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Iustitia in Veritate, che segue filiarmente S. E. Rev.ma Mons. Antonio Suetta fin dalla propria fondazione, esprime totale apprezzamento, innanzitutto sul piano della verità oggettiva, per l’iniziativa di sensibilizzazione promossa dal Vescovo della diocesi di Ventimiglia – Sanremo contro l’aborto procurato, offrendogli inoltre la propria vicinanza sul piano personale anche a nome di tutti gli iscritti,

Infatti, benché l’autentico cristiano di ogni epoca non si curi del plauso o dell’avversione, che possano essergli riservati a causa del proprio impegno nella promozione delle verità eterne (sia appartenenti al «diritto naturale» che alla Rivelazione), è altrettanto vero che i tempi attuali, prolifici nel propalare gli errori più estremi del relativismo etico e del nichilismo culturale, rendono necessario, in coerente difesa delle «verità non negoziabili», manifestare pubblico sostegno in favore di chi si espone con coraggio e senza ambiguità.

Ora, sia l’iniziativa che la persona di Sua Eccellenza sono attualmente bersagliate da false e ingiuste critiche di chi vorrebbe perfino a tacitarlo; mostrando con ciò la vera natura delle ideologie proprie di chi teme la verità.

Chi strepita contro un semplice rintocco di campana simbolicamente a ricordo della vergognosa strage di innocenti continuamente perpetrata tramite l’aborto, in realtà esprime solo la paura che venga svelata la menzogna sottesa alla presunzione di porsi al di sopra della realtà oggettiva. Non basta, infatti, edulcorare tale crimine mediante i sofismi contenuti nell’iniqua legge 194, per riuscire a censurare la verità intorno all’essenza di quello che rimane un omicidio.

Inoltre, gli epigoni di queste azioni rabbiose e scomposte, nonostante i propri enfatici e immancabili richiami alla libertà di coscienza e di espressione, sono i primi ad ipocritamente censurare il diritto di parola e d’iniziativa altrui; specialmente se tali diritti sono esercitati da quanti, sul piano di una discussione razionale, sarebbero in grado di dimostrare sia la falsità dei principi generali su cui poggiano le loro ideologie, sia l’inconsistenza dei presupposti più specifici, d’ordine pseudo–etico o pseudo–scientifico, che pretenderebbero aggiungere per giustificare di volta in volta, come nel caso dell’aborto, le più aberranti conseguenze pratiche.

Va dunque ribadito con forza che l’aborto non può essere un diritto ma è un delitto, poiché lede irrimediabilmente e ingiustamente la vita, che rappresenta il diritto fondamentale di qualsiasi concepito, essendo la fonte di ogni suo altro diritto futuro (anche di quelli d’ordine più elevato rispetto alla semplice vita biologica); né tale delitto può essere considerato di poca entità, dato che rimane la prima causa di morte per i nascituri, che sono gli esseri più innocenti e indifesi.

È così che il semplice rintocco di una campana, proprio per l’opposizione fanatica che incontra, dimostra un importante ruolo positivo, costituendo occasione propizia per il risveglio delle coscienze ancora aperte alla verità e svelando l’odio di chi invece propugna la cultura della morte, spacciandola con menzogna per cultura di autentici diritti civili.

Ci auguriamo allora che l’esempio della Diocesi di Ventimiglia–Sanremo richiami anche altri pastori ai propri doveri di testimonianza del vero, e incoraggi tutti gli amanti della verità a difendere la vita innocente al netto di ogni ambiguità logico–dottrinale e di ogni compromesso con il linguaggio ideologico imposto dalla cultura egemone del relativismo e del politicamente corretto.

Iustitia in Veritate 

Milano, 14 gennaio 2025