Le
manifestazioni del 17 ottobre hanno evidenziato problemi gravissimi: le scuole
italiane cadono a pezzi e fanno letteralmente acqua da tutte le parti, tanto
che molti Istituti devono essere chiusi quando piove; la sanità pubblica è
diventata inavvicinabile e bisogna aspettare mesi se non addirittura anni per
essere curati, tanto che molti sono costretti a rivolgersi alla sanità privata
(a pagamento); invece di destinare risorse ai problemi della gente il governo,
imperterrito, pensa a mandare armi e denaro all’Ucraina e accetta qualunque
diktat provenga dagli Stati Uniti e dall’U.E. in materia di dazi. Sembra che l’attuale
governo se ne infischi allegramente di ciò che pensa e vuole la popolazione
italiana.
Il ministro
Crosetto ha dichiarato, in un’intervista alla BBC diffusa il 18 ottobre 2026,
che “non si può cedere all’opinione pubblica quando tu ritieni che l’opinione
pubblica sia sbagliata” ed ha candidamente ammesso che, pur sapendo benissimo
che la stragrande maggioranza degli italiani è contro l’invio di denari e armi
a Zelensky, il governo ha mandato dodici pacchetti di “aiuti” a Kiev e ne sta
preparando il tredicesimo prima della fine dell’anno. Devono capire, i sudditi
ignoranti italiani, che è prioritario il sostegno all’Ucraina, Paese invaso dal
cattivo-cattivissimo Putin. Devono essere “rieducati”, perché non capiscono.
Qui il
paragone che mi salta alla mente non è tanto quello con il fascismo, bensì
quello con il comunismo. Era Stalin che pretendeva di sapere ciò che faceva
bene al popolo; erano i comunisti bolscevichi che avevano l’obiettivo di
rieducare coloro che non credevano nel socialismo scientifico e quindi
rimanevano nelle tenebre dell’oscurantismo medievale. Ed era Stalin che
procedette allo sterminio dei contadini piccoli proprietari, che si rifiutavano
di diventare parte integrante del sistema comunista con la collettivizzazione
forzata.
Ma cosa
intende fare il governo di fronte a queste proteste? Prendere in considerazione
le istanze dei manifestanti’ Per carità! Meloni e company parlano solo delle
violenze e dei danni, che peraltro si sono verificati solo a Milano, Torino e
Bologna, mentre a Bergamo, Firenze, Roma, Genova, Napoli, Bari, Lecce, Palermo,
le manifestazioni sono state pacifiche. Erano state indette dal movimento “Italia
in piazza” in 13 città, ma per il governo Meloni esiste solo Milano. E vogliamo
parlare delle proteste degli autotrasportatori, estese a tutto il Meridione,
che sono state prese in considerazione dai grandi mezzi di comunicazione solo
quando i manifestanti hanno bloccato l’A1?
Anche
questa è una questione da considerare: se le manifestazioni sono completamente
pacifiche, i mass-media, proni agli interessi di regime, o non ne parlano
proprio o ne sminuiscono enormemente la portata, diminuendo artatamente il
numero dei partecipanti.
E qual è la
risposta del governo? Parlare esclusivamente delle violenze, criminalizzare
tutti i manifestanti, in modo da poter emanare l’ennesimo decreto-sicurezza,
per reprimere le proteste e mettere in galera il numero più alto di persone!
Nei
confronti degli autotrasportatori il governo Meloni ha adottato una linea durissima,
definendo i blocchi stradali illegali e attivando le forze dell’ordine per
identificare i manifestanti e rimuovere i presidi. Le misure repressive sono
state le identificazioni di massa (oltre 1.300 soggetti controllati), le
denunce penali (71 casi) e le sanzioni amministrative (242 casi), con il
rischio di pene detentive per chi ostacola la circolazione. Per contrastare le
proteste, il Viminale ha disposto la scorta armata di circa 500 mezzi di
trasporto che desiderano lavorare, per garantire il flusso di merci in aree
critiche come la Campania. Manco fossimo in guerra!
Nel
decreto sicurezza immediatamente varato (in questi casi il governo è
efficientissimo) è stato introdotto il reato di partecipazione violenta a
manifestazioni, punibile fino a cinque anni di reclusione e si sta valutando la
precettazione dei conducenti da parte del Garante degli scioperi se i blocchi
non verranno rimossi.
Ma nel delirio di onnipotenza che
contraddistingue sempre più questo governo, il ministro della giustizia Nordio poi
si è spinto ancora più avanti: siccome ci sono stati molti ragazzi di età
inferiore ai 18 anni, nelle manifestazioni studentesche del 17 ottobre, ha
parlato di aprire una sezione, all’interno delle carceri per adulti, per i
minorenni arrestati.
A questo punto vorrei aprire una
parentesi, per capire di cosa stiamo parlando e dare un po’ di numeri. Il 17
ottobre sono stati arrestati, a Milano, 11 minorenni, tra cui un ragazzo di 11
anni (uno). Tra il 17 e 18 ottobre, il totale dei minorenni arrestati è salito
a 35, di cui la maggior parte incensurata e nella fascia dai 15 ai 16 anni.
Quelli arrestati sono una minima parte dei ragazzi accompagnati in questura,
che sono stati 220, su un totale di 271 persone. Ciò per Milano: nelle altre
due città nelle quali si sono verificati scontri, Bologna e Torino, i numeri
sono inferiori: 5 minorenni arrestati a Bologna e 3 a Torino.
Ora, io capisco che l’attuale
governo Meloni sia spaventato dalla crescita del consenso a Vannacci e voglia
superarlo in fermezza e velocità nella repressione degli scontri, ma approvare
un atto avente valore di legge per quattro gatti che hanno rotto alcune vetrine
in una manifestazione di protesta mi sembra tutto fuorché giuridico, oltre che
poco assennato. Un governo non dovrebbe agire solo per l’emergenza e cavalcare
l’onda del risentimento di quella parte della popolazione che non risente della
crisi e guarda solo gli interessi dei ricchi. Un governo dovrebbe amministrare
il Paese e prima di tutto cercare di risolvere i problemi della gente e non
avere come obiettivo principale (se non l’unico) la repressione degli atti
vandalici.
Il ministro della giustizia
Nordio poi si è spinto ancora più avanti: siccome nelle manifestazioni del 17
ottobre ci sono stati molti ragazzi di età inferiore ai 18 anni, ha parlato di
aprire una sezione, all’interno delle carceri per adulti, per i minorenni
arrestati.
Forse il ministro Nordio non è
mai entrato in un carcere e non conosce la differenza tra un carcere minorile e
uno per adulti: io ho fatto per anni il volontario a San Vittore e conosco la
situazione del carcere minorile Beccaria e vi assicuro che c’è un’abisso tra i
due Istituti. Anzitutto il numero dei detenuti: al Beccaria, attualmente, sono
presenti 56 detenuti, a fronte di 57 posti disponibili. La struttura ospita 35
minorenni e 21 giovani adulti (tra i 18 e i 25 anni, in quanto adesso si può
rimanere al Beccaria fino ai 25 anni). Se poi vogliamo parlare di nazionalità,
dobbiamo dire che vi sono 27 italiani e 29 stranieri (principalmente tunisini,
egiziani e marocchini), per cui non si può neanche sostenere che delinquano
solo gli stranieri. Ma soprattutto, caro ministro Nordio, ci sarà una ragione
per cui la normativa è cambiata, permettendo ai minori di rimanere nel carcere
minorile anche se diventati maggiorenni, no? E magari uno, soprattutto se fa il
ministro della giustizia, potrebbe chiedersi come mai tale possibilità è stata
estesa prima ai 21 e ora ai 25 anni?
Una
risposta potrebbe essere: perché le condizioni nelle carceri per adulti sono un
attimino più pesanti. Tanto per cominciare i detenuti a San Vittore sono 1.160,
a fronte di una capienza di circa 700-740 posti e quindi il tasso di affollamento
supera il 200%. Di conseguenza le celle spesso ospitano più persone di quelle
che consentirebbe lo spazio, soprattutto per i detenuti in attesa di giudizio.
Io ho visto i letti a castello tripli, che non avevo mai visto, sia da un lato
che dall’altro della cella e con il cesso in fondo, che doveva bastare per
tutti e sei i detenuti della cella, peraltro era stretta e lunga come una
stanza di una bettola di quarta categoria. Le celle sono infestate da cimici
del letto e da altri parassiti; nel 2025 due celle sono state chiuse per
infestazione; nel 2026 decine di segnalazioni confermano la persistenza del
problema. I servizi igienici delle celle sono coperti di muffa, privi di
copertura della tazza e di cassa di scarico. I detenuti sono costretti ad
utilizzare un tubo di fortuna attaccato al lavandino. In alcuni reparti si
verificano allagamenti che obbligano i reclusi a vivere nell’umidità. A volte
manda l’acqua corrente per l’igiene personale. Non ci sono impianti di
climatizzazione e d’estate la temperatura supera i 40 gradi, soprattutto negli
ultimi piani. Le finestre schermate impediscono il ricircolo dell’aria. Celle pensate
per due persone ne ospitano fino a otto e oltre il 60% dei detenuti è in regime
di “custodia chiusa”, per cui deve rimanere in cella 22 ore al giorno (ci sono
due ore d’aria).
Ma non è
finita qui: nel 2026 il DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) ha
vietato l’uso dei frigoriferi nelle celle, limitandoli agli spazi comuni; l’Istituto
è vetusto (San Vittore è il classico carcere ottocentesco con una forma a
raggiera) e in alcuni reparti (CAR – Celle ad Alto Rischio suicidio - , lato B)
presenta problemi strutturali. Infine nell’ultimo anno si sono verificati due
incendi devastanti, che hanno aggravato la situazione.
Quello
che poi nessuno dice è che i detenuti “anziani” sono molto più incattiviti dei
giovani e quindi diciamo che le violenze, anche sessuali, all’interno del
carcere “per adulti” sono all’ordine del giorno. Come sono frequenti i suicidi,
soprattutto nei primi giorni di detenzione, per il trauma che provoca la
situazione assurda nella quale uno si viene a trovare.
E si badi
bene che San Vittore viene presentato come un carcere modello, tra quelli
italiani!
Saputo tutto
questo, caro ministro Nordio, lei insisterebbe a far entrare i minorenni in un
carcere per adulti?
prof.
Pietro Marinelli
