martedì 14 aprile 2026

PERCHE' TRUMP HA ATTACCATO PAPA LEONE


 Nella notte tra il 12 e il 13 aprile Donald Trump ha pubblicato un lungo commento, sferrando un attacco violentissimo contro il Pontefice regnante, come a memoria d’uomo non mi sembra di ricordare. Vorrei analizzare con voi il contenuto di tale messaggio, per poi cercare di trarre delle conclusioni.

Anzitutto Trump accusa il Papa di essere debole con i criminali e pessimo in politica estera. Già da questa prima affermazione si può dedurre che forse Donald non ha ben chiaro chi sia il capo della Chiesa cattolica e quale debba essere il suo ruolo. Le accuse mossegli, infatti, riguardano i compiti che uno Stato deve assolvere: le sanzioni a chi ha commesso reati e i rapporti tra gli Stati sono attribuzioni che non ha molto senso pretendere da chi guida una comunità di credenti fondata sul perdono e sulla riconciliazione tra i popoli. 

Poi il tycoon dice che il Papa avrebbe parlato di “paura” dell’amministrazione Trump, mentre non avrebbe menzionato la paura che la Chiesa cattolica ebbe durante il COVID, quando venivano arrestati preti, ministri del culto, mentre celebravano i loro servizi liturgici e dovevano mantenere distanze di sicurezza. Che cosa c’entri con l’attuale situazione, vorrei che qualcuno me lo spiegasse e ho l’impressione che questo sia il solito argomento di “distrazione di massa” per accattivarsi le simpatie del suo elettorato, che ultimamente sta allontanandosi da lui.

Cosa c’entra poi il riferimento al fratello Louis, che gli piace molto di più di Leo, in quanto un vero “MAGA”?

Ma il ciclone Donald è inarrestabile, nella sua foga oratoria contro il Papa, e lo accusa di essere d’accordo che l’Iran abbia armi nucleari.  Dove abbia attinto tale convincimento è difficile dirlo: forse è una sua convinzione “a priori”, dopo che Papa leone XIV ha chiaramente condannato la sua affermazione di voler distruggere tutta la nazione iraniana, spazzandola via dalla Terra.

Lui non vuole un Papa che pensa sia stato assurdo attaccare il Venezuela, Stato che spedisce grandi quantità di droga e svuota le carceri mandando i delinquenti negli Stati Uniti. Ma qui forse il Papa si riferiva al raid con il quale è stato catturato Maduro e imprigionato a New York, in violazione di qualsivoglia norma di diritto internazionale.

Poi finalmente arriva al punto centrale: lui non vuole un Papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti d’America (cioè al momento lui) perché, afferma, egli sta facendo esattamente ciò per cui è stato eletto. Che sarebbe, nella sua dichiarazione, aver abbassato il numero dei crimini commessi nel suo Paese e aver creato il più grande mercato azionario della storia. Magari ha dimenticato di dire che aveva promesso di mettere fine a tutte le guerre in 24 ore, ma, bisogna capirlo, è preso dall’entusiasmo per una giusta causa!

Il delirio (perché non saprei come altro definirlo) continua senza limiti: Papa Leone deve essergli grato, perché è stato eletto grazie a lui. Infatti, aggiunge imperterrito, non era stato previsto da nessuno e non era tra i “papabili”, perciò la Chiesa lo ha messo lì perché americano e avrebbe potuto essere il modo migliore di rapportarsi con lui, il presidente Donald J. Trump. Se lui non fosse stato eletto presidente, Leone non sarebbe diventato Papa.

Come se non fosse noto a tutti i Cardinali che Prevost era sempre stato critico verso la politica statunitense, soprattutto in tema di immigrazione. Inoltre Robert Francis Prevost era sicuramente il “meno americano” dei cardinali statunitensi, avendo passato vent’anni in missione in Perù ed avendo girato il mondo come priore degli agostiniani per dodici anni.

La tiritera trumpiana prosegue con l’accusa di aver incontrato simpatizzanti di Obama come David Axelrod, uno di sinistra, che aveva voluto arrestare fedeli e preti. Anche questo sa tanto di campagna elettorale in vista delle elezioni di medio termine.    

Ma la perla arriva alla fine: Leone dovrebbe agire come un Papa, usare il buon senso e smetterla di foraggiare la sinistra radicale; dovrebbe diventare un grande Papa e non essere un politico, perché questo danneggia lui e la Chiesa Cattolica.

Il richiamo all’uso del buon senso è veramente ridicolo da parte di uno che sembra aver completamente perso il lume della ragione!

La risposta di Papa Leone è stata calma ma anche ferma; alla domanda se avesse paura di Trump, ha risposto sorridendo di no e di non voler entrare in dibattito con lui. Ha precisato che il Papa non è un politico, ma deve annunciare il Vangelo e cercare di favorire la pace. Ha aggiunto che continuerà a parlare contro le guerre e a cercare di aiutare i popoli, in quanto c’è troppa sofferenza e troppi morti innocenti.

Direi che non c’è proprio paragone tra i due.

giovedì 9 aprile 2026

CONCERTO DI CANTI ALPINI POLIFONICI

Siete tutti invitati il 18 aprile 2026 alle ore 18.00 (facile da ricordare!) presso la sede dell'Associazione Crisalide, in via Dalmine 11, a Baggio, ad un concerto di canti alpini della nostra storia, sia della prima che della seconda guerra mondiale. Canterà il Coro degli universitari della Cattolica, nato nell'ambito del movimento di Comunione e Liberazione.

Maurizio della Crisalide mi ricorda che, per motivi organizzativi, è necessaria la prenotazione, peraltro gratuita.

associazionecrisalide@protonmail.com

tel. 3337866017

martedì 31 marzo 2026

CONVEGNO DI FORZA DEL POPOLO - LOMBARDIA

Sono stato invitato a partecipare ad un convegno di “Forza del popolo” (FdP), una nuova formazione politica nata nell’ambito del “dissenso” ai tempi delle restrizioni COVID e che mi sembra una delle realtà più interessanti in questo momento di grande confusione, a tutti i livelli, nella vita sociale.

Anzitutto devo premettere che ne sono venuto a conoscenza tramite una persona che conosco da tempo e che me ne ha parlato bene. Questa persona poi mi ha girato il contatto di una responsabile, alla quale ho telefonato. Durante la chiamata mi ha spiegato, onde evitare equivoci, la posizione di Forza del Popolo: NO VAX, NO EURO e NO WAR. Io ho risposto, senza scompormi: “Sono anche NO NATO, se è per quello”. Poi mi ha invitato a partecipare al Convegno a Villa di Serio, al quale sono andato, il 29 marzo 2026.

Questa premessa mi sembra importante, perché in un mondo di rapporti sempre più “virtuali”, diventa decisivo il contatto personale e la conoscenza “fisica” di quelli con cui si vuol lavorare. Bisogna vedersi, incontrarsi, confrontarsi, per poter effettivamente collaborare insieme.

E così ho deciso di andare a questo Convegno, approfittando di un passaggio in macchina di un aderente a FdP; siamo arrivati verso le 11.30, per dare una mano alla preparazione dell’incontro, e così abbiamo potuto andare a mangiare qualcosa insieme a pranzo. Anche questa “convivialità” è molto nelle mie corde, poiché seguo Uno che ha cominciato tutto con una Cena, nella quale ha deciso di continuare la sua Presenza nell’unità di quelli che lo seguivano.

Questo era un Convegno Regionale della Lombardia; è iniziato con un discorso introduttivo del presidente, Pino Giuseppe Paolone, che ha esordito evidenziando come in questa situazione di politica internazionale ci troviamo in balìa di due folli, che hanno cominciato una guerra in Iran e ora stanno cercando di eliminare tutte le fonti energetiche.

Parlando poi dell’attività del partito, ha messo l’accento soprattutto sul programma e sulle proposte, dicendo che stanno predisponendo alcune proposte di legge, come quella sullo “stipendio genitoriale”, che sarebbe corrisposto anche ai genitori separati, nell’interesse dei figli, e di una proposta di sussidio per le ragazze-madri.

La “bandiera” del partito deve essere il miglioramento delle condizioni per tutti, ha continuato Paolone: non competizione ma collaborazione, in quanto la singola persona da sola non riesce a concludere nulla. In questo senso ha detto che uno degli obiettivi di FdP è quello di mobilitare la gente, organizzando incontri nei quali chiunque possa portare la sua esperienza, le proprie osservazioni, le proprie richieste, in modo che ciascuno possa essere protagonista nella vita di tutti.

Anche gli altri interventi hanno sottolineato come sia importante che ciascuno si impegni personalmente, senza aspettare l’arrivo di un “Messia” che dall’alto rimetta tutte le cose a posto, e si coinvolga in un’attività concreta.

Tra gli altri relatori l’avv. Davide Felice ha ricordato che la Lombardia, con le sue 12 province e il suoi 10 milioni di abitanti, rappresenta il 17 per cento dell’Italia. Con il suo PIL di 490 miliardi di euro è la seconda area economica più importante d’Europa, dopo l’Ile de France, l’area di Parigi e dintorni. In vista delle elezioni regionali del 2028, Felice ha individuato le firme e i candidati necessari per ottenere dei consiglieri.

Maria Rosa Rancati ha parlato dell’organizzazione interna del partito, strutturato in Apb (Associazioni politiche di base), i cui presidenti si coordinano in un gruppo. Poi c’è l’assemblea nazionale dei delegati che individua le indicazioni che saranno discusse poi l’assemblea generale di tutti i tesserati, vero organo decisionale del partito Forza del Popolo.

Come esempio di concretezza, la Rancati ha citato poi l’apertura di alcuni CAF, come quello da lei gestito a Codogno, che si presentano come FdP. 

prof. Pietro Marinelli

per maggiori informazioni sì può andare sul sito www.forzadelpopolo.org


venerdì 27 marzo 2026

I MOTIVI DELLA VITTORIA DEL NO

 Anche questa volta non avrei voluto scrivere nulla sul risultato del referendum, ma siccome vedo e sento parlare e straparlare quasi tutti, che dicono cose che non c’entrano nulla o che sono dette “ad arte” per strumentalizzare questo risultato, ho deciso di intervenire anch’io.

Prima di tutto vorrei esaminare i dati, perché trovo che sia sano partire dalla realtà e non da una propria posizione preconcetta.

Il risultato di questo referendum del 22 e 23 marzo 2026 è chiaro: su 27 milioni di votanti, il 53,74 ha votato NO (quasi 15 milioni di votanti) e il 46,26 ha votato SI (13,2 milioni di votanti). L’affluenza è stata molto alta (58,9 per cento degli aventi diritto al voto), maggiore di quella registrata rispetto a quella del 2020 (più sette punti percentuali.

Il responso delle urne, che si calcola su base nazionale, direi che non può essere messo in discussione, essendo il divario tra il NO e il SI’ di ben 7,48 punti percentuali. Le Regioni nella quali ha prevalso il SI’ sono: Lombardia, Veneto e Friuli, mentre in tutte le altre diciassette Regioni ha prevalso il NO e in alcune ha stravinto (Emilia-Romagna, Toscana, Campania). In tutte le grandi città, (anche Milano e Torino) sia del sud che del nord, ha prevalso il NO, mentre il SI’ prevale nei piccoli centri inferiori a 10.000 abitanti.

Se poi analizziamo il voto per fasce d’età vediamo che i giovani dai 18 ai 38 anni hanno votato NO (anzi, i giovanissimi lo hanno stravotato), mentre quelli di mezza età hanno votato NO di stretta misura e quelli di più di 55 anni hanno preferito il SI’.

Che dire a questo riguardo? Quali possono essere le motivazioni che hanno spinto così tanta gente a votare NO a questa riforma? Che hanno indotto a votare anche milioni di persone che non si erano recate a votare per le ultime elezioni europee.

Posto che come al solito i cosiddetti sondaggisti hanno sbagliato tutte le previsioni, sia quella che non si aspettava un’affluenza così massiccia sia quella che aveva dato per vincente il SI’ se l’affluenza fosse stata del 56% o superiore, vediamo di capirci qualcosa.

Io non credo che sia stato determinante il voto specifico al contenuto della riforma, che riguardava una questione molto tecnica e difficile da capire: ma questo vale sia per la maggioranza di quelli che hanno votato SI’ che per la maggioranza di quelli che hanno votato NO: accusare di “ignoranza” coloro che hanno votato diversamente da come ci si aspettava ricorda molto la favola de “La volpe e l’uva”. Anche perché se analizziamo il voto dal punto di vista dell’istruzione sembra proprio che abbiano votato NO i ceti più istruiti e SI’ quelli più “semplici”.

Bisogna dire poi che questa campagna referendaria è stata quanto di più becero si sia mai visto in Italia, da entrambe le parti. E però bisogna anche dire che l’entrata in campo, nelle ultime settimane, del governo e soprattutto del presidente del consiglio, è stata una mossa politicamente molto sbagliata, in quanto ha suscitato una forte reazione contraria. Le interviste, le dichiarazioni, i monologhi di quella che attualmente è il capo del governo sono stati ossessivi e chiaramente indirizzati al voto di un certo tipo. Si è talmente politicizzato questo voto, ripeto, da entrambe le parti ma starei per dire ancora di più dalla parte governativa, che il voto è stato trasformato in una sorta di “fiducia” al governo in carica. Fiducia peraltro abbastanza “in bianco”, sia per l’attuazione della riforma che per la presentazione delle future riforme, in primis quella sulla repubblica presidenziale, che tanto sta a cuore all’attuale capo del governo.

Per non parlare poi della politica sia interna che estera dell’esecutivo in carica, che scontenta la maggioranza del popolo italiano, al quale non viene mai chiesto di esprimersi, anzi talvolta viene detto pubblicamente che la sua volontà non inciderà sulle scelte del governo (vedi rapporto preferenziale con l’Ucraina). Insomma, la maggioranza del popolo italiano ha detto NO alla politica del governo in toto, non solo alla riforma costituzionale sulla quale si votava. Ha detto NO anche alle future riforme che questo esecutivo vorrebbe proporre. Ha detto NO anche alla guerra e al sostegno militare a Paesi che non fanno parte né dell’UE ne’ della NATO. Ha detto NO alla arroganza di chi sta al potere e invece di fare le riforme vere, quelle che servono al popolo italiano, pensa a fare riformette per i propri interessi particolari.

prof. Pietro Marinelli

martedì 10 marzo 2026

SULLE ORME DI SAN FRANCESCO


 

Settimana scorsa sono andato nella città di san Francesco, per l’ostensione delle spoglie del santo. Era la prima volta, da 800 anni a questa parte, che venivano esposte al pubblico, e quindi mi sembrava una occasione da non perdere. L’idea è nata in una pizzeria, con amici, quando Teresa mi ha proposto questo viaggio: io ho aderito subito e ho mantenuto la promessa, anche alcuni si sono tirati indietro. Alla fine siamo andati in tre, Teresa, Lauretta ed io, con la consapevolezza che è meglio fare ciò in cui si crede senza dover necessariamente aspettare di essere in un certo numero per muoversi. Oltretutto “tre” è il numero perfetto! E’ il numero di Dio!

Poi io credo che dovremmo smetterla di essere “ricattati dall’esito”, come diceva don Giussani; è meglio fare ciò che serve, ciò che fa crescere, indipendentemente dal risultato, il quale peraltro non dipende da noi. Anche perché il vero risultato è che la persona si muova, agisca, pensi, prenda decisioni: il vero risultato è che la persona viva! Gli antichi dicevano “gloria Dei vivens homo”: non c’è miglior modo di rendere gloria a Dio che quello di essere persone vive, pensanti ed agenti.

Che dire di questo pellegrinaggio, breve ma intenso? Sono stati tre giorni (anche qui, vedi sopra) in cui abbiamo visitato tante cose: la Basilica Superiore con gli affreschi di Giotto, la Basilica Inferiore e le spoglie di san Francesco, la chiesa di san Rufino (il Duomo), la chiesa di Santa Maria Maggiore con la salma di san Carlo Acutis, come tappe più significative.

Impressionante vedere ciò che rimane del santo di Assisi: le ossa del disposte in maniera ordinata e ben conservate, se si tiene presente quanto tempo è passato; chi voleva poi ha potuto scrivere una preghiera o un’intenzione che ha lasciato all’uomo di Dio.

Ci ha colpiti ancora di più vedere san Carlo Acutis: sembrava vivo quasi dormisse; a me ha ricordato la salma di Bernadette Soubirous, che tra i corpi incorrotti è il più stupefacente. Raccontano che dopo la prima riesumazione, a trent’anni di stanza dalla morte, la santa avesse ancora il fegato molle, come quello di una persona vivente.

Alloggiavamo all’Hotel Domus Pacis, proprio attaccato a Santa Maria degli Angeli: era fantastico svegliarsi la mattina e poter andare a pregare alla Porziuncola, dove morì san Francesco.

Il filo conduttore del pellegrinaggio è stato la vita e le azioni del Poverello, per cui siamo andati anche al santuario del Sacro Tugurio di Rivotorto, vicino Assisi, che fu la prima dimora di Francesco e dei suoi seguaci, nel quale si ritiravano per pregare e accudire i lebbrosi.

Non potevamo poi non visitare l’Eremo delle carceri, luogo scelto da Francesco per ritirarsi a pregare e meditare in solitudine.

Infine abbiamo fatto una tappa, sulla via del ritorno, al santuario della Verna, in provincia di Arezzo, dove il santo ricevette le stigmate. Lassù il santo divenne realmente l’alter Christus, trasformato tutto nel ritratto visibile di Gesù Cristo crocifisso. Raccontano le “Fonti francescane”: “La figura di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discese dalle sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, giunse, tenendosi librato nell’aria, vicino all’uomo di Dio, e allora apparve non solo alato, ma anche crocifisso. Aveva le mani e i piedi stesi e confitti sulla croce e le ali disposte, da una parte e dall’altra, in così meravigliosa maniera, che due ne drizzava sopra il capo, due le stendeva per volare e con le due rimanenti avvolgeva e velava tutto il corpo”.  

Cosa ci ha colpiti di più, in questo pellegrinaggio? Anzitutto il numero della gente, proveniente da tutte le parti del mondo: moltissimi i frati e le suore, ma anche molti fedeli di gruppi di preghiera (in particolare i gruppi di preghiera di padre Pio, molo diffusi nel Meridione). Per vedere le spoglie di san Francesco bisognava fare una fila lunghissima ed aspettare ore; noi siano stati fortunati perché avevamo prenotato alle 0800 di mattina, per cui siamo entrati quasi in orario, arrivando una quarantina di minuti prima. Ci ha colpito anche la compunzione e la serietà della stragrande maggioranza della gente, anche se il tempo che ci davano per rimanere vicini alle spoglie era veramente poco: sembrava abbastanza una “catena di montaggio”. Davanti alla salma di san Carlo Acutis non si poteva neanche sostare “di fronte” e le suore ci facevano più volte segno di andare avanti.

Comunque l’impressione è stata fortissima e l’esempio di quest’uomo, che fondò la “Custodia di Terra Santa” e andò fino a Damietta, in Egitto, per parlare con il Sultano, è di una attualità sconcertante in questi tempi, nei quali sembra ritornare l’inevitabilità della guerra e dell’uso della forza come unico modo di risolvere le situazioni conflittuali.

lunedì 2 marzo 2026

NUOVA GUERRA TRA ISRAELE, STATI UNITI E IRAN

 


La mattina del 28 febbraio 2026 Israele e gli Stati Uniti hanno effettuato un massiccio bombardamento sull’Iran, che ha causato la morte delle più alte cariche politiche del Paese, in particolare di Ali Khamenei e oltre duecento morti, tra cui più di 80 ragazze di una scuola, e 1700 feriti. Questo è il fatto da cui partire, prima di cercare di giustificare a tutti i costi l’operato di Donald Trump e di Benjamin Netanyahu, come cercano di fare i mezzi di comunicazione occidentali e le più alte cariche UE.

Kaja Kallas, Ursula Von der Leyen, Roberta Metsola, nonché i governanti italiani, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Guido Crosetto, hanno evitato di commentare il fatto e si sono lanciati subito nella ferma condanna delle ritorsioni iraniane in seguito all’attacco che, oggettivamente, avevano sferrato Israele e gli Stati Uniti. Questo significa parlare solo di ciò che fa comodo al mantenimento del loro potere e alla linea di sudditanza verso il proprio padrone, ma non è sicuramente nell’ottica di un giudizio effettivo sulla realtà.

Far finta che l’azione militare congiunta di Israele e Stati Uniti sia “giusta” perché è stato ucciso un dittatore vuol dire avere un “pelo sullo stomaco” notevole e fette di salame sugli occhi molto spesse, che impediscono di vedere e giudicare ciò che accade.

Vuol dire giustificare l’uso della forza militare contro ogni norma e principio di diritto internazionale, il quale giustifica l’attacco militare quando c’è un pericolo imminente e reale, non una supposizione di una minaccia ipotetica. Vuol dire non considerare minimamente il ruolo dell’ONU e ancor di più approfittare vigliaccamente del periodo di colloqui tra Stati Uniti e Iran che si stavano tenendo in Oman.

Se poi uno si ricordasse di ciò che hanno prodotto i precedenti casi di “cambiamento di regime” cosa vedrebbe?  Il recente rovesciamento di Assad e la sua sostituzione con il vice di Al-Qaeda, in Siria; nel 2003 l’eliminazione di Saddam Hussein, con lo scioglimento dell’esercito iracheno che aveva 400.000 soldati, parte dei quali sono andati al soldo dell’ISIS; l’uccisione di Gheddafi, che ha determinato lo smembramento della Nazione in tre entità continuamente in guerra tra loro, etc. L’elenco è lunghissimo e non riesco a trovare un caso nel quale la situazione sia migliorata; forse Panama. Questo succede perché gli americani bombardano, uccidono i capi dello Stato “canaglia” e poi lasciano in “brache di tela” la popolazione, che deve vedersela con quelli che sono rimasti al potere, senza essere minimamente sostenuta. Come non solo non è mai stata aiutata la popolazione iraniana dal 1979 ad oggi, ma ha dovuto subire le conseguenze dell’embargo che i Paesi occidentali le hanno inflitto.

Io abito, a Milano, vicino al consolato iraniano, che è dietro piazzale Lotto; sinceramente non mi ricordo di aver mai visto manifestazioni di protesta contro il regime di Teheran. Ieri pomeriggio, invece, un centinaio di persone, con bandiere iraniane in maggioranza ma anche con bandiere statunitensi e israeliane, faceva un trambusto davanti al consolato dell’Iran. Invocavano il ritorno dello Scia’. Evidentemente, dopo l’azione dei padroni occidentali, si sono sentiti “spalleggiati” e hanno protestato contro il regime dell’Iran, perché avevano saputo che le alte cariche dello Stato erano state eliminate?

Oltretutto questa azione fa capire definitivamente che anche Donald Trump è asservito al sionismo internazionale e persegue la solita politica statunitense delle guerre per destabilizzare le economie rivali, in primis quella della Cina, con l’impedimento per le petroliere di attraversare lo stretto di Ormuz. L’Iran è un altro Paese chiave per il rifornimento dell’”oro nero”, come lo era l’Iraq di Saddam Hussein. Quando poi aggiungiamo che l’operazione “Furia epica”, che ha sostituito quella denominata “Ruggito del leone” era stata programmata da anni, in quanto la distruzione dell’Iran è un obiettivo statunitense da sempre, il quadro si completa.

venerdì 27 febbraio 2026

NUOVA LEGGE ELETTORALE?

 Il governo ha presentato il testo di nuova legge elettorale al Parlamento, ovviamente sia alla Camera che al Senato. La proposta è stata ribattezzata "Stabilicum", sull'onda delle parole pseudo-latine che hanno identificato le precedenti proposte di legge elettorale ("Mattarellum", "Porcellum", "Italicum", "Rosatellum"). 

Il nome è stato dato in considerazione del fatto che l'esecutivo attuale propone di avere maggior stabilità di governo soprattutto tramite un premio di maggioranza. Che sarebbe di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, calcolati sulla base della ripartizione proporzionale dei voti rimanenti, alla coalizione che raggiunge almeno il 40 % dei voti. 

Sarebbero aboliti i collegi uninominali (tranne che per la Val d'Aosta e il Trentino-Alto-Adige), che verrebbero sostituiti da circoscrizioni plurinominali con voto proporzionale.

Le liste sarebbero bloccate, senza possibilità di dare preferenze: gli elettori voterebbero solo il simbolo del partito o della coalizione.

La soglia di sbarramento sarebbe del 3% per liste singole e del 10% per le coalizioni.

Verrebbe introdotto il "ballottaggio", se nessuna delle coalizioni superasse il 40% ma due raggiungessero il 35%, si andrebbe ad un secondo turno solo con queste due.

I partiti dovrebbero indicare il candidato presidente del consiglio nel loro programma.

In sintesi, la proposta vorrebbe superare il sistema misto attuale del "Rosatellum" per avere un sistema elettorale proporzionale integrato da un correttivo che rafforzerebbe la maggioranza di governo.

PERCHE' TRUMP HA ATTACCATO PAPA LEONE

  Nella notte tra il 12 e il 13 aprile Donald Trump ha pubblicato un lungo commento, sferrando un attacco violentissimo contro il Pontefice ...