alla politica del governo in toto, non solo alla riforma
costituzionale sulla quale si votava. Ha detto NO anche alle future riforme che
questo esecutivo vorrebbe proporre. Ha detto NO anche alla guerra e al sostegno
militare a Paesi che non fanno parte né dell’UE ne’ della NATO. Ha detto NO
alla arroganza di chi sta al potere e invece di fare le riforme vere, quelle
che servono al popolo italiano, pensa a fare riformette per i propri interessi
particolari.
Settimana scorsa sono andato nella città di san
Francesco, per l’ostensione delle spoglie del santo. Era la prima volta, da 800
anni a questa parte, che venivano esposte al pubblico, e quindi mi sembrava una
occasione da non perdere. L’idea è nata in una pizzeria, con amici, quando
Teresa mi ha proposto questo viaggio: io ho aderito subito e ho mantenuto la
promessa, anche alcuni si sono tirati indietro. Alla fine siamo andati in tre,
Teresa, Lauretta ed io, con la consapevolezza che è meglio fare ciò in cui si
crede senza dover necessariamente aspettare di essere in un certo numero per
muoversi. Oltretutto “tre” è il numero perfetto! E’ il numero di Dio!
Poi io credo che dovremmo smetterla di essere
“ricattati dall’esito”, come diceva don Giussani; è meglio fare ciò che serve,
ciò che fa crescere, indipendentemente dal risultato, il quale peraltro non
dipende da noi. Anche perché il vero risultato è che la persona si muova,
agisca, pensi, prenda decisioni: il vero risultato è che la persona viva! Gli
antichi dicevano “gloria Dei vivens homo”: non c’è miglior modo di rendere
gloria a Dio che quello di essere persone vive, pensanti ed agenti.
Che dire di questo pellegrinaggio, breve ma
intenso? Sono stati tre giorni (anche qui, vedi sopra) in cui abbiamo visitato
tante cose: la Basilica Superiore con gli affreschi di Giotto, la Basilica
Inferiore e le spoglie di san Francesco, la chiesa di san Rufino (il Duomo), la
chiesa di Santa Maria Maggiore con la salma di san Carlo Acutis, come tappe più
significative.
Impressionante vedere ciò che rimane del santo di
Assisi: le ossa del disposte in maniera ordinata e ben conservate, se si tiene
presente quanto tempo è passato; chi voleva poi ha potuto scrivere una
preghiera o un’intenzione che ha lasciato all’uomo di Dio.
Ci ha colpiti ancora di più vedere san Carlo
Acutis: sembrava vivo quasi dormisse; a me ha ricordato la salma di Bernadette
Soubirous, che tra i corpi incorrotti è il più stupefacente. Raccontano che
dopo la prima riesumazione, a trent’anni di stanza dalla morte, la santa avesse
ancora il fegato molle, come quello di una persona vivente.
Alloggiavamo all’Hotel Domus Pacis, proprio
attaccato a Santa Maria degli Angeli: era fantastico svegliarsi la mattina e
poter andare a pregare alla Porziuncola, dove morì san Francesco.
Il filo conduttore del pellegrinaggio è stato la
vita e le azioni del Poverello, per cui siamo andati anche al santuario del
Sacro Tugurio di Rivotorto, vicino Assisi, che fu la prima dimora di Francesco
e dei suoi seguaci, nel quale si ritiravano per pregare e accudire i lebbrosi.
Non potevamo poi non visitare l’Eremo delle
carceri, luogo scelto da Francesco per ritirarsi a pregare e meditare in
solitudine.
Infine abbiamo fatto una tappa, sulla via del
ritorno, al santuario della Verna, in provincia di Arezzo, dove il santo
ricevette le stigmate. Lassù il santo divenne realmente l’alter Christus,
trasformato tutto nel ritratto visibile di Gesù Cristo crocifisso. Raccontano
le “Fonti francescane”: “La figura di un serafino, con sei ali tanto luminose
quanto infocate, discese dalle sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo,
giunse, tenendosi librato nell’aria, vicino all’uomo di Dio, e allora apparve
non solo alato, ma anche crocifisso. Aveva le mani e i piedi stesi e confitti
sulla croce e le ali disposte, da una parte e dall’altra, in così meravigliosa
maniera, che due ne drizzava sopra il capo, due le stendeva per volare e con le
due rimanenti avvolgeva e velava tutto il corpo”.
Cosa ci ha colpiti di più, in questo
pellegrinaggio? Anzitutto il numero della gente, proveniente da tutte le parti
del mondo: moltissimi i frati e le suore, ma anche molti fedeli di gruppi di
preghiera (in particolare i gruppi di preghiera di padre Pio, molo diffusi nel
Meridione). Per vedere le spoglie di san Francesco bisognava fare una fila
lunghissima ed aspettare ore; noi siano stati fortunati perché avevamo
prenotato alle 0800 di mattina, per cui siamo entrati quasi in orario,
arrivando una quarantina di minuti prima. Ci ha colpito anche la compunzione e
la serietà della stragrande maggioranza della gente, anche se il tempo che ci
davano per rimanere vicini alle spoglie era veramente poco: sembrava abbastanza
una “catena di montaggio”. Davanti alla salma di san Carlo Acutis non si poteva
neanche sostare “di fronte” e le suore ci facevano più volte segno di andare
avanti.
Comunque l’impressione è stata fortissima e
l’esempio di quest’uomo, che fondò la “Custodia di Terra Santa” e andò fino a
Damietta, in Egitto, per parlare con il Sultano, è di una attualità
sconcertante in questi tempi, nei quali sembra ritornare l’inevitabilità della
guerra e dell’uso della forza come unico modo di risolvere le situazioni
conflittuali.
La mattina del 28 febbraio 2026 Israele e gli
Stati Uniti hanno effettuato un massiccio bombardamento sull’Iran, che ha
causato la morte delle più alte cariche politiche del Paese, in particolare di
Ali Khamenei e oltre duecento morti, tra cui più di 80 ragazze di una scuola, e
1700 feriti. Questo è il fatto da cui partire, prima di cercare di giustificare
a tutti i costi l’operato di Donald Trump e di Benjamin Netanyahu, come cercano
di fare i mezzi di comunicazione occidentali e le più alte cariche UE.
Kaja Kallas, Ursula Von der Leyen, Roberta
Metsola, nonché i governanti italiani, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Guido
Crosetto, hanno evitato di commentare il fatto e si sono lanciati subito nella
ferma condanna delle ritorsioni iraniane in seguito all’attacco che,
oggettivamente, avevano sferrato Israele e gli Stati Uniti. Questo significa
parlare solo di ciò che fa comodo al mantenimento del loro potere e alla linea
di sudditanza verso il proprio padrone, ma non è sicuramente nell’ottica di un
giudizio effettivo sulla realtà.
Far finta che l’azione militare congiunta di
Israele e Stati Uniti sia “giusta” perché è stato ucciso un dittatore vuol dire
avere un “pelo sullo stomaco” notevole e fette di salame sugli occhi molto
spesse, che impediscono di vedere e giudicare ciò che accade.
Vuol dire giustificare l’uso della forza militare
contro ogni norma e principio di diritto internazionale, il quale giustifica l’attacco
militare quando c’è un pericolo imminente e reale, non una supposizione di una
minaccia ipotetica. Vuol dire non considerare minimamente il ruolo dell’ONU e
ancor di più approfittare vigliaccamente del periodo di colloqui tra Stati
Uniti e Iran che si stavano tenendo in Oman.
Se poi uno si ricordasse di ciò che hanno prodotto
i precedenti casi di “cambiamento di regime” cosa vedrebbe?Il recente rovesciamento di Assad e la sua
sostituzione con il vice di Al-Qaeda, in Siria; nel 2003 l’eliminazione di
Saddam Hussein, con lo scioglimento dell’esercito iracheno che aveva 400.000
soldati, parte dei quali sono andati al soldo dell’ISIS; l’uccisione di
Gheddafi, che ha determinato lo smembramento della Nazione in tre entità
continuamente in guerra tra loro, etc. L’elenco è lunghissimo e non riesco a
trovare un caso nel quale la situazione sia migliorata; forse Panama. Questo
succede perché gli americani bombardano, uccidono i capi dello Stato “canaglia”
e poi lasciano in “brache di tela” la popolazione, che deve vedersela con
quelli che sono rimasti al potere, senza essere minimamente sostenuta. Come non
solo non è mai stata aiutata la popolazione iraniana dal 1979 ad oggi, ma ha
dovuto subire le conseguenze dell’embargo che i Paesi occidentali le hanno
inflitto.
Io abito, a Milano, vicino al consolato iraniano,
che è dietro piazzale Lotto; sinceramente non mi ricordo di aver mai visto
manifestazioni di protesta contro il regime di Teheran. Ieri pomeriggio,
invece, un centinaio di persone, con bandiere iraniane in maggioranza ma anche
con bandiere statunitensi e israeliane, faceva un trambusto davanti al
consolato dell’Iran. Invocavano il ritorno dello Scia’. Evidentemente, dopo
l’azione dei padroni occidentali, si sono sentiti “spalleggiati” e hanno
protestato contro il regime dell’Iran, perché avevano saputo che le alte
cariche dello Stato erano state eliminate?
Oltretutto questa azione fa capire definitivamente
che anche Donald Trump è asservito al sionismo internazionale e persegue la
solita politica statunitense delle guerre per destabilizzare le economie
rivali, in primis quella della Cina, con l’impedimento per le petroliere di
attraversare lo stretto di Ormuz. L’Iran è un altro Paese chiave per il
rifornimento dell’”oro nero”, come lo era l’Iraq di Saddam Hussein. Quando poi
aggiungiamo che l’operazione “Furia epica”, che ha sostituito quella denominata
“Ruggito del leone” era stata programmata da anni, in quanto la distruzione
dell’Iran è un obiettivo statunitense da sempre, il quadro si completa.
Il governo ha presentato il testo di nuova legge elettorale al Parlamento, ovviamente sia alla Camera che al Senato. La proposta è stata ribattezzata "Stabilicum", sull'onda delle parole pseudo-latine che hanno identificato le precedenti proposte di legge elettorale ("Mattarellum", "Porcellum", "Italicum", "Rosatellum").
Il nome è stato dato in considerazione del fatto che l'esecutivo attuale propone di avere maggior stabilità di governo soprattutto tramite un premio di maggioranza. Che sarebbe di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, calcolati sulla base della ripartizione proporzionale dei voti rimanenti, alla coalizione che raggiunge almeno il 40 % dei voti.
Sarebbero aboliti i collegi uninominali (tranne che per la Val d'Aosta e il Trentino-Alto-Adige), che verrebbero sostituiti da circoscrizioni plurinominali con voto proporzionale.
Le liste sarebbero bloccate, senza possibilità di dare preferenze: gli elettori voterebbero solo il simbolo del partito o della coalizione.
La soglia di sbarramento sarebbe del 3% per liste singole e del 10% per le coalizioni.
Verrebbe introdotto il "ballottaggio", se nessuna delle coalizioni superasse il 40% ma due raggiungessero il 35%, si andrebbe ad un secondo turno solo con queste due.
I partiti dovrebbero indicare il candidato presidente del consiglio nel loro programma.
In sintesi, la proposta vorrebbe superare il sistema misto attuale del "Rosatellum" per avere un sistema elettorale proporzionale integrato da un correttivo che rafforzerebbe la maggioranza di governo.
Con un intollerabile colpo di mano il governo Meloni ha negato la possibilità di votare al Referendum a 5 milioni di italiani fuori sede, al di fuori del proprio luogo di residenza.
Bocciati uno dopo l’altro in Commissione Affari Costituzionali tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni.
Un atto palesemente antidemocratico che obbligherà milioni di persone a tornare nel proprio Comune per poter esprimere il proprio diritto di voto.
Alle Europee poterono votare, al Referendum sul lavoro pure, ma non potranno farlo per il Referendum costituzionale sulla giustizia.
Di cosa ha paura Meloni?
Di quello che voteranno, ben sapendo che molti di loro non potranno anche volendo tornare a casa per votare.
Questo governo non perde occasione di dimostrare che i suoi interessi personali vengono prima di quella piccola, trascurabile, cosa chiamata DEMOCRAZIA.