martedì 10 marzo 2026

SULLE ORME DI SAN FRANCESCO


 

Settimana scorsa sono andato nella città di san Francesco, per l’ostensione delle spoglie del santo. Era la prima volta, da 800 anni a questa parte, che venivano esposte al pubblico, e quindi mi sembrava una occasione da non perdere. L’idea è nata in una pizzeria, con amici, quando Teresa mi ha proposto questo viaggio: io ho aderito subito e ho mantenuto la promessa, anche alcuni si sono tirati indietro. Alla fine siamo andati in tre, Teresa, Lauretta ed io, con la consapevolezza che è meglio fare ciò in cui si crede senza dover necessariamente aspettare di essere in un certo numero per muoversi. Oltretutto “tre” è il numero perfetto! E’ il numero di Dio!

Poi io credo che dovremmo smetterla di essere “ricattati dall’esito”, come diceva don Giussani; è meglio fare ciò che serve, ciò che fa crescere, indipendentemente dal risultato, il quale peraltro non dipende da noi. Anche perché il vero risultato è che la persona si muova, agisca, pensi, prenda decisioni: il vero risultato è che la persona viva! Gli antichi dicevano “gloria Dei vivens homo”: non c’è miglior modo di rendere gloria a Dio che quello di essere persone vive, pensanti ed agenti.

Che dire di questo pellegrinaggio, breve ma intenso? Sono stati tre giorni (anche qui, vedi sopra) in cui abbiamo visitato tante cose: la Basilica Superiore con gli affreschi di Giotto, la Basilica Inferiore e le spoglie di san Francesco, la chiesa di san Rufino (il Duomo), la chiesa di Santa Maria Maggiore con la salma di san Carlo Acutis, come tappe più significative.

Impressionante vedere ciò che rimane del santo di Assisi: le ossa del disposte in maniera ordinata e ben conservate, se si tiene presente quanto tempo è passato; chi voleva poi ha potuto scrivere una preghiera o un’intenzione che ha lasciato all’uomo di Dio.

Ci ha colpiti ancora di più vedere san Carlo Acutis: sembrava vivo quasi dormisse; a me ha ricordato la salma di Bernadette Soubirous, che tra i corpi incorrotti è il più stupefacente. Raccontano che dopo la prima riesumazione, a trent’anni di stanza dalla morte, la santa avesse ancora il fegato molle, come quello di una persona vivente.

Alloggiavamo all’Hotel Domus Pacis, proprio attaccato a Santa Maria degli Angeli: era fantastico svegliarsi la mattina e poter andare a pregare alla Porziuncola, dove morì san Francesco.

Il filo conduttore del pellegrinaggio è stato la vita e le azioni del Poverello, per cui siamo andati anche al santuario del Sacro Tugurio di Rivotorto, vicino Assisi, che fu la prima dimora di Francesco e dei suoi seguaci, nel quale si ritiravano per pregare e accudire i lebbrosi.

Non potevamo poi non visitare l’Eremo delle carceri, luogo scelto da Francesco per ritirarsi a pregare e meditare in solitudine.

Infine abbiamo fatto una tappa, sulla via del ritorno, al santuario della Verna, in provincia di Arezzo, dove il santo ricevette le stigmate. Lassù il santo divenne realmente l’alter Christus, trasformato tutto nel ritratto visibile di Gesù Cristo crocifisso. Raccontano le “Fonti francescane”: “La figura di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discese dalle sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, giunse, tenendosi librato nell’aria, vicino all’uomo di Dio, e allora apparve non solo alato, ma anche crocifisso. Aveva le mani e i piedi stesi e confitti sulla croce e le ali disposte, da una parte e dall’altra, in così meravigliosa maniera, che due ne drizzava sopra il capo, due le stendeva per volare e con le due rimanenti avvolgeva e velava tutto il corpo”.  

Cosa ci ha colpiti di più, in questo pellegrinaggio? Anzitutto il numero della gente, proveniente da tutte le parti del mondo: moltissimi i frati e le suore, ma anche molti fedeli di gruppi di preghiera (in particolare i gruppi di preghiera di padre Pio, molo diffusi nel Meridione). Per vedere le spoglie di san Francesco bisognava fare una fila lunghissima ed aspettare ore; noi siano stati fortunati perché avevamo prenotato alle 0800 di mattina, per cui siamo entrati quasi in orario, arrivando una quarantina di minuti prima. Ci ha colpito anche la compunzione e la serietà della stragrande maggioranza della gente, anche se il tempo che ci davano per rimanere vicini alle spoglie era veramente poco: sembrava abbastanza una “catena di montaggio”. Davanti alla salma di san Carlo Acutis non si poteva neanche sostare “di fronte” e le suore ci facevano più volte segno di andare avanti.

Comunque l’impressione è stata fortissima e l’esempio di quest’uomo, che fondò la “Custodia di Terra Santa” e andò fino a Damietta, in Egitto, per parlare con il Sultano, è di una attualità sconcertante in questi tempi, nei quali sembra ritornare l’inevitabilità della guerra e dell’uso della forza come unico modo di risolvere le situazioni conflittuali.

lunedì 2 marzo 2026

NUOVA GUERRA TRA ISRAELE, STATI UNITI E IRAN

 


La mattina del 28 febbraio 2026 Israele e gli Stati Uniti hanno effettuato un massiccio bombardamento sull’Iran, che ha causato la morte delle più alte cariche politiche del Paese, in particolare di Ali Khamenei e oltre duecento morti, tra cui più di 80 ragazze di una scuola, e 1700 feriti. Questo è il fatto da cui partire, prima di cercare di giustificare a tutti i costi l’operato di Donald Trump e di Benjamin Netanyahu, come cercano di fare i mezzi di comunicazione occidentali e le più alte cariche UE.

Kaja Kallas, Ursula Von der Leyen, Roberta Metsola, nonché i governanti italiani, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Guido Crosetto, hanno evitato di commentare il fatto e si sono lanciati subito nella ferma condanna delle ritorsioni iraniane in seguito all’attacco che, oggettivamente, avevano sferrato Israele e gli Stati Uniti. Questo significa parlare solo di ciò che fa comodo al mantenimento del loro potere e alla linea di sudditanza verso il proprio padrone, ma non è sicuramente nell’ottica di un giudizio effettivo sulla realtà.

Far finta che l’azione militare congiunta di Israele e Stati Uniti sia “giusta” perché è stato ucciso un dittatore vuol dire avere un “pelo sullo stomaco” notevole e fette di salame sugli occhi molto spesse, che impediscono di vedere e giudicare ciò che accade.

Vuol dire giustificare l’uso della forza militare contro ogni norma e principio di diritto internazionale, il quale giustifica l’attacco militare quando c’è un pericolo imminente e reale, non una supposizione di una minaccia ipotetica. Vuol dire non considerare minimamente il ruolo dell’ONU e ancor di più approfittare vigliaccamente del periodo di colloqui tra Stati Uniti e Iran che si stavano tenendo in Oman.

Se poi uno si ricordasse di ciò che hanno prodotto i precedenti casi di “cambiamento di regime” cosa vedrebbe?  Il recente rovesciamento di Assad e la sua sostituzione con il vice di Al-Qaeda, in Siria; nel 2003 l’eliminazione di Saddam Hussein, con lo scioglimento dell’esercito iracheno che aveva 400.000 soldati, parte dei quali sono andati al soldo dell’ISIS; l’uccisione di Gheddafi, che ha determinato lo smembramento della Nazione in tre entità continuamente in guerra tra loro, etc. L’elenco è lunghissimo e non riesco a trovare un caso nel quale la situazione sia migliorata; forse Panama. Questo succede perché gli americani bombardano, uccidono i capi dello Stato “canaglia” e poi lasciano in “brache di tela” la popolazione, che deve vedersela con quelli che sono rimasti al potere, senza essere minimamente sostenuta. Come non solo non è mai stata aiutata la popolazione iraniana dal 1979 ad oggi, ma ha dovuto subire le conseguenze dell’embargo che i Paesi occidentali le hanno inflitto.

Io abito, a Milano, vicino al consolato iraniano, che è dietro piazzale Lotto; sinceramente non mi ricordo di aver mai visto manifestazioni di protesta contro il regime di Teheran. Ieri pomeriggio, invece, un centinaio di persone, con bandiere iraniane in maggioranza ma anche con bandiere statunitensi e israeliane, faceva un trambusto davanti al consolato dell’Iran. Invocavano il ritorno dello Scia’. Evidentemente, dopo l’azione dei padroni occidentali, si sono sentiti “spalleggiati” e hanno protestato contro il regime dell’Iran, perché avevano saputo che le alte cariche dello Stato erano state eliminate?

Oltretutto questa azione fa capire definitivamente che anche Donald Trump è asservito al sionismo internazionale e persegue la solita politica statunitense delle guerre per destabilizzare le economie rivali, in primis quella della Cina, con l’impedimento per le petroliere di attraversare lo stretto di Ormuz. L’Iran è un altro Paese chiave per il rifornimento dell’”oro nero”, come lo era l’Iraq di Saddam Hussein. Quando poi aggiungiamo che l’operazione “Furia epica”, che ha sostituito quella denominata “Ruggito del leone” era stata programmata da anni, in quanto la distruzione dell’Iran è un obiettivo statunitense da sempre, il quadro si completa.

venerdì 27 febbraio 2026

NUOVA LEGGE ELETTORALE?

 Il governo ha presentato il testo di nuova legge elettorale al Parlamento, ovviamente sia alla Camera che al Senato. La proposta è stata ribattezzata "Stabilicum", sull'onda delle parole pseudo-latine che hanno identificato le precedenti proposte di legge elettorale ("Mattarellum", "Porcellum", "Italicum", "Rosatellum"). 

Il nome è stato dato in considerazione del fatto che l'esecutivo attuale propone di avere maggior stabilità di governo soprattutto tramite un premio di maggioranza. Che sarebbe di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, calcolati sulla base della ripartizione proporzionale dei voti rimanenti, alla coalizione che raggiunge almeno il 40 % dei voti. 

Sarebbero aboliti i collegi uninominali (tranne che per la Val d'Aosta e il Trentino-Alto-Adige), che verrebbero sostituiti da circoscrizioni plurinominali con voto proporzionale.

Le liste sarebbero bloccate, senza possibilità di dare preferenze: gli elettori voterebbero solo il simbolo del partito o della coalizione.

La soglia di sbarramento sarebbe del 3% per liste singole e del 10% per le coalizioni.

Verrebbe introdotto il "ballottaggio", se nessuna delle coalizioni superasse il 40% ma due raggiungessero il 35%, si andrebbe ad un secondo turno solo con queste due.

I partiti dovrebbero indicare il candidato presidente del consiglio nel loro programma.

In sintesi, la proposta vorrebbe superare il sistema misto attuale del "Rosatellum" per avere un sistema elettorale proporzionale integrato da un correttivo che rafforzerebbe la maggioranza di governo.

domenica 1 febbraio 2026

DIVIETO DI VOTARE PER I FUORI SEDE

 di Lorenzo Tosa 

Con un intollerabile colpo di mano il governo Meloni ha negato la possibilità di votare al Referendum a 5 milioni di italiani fuori sede, al di fuori del proprio luogo di residenza.

Bocciati uno dopo l’altro in Commissione Affari Costituzionali tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni.

Un atto palesemente antidemocratico che obbligherà milioni di persone a tornare nel proprio Comune per poter esprimere il proprio diritto di voto.

Alle Europee poterono votare, al Referendum sul lavoro pure, ma non potranno farlo per il Referendum costituzionale sulla giustizia.

Di cosa ha paura Meloni?

Di quello che voteranno, ben sapendo che molti di loro non potranno anche volendo tornare a casa per votare.

Questo governo non perde occasione di dimostrare che i suoi interessi personali vengono prima di quella piccola, trascurabile, cosa chiamata DEMOCRAZIA.

martedì 27 gennaio 2026

LA MEMORIA SVANITA

 


L'altro giorno ho letto, su Linkedin, la delusione di una donna perché, lei dice, la giornata della memoria non viene più osservata e non è più sentita come prima: sembra caduta nel dimenticatoio. Istintivamente mi verrebbe da chiederle: "Ma si è fatta una domanda?", "Si è chiesta come mai?" e poi mi sono chiesto io: "Ma dove vive questa gente?", "Non si è accorta di quello che ha fatto e che continua a fare Israele nei confronti del popolo palestinese?" "Oppure persiste nel giustificare a tutti i costi uno sterminio di una popolazione civile con il pretesto della difesa del popolo ebraico?".

Poi c'è un altro fatto che si dovrebbe considerare: l'atteggiamento violento e prepotente del governo Netanyahu nei confronti di tutti gli Stati confinanti, anzitutto Gaza ma anche la Cisgiordania, che la Knesset vorrebbe annettere, e il Libano, la Siria, dove Israele è stata determinante per il rovesciamento del potere di Assad, e l'Iraq,  l'Iran , lo Yemen, e chi più ne ha più ne metta! Nel suo delirio di onnipotenza Israele si sta comportando come la Germania di Hitler: sola contro tutti, convinta che possa vincere qualsiasi guerra e farla franca. Oddio, non proprio sola, in quanto ha dalla sua parte i soliti Stati Uniti d'America, proni al potere sionista da sempre. Donald Trump ha fatto una visita in Israele, dove ha ricevuto un'accoglienza "da stadio" e poi ha fatto una finzione di tregua che ha determinato, sì, la cessazione dei bombardamenti a tappeto, ma non ha fatto cessare le uccisioni e il disagio estremo dei palestinesi.  

A questo punto verrebbe da domandarsi: ma come è possibile che un popolo che ha sofferto così tanto provochi una tale sofferenza ad un altro popolo? Se fosse vero che gli ebrei hanno subito pene più grandi di qualunque altra Nazione, non sarebbero meno crudeli e più compartecipi della situazione gravissima degli altri? 

Potrebbe esserci un'altra spiegazione: che tutta l'impalcatura di questa "Giornata della memoria" sia stata costruita ad arte per rendere Israele immune da ogni critica e soprattutto da ogni sanzione, pena l'accusa infamante di "antisemitismo". Si è formata una sorta di "zona d'ombra" nei riguardi degli ebrei e di conseguenza dello Stato ebraico: essi sono giustificati nel compiere qualunque nefandezza perché sono stati perseguitati ed oppressi, anzi addirittura sterminati completamente. Devo dire che è l'unico caso nella storia di un popolo che, appena subito un genocidio, ottiene tutto ciò che vuole e diventa una potenza mondiale. Gli Armeni, dopo il genocidio subito dai Turchi, sono stati ridotti ad uno staterello privo di importanza; i Curdi, dopo lo sterminio di Saddam Hussein, non hanno ancora il loro Stato; ma si potrebbero fare molti altri esempi. A me ha impressionato più di tutti il genocidio che avvenne in Congo ad opera di Leopoldo II del Belgio: si calcola che circa 10-12 milioni di persone furono uccise; e stiamo parlando dell'Ottocento, quando il numero della popolazione era molto ridotto rispetto ad oggi!

Gli ebrei invece ottengono subito lo Stato che avevano chiesto (e impediscono la nascita dello Stato palestinese); poi nel corso degli anni si accorgono che con questa storia della Shoah si possono ottenere ben altri vantaggi, e comincia la narrazione sionista vera e propria. Punto di svolta significativo è il processo Eichmann del 1962: il Mossad rapisce il gerarca nazista in Argentina e lo porta a Gerusalemme, dove viene processato da un tribunale ebraico. Dire che tutto questo è stato illegale è dire poco: anzitutto il reato dovrebbe essere giudicato nel Paese nel cui territorio è avvenuto (in questo caso la Germania) e poi i componenti dell'organo giudicante non dovrebbero essere solo della parte accusatoria: dovrebbero essere neutrali. Ma tant'è, questo è avvenuto, e Eichmann è stato impiccato dopo il solito processo-farsa nel quale non venivano portate prove scritte ma solo testimonianze di ebrei. Ci si potrebbe chiedere: perché è stato fatto ciò? Per vedere se veramente Israele poteva fare ciò che voleva e rimanere impunita. 

E bisogna dire che in questo senso ci sono riusciti benissimo: a tutt'oggi la Russia ha ricevuto diciannove pacchetti di sanzioni economiche da parte dell'UE, Israele neanche uno. L'Italia ha spedito tredici pacchetti di armi e denaro all'Ucraina, paese aggredito dalla Russia, ma non mi risulta che abbia spedito alcunché allo Stato palestinese, anzi ha continuato a fornire armi ad Israele. Addirittura siamo arrivati al punto che un giornalista viene licenziato per il solo fatto di aver posto una domanda, cioè "se la Russia deve ricostruire l'Ucraina distrutta, non credete che Israele debba ricostruire Gaza?"

C'è un doppiopesismo che è diventato talmente sfacciato da risultare rivoltante; e questa è la conseguenza del mito della Shoah, fatto che è stato sottratto a qualunque critica storica per motivi ideologici e politici. La Shoah è diventata quasi una divinità: invece di essere considerata una avvenimento storico, essa è stata eretta ad "dottrina" indiscutibile e assoluta, non sottoponibile ad alcuna osservazione o critica di sorta. Ha sostituito la Legge e i Profeti; è diventata la vera ragione di sussistenza del popolo ebraico. Altro che le tavole dei dieci comandamenti date da Dio a Mosé sul monte Sinai! Altro che l'Alleanza con Jahvé di Abramo, Isacco e Giacobbe! Altro che Isaia, Geremia, Michea, Daniele, Ezechiele! E' la sofferenza del popolo ebraico ad essere diventata il punto di partenza e di arrivo per il popolo ebraico e per la difesa della sua esistenza. E' il popolo ebraico stesso che si è "autodivinizzato", avendo perso la fede nell'arrivo del Messia. Ora deve "salvarsi" con le proprie forze, perché non spera più nell'intervento di Dio nella storia.

Bisogna aggiungere che gli ebrei di oggi ben poco hanno a che vedere con gli ebrei di duemila anni fa: con la diaspora sono emigrati in molti Paesi e poi la conversione al giudaismo di alcune tribù orientali ha notevolmente cambiato la composizione di quello che noi chiamiamo "popolo ebraico". Ora esso si presenta più come un coacervo di etnie diverse piuttosto che come un popolo unico.

In conclusione, io credo che la vera "evaporazione della memoria" sia quella che riguarda la storia del popolo ebraico, la sua nascita e il suo costituirsi nell'avvicendarsi degli avvenimenti. Il popolo ebraico è nato perché si è accorto che Qualcuno lo cercava, lo voleva come sua proprietà. Tutta la storia trimillenaria degli ebrei si fonda su questa domanda: "Perché noi?" "Perché Dio ha scelto proprio noi, che siamo un piccolo popolo, in mezzo a tanti popoli più numerosi e potenti?" E sulla resistenza che questa gente ha avuto verso l'Alleanza, che era scomoda e impegnativa; gli ebrei si ribellano spesso a questo legame, sentito come un giogo talvolta troppo pesante.  

Lo stesso nome Israele lo dimostra: è il nome che Dio dà a Giacobbe, dopo la lotta con l'angelo; Giacobbe aveva dodici figli, che rappresentano le dodici tribù d'Israele. Egli lotta tutta la notte con un uomo, e sta per vincere, quando viene ferito all'articolazione del femore. Dopo ciò Giacobbe andrà zoppicando per tutta la vita.

L'angelo allora gli dà un altro nome: "Israele", che significa "colui che lotta con Dio".

mercoledì 21 gennaio 2026

REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA: TIFO DA STADIO O DIBATTITO RAGIONATO?

 


In questi giorni stiamo assistendo ad una campagna referendaria che assume sempre più i toni del tifo da stadio per la propria squadra, piuttosto che quelli di un dibattito sulla Costituzione.

Vediamo invece di chiarire gli aspetti di tale consultazione popolare, che riguarda uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, ossia quello giudiziario.

Diciamo subito che qui si tratta di un referendum confermativo, sulla riforma della Costituzione appena approvata dal Parlamento con lo speciale procedimento aggravato della doppia votazione per Camera e Senato e dell’obbligo della maggioranza assoluta (50% più uno) di tutti componenti di ciascuna Camera a favore della riforma. Diciamo anche che è stato possibile richiedere il referendum in quanto non è stata raggiunta la maggioranza qualificata (dei due terzi), nel qual caso non sarebbe stato possibile chiedere il referendum costituzionale. Per esempio, quando il governo Monti fece approvare l’introduzione del pareggio di bilancio, il Parlamento approvò con i due terzi dei componenti e quindi non fu possibile chiedere il referendum confermativo. Invece quando ci fu la riforma Berlusconi, nel 2006, che voleva introdurre una sorte di “presidenzialismo”, e quella di Renzi, nel 2016, che avrebbe voluto trasformare il nostro sistema in un “bicameralismo imperfetto”, snaturando il Senato, fu possibile. E furono sonoramente bocciate entrambe: quella di Renzi addirittura con 20 punti percentuali di scarto. 60% di NO e 40% di SI. Se pensiamo che la BREXIT è passata per 4,5 punti percentuali, direi che la volontà del popolo italiano è stata chiara. L’unica riforma costituzionale approvata dal popolo italiano fu quella del titolo V, sugli enti locali (Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni., etc.)

Comunque adesso, dopo i consueti dieci anni, arriva un’altra riforma della Costituzione proposta dal governo in carica, stavolta sulla Magistratura.

Ah, per inciso, giusto per ricordarlo: essendo un referendum costituzionale confermativo non è necessario raggiungere il “quorum” del 50% più uno dei votanti sugli aventi diritto al voto. In buona sostanza il referendum sarà valido qualunque percentuale vada a votare, anche se fosse il 30%, come nel caso del referendum sugli enti locali. Inoltre si voterà SI per dire SI, ossia per confermare la riforma, e NO per dire NO, cioè per cancellare la riforma, al contrario di quanto accade nei referendum abrogativi, che riguardano leggi ordinarie, nel quali si vota Si per dire NO e NO per dire SI.

Per completezza di informazione dobbiamo dire che evidentemente un quinto del Parlamento ha fatto richiesta di referendum, altrimenti non avrebbe potuto essere indetto. Infatti il referendum costituzionale, a differenza di quello abrogativo, oltre che da 500.000 firme e da cinque Consigli Regionali può essere chiesto dal 20% di ciascuna Camera. E per questo motivo che il governo ha fissato la data del 22 e 23 marzo per la consultazione referendaria; siccome però sono state raccolte 500.000 firme e i comitati che le hanno raccolte hanno fatto ricorso al TAR, bisognerà aspettare il 27 gennaio, data della sentenza del TAR, per sapere se tale data è confermata oppure vene spostata in avanti, per consentire un dibattito e una informazione più approfonditi.

Il governo sembra avere l’intenzione che la consultazione avvenga al più presto, invece di aspettare il periodo maggio/giugno che è la scadenza di prassi delle votazioni.

Ma vediamo finalmente di che cosa si tratta: la riforma costituzionale anzitutto decide la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, impedendo il passaggio da una funzione all’altra: i giudici rimarrebbero sempre organi imparziali tra accusa e difesa, mentre i pubblici ministeri rimarrebbero sempre gli organi che accusano, nel processo penale.

I sostenitori del SI plaudono a tale riforma, affermando che finalmente i giudici potranno ritornare ad essere organi assolutamente neutrali ed oggettivi, in quanto totalmente separati dagli organi che invece sono abituati ad accusare. In questo caso sarebbero meno propensi a condannare, seguendo le proposte dei pubblici ministeri, perché non avrebbero né l’esperienza pregressa di essere accusatori né conoscerebbero i pubblici ministeri.

I sostenitori del NO fanno notare che attualmente il passaggio da una carriera all’altra può essere fatto una sola volta e che la percentuale di coloro che lo attuano è dello 0,5 %, cioè quasi nulla. In pratica non ci sarebbe alcun sostanziale cambiamento, rispetto alla situazione precedente.

Ma la riforma degli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione va ben oltre la semplice separazione delle carriere: modifica sostanzialmente il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). E in che modo? Anzitutto lo sdoppia: istituisce due CSM, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, ma soprattutto toglie ad entrambi i CSM il potere di adottare provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. E quale organo avrebbe il potere di sanzionare giudici e pubblici ministeri? L’Alta Corte disciplinare, nuovo organismo creato appositamente dalla riforma, che diventerebbe l’unico ad avere il potere di “controllare” i magistrati. Tutti e tre tali organi sarebbero composti tramite il sistema del “sorteggio”, invece che dell’elezione, come adesso avviene.

Per inciso, rimango molto perplesso nel constatare che la maggior parte delle fonti di informazione omette di parlare di quest'Alta Corte disciplinare, che avrebbe essa sola il potere di adottare sanzioni nei confronti sia dei giudici che dei pubblici ministeri.

I sostenitori del SI affermano che, con il sistema del sorteggio, si eviterebbero le elezioni “ideologiche” decise dalle “correnti” della magistratura, e perciò i membri nominati sarebbero più oggettivi.

I sostenitori del NO protestano che in tal modo si esautorerebbe il CSM del suo compito più importante, quello di essere l’organo di autogoverno della magistratura e lo si attribuirebbe ad un organo più facilmente influenzabile dall’Esecutivo.

Faccio notare che comunque, con tale riforma, non si toccano assolutamente i problemi della lentezza dei processi o del fatto che i pubblici ministeri, in quanto gli organi che rappresentano lo Stato che accusa nel processo penale, dovrebbero essere dipendenti dal Ministro della Giustizia. O addirittura non essere più neanche magistrati: in un’ottica “liberale” dovrebbero essere eliminati e sostituiti da avvocati dello Stato.

SULLE ORME DI SAN FRANCESCO

  Settimana scorsa sono andato nella città di san Francesco, per l’ostensione delle spoglie del santo. Era la prima volta, da 800 anni a que...