mercoledì 19 agosto 2026

VENTI DI GUERRA ANCHE DALL'ITALIA

 


Nel sentire comune non c’è la percezione che l’Italia intervenga direttamente nelle guerre. Ma questo cozza con le dichiarazioni esplicite di Mario Draghi e della stessa Giorgia Meloni; se dici che andrai avanti a sostenere l’Ucraina fino alla vittoria contro la Russia, vuol dire che vuoi fare la guerra fino alla fine. L’Italia partecipa comunque anche al riarmo europeo e non ha battuto ciglio alla proposta-imposizione di innalzare al 5% del PIL le spese per gli armamenti (pardon, per la “difesa”) fatta dal candidato (secondo lui) al Premio Nobel per la pace Donald Trump.

Siamo in una situazione paradossale, simile a quella degli anni precedenti il 1914 e a quella precedente il 1939. Le Grandi e Medie Potenze stanno effettuando investimenti bellici e si stanno riarmando accanitamente.

Il pretesto è quello di sempre: scoraggiare gli attacchi di un eventuale nemico, creato appositamente e provocato in tutti i modi possibili e immaginabili.

Il monito di Vegezio “Si vis pacem para bellum” ha sempre avuto molto successo presso le lobbies delle armi, ma non è riuscito nel secolo scorso a scongiurare due Guerre Mondiali.

La narrazione dominante inoltre ci sta ossessionando da oltre quattro anni, dipingendo la Russia come il vero pericolo per l’Europa e manipolando il più possibile le notizie per far apparire “aggressore” Putin e “aggredito” Zelensky, ma la realtà è un attimino più complessa.

 

Chi vuole veramente la guerra?

1.L’Ucraina che dipende in tutto e per tutto dall’Occidente (e dai soldi delle nostre tasse) senza gli aiuti in denaro e Armi (in parte rivendute sottobanco) sarebbe un Paese finito. Ormai non produce più nulla. Perfino ormai il grano è contaminato dalle bombe al fosforo.  Se ci fosse la pace con la Russia, gli aiuti cesserebbero e gli Ucraini non avrebbero più risorse, se non le rimesse delle badanti. Come potrebbero continuare ad arricchirsi Zelensky e i suoi fedeli amici?

2. Gli USA che con un intervento militare hanno “liberato” il Venezuela, garantendosi il suo petrolio e le sue materie prime. hanno tentato successivamente di “liberare” l’Iran, accreditandosi come i protettori di Arabia Saudita ed Emirati, ma l’Iran non è il Venezuela ha armi, 90 milioni di abitanti e il supporto di Russia e Cina. Pertanto, non si è piegato.

 Non è stato risolutivo:

a. l’impiego della portaerei Lincoln

b il largo uso di missili e droni.

c. il supporto dei fedeli alleati Israeliani, che hanno eliminato parte della catena di comando iraniana.

 I successi paventati da Trump non nascondono le crescenti difficoltà militari degli Usa

3. I paesi denominati i “i volenterosi”: Gran Bretagna, Francia, Germania, che, sostituendosi agli Usa, impegnati in Iran, sperano, fornendo missili e droni all’Ucraina oltre a consiglieri militari e soldati, di sconfiggere la Russia, di insediare basi sulle coste del Mar Nero, riacquistando così il ruolo perduto di grandi potenze.

4, I Paesi Baltici e la Polonia da sempre russofobi.

5. I governi italiani di centro sinistra e centrodestra, malgrado la contrarietà della maggior parte della popolazione e violando sostanzialmente la Costituzione, hanno dichiarato e dichiarano di sostenere l’Ucraina sino alla vittoria. Ciò implica un invio in notevole quantità di armi e di denaro (sempre preso dalle tasse che paghiamo). Tredici pacchetti di armi sono stati inviati al regime di Kiev. Se questo non è un sostegno militare per “risolvere una controversia internazionale”, come recita l’art. 11, non so che cosa lo sia.

6.l’UE che dal 2022 commina sanzioni economiche alla Russia, sperando di mettere in ginocchio la sua economia e recentemente ha approvato un piano di acquisto di armi da 800 miliardi di euro, soprattutto dagli Usa, che dovrebbe essere ultimato nel 2030. Ovviamente la Russia aspetterà pazientemente che l’Europa si riarmi con tutto comodo.

Ventuno pacchetti di sanzioni economiche contro Putin, mentre Netanyahu viaggia comodamente per tutto il mondo, infischiandosene del mandato di cattura internazionale, senza averne ricevuto nemmeno uno. E questo grazie al veto della Germania ma anche dell’Italia, succube di Israele al punto da venderle la cybersecurity nel marzo del 2023.

 

Quali sono i segnali indicatori del probabile scoppio di una guerra?

1.     I massicci investimenti nell’industria bellica tedesca, al fine di compensare la crisi della produzione delle auto, che ha comportato e comporta almeno 225.000 licenziamenti. Di conseguenza anche l’Italiana Leonardo ha sottoscritto accordi per la produzione di Carri armati con la tedesca Rhein metal per la produzione di carri armati.

2.   L’incremento delle forze armate sia tedesche e italiane. I due paesi sono consci che con i soldati disponibili non si può combattere per mesi su larga scala. Quindi stanno predisponendo piani per un incremento dei militari nei due eserciti:

a.    Esercito Italiano: una riserva di ulteriori 40.000 soldati

b.   Esercito tedesco: una riserva di ulteriori 130.000 soldati.

3.    Gli ucraini con i droni forniti da Francia, Gran Bretagna e Germania stanno colpendo in profondità il territorio russo. E l’Italia? Un giornalista irlandese, Chay Bowes, in un servizio del 24 maggio 2026, su Isprom Italy e su X, ha sollevato la questione che componenti dei droni suddetti siano stati forniti dall’Italia. Non obiettivi militari ma civili, causando vittime per fiaccare al fine di terrorizzare la popolazione. I sopracitati paesi hanno abbordato e hanno intenzione di abbordare navi della flotta russa ombra. Putin afferma che vi sarà una reazione simmetrica.

Quale potrebbe essere? Non solo i massicci bombardamenti sul territorio ucraino. Ad esempio: i russi hanno scoperto componenti prodotti in Italia nei droni che hanno colpito un pensionato per studenti, facendo alcune vittime fra i ragazzi ospiti. Qualche giorno fa è esplosa una fabbrica di armi a Colleferro, comune della città metropolitana di Roma. Quindi i russi potrebbero colpire le fabbriche di armi dei paesi europei, oltre ai luoghi dove partono i droni, se individuati, alzando così il livello dello scontro.

Piccolo particolare: le armi che riceve Kiev non sono tutte utilizzate contro la Russia; una parte di esse viene venduta dal regime di Zelensky a organizzazioni militari ed è costituita da armi leggere. Probabilmente la cifra si aggira sul milione di armi (fucili, pistole, lanciarazzi). Come avviene la vendita? Formalmente risultano rubate, ma molto probabilmente sono vendute al mercato nero, anche ad organizzazioni terroristiche (alcuni sostengono addirittura ad Hamas).

 

Che tipo di guerra sarà?

 

1.     Tenuto conto che i russi hanno 7.000 testate nucleari, se sarà una guerra nucleare durerà pochi minuti;

2.   Potrebbe essere una guerra di logoramento, come la Prima guerra mondiale, che implicherebbe un costo altissimo in vite umane, un consumo enorme di risorse   e la distruzione dei paesi belligeranti.

3.    Una guerra ipertecnologica in cui gli obiettivi verranno decisi dagli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale e i robot umanoidi sostituiranno i soldati. Anche in questa ipotesi vi saranno comunque distruzione e morte.

Per quanto possa sembrare strano, alle fabbriche di armamenti conviene molto di più una guerra di logoramento, come quella tra Ucraina e Russia, che sta durando quasi quanto la Seconda Guerra Mondiale. Questo perché si vendono molte più armi, e le fabbriche di armamenti, la Lockheed, la Rheinmetall ma anche la Leonardo, realizzano profitti astronomici.

Senza contare gli affari della ricostruzione per Blackrock, Vanguard e tutte le grandi società di investimento multinazionali.

 

Giovanni Gibelli


lunedì 17 agosto 2026

IL MANIFESTO DI VANNACCI

 


Il “Manifesto” di Vannacci

Futuro nazionale ha pubblicato la “Base ideologica e programmatica per l’Italia del futuro (2027/2037)” l’11 agosto 2026.

E’ un testo di cinquanta pagine, presentato come “un primo e consistente raccordo di idee raccolte dal basso, nel confronto con gli iscritti”, che dovrebbe servire “per la redazione dei prossimi programmi per il Governo del Paese”. E’ quindi un documento che fissa degli obiettivi per i prossimi dieci anni; più che un programma perciò è simile ad un “manifesto programmatico”, che individua il valori e le finalità che il partito si propone di raggiungere.

L’introduzione si prefigge di riportare l’Italia ad essere un “Paese identitario, sovrano, sicuro, libero e prospero”, tramite la riscoperta delle “radici nazionali fondate sul diritto romano, sulla filosofia greca, sull’eroismo della cristianità romano germanica e soprattutto sulla sintesi di queste istanze operata dalla civiltà cattolica” (il grassetto è nel testo). Il manifesto svilupperà poi tale concetto, che gli italiani abbiano una cultura romana, greca e cristiana, che le civiltà solide progrediscano per capacità assimilativa e integrativa, e che “l’Italia lo ha fatto in perfetta continuità per oltre due millenni”. Non si capisce che cosa sia avvenuto, nel nostro Paese, durante il Medioevo e soprattutto durante l’Umanesimo e il Rinascimento, ma tant’è: duemila anni di storia sono serviti ad amalgamare la civiltà romana e quella cristiana, che, nella sua versione cattolica, è “il completamento della civiltà romana”, secondo gli estensori di tale documento, che citano Dante Alighieri, Pier Paolo Pasolini, il Card. Alfredo Ottaviani, Ernesto Galli della Loggia, laico che apprezza il cattolicesimo.

Peccato che giuristi insigni come Gaio facessero una tripartizione tra le cose: secondo il romano ci sono le cose che non si muovono (le piante), poi le cose che si muovono e non parlano (gli animali) e infine le cose che si muovono e parlano (gli schiavi). Vorrei capire come si può sostenere che il cattolicesimo sia un’evoluzione della romanità; in realtà è stato un cambiamento radicale della concezione dell’uomo, in quanto ha attribuito dignità assoluta ad ogni persona umana. Gli unici ad avere piena capacità giuridica erano i cittadini romani e in particolare il paterfamilias. Anche il famigerato “ius vitae ac necis” (diritto di vita e di morte) che nell’età arcaica aveva il “paterfamilias” perfino sui figli, fu progressivamente mitigato ma totalmente abolito solo con l’avvento del cristianesimo, da Costantino.

Ma questi sono dettagli trascurabili, per il Partito di Vannacci: quello che conta è sostenere che l’Italia, culla della civiltà e regina dell’integrazione e dell’assimilazione da duemila anni, abbia una sola cultura e una sola e chiara identità nazionale, che adesso rischia di perire per l'assalto di orde di immigrati irregolari. Che cosa poi ci sia di comune tra il modo di pensare e di agire del valligiano di Champoluc e quello dell’agricoltore di Barcellona Pozzo di Gotto, vorrei che qualcuno me lo spiegasse, ma l’estrema eterogeneità del territorio della nostra Penisola non scalfisce la granitica certezza dell’ex-generale e dei suoi fidi sull’omogeneità della cultura italiana.

Poi si passa agli obiettivi che riguardano le tasche degli italiani: proprietà diffusa, cooperazione tra classi e corpi sociali intermedi, semplificazione e riduzione della tassazione… tutto condivisibile, soprattutto quando l’estensore si scaglia contro la scellerata approvazione del Patto di Stabilità e Crescita e dichiara che metteranno il veto sul bilancio pluriennale dell’U.E., in quanto troppo favorevole alla Germania.

Anche le proposte fiscali sono generalmente condivisibili, anche se rimane il dubbio di come si possano ridurre le entrate per lo Stato ed aumentare la spesa pubblica contemporaneamente.

Infatti l’istituzione del Fondo Sovrano per la Crescita nazionale, strumento di investimento strategico per le imprese italiane, così come il ”data base unico di collocamento nazionale”  dovrebbero comportare dei costi.

Mi lascia un po’ perplesso il pensionamento a 41 anni di contribuzione effettiva, mentre potrebbe essere utile una moneta fiscale (crediti fiscali e diritti di compensazione tra Stato e contribuenti). Sono d’accordo anche con l’innalzamento del contante a 10.000 euro, così come con la riduzione del tempo di corresponsione del TFS/TFR per i pubblici dipendenti, equiparandolo a quelli del settore privato.

Direi che anche il progetto “filiera Italia” è interessante, così come il far ritornare i cervelli (contro il “brain drain”) e le attività produttive (il “reshoring”) nel nostro Paese. Mi viene solo da osservare che il linguaggio è quello solito degli economisti teorici e che magari, un partito che si prefigge di essere sovranista, potrebbe utilizzare le parole della lingua di Dante, così spesso citato, invece di quelle del padrone anglosassone. 

Ma il pezzo forte deve ancora arrivare, ed è la remigrazione, tanto sbandierata in questo periodo. Qui si toccano le vette della retorica più spinta, arrivando a sostenere l’espulsione non solo dell’”immigrazione clandestina, ma anche di quella di massa (foss’anche regolare)” (sic!) e dei “soggetti caratterizzati da culture incompatibili con i valori fondamentali della nostra civiltà” (pareva brutto dire semplicemente “islamici”). Ora, che si possano “remigrare” anche gli immigrati regolari, quando sono troppi, è una balla elettorale grossa come una casa, perché occorre almeno una motivazione concreta e grave, come la commissione di un reato. Anche rimpatriare i detenuti nel loro Paese mi sembra irrealizzabile, essendoci il criterio generale secondo il quale chi compie un reato deve essere punito nello Stato in cui lo compie. Inoltre l’espulsione dei detenuti è tipica degli Stati del terzo mondo che non riescono a sopportare il costo del loro mantenimento e quindi svuotano le carceri; solo che l’Italia, sulla carta, dovrebbe essere una Nazione civile e quindi non dovrebbe comportarsi come quei Paesi.

Non vedo come non possa comportare un incremento della spesa pubblica anche l’aumento dei CPR, “anche fuori dall’U.E. ; se non sbaglio i Centri per immigrati in Albania costano circa un miliardo di euro e ospitano 82 persone (dati del 21 aprile 2026).

Grottesche poi le condizioni richieste per l’acquisto della cittadinanza italiana: 20 anni di residenza (perfino Svizzera e principato di Monaco richiedono 10 anni), livello di lingua C1 (che non raggiungerebbe nemmeno la maggioranza dei parlamentari), esami scritti ed orali, dichiarazione formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana (“spero, promitto e iuro”). Insomma, Vannacci ritiene evidentemente che l’Italia, con i suoi 58.936.000 abitanti, possa dotarsi delle regole di un micro-Stato come la Repubblica di San Marino, che ne ha 36.035.

Passiamo alla politica estera: qui le posizioni sono più accettabili, anche se sempre sfumate: la contrarietà all’Unione europea non si concretizza in una proposta di uscita immediata, ma saranno vagliate le questioni una per una; l’opposizione alla NATO è ancora più sfumata. L’appoggio alle decisioni di Trump invece sembra abbastanza chiaro: al di là di una generica condanna dell’intervento in Iran, nulla si dice sull’impiego delle basi statunitensi e NATO sul suolo italiano (con i 518 aerei partiti da Sigonella) e si ribadisce la disponibilità al dialogo con l’amministrazione SUA.

Si sposa la tesi di Donald che ogni Paese dell’U.E. debba decidere per conto proprio, invece che cercare una posizione comune all’interno dell’U.E. Questo perché poi ogni Nazione possa fare di testa SUA. In questo senso è positiva l’affermazione che dovremmo tornare ad intraprendere relazioni con la Russia, e ricominciare ad acquistare il gas russo, ma la posizione di fronte all’invio di armi in Ucraina è la più generica e vaga di tutte quelle della politica estera.

Se non si ci si pone neanche come obiettivo la cessazione dell’invio di armi a Zelensky e a mezzo mondo, come sta facendo da quattro anni il governo Meloni, non so come si possa invertire la tendenza assurdamente guerrafondaia che ha caratterizzato il nostro Paese.

Vuol dire nella sostanza che non si è contrari al commercio di armi più assurdo mai avvenuto in ottant’anni di storia della Repubblica.

prof. Pietro Marinelli

sabato 8 agosto 2026

MELONI VS SANCHEZ


 

 Stiamo assistendo, in questi giorni, ad un vero e proprio scontro frontale tra il governo italiano e quello spagnolo, cosa che, a memoria d’uomo, non mi sembra di aver mai visto. Giorgia Meloni ha sospeso Schengen per chi viene dalla Spagna, facendo fare controlli agli aeroporti e di ripicca Sanchez ha ordinato di effettuare controlli per tutto il mese di agosto a chi entra in Spagna dall’Italia. Non solo: il governo italiano ha cercato “alleati” per condannare la Spagna e far sospendere l’accordo per il libero ingresso nei Paesi aderenti all’accordo di Schengen, sostenendo di aver trovato 22 Nazioni in linea con la “proposta Meloni”. Risultato: l’U.E. non solo non ha condannato Sanchez, ma gli ha dichiarato la propria solidarietà e l’apprezzamento per il lavoro svolto.

Ma vediamo l’antefatto, per poter dare un giudizio più completo: il 31 luglio 2026 l’exclave di Ceuta viene assalita da migliaia di marocchini che entrano illegalmente: si calcola che siano circa 60.000. Il governo spagnolo, da cui dipende Ceuta, città autonoma ma sotto la sovranità del Paese iberico, reagisce immediatamente e rimpatria la stragrande maggioranza degli immigrati irregolari nel giro di 48 ore. Rimangono a Ceuta circa 2.000 persone (qualcuno sostiene siano 6.000) irregolari, in attesa di essere rispedite in Marocco. In tutto questo muoiono circa settanta uomini.

Immediatamente il governo italiano e quello francese si schierano contro quello spagnolo, minacciando di effettuare controlli alle frontiere. Quello italiano è il più duro e minaccia di sospendere gli accordi di Schengen, anche se non esiste alcuna frontiera terrestre tra Italia e Spagna. Già è strana, se devo dire il mio pensiero, tale solerzia nello stigmatizzare un comportamento di una Nazione che in teoria dovrebbe essere amica, facendo parte dell’Unione europea e dell’area euro. Non è che per caso questi governi siano preoccupati, più che della situazione umanitaria verificatasi a Ceuta, delle imminenti elezioni politiche nelle loro Nazioni? Un governo assennato avrebbe aspettato almeno qualche giorno l’evolversi degli eventi, che hanno spiazzato le autorità spagnole, per vedere anzitutto come avrebbero affrontato l’emergenza. A pensar male sembra che Meloni e Macron sapessero in anticipo ciò che sarebbe successo a Ceuta. E io sono della scuola di Giulio Andreotti, che diceva: “A pensar male si fa peccato, però ci si azzecca quasi sempre”.  

Comunque è strano che improvvisamente sbarchino 60.000 persone in una città nella quale finora si erano registrati zero ingressi irregolari in tutto il 2026, cioè in sette mesi. E che le autorità del Marocco non solo non ostacolino tale flusso, ma assistano, quasi compiaciute, al fatto, senza fare nulla.

E risulta ancora più strano quando si viene a sapere che nel 2021 il Marocco aveva permesso di varcare il confine a 10.000 irregolari, e quindi la crisi di Ceuta non è stata la prima volta che Rabat ha cercato di mettere in seria difficoltà il governo di Madrid.

Se poi si collega l’alleanza storica del Marocco con gli Stati Uniti d’America, si può ipotizzare che questa invasione sia stata “programmata” da Trump per “punire” l’unico Stato che prende chiaramente una posizione autonoma rispetto alla sua amministrazione.

E si può ipotizzare che il governo italiano si sia lanciato “a testa bassa” contro Sanchez per compiacere all’alleato statunitense, facendo la “voce grossa” con il più debole per avere il favore del più forte.

Inoltre Meloni ha una paura folle di perdere consensi, in questo periodo, per cui sembra essere andata “fuori di testa” e di non avere più un minimo di autocontrollo, che sarebbe necessario per un capo di governo di una nazione importante come l’Italia. Prende decisioni assurde con la massima caparbietà e si ostina a perseguire obiettivi che già da tempo hanno perso ogni credibilità nell’opinione pubblica. Basti pensare all’invio di armi in Ucraina, che continua come se niente fosse (siamo arrivati al 13° pacchetto, giustificato da Crosetto come una “medicina” per Kiev). Basti pensare all’aumento delle spese militari al 5%, senza battere ciglio e all’accettazione dei dazi di Trump. Però bisogna riconoscere che Meloni sostiene a spada tratta le industrie che producono droni, missili, carri armati; con il suo governo la Leonardo sta facendo affari d’oro e raggiunge profitti altissimi. Lei stessa si è vantata di aver stipulato accordi per la vendita di armi agli Emirati Arabi Uniti per 40 miliardi di dollari; peccato che poi queste armi finiscano in tutta l’Africa e molto probabilmente anche alle organizzazioni terroristiche di Boko Haram e simili. In questo caso la Giorgia nazionale non si pone alcun problema morale, come nel caso di Ceuta: forse perché lo fa lei e quindi, a prescindere, non può essere criticato, pena l’accusa infamante di essere “di sinistra”. L’argomento principe dei cosiddetti “fan” di Meloni è, infatti: “quale sarebbe l’alternativa?”; “vogliamo Conte o la Schlein al potere?”. “Non si cerca neanche più di giustificare le scelte del governo, ma si dà per scontato che questo sia il “meno peggio” rispetto ai “comunisti”.

Una delle “argomentazioni” contro Sanchez, infatti, guarda caso, è proprio quella che è un governo “di sinistra” e quindi “comunista”, per cui il popolino becero della cosiddetta destra è legittimato a scagliarsi con epiteti ingiuriosi nei confronti di questo individuo. Beh, è chiaro, è di sinistra, e quindi dalla parte del “male”, mentre noi di destra siamo dalla parte del “bene”!

Un’altra delle “fole” di cui Gioggia è riuscita a convincere la maggioranza degli italiani è che il governo debba durare necessariamente cinque anni e che quindi si debba aspettare la fine della legislatura perché si possa formare un altro governo. Non è mai successo che un governo durasse cinque anni, in ottant’anni di Repubblica, in quanto può cadere in qualsiasi momento se riceve la sfiducia dal Parlamento, anche da una sola della Camere. Il governo Prodi cadde per un solo voto di differenza, al Senato.

Certo, se guardiamo gli altri componenti del governo, Giorgia Meloni è incomparabilmente più credibile: almeno sa dire le “balle giuste al momento giusto”! Antonio Tajani è stato capace di confondere la concessione della cittadinanza con la regolarizzazione, cioè il rilascio del permesso di soggiorno. Parlando della Spagna di Sanchez ha criticato il fatto che la Spagna abbia deciso di rilasciare la “cittadinanza” a 500.000 immigrati, quando di tratta invece del permesso di soggiorno. Non c’è male, come svista, per un Ministro degli Esteri!

Ma tornando alla questione Meloni-Sanchez, Fratelli d’Italia esulta perché sono state fermate 15 persone che cercavano di entrare, dalla Spagna: sì, avete letto bene, quindici persone!!! E le 325.000 che sono entrate illegalmente, in Italia, in questi ultimi quattro anni? Che sono il doppio di quelle che sono entrate illegalmente in Spagna? Secondo il Viminale, che non può essere accusato di essere filo-Conte o filo-Schlein, sono entrate irregolarmente in Italia 158.000 persone nel 2023, 66.000 nel 2024, 66.000 nel 2025 e 14.500 nei primi sei mesi del 2026.

Ma di cosa stiamo parlando? Fa bene la Spagna, che ne ha avute la metà, ad applicare la sospensione di Schengen al Paese dell’Unione europea che ha avuto (e che continua ad avere) il maggior numero di ingressi irregolari negli ultimi anni.

prof. Pietro Marinelli

sabato 1 agosto 2026

GLI SBARCHI A CEUTA

 


Tratto da uno scritto di Franco D'alfonso, ex Assessore al Turismo e alle Attività Produttive di Milano

Quattro ore. Tanto ci hanno messo Meloni, Tajani e Salvini a trasformare la crisi di Ceuta in un comizio elettorale. Uno dietro l'altro, stessa identica richiesta: sospendere Schengen con la Spagna. Hanno visto migliaia di persone disperate e ci hanno visto dentro un sondaggio. Sciacallaggio puro.

E dentro quelle dichiarazioni, dalla prima riga all'ultima, una montagna di bugie e porcherie.

Mettiamole in fila, una per una.

Primo.

Ceuta è fisicamente in Africa. Si tratta di un fazzoletto di terra spagnola di 18 chilometri quadrati, dall'altra parte dello Stretto di Gibilterra. Sta più vicina a Rabat che a Madrid. Si esce di lì con un traghetto o con un aereo.

Chi ha attraversato quella frontiera, per arrivare in Italia, dovrebbe imbarcarsi verso la penisola iberica passando i controlli d'identità, attraversare tutta la Spagna, valicare i Pirenei, attraversare tutta la Francia e presentarsi a Ventimiglia.

Effetto della sospensione di Schengen con la Spagna sulla situazione di Ceuta: zero.

Il loro elettore però, che fino a martedì ignorava perfino l'esistenza di Ceuta e non saprebbe indicarla sulla cartina nemmeno se la ritrovasse scritta, adesso è convinto che stia dietro i Pirenei e che quella gente giovedì prossimo sia sotto casa sua. Su quella convinzione ci costruiscono una campagna elettorale intera. Che bello essere un politico destra e avere davanti tanti destropitechi a cui puoi raccontare letteralmente la qualunque.

Secondo.

La porta che vogliono sbarrare è sbarrata da 35 anni.

Codice Frontiere Schengen, norme speciali per Ceuta e Melilla: chi parte da lì verso la Spagna peninsulare o verso qualunque altro Paese dell'area viene fermato e identificato, documenti alla mano, come se uscisse da fuori Schengen. 

Ceuta e Melilla hanno infatti un regime speciale, proprio per via della loro posizione, che prevede doppi controlli al confine esterno: uno all'ingresso dal Marocco e un altro ancora quando si viaggia verso il continente europeo.

Il ministro degli Esteri della Repubblica Italiana chiede di chiudere una frontiera già chiusa. 

Terzo.

Testuale, dal profilo di Tajani: "Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano che scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari è stata profondamente sbagliata".

Falso.

La Spagna ha approvato per decreto una regolarizzazione: permessi di soggiorno e di lavoro, di durata annuale, per gente che vive e lavora lì da anni, senza precedenti penali, già presente prima del 31 dicembre 2025. Documenti per firmare un contratto, pagare le tasse, uscire dal nero.

Il capo della nostra diplomazia ha scambiato un permesso di soggiorno per una cittadinanza e un passaporto europeo. 

Il decreto spagnolo riguarda persone che stanno in Spagna da anni, entrate in larghissima parte in aereo con un visto turistico, dall'America Latina. 

Volete il dato che li seppellisce? Al 15 luglio il governo spagnolo aveva registrato zero arrivi di migranti via mare a Ceuta in tutto il 2026. Zero. Con il decreto già approvato e in vigore da mesi.

Chi lega le due cose sta raccontando una balla e la racconta sapendo perfettamente di raccontarla.

E se il problema sono le sanatorie (cioè le regolarizzazioni), qualcuno gli ricordi la più grande della storia repubblicana: 2002, legge Bossi-Fini, oltre 647mila persone regolarizzate.

Quarto.

Ingressi irregolari registrati nel 2025: 66mila in Italia, 36mila in Spagna.

Quasi il doppio da noi. Applicando alla lettera il principio di Tajani, il primo Paese da buttare fuori da Schengen è l'Italia. Con Tajani che firma il decreto contro sé stesso e Piantedosi che gli regge la penna.

Quinto.

Per quattro anni ci hanno raccontato sempre la stessa favola: "Non possiamo essere lasciati soli", "nessuno può affrontare la migrazione da solo", Cooperazione, solidarietà europea, redistribuzione. Il 4 maggio scorso Meloni parlava ancora di crisi globale da affrontare insieme.

Poi la pressione si sposta di 1500 chilometri, tocca a qualcun altro e in quattro ore la solidarietà europea diventa una minaccia contro un governo alleato.

Sesto.

Il Marocco, una monarchia assoluta, ha capito da tempo qual è la sua unica arma diplomatica: i corpi dei propri giovani. Apre il rubinetto quando le serve qualcosa sul Sahara Occidentale o per punire decisioni che non condivide (come gli accordi tra Sanchez e l'Algeria della scorsa settimana), lo richiude quando l'ha ottenuto. Era già accaduto, per esempio, nel 2014 e nel 2021, non c'entra nulla la politica migratoria della Spagna.

Davanti a un ricatto costruito sulle persone, il governo italiano ha puntato il dito contro chi quel ricatto lo subisce.

Il motivo di tanta delicatezza con il Marocco lo sappiamo tutti: i memorandum italiani con la Libia e con la Tunisia camminano sullo stesso identico meccanismo. Soldi e legittimazione in cambio di frontiere presidiate. Chi ha appaltato i propri confini alla guardia costiera libica si guarda bene dallo spiegare al mondo come funziona il ricatto migratorio, perché il primo a restarci sotto sarebbe lui.

Settimo. E qui arriviamo al fondo del barile.

Il 19 giugno 2026, Donald Trump aveva appena raccontato al mondo intero che Giorgia Meloni lo aveva implorato per una foto al G7 di Évian e che lui gliel'aveva concessa perché gli faceva pena.

E in quel momento, tra 27 capi di governo, sapete chi ha preso la parola per difenderla? Pedro Sánchez.

Sono passati 41 giorni. Quarantuno.

Alla prima giornata di caos e di morti sulle coste spagnole in Africa, la prima a saltargli addosso è stata lei. Su una vicenda che si decide sulla frontiera marocchina, dove la Spagna è il bersaglio del ricatto.

Chi ti tende una mano quando sei a terra, gente così se lo segna. E aspetta il momento buono per azzannarlo.

Ottavo.

Sapevano dove sta Ceuta. Sapevano che quella frontiera è controllata da 35 anni. Sapevano che a Ceuta gli sbarchi via mare erano stati zero fino a metà luglio. Sapevano che da noi gli ingressi irregolari sono il doppio dei loro. Sapevano che la mano che ha aperto quel confine sta in Marocco.

Hanno parlato lo stesso. Perché una bugia arriva a milioni di persone in tre ore e la smentita arriva a diecimila in tre giorni. E perché una crisi umanitaria, per loro, vale un punto nei sondaggi.

Che miseria senza fondo.

giovedì 16 luglio 2026

IL CASO ROGGERO

 


Il ministro della giustizia Carlo Nordio ha chiesto la grazia per Mario Roggero al presidente della Repubblica, il quale ha risposto che la grazia è sua prerogativa esclusiva.  La richiesta della grazia da parte del ministro è stata fatta ancora prima che Roggero andasse in carcere. Anche il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ed altri esponenti del centro-destra sono intervenuti a sostegno del gioielliere ed è in corso una raccolta di firme a suo favore che ha raggiunto le 83.000 sottoscrizioni. Tutto il mondo di centro-destra sembra non parlare d'altro, tanto che il 90 per cento dei "post" dei politici governativi sono su questo fatto.

Questo perché la Corte di cassazione ha condannato in via definitiva Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi di reclusione, confermando la pena stabilita in appello, che aveva ridotto quella decisa in primo grado di 17 anni, e mantenendo la colpevolezza per omicidio volontario e tentato omicidio.

Ma vediamo i fatti accaduti: il 28 aprile 2021 tre rapinatori entrano nella gioielleria di Mario Roggero, a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, svuotando la cassaforte di 70.000 euro e minacciando di morte la figlia e la moglie. Puntano una pistola che poi si scopre essere un giocattolo al quale era stato tolto il tappo rosso. Dopo la rapina escono e si dirigono verso l'auto: Roggero li insegue nel parcheggio e ne uccide due, Giuseppe Mazzarino di 58 anni e Andrea Spinelli di 44 e ne ferisce un terzo, Alessandro Modica. 

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, sostenendo che non si può trattare di legittima difesa in quanto i rapinatori stavano già fuggendo e quindi non si può parlare di "pericolo attuale", come richiesto dall'art. 52 del codice penale. L'azione del gioielliere è stata ritenuta sproporzionata e non giustificata rispetto al fatto subito. In sintesi, se avesse sparato alle gambe l'atto avrebbe potuto essere qualificato come proporzionato rispetto all'offesa, ma l'uccisione di due dei malviventi e il tentato omicidio di un terzo è un fatto molto più grave di quello ricevuto.

Tale sentenza della cassazione arriva dopo oltre cinque anni dall'evento ed è il terzo grado di giudizio, per cui non si può sostenere che i giudici non vi abbiano pensato. Come non si può sostenere che la giustizia sia stata pesante, essendo le pene previste per l'omicidio molto più gravi: almeno 21 anni di reclusione per quello volontario, e almeno 14 per il tentato omicidio. Se i giudici avessero voluto infierire avrebbero potuto comminare ben 66 anni (21 + 21 + 14). Mi sembra perciò che la sentenza sia stata equa rispetto a quanto accaduto. Anche il risarcimento di 700.000 complessivi non si può considerare esagerato, a patto di non dare importanza alla vita di due uomini, che comunque anche loro avranno avuto una famiglia.

Ciò che più mi amareggia, comunque, è l'uso politico che ne fa il centro-destra, che strumentalizza anche fatti molto dolorosi, per farne il proprio "cavallo di battaglia", come se fosse in perenne campagna elettorale.

Siccome adesso c'è il "pericolo Vannacci", cioè la possibilità di perdere voti nell'elettorato arrabbiato contro la delinquenza, allora bisogna cavalcare la tigre dell'indignazione popolare per riconquistare terreno. 

prof. Pietro Marinelli

mercoledì 15 luglio 2026

I LEFEBVRIANI PRESENTANO RICORSO CONTRO LO SCISMA

 


Colpo di scena: la Fraternità sacerdotale San Pio X ha presentato un ricorso preliminare contro la scomunica ricevuta il 2 luglio 2026. L’istanza è stata depositata presso il Dicastero per la Dottrina della Fede, l’organismo che ha emesso formalmente l’atto, l’11 luglio 2026, in conformità al Codice di Diritto Canonico. Infatti il canone 1734 stabilisce che chi voglia chiedere la sospensione dell’esecuzione della sanzione debba chiedere per iscritto la revoca o la correzione del decreto al suo autore, e debba farlo entro il termine perentorio di dieci giorni; ma tali condizioni sono state rispettate dalla Fraternità e quindi il ricorso è valido.

Quali sono i suoi effetti? Anzitutto la sospensiva dell’esecuzione del decreto di scomunica, in attesa di una valutazione nel merito della questione. Il ricorso si basa sul canone 1353, il quale stabilisce come l’appello contro decreti che infliggono sanzioni li sospenda immediatamente. Per tale motivo da adesso in poi, fino a quando la questione non venga risolta, la scomunica non produce effetti.

Inoltre deve essere esaminata la richiesta, da parte della Fraternità, di ottenere la rettifica di tale provvedimento, considerato dai lefebvriani un atto amministrativo lesivo.

Bisogna aggiungere la sospensione degli effetti è puramente procedurale, cioè finché dura il ricorso, e non pregiudica l’esito conclusivo. Detto in parole semplici, la Fraternità ha ottenuto solo di fermare le ostilità ma non ha avuto la vittoria finale.

Tale decisione viene definita una “mossa strategica”, da parte di una realtà ecclesiale che ha sempre contestato la legittimità del Codice di Diritto canonico e considerato dal lefebvriani intriso di errori dottrinali. E’ paradossale che adesso la Fraternità si appelli proprio a quel Codice per chiedere l’annullamento di una sanzione.

Nel 1988, quando avvenne la scomunica, da parte di Papa Giovanni Paolo II, dei vescovi nominati senza mandato pontificio da Monsignor Marcel Lefebvre, non fu presentato alcun appello da parte della Fraternità San Pio X.

C’è un’altra questione importante da chiarire: se l’atto sia da qualificare come semplice disobbedienza disciplinare oppure come “delitto di scisma”; nel primoevitare la rottura totale caso infatti sarebbe meno grave e si potrebbe arrivare ad una composizione delle divergenze; nel secondo sarebbe molto più difficile.

Il punto è che il Vaticano lo ha definito come scisma vero e proprio, in quanto rifiuto pratico del primato del Papa, e ha esteso le conseguenze della scomunica, in una certa misura, anche ai fedeli che aderiscono formalmente e coscientemente alla Fraternità.

Come finirà? E’ quasi certo che il ricorso non sarà accolto, ma sicuramente questa mossa della Fraternità San Pio X è nell’ottica di mantenere un rapporto con la Santa Sede e quindi, a mio parere, va vista come un tentativo di evitare la rottura totale con Roma.

Magari, più che non per vie legali, potrebbe esserci una riconciliazione, ma questa richiederebbe un pentimento e soprattutto il riconoscimento dell’autorità del Papa regnante, cosa che la Fraternità San Pio X non sembra intenzionata a fare.

Forse la presentazione del ricorso è più in vista di una dilazione nel tempo dell’atto del Dicastero per la Dottrina della Fede ed è stato fatto più per proteggere i sacerdoti e soprattutto i fedeli aderenti alla Comunità

Esso appare più come una manovra interna che come un atto volto ad ottenere effettivamente l’annullamento della scomunica.

prof. Pietro Marinelli

venerdì 10 luglio 2026

LUCIA DI LAMMERMOOR DI NUOVO IN SCALA




9 luglio 2026

Torna al teatro alla Scala un titolo celeberrimo del cigno di Bergamo Gaetano Donizetti. 

Arrivati alla quinta recita, si percepisce che lo spettacolo è più che consolidato in tutte le sue parti. 

Prima di commentare l'aspetto registico c'è da onorare fasti e plausi all'orchestra e di conseguenza alla efficientissima bacchetta della Maestra Speranza Scappucci che dimostra di aver studiato approfonditamente la musica di Donizetti ridonando tutte le sfumature sonore dovute dalla partitura.

Parlando ora della regia di Yannis Kokkos e ripresa da Marco Monzini, essa non disturba e non influisce negativamente sulla resa musicale e scenica nonostante la modernizzazione.

Dominano le tinte cupe e il rosso sangue di cui si macchierà la protagonista, unico personaggio vestito di bianco quasi a simboleggiarne il ruolo di olocausto, di vittima sacrificale. 

Le luci, di Vinicio Cheli, e i video di Eric Duranteau ben si sposano e avvolgono le scene. Di disarmante semplicità ed efficacia la scena della tempesta a inizio del terzo atto.

Passando al cast il reparto maschile, tolto Michele Pertusi, non brilla ahimè né per vocalità né per interpretazione.

Il lord Enrico Ashton cantato da Boris Pinkasovich dovrebbe essere spietato, algido ed egoista ma risulta solo piatto e con un estensione vocale più da tenore "corto" che da vero baritono. 

Edgardo, interpretato da Piero Pretti, ha una buona lama ma non sembra poter dare più di tanto in volume.

Per assurdo più penetrante e generoso il breve intervento del Lord Arturo di Leonardo Cortellazzi.

Unico vero basso bronzeo ed espressivo rimane Raimondo, interpretato magistralmente da Michele Pertusi.

Rimane ancora più opaco degli altri uomini del cast la voce poco profonda e poco proiettata di Paolo Antognetti nel ruolo comprimario di Normanno.

Vero astro luminoso della serata Rosa Feola che interpreta Lucia in maniera quasi disumana! Non ci si capacita di come alla quinta recita abbia ancora tutta la forza e lo struggimento necessario per esprimere con una solidità tecnica e interpretativa invidiabile tutte le sfumature e tutte le agilità richieste da Donizetti. 

Altro grande protagonista il coro, diretto dal Maestro Alberto Malazzi. Preciso quasi sempre, a parte un piccolo scivolamento sulla stretta finale nel secondo coro del primo atto.

Nonostante questa piccola sbavatura per il resto dello spettacolo il coro porta un suono compatto e potente.

Sempre sulla bacchetta della Scappucci, malgrado si riconosca il puntuale e approfondito studio della partitura, c'è da notare che ogni tanto i "crescendo" dell'orchestra e i  "forte/fortissimo" fagocitano coro e solisti.

Nel complesso si può dire che lo spettacolo funzioni e sia ben studiato. 

Bisogna però anche ammettere che, pur rimanendo questo equilibrio tra regia e momento musicale, in generale lo spettacolo risulta opaco e senza la naturale e densissima energia tragica tipica dell'opera.

Veri protagonisti a reggere le sorti dello spettacolo (i "salvatori  dell'opera"), il coro e la magnifica Rosa Feola.

Voto 7.5/10

Elvis Zini

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