Il
“Manifesto” di Vannacci
Futuro
nazionale ha pubblicato la “Base ideologica e programmatica per l’Italia del
futuro (2027/2037)” l’11 agosto 2026.
E’ un
testo di cinquanta pagine, presentato come “un primo e consistente raccordo di
idee raccolte dal basso, nel confronto con gli iscritti”, che dovrebbe servire
“per la redazione dei prossimi programmi per il Governo del Paese”. E’ quindi
un documento che fissa degli obiettivi per i prossimi dieci anni; più che un
programma perciò è simile ad un “manifesto programmatico”, che individua il
valori e le finalità che il partito si propone di raggiungere.
L’introduzione
si prefigge di riportare l’Italia ad essere un “Paese identitario, sovrano, sicuro, libero e prospero”, tramite la
riscoperta delle “radici nazionali fondate sul diritto romano, sulla filosofia
greca, sull’eroismo della cristianità romano germanica e soprattutto sulla
sintesi di queste istanze operata dalla civiltà
cattolica” (il grassetto è nel testo). Il manifesto svilupperà poi tale
concetto, che gli italiani abbiano una cultura romana, greca e cristiana, che
le civiltà solide progrediscano per capacità assimilativa e integrativa, e che
“l’Italia lo ha fatto in perfetta continuità per oltre due millenni”. Non si
capisce che cosa sia avvenuto, nel nostro Paese, durante il Medioevo e
soprattutto durante l’Umanesimo e il Rinascimento, ma tant’è: duemila anni di
storia sono serviti ad amalgamare la civiltà romana e quella cristiana, che,
nella sua versione cattolica, è “il completamento della civiltà romana”,
secondo gli estensori di tale documento, che citano Dante Alighieri, Pier Paolo
Pasolini, il Card. Alfredo Ottaviani, Ernesto Galli della Loggia, laico che
apprezza il cattolicesimo.
Peccato
che giuristi insigni come Gaio facessero una tripartizione tra le cose: secondo
il romano ci sono le cose che non si muovono (le piante), poi le cose che si
muovono e non parlano (gli animali) e infine le cose che si muovono e parlano
(gli schiavi). Vorrei capire come si può sostenere che il cattolicesimo sia
un’evoluzione della romanità; in realtà è stato un cambiamento radicale della
concezione dell’uomo, in quanto ha attribuito dignità assoluta ad ogni persona
umana. Gli unici ad avere piena capacità giuridica erano i cittadini romani e
in particolare il paterfamilias. Anche il famigerato “ius vitae ac necis”
(diritto di vita e di morte) che nell’età arcaica aveva il “paterfamilias”
perfino sui figli, fu progressivamente mitigato ma totalmente abolito solo con l’avvento
del cristianesimo, da Costantino.
Ma questi
sono dettagli trascurabili, per il Partito di Vannacci: quello che conta è
sostenere che l’Italia, culla della civiltà e regina dell’integrazione e
dell’assimilazione da duemila anni, abbia una sola cultura e una sola e chiara
identità nazionale, che adesso rischia di perire per l'assalto di orde di immigrati
irregolari. Che cosa poi ci sia di comune tra il modo di pensare e di agire del
valligiano di Champoluc e quello dell’agricoltore di Barcellona Pozzo di Gotto,
vorrei che qualcuno me lo spiegasse, ma l’estrema eterogeneità del territorio
della nostra Penisola non scalfisce la granitica certezza dell’ex-generale e
dei suoi fidi sull’omogeneità della cultura italiana.
Poi si
passa agli obiettivi che riguardano le tasche degli italiani: proprietà
diffusa, cooperazione tra classi e corpi sociali intermedi, semplificazione e
riduzione della tassazione… tutto condivisibile, soprattutto quando l’estensore
si scaglia contro la scellerata approvazione del Patto di Stabilità e Crescita
e dichiara che metteranno il veto sul bilancio pluriennale dell’U.E., in quanto
troppo favorevole alla Germania.
Anche le
proposte fiscali sono generalmente condivisibili, anche se rimane il dubbio di
come si possano ridurre le entrate per lo Stato ed aumentare la spesa pubblica
contemporaneamente.
Infatti
l’istituzione del Fondo Sovrano per la Crescita nazionale, strumento di
investimento strategico per le imprese italiane, così come il ”data base unico
di collocamento nazionale” dovrebbero
comportare dei costi.
Mi lascia
un po’ perplesso il pensionamento a 41 anni di contribuzione effettiva, mentre
potrebbe essere utile una moneta fiscale (crediti fiscali e diritti di
compensazione tra Stato e contribuenti). Sono d’accordo anche con
l’innalzamento del contante a 10.000 euro, così come con la riduzione del tempo
di corresponsione del TFS/TFR per i pubblici dipendenti, equiparandolo a quelli
del settore privato.
Direi che
anche il progetto “filiera Italia” è interessante, così come il far ritornare i
cervelli (contro il “brain drain”) e le attività produttive (il “reshoring”)
nel nostro Paese. Mi viene solo da osservare che il linguaggio è quello solito
degli economisti teorici e che magari, un partito che si prefigge di essere
sovranista, potrebbe utilizzare le parole della lingua di Dante, così spesso
citato, invece di quelle del padrone anglosassone.
Ma il
pezzo forte deve ancora arrivare, ed è la remigrazione, tanto sbandierata in
questo periodo. Qui si toccano le vette della retorica più spinta, arrivando a
sostenere l’espulsione non solo dell’”immigrazione clandestina, ma anche di
quella di massa (foss’anche regolare)” (sic!) e dei “soggetti caratterizzati da
culture incompatibili con i valori fondamentali della nostra civiltà” (pareva
brutto dire semplicemente “islamici”). Ora, che si possano “remigrare” anche
gli immigrati regolari, quando sono troppi, è una balla elettorale grossa come
una casa, perché occorre almeno una motivazione concreta e grave, come la
commissione di un reato. Anche rimpatriare i detenuti nel loro Paese mi sembra
irrealizzabile, essendoci il criterio generale secondo il quale chi compie un
reato deve essere punito nello Stato in cui lo compie. Inoltre l’espulsione dei
detenuti è tipica degli Stati del terzo mondo che non riescono a sopportare il
costo del loro mantenimento e quindi svuotano le carceri; solo che l’Italia,
sulla carta, dovrebbe essere una Nazione civile e quindi non dovrebbe comportarsi
come quei Paesi.
Non vedo
come non possa comportare un incremento della spesa pubblica anche l’aumento
dei CPR, “anche fuori dall’U.E. ; se non sbaglio i Centri per immigrati in
Albania costano circa un miliardo di euro e ospitano 82 persone (dati del 21
aprile 2026).
Grottesche
poi le condizioni richieste per l’acquisto della cittadinanza italiana: 20 anni
di residenza (perfino Svizzera e principato di Monaco richiedono 10 anni),
livello di lingua C1 (che non raggiungerebbe nemmeno la maggioranza dei
parlamentari), esami scritti ed orali, dichiarazione formale di accettazione e
avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana (“spero, promitto
e iuro”). Insomma, Vannacci ritiene evidentemente che l’Italia, con i suoi
58.936.000 abitanti, possa dotarsi delle regole di un micro-Stato come la
Repubblica di San Marino, che ne ha 36.035.
Passiamo
alla politica estera: qui le posizioni sono più accettabili, anche se sempre
sfumate: la contrarietà all’Unione europea non si concretizza in una proposta
di uscita immediata, ma saranno vagliate le questioni una per una;
l’opposizione alla NATO è ancora più sfumata. L’appoggio alle decisioni di
Trump invece sembra abbastanza chiaro: al di là di una generica condanna
dell’intervento in Iran, nulla si dice sull’impiego delle basi statunitensi e
NATO sul suolo italiano (con i 518 aerei partiti da Sigonella) e si ribadisce
la disponibilità al dialogo con l’amministrazione SUA.
Si sposa
la tesi di Donald che ogni Paese dell’U.E. debba decidere per conto proprio,
invece che cercare una posizione comune all’interno dell’U.E. Questo perché poi
ogni Nazione possa fare di testa SUA. In questo senso è positiva l’affermazione
che dovremmo tornare ad intraprendere relazioni con la Russia, e ricominciare
ad acquistare il gas russo, ma la posizione di fronte all’invio di armi in
Ucraina è la più generica e vaga di tutte quelle della politica estera.
Se non si
ci si pone neanche come obiettivo la cessazione dell’invio di armi a Zelensky e
a mezzo mondo, come sta facendo da quattro anni il governo Meloni, non so come
si possa invertire la tendenza assurdamente guerrafondaia che ha caratterizzato
il nostro Paese.
Vuol dire
nella sostanza che non si è contrari al commercio di armi più assurdo mai
avvenuto in ottant’anni di storia della Repubblica.
prof.
Pietro Marinelli

