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mercoledì 12 giugno 2024

giovedì 11 aprile 2024

INCONTRO CON MONI OVADIA

Lunedì 15 aprile 2024, alle ore 20.30, presso il Teatro Caboto di via Mar Nero 10, a Milano, in zona Baggio, ci sarà un altro incontro con Salomone Ovadia detto Moni, attore, regista, musicista e grande conoscitore della cultura ebraica, sulla questione palestinese. 

Il titolo dell'evento è "SE VUOI LA PACE PREPARA LA PACE", che è la sua versione modificata del SI VIS PACEM PARA BELLUM degli antichi Romani. Moderatori saremo il prof. Sergio Barbesta e, modestamente, il sottoscritto, che lo ha già invitato nella sua scuola, l'Istituto "Marie Curie/Piero Sraffa", dove ha parlato a 250 studenti delle quinte e delle quarte.

 Per iscriversi basta spedire un e-mail all'indirizzo ilcircolodeiresistenti@gmail.com   

"Se vuoi la pace prepara la pace" - la situazione del conflitto Israelo Palestinese richiede una rapida soluzione - Cosa possiamo fare? Ne parliamo con Moni Ovadia - Teatro Caboto - 15 Apr. 2024 - Parte Prima

https://www.scenario.press/posts/14967 

Parte Seconda

https://www.scenario.press/posts/14968

Parte Terza

https://www.scenario.press/posts/14969a

Parte Quarta

https://www.scenario.press/posts/14970P

Parte Quinta

https://www.scenario.press/posts/14971

Parte Sesta - Interventi del pubblico

https://www.scenario.press/posts/14972

Parte Settima - Dibattito con il pubblico

https://www.scenario.press/posts/14973

Parte Ottava - Dibattito con il pubblico

https://www.scenario.press/posts/14974

Parte Nona - Dibattito con il pubblico

https://www.scenario.press/posts/14975

martedì 26 marzo 2024

ISRAELE PUO' NON RISPETTARE UNA RISOLUZIONE ONU?

ISRAELE PUO' PERMETTERSI DI NON RISPETTARE UNA RISOLUZIONE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU?


Lunedì 25 marzo, finalmente, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, con 14 voti favorevoli e l'astensione degli Stati Uniti, una risoluzione che stabilisce il "cessate il fuoco" nella Striscia di Gaza. Tale importante decisione arriva dopo tre voti contrari ad altrettante proposte di risoluzioni, posti ovviamente dagli Stati Uniti d'America, membro permanente e quindi in grado di bloccare l'approvazione di tale atto. 

Dovremmo essere tutti contenti, in quanto in tal modo si consentono gli aiuti umanitari, che anche recentemente erano stati bloccati da Israele. Invece no: i nostri cosiddetti mezzi di informazione cercano di trovare il "pelo nell'uovo" per sostenere che questa risoluzione non sia vincolante. E sulla base di quali motivi? Sulla base delle dichiarazioni dei portavoce degli Stati Uniti (sic!) Matthew Miller e Linda Thomas Greenfield, luminari del diritto internazionale e soprattutto assolutamente imparziali ed equidistanti da parti politico-istituzionali! La Thpmas Greenfield è stata capace di dire, quando le è stato chiesto perché ritiene che questa risoluzione non sia vincolante, che non lo sia in quanto tale sarebbe la loro interpretazione! 

Logica ferrea, dunque: non sarebbe vincolante perché loro hanno stabilito che non lo sia! Realmente l'occidente codino agli interessi del grande capitale risulta sempre più ridicolo e addirittura grottesco nel patetico tentativo di giustificare un eventuale disapplicazione di tale risoluzione; i giornalisti arrivano addirittura a citare la Corea del Sud, sosterrebbe che la risoluzione non utilizza il verbo "decidere" e che non è stata adottata "nell'ambito del capitolo VII". Questioni di lana caprina, come si suol dire, anche perché è l'articolo 25, che non fa parte del capitolo VII, a determinare il fatto che le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza siano vincolanti. E lo ha confermato la stessa Corte Internazionale di Giustizia, supremo organo giurisdizionale dell'ONU, nel 1971. 

A quale titolo allora Israele potrebbe non rispettare tale risoluzione? Perché usa la forza militare? Perché può influenzare la finanza mondiale? Perché può far interpretare a proprio piacimento le norme e gli atti di diritto internazionale dallo Stato più potete del mondo, che è prono ai suoi interessi?

venerdì 2 febbraio 2024

Storica sentenza sui fatti di Gaza

 

Venerdì 26 gennaio 2024 è stata adottata una sentenza che alcuni giornalisti hanno definito “storica”: i giudici della Corte Internazionale di Giustizia, organo dell’ONU, hanno respinto la richiesta di archiviazione proposta da Israele riguardo all’accusa di genocidio del popolo palestinese. Tale accusa era stata promossa a fine dicembre dal Sudafrica, in una relazione di 84 pagine. 

Ma la Corte non si è limitata a respingere la richiesta di archiviazione: ha riconosciuto diversi punti chiesti dalla parte accusatrice; soprattutto il fatto che alcune azioni compiute da Israele possono violare la convenzione ONU sul genocidio. In seguito a ciò, nell’ordinanza, ha stabilito urgenti “misure di sicurezza” per evitare che si compia effettivamente un genocidio del popolo palestinese nella Striscia di Gaza. 

In sostanza ha detto a Israele di rispettare i diritti dell’uomo previsti nella convenzione sul genocidio siglata nel 1950 dallo Stato ebraico e nel 1997 dallo Stato africano, e quindi di permettere gli aiuti umanitari e condizioni di vita decorose agli abitanti delle zone occupate. Tale decisione è molto argomentata e motivata anche dai rapporti dei responsabili ONU sulla vigilanza del rispetto dei diritti umani. 

Non è stata invece accolta l’esplicita richiesta del Sudafrica di un “cessate il fuoco” immediato, con soddisfazione di Netanyahu, ma sono state citate le dichiarazioni “pro genocidio” dello stesso e di alcuni esponenti del governo israeliano.

Inoltre la Presidente della CIG, Joan Donoghue, ha stabilito che Israele debba presentarsi tra un mese per riferire sull’andamento dell’applicazione delle misure cautelari previste e ha ordinato di adottare i provvedimenti necessari ed efficaci affinché si porti assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza.

Questa sentenza, è inutile negarlo, costituisce un vero e proprio “spartiacque” rispetto alla tendenza degli organismi internazionali di favorire il cosiddetto “nord del mondo” a danno dei Paesi più poveri o comunque meno importanti politicamente. Essa va nella direzione di un reale riconoscimento dei diritti dell’uomo anche negli Stati “non filo-occidentali”, cioè non proni al potere ebraico-statunitense, e quindi apre ad una fine del conflitto e ad un riconoscimento reale dello Stato palestinese. 

Questo viene confermato dalla reazione rabbiosa dei capi ebraici, alcuni dei quali hanno addirittura accusato la Corte di antisemitismo, come se ciò fosse il criterio fondante per stabilire chi abbia ragione e chi no, qualunque atto si compia. La Corte invece ha dimostrato, stavolta, di guardare i dati, le cifre, i resoconti, considerandoli più importanti delle posizioni ideologiche di parte.


Pietro Marinelli

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