sabato 27 dicembre 2025

BILANCIO DI TRE ANNI MELONIANI


Io sono sempre più restio a scrivere, perché vedo che la stragrande maggioranza degli articoli o dei commenti che vengono pubblicati sono “di pancia” oppure rozzamente ideologici e di parte. Poi mi è capitato di leggere l’articolo di Marcello Veneziani del 21 dicembre su “La Verità”. Tale scritto tenta un bilancio di questi tre anni del governo Meloni. Ho letto e riletto l’articolo, cercando un giudizio un attimino approfondito e soprattutto cercando qualche riferimento a fatti, a decisioni prese dal governo, ma niente da fare: solo generiche affermazioni adattabili peraltro a qualunque tipo di esecutivo. Allora mi sono detto: “se questo, che viene considerato uno dei massimi “pensatori” del centro-destra, può scrivere questo cumulo di banalità, degno di una portinaia (con tutto il rispetto per le guardiane dei condomini), che cosa mi impedisce di farlo anch’io?”.

L’articolo esordisce con la solenne affermazione che “tutto è rimasto come prima”, dopo oltre tre anni di “Gioggia”. Già questo mi lascia un po’ perplesso, in quanto, da misero insegnante di economia politica, oltre che di diritto, ho sempre saputo che non esiste una posizione statica, nelle questioni economiche: o si va avanti o si torna indietro. Per esempio, se io prendo una pensione di 2000 euro e me la aumentano di 3 euro mentre l’inflazione è all’1,8 per cento, non c’è nemmeno l’adeguamento al costo della cita e io perdo 36 euro al mese. Sempre dando per scontato che le cifre comunicate dall’ISTAT rispecchino la realtà effettiva dell’aumento dei prezzi, perché se l’aumento dei prezzi fosse superiore ci perderei ancora di più. Insomma, per esserci un aumento reale esso deve essere più alto del tasso d’inflazione. Comunque, era per dire che la frase “tutto è rimasto come prima” è la quintessenza del vuoto cosmico della ragione, quando non viene utilizzata per dare giudizi sulla realtà ma solo osservazioni che non scontentino nessuno. E soprattutto non scontentino i proprietari del giornale sul quale si scrive, che potrebbero adontarsi per critiche più pesanti di qualche ovvio luogo comune.

Ma venendo alla nostra Giorgia nazionale, la prima constatazione da fare è che di “nazionale” lei ha fatto ben poco: la sua preoccupazione principale, durante tutto questo periodo, è stata quella di mandare soldi ed armi all’Ucraina, Paese che non fa parte né dell’UE né della Nato. La difesa a tutti i costi di Zelensky, i baci e gli abbracci a tale individuo losco non sono saltati un minuto. Qualunque scandalo ci fosse stato, qualunque acquisto eseguito dal guitto eroinomane non hanno scalfito la fede assoluta che la Meloni ha sempre riposto in lui. E che continua a riporre: un'altra elargizione di 90 miliardi è stata recentemente decisa. Si dira’: ma è un prestito! Come se il regime ucraino si fosse distinto per la correttezza in campo economico e militare! Come se l’Ucraina non commerciasse nella rivendita delle armi che le vengono date! Ma tamt’è: Giorgia ha deciso di stare dalla “parte giusta” e contro la Russia in tutti i modi, facendo interrompere la fornitura di gas russo e facendolo acquisire (liquido) ad un prezzo cinque volte superiore. Però è gas “buono”, perché è “yankee”! Come sono “buoni” anche i missili statunitensi, che Giorgia vuol far acquistare per 300 milioni di euro, come se non avessimo armi a sufficienza!

E che dire dei contratti che ha fatto stipulare dalla Leonardo per la vendita di armamenti per l’importo di 40 miliardi di dollari con gli Emirati Arabi Uniti? O quelli con la Turchia di Erdogan, che va bene perché fa parte della NATO? Anche queste decisioni consistono nel non far niente? Nel lasciare tutto come prima?

La realtà, che pochi vogliono ammettere, è che con questo governo si è raggiunto un grado di bellicosità e di attività di produzione di armi mai raggiunto nel dopoguerra; la Leonardo fa ottimi profitti, ma la gente comune stringe la cinghia per arrivare alla fine del mese. Con questo governo si è accentuato il processo di “proletarizzazione del ceto medio”, per citare Marco Rizzo, e ciò è veramente paradossale con un governo che in teoria sarebbe di centro-destra. Ma che ha favorito il sistema bancario in maniera un attimino esagerata, tanto che tra le prime dieci imprese italiane adesso figurano sette banche. E certo, molte grandi imprese non sono più italiane, avendo trasferito la sede legale all’estero. Con questo governo continua imperterrita la lotta delle banche al contante; in Italia sono sparite le banconote da 500 euro e sono viste con grande sospetto quelle da 200 e addirittura quelle da 100! Ciò non succede in altri Paesi: in Francia, ad esempio, non hanno nessun problema ad accettare le banconote di grande taglio. Si dirà: ma è per la lotta alle attività illegali! Con la scusa di contrastare la malavita si penalizzano soprattutto le piccole e medie imprese, che sono il fulcro dell’economia italiana. Si indottrina la gente sull’utilizzo dei mezzi di pagamento elettronici, facendoli passare come necessari per essere “al passo con i tempi”, mentre il contante sarebbe “antiquato”. E te credo, le banche hanno fatto, nel 2023, 9 miliardi di euro di guadagni solo con le commissioni relative ai bancomat e alle carte di credito! Un mio amico che gestisce un piccolo ristorante con quattro dipendenti, mi ha detto che, se lui non dovesse pagare le commissioni bancarie, avrebbe uno stipendio: potrebbe assumere una persona in più.

Questo non significa “lasciare tutto come prima”, perché ci si ingerisce nell’economia in maniera invasiva, condizionando l’andamento del mercato. Come si condiziona l’andamento delle attività favorendo le imprese cinesi, che sono considerate “al di fuori” delle leggi italiane e non vengono sottoposte a controlli, potendo permettersi, loro sì, di pagare immediatamente con i contanti anche l’acquisto di esercizi commerciali o di immobili. Anche in questo caso la situazione, con il governo Meloni, è addirittura peggiorata e siamo invasi da locali gestiti da gente dell’Estremo Oriente.

Ma vogliamo parlare poi del milione di euro dato ad una organizzazione terroristica islamica per il rilascio di una italiana che peraltro si era convertita all’Islam? Questo è accaduto con Meloni. E con Meloni si è raggiunto un numero di immigrati clandestini che ha fatto impallidire le ondate precedenti: circa 300.00 in tre anni!

Però, a dire il vero, qualcosa mi sembra cambiato, nella politica italiana: la faccia tosta di Meloni nel dire, con estrema convinzione, tutto e il contrario di tutto a seconda delle circostanze e nel fare esattamente l’opposto di quanto blaterato in campagna elettorale. Nel non avere la minima coerenza e nel non cercare nemmeno di “salvare l’apparenza”, continuando ad affermare ipocritamente di fare l’interesse degli italiani.

In sintesi, non riesco a capire il vantaggio di avere un governo di centro-destra invece che un altro governo: l’argomentazione più diffusa, da parte di coloro che devono a tutti i costi giustificare l’attuale esecutivo, è che “se ci fosse la sinistra sarebbe peggio”.

A questo riguardo mi permetto di dare al governo un suggerimento per una proposta di emendamento alla legge di bilancio 2026: uno stanziamento di fondi per la costruzione di una statua ad Elly Schlein e a Giuseppe Conte. Senza di loro, infatti, la Meloni non sarebbe ancora lì.


mercoledì 17 dicembre 2025

UNA LADY MACBETH DEL DISTRETTO DI MCENSK

                                           


 Quest'anno le assi del Piermarini risuonano della violentissima e titanica musica di Dmitrij Schostakovič, di cui corre il 50esimo anniversario della scomparsa. 

Un titolo particolarissimo e di non facile ascolto per gli amanti del melodramma nostrano di Verdi o Puccini. Il primo ostacolo è linguistico poiché il libretto è in russo. 

Prima di parlare di regia e cast mi sembra doveroso fare un grandissimo plauso alla magnifica orchestra della Scala che ha fatto tremare la sala con dei "fortissimo" raramente uditi  con una pasta timbrica impareggiabile nei pianissimo e una ritmica eseguita alla perfezione e al limite della maniacalità ossessiva. 

Va di conseguenza medesimo plauso al Maestro R. Chailly che con bacchetta efficacissima tiene le redini di questa poderosa orchestra e dei meccanismi strutturali dell'opera stessa.

Parlando invece della regia di Vasily Barchatov (lo stesso "scandaloso" regista della Turandot messa in scena al San Carlo di Napoli) , escluso il primo atto in cui era doveroso, se non necessario, creare un sentimento totale di disgusto, ribrezzo e irrecivibilità per la abbietta scena di stupro ahimè edulcorata, è abbastanza aderente drammaturgicamente al libretto. 

Elegante e fredda la resa scenica di Zinovij Margolin e le luci di Alexander Sivavev che hanno ben reso le analessi volute, ma non scritte dai librettisti e dal compositore, dal regista. 

Splendidi i costumi di Olga Shaishmelashvili, forse però rendono poco la gutturalità sorda e cieca della Russia zarista e del borghese arricchito ma ignorante. 

Plauso a metà per i solisti. A. Rolavets produce un ricco personaggio psicologico ma un po' povero in alcun punti vocali  nel suocero; Y. Akimiv invece brilla vocalmente come figlio e "marito legittimo" di Katerina con qualche problema di vibrato largo. 

S. Jakubjak , la protagonista la vera Lady Macbeth, riluce di personalità data da libretto ma tende a portare indietro il suono e la pronuncia è molte volte poco intellegibile.

N. Mavljanov, Sergej amante di Katerina, brilla poco nel primo atto e per vocalità e per presenza scenica, ma dal secondo atto in poi svela le doti canore e la profondità psicologica di un "Pinkerton" qualsiasi.

Tutto il lungo reparto di comprimari ben si muove e ben canta le proprie parti in maniera puntuale e precisa.

Grande delusione per la scena madre del primo atto, lo stupro ai danni di Katerina da parte di Sergej che diventa goffo al limite del comico mentre la musica indica e incalza una violenza inaudita e difficile psicologicamente da digerire, magistralmente dipinta dall'orchestra.

Dubbi altissimi per il finale atroce che vedrebbe la protagonista e Sonetka, magistralmente interpretata dalla bronzea voce di E. Maximov, annegare ma che invece vede le due bruciate vive. 

Altro grandissimo plauso al coro, egregiamente diretto dal M° A. Malazzi , vero secondo protagonista al pari dell'orchestra.

In generale un opera magnificente, cruda, abbietta, inascoltabile quindi sublime nel senso romantico e Kantiano di "orrore dilettevole" che dipinge un umanità sgomenta , paurosa di se stessa che grida, urla , il proprio dolore attraverso la furia cieca e la NON redenzione. 

Orchestra, coro e direttore M° Chailly eccelsi, quasi in mistica apoteosi ma, ahimè, regia deludente per troppi dettagli e appuntamenti mancati. 

Voto: 8

Elvis Zini

DIVIETO DI VOTARE PER I FUORI SEDE

 di Lorenzo Tosa  Con un intollerabile colpo di mano il governo Meloni ha negato la possibilità di votare al Referendum a 5 milioni di itali...