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a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette
Qualcuno si è accorto
che il costo dei carburanti è aumentato? Tutti? Ve ne siete
accorti tutti?
Qualcuno sa che l’ENI
ha deciso di mettere un tetto al prezzo di Diesel e benzina da lunedì 28
settembre? Tutti? Anche di
questo siete al corrente? Anche che IP e Q8
hanno seguito l’esempio ENI?
Questo potrebbe
dimostrare che qualche notizia, anche se filtrata dai media, circola in modo
veritiero e circola veloce. Basta che qualcuno
sia interessato a farla circolare ed a farlo velocemente. Ultimamente mi capita
spesso, se mi imbatto in una rara notizia vera, di chiedermi come mai stiano
dicendo la verità e come mai qualcuno ha interesse a farla circolare.
In questo caso,
(prezzo massimo ENI), gli interessi sono diversi, anche se contrastanti. L’ENI ha interesse a
pubblicizzare la cosa.
Aumenterà le vendite
ed il guadagno ridotto sarà incassato su volumi maggiori. Anche IP e Q8 devono
pubblicizzarlo con le vendite crollate e code ai soli distributori ENI.
Nei prossimi giorni
dovranno adeguarsi anche gli altri, con danno ai piccoli imprenditori privati
che devono approvvigionarsi dal mercato spot mentre le grandi compagnie hanno
contratti pluriennali o producono direttamente (Q8).
Ci sono poi altri
effetti collaterali da non dimenticare: Si stoppano alla base
le tensioni su ipotetiche tassazioni su extra profitti. E il governo ha
interesse a dire che non ci sarà più bisogno di altri interventi. L’opposizione invece ha
interesse a parlare dell’incapacità del governo a governare l’aumento e che
solo la buona volontà del mercato sopperisce all’assenza di strategia
governativa.
Tutti felici e
contenti, compresi noi utenti che così dimenticheremo che 3 mesi fa il gasolio
era a 1,55 Euro/litro ringraziando il cielo che ora è a 2,19.
La vera novità
sarebbe che qualcuno ci spiegasse il perché di questi aumenti e di una
possibile e reale “exit strategy”
(l’esterofilia è una malattia contagiosa). Invece nessun
commento sui reali motivi dell’aumento nè sui reali motivi del tetto posto
dall’ENI e dagli altri a rimorchio.
Ragioniamoci noi nel
nostro piccolo.
Benzina e gasolio
sono derivati dalla lavorazione del petrolio. La benzina è il prodotto nobile,
il gasolio quello povero. Fino a pochi mesi fa
il gasolio era gravato da minori accise perché occorreva far costare meno i
trasporti perché la merce viaggia su camion che usano il gasolio.
L’Europa, con la
solita lungimiranza, ci ha imposto di trattare fiscalmente in modo uguale i due
carburanti. Anzichè diminuire le
accise sulla benzina si sono aumentate quelle sul gasolio. Pochi centesimi, ma
in aumento. Il prezzo del gasolio
dovrebbe, quindi, essere analogo a quello della benzina, anzi leggermente
inferiore visto che è il parente povero e c’è sempre meno richiesta di gasolio
sulla spinta green che penalizza le auto diesel.
A dirla tutta, se una
compagnia volesse raffinare solo benzina, eliminando il gasolio, non ci
riuscirebbe, perché il gasolio, pur essendo quasi uno scarto della benzina, è
ineliminabile oltre certe percentuali. Sanno tutti che i
carburanti aumentano per la guerra in IRAN. Pochi sanno che il
gasolio aumenta per la guerra in Ucraina.
Uno sfacelo assurdo
su entrambi i fronti.
Dallo stretto di
Hormuz passa molto del petrolio che i mondo utilizza. Una guerra inutile e
illegale è riuscita a bloccarlo ed a tenere sotto scacco il mondo intero.
Nessuno parla della
illegalità (oltre che dell’inutilità), dell’attacco di USA e Israele,
senza preavviso o ultimatum. Vergogna
massima, visto che erano in corso trattative poi interrotte.
Trump e Netanyahu
sono brave persone che vogliono cambiare, (per fini umanitari), il regime di
Teheran intromettendosi, senza alcun diritto, negli affari interni di un paese
sovrano, decapitando la sua classe dirigente sperando in una impossibile
implosione. Era ovvio che il
regime iraniano non sarebbe crollato, anzi si sarebbe ricompattato, come è
accaduto, accantonando temporaneamente le diatribe tra le varie fazioni
(Parlamento, potere religioso, Pasdaran, Esercito, Guardie della Rivoluzione,
ecc.)
La stessa
popolazione, abituata a stenti, carestie e patimenti da decenni (guerra con
l’IRAQ di Saddam Hussein) si è compattata attorno al decapitato regime e la
propaganda interna ha facile gioco ad imputare a USA e Israele le proprie
difficoltà.
Per tutto
l’occidente, non potendo imputare al proprio capo gli errori e le illegalità
commesse, la via di uscita era potenziare lo stretto di Bab al Mandab e
l’oleodotto est-ovest dell’Arabia Saudita, per by-passare Hormuz.
Anche lì la miopia,
sia tattica che strategica, degli USA, dell’Occidente e della stessa Arabia
Saudita, ha consegnato agli Houti lo
stretto di Bab al Mandab e non è riuscito a difendere neanche l’unico oleodotto
che poteva bypassare i due stretti e far arrivare in sicurezza il petrolio in
riva al mare vicino a Suez.
Uno sfacelo su tutta
la linea.
Gli Houti, che
vengono descritti come un pugno di ribelli, dopo aver tenuto testa per oltre 10
anni all’Arabia Saudita, fortemente armata dagli USA, continuano a colpire
Israele con i propri missili (da oltre 3.000 Km) ed ora l’intero occidente non
è riuscito neanche a difendere l’unico punto sensibile (Bad al Mandab)
alternativo a Hormuz.
Trump si trova adesso
senza alternative. Si limita a tranquillizzare dicendo che gli Houti non
attaccheranno le basi USA.
La trattativa può
condurre solo alla accettazione (camuffata) delle condizioni iraniane, con il
contentino della rinuncia all’arma nucleare da parte di Teheran. Quale autorità possa
essere a decidere se l’Iran può avere o no l’arma nucleare sarebbe da
discutere, visto che, in zona, ce l’ha Israele, ma anche l’India e il Pakistan
(paese musulmano), ma questo ci porterebbe lontano.
Militarmente gli USA
non hanno più neanche le munizioni per attaccare a fondo e sarebbe un suicidio
intervenire con uomini a terra. Con i soli
bombardieri non si vince nessuna guerra.
Anche a livello
propagandistico Trump è ormai ridotto ad assicurare sfracelli, ma solo dopo le
elezioni di metà mandato di Novembre. Cioè, forse, fra due mesi. Su questo fronte,
quindi, noi accettiamo mancanza di petrolio e prezzi in aumento stendendo una spessa
coperta (altro che velo) sulle responsabilità e sull’illegalità.
Queste assurdità
riguardano il petrolio mentre sul fronte ucraino la situazione è anche peggiore
e riguarda direttamente il gasolio. La
strategia disperata di Zelenski cerca di mettere alle strette la Russia
colpendo le raffinerie russe nella speranza, vana, di metterne così in
ginocchio l’economia.
La Russia, oltre a
vendere petrolio e gas, che noi ufficialmente rifiutiamo e comperiamo
sottobanco a prezzi maggiorati, raffina i propri prodotti e vende anche il
prodotto finito. La Russia, prima degli attacchi ucraini alle raffinerie,
vendeva circa 800 mila barili al giorno di gasolio. Con le raffinerie in
fiamme, Putin ha ordinato lo stop alle vendite e la Russia è diventata importatore
netto di Gasolio. Da qui la carenza di
gasolio sul mercato, non da altro.
Noi europei
finanziamo l’Ucraina, con armi, tecnologia e soldi per attaccare le raffinerie russe, a danno
nostro, allontanando anche le speranze di trattative e pace. Qualcuno pensa
veramente che la Russia, dopo 4 anni di guerra si faccia condizionare da
qualche raffineria danneggiata ?
Sarebbe la
certificazione di una eventuale debolezza russa nel settore energetico. Intanto la Russia
continua ad avanzare nel Donbass, fra un po' arriverà a Odessa, ma anche di
questo non si parla. Si divulgano notizie e immagini di 200 – 500 droni e
missili al giorno e 2 – 5 morti e feriti. Si ripete : 200 droni e 4 – 5 morti.
Assurdità certificate.
Quindi i prezzi
aumentano per il combinato disposto di:
- Aggressione
(aggressione, non guerra) illegale di USA e Israele all’Iran;
- Incapacità
dell’occidente di difendere Bab al Mandab, dopo il blocco di Hormuz;
- Finanziamenti
all’Ucraina per tagliarci i rifornimenti, e l’inverno deve ancora arrivare.
Qualcuno dovrà pure
dirlo, prima o poi, come qualcuno dovrà anche spiegare che il blocco ai prezzi
alla pompa non è scaturito da un Presidente dell’ENI che si è svegliato una
mattina e ci ha voluto fare un regalo. Non siamo lontani dal
reale dicendo che è l’ENI a dirigere, e non il Governo. Che la politica
estera italiana la fa, in larga misura, l’ENI e non Tajani.
I viaggi della Meloni
in Africa sono organizzati dall’ENI che ha la capacità di colloquiare in modo
capillare con i regimi africani e arabi venendo ascoltata e risultando
credibile. In questo modo di
tassazione di extra profitti non se ne parlerà più per alcuni anni.
Già ci avevano fatto
sentire il tintinnare di sciabole e l’affilatura delle spade quando, alcuni
mesi fa, si era fatto mancare il carburante per gli aerei in diversi scali
italiani. Non c’era alcuna spiegazione tecnica, nè economica, per quella
carenza. Non mancava il petrolio, nessuna raffineria era in difficoltà, ma il
carburante non c’era.
Era solo il segnale
di cosa sarebbe accaduto se si pensava di tassare gli extra profitti. Adesso si è scelta la
via “soft” di auto imporsi un limite. E’ poco ma è già qualcosa. Cosa siano, poi,
questi “extra profitti” nessuno ce lo spiega. Come si dice nei
salotti buoni : è una dizione che fa fine e non impegna.
Facciamo finta che ne
parliamo in una prossima puntata.
Enzo Fedele