martedì 27 gennaio 2026

LA MEMORIA SVANITA

 


L'altro giorno ho letto, su Linkedin, la delusione di una donna perché, lei dice, la giornata della memoria non viene più osservata e non è più sentita come prima: sembra caduta nel dimenticatoio. Istintivamente mi verrebbe da chiederle: "Ma si è fatta una domanda?", "Si è chiesta come mai?" e poi mi sono chiesto io: "Ma dove vive questa gente?", "Non si è accorta di quello che ha fatto e che continua a fare Israele nei confronti del popolo palestinese?" "Oppure persiste nel giustificare a tutti i costi uno sterminio di una popolazione civile con il pretesto della difesa del popolo ebraico?".

Poi c'è un altro fatto che si dovrebbe considerare: l'atteggiamento violento e prepotente del governo Netanyahu nei confronti di tutti gli Stati confinanti, anzitutto Gaza ma anche la Cisgiordania, che la Knesset vorrebbe annettere, e il Libano, la Siria, dove Israele è stata determinante per il rovesciamento del potere di Assad, e l'Iraq,  l'Iran , lo Yemen, e chi più ne ha più ne metta! Nel suo delirio di onnipotenza Israele si sta comportando come la Germania di Hitler: sola contro tutti, convinta che possa vincere qualsiasi guerra e farla franca. Oddio, non proprio sola, in quanto ha dalla sua parte i soliti Stati Uniti d'America, proni al potere sionista da sempre. Donald Trump ha fatto una visita in Israele, dove ha ricevuto un'accoglienza "da stadio" e poi ha fatto una finzione di tregua che ha determinato, sì, la cessazione dei bombardamenti a tappeto, ma non ha fatto cessare le uccisioni e il disagio estremo dei palestinesi.  

A questo punto verrebbe da domandarsi: ma come è possibile che un popolo che ha sofferto così tanto provochi una tale sofferenza ad un altro popolo? Se fosse vero che gli ebrei hanno subito pene più grandi di qualunque altra Nazione, non sarebbero meno crudeli e più compartecipi della situazione gravissima degli altri? 

Potrebbe esserci un'altra spiegazione: che tutta l'impalcatura di questa "Giornata della memoria" sia stata costruita ad arte per rendere Israele immune da ogni critica e soprattutto da ogni sanzione, pena l'accusa infamante di "antisemitismo". Si è formata una sorta di "zona d'ombra" nei riguardi degli ebrei e di conseguenza dello Stato ebraico: essi sono giustificati nel compiere qualunque nefandezza perché sono stati perseguitati ed oppressi, anzi addirittura sterminati completamente. Devo dire che è l'unico caso nella storia di un popolo che, appena subito un genocidio, ottiene tutto ciò che vuole e diventa una potenza mondiale. Gli Armeni, dopo il genocidio subito dai Turchi, sono stati ridotti ad uno staterello privo di importanza; i Curdi, dopo lo sterminio di Saddam Hussein, non hanno ancora il loro Stato; ma si potrebbero fare molti altri esempi. A me ha impressionato più di tutti il genocidio che avvenne in Congo ad opera di Leopoldo II del Belgio: si calcola che circa 10-12 milioni di persone furono uccise; e stiamo parlando dell'Ottocento, quando il numero della popolazione era molto ridotto rispetto ad oggi!

Gli ebrei invece ottengono subito lo Stato che avevano chiesto (e impediscono la nascita dello Stato palestinese); poi nel corso degli anni si accorgono che con questa storia della Shoah si possono ottenere ben altri vantaggi, e comincia la narrazione sionista vera e propria. Punto di svolta significativo è il processo Eichmann del 1962: il Mossad rapisce il gerarca nazista in Argentina e lo porta a Gerusalemme, dove viene processato da un tribunale ebraico. Dire che tutto questo è stato illegale è dire poco: anzitutto il reato dovrebbe essere giudicato nel Paese nel cui territorio è avvenuto (in questo caso la Germania) e poi i componenti dell'organo giudicante non dovrebbero essere solo della parte accusatoria: dovrebbero essere neutrali. Ma tant'è, questo è avvenuto, e Eichmann è stato impiccato dopo il solito processo-farsa nel quale non venivano portate prove scritte ma solo testimonianze di ebrei. Ci si potrebbe chiedere: perché è stato fatto ciò? Per vedere se veramente Israele poteva fare ciò che voleva e rimanere impunita. 

E bisogna dire che in questo senso ci sono riusciti benissimo: a tutt'oggi la Russia ha ricevuto diciannove pacchetti di sanzioni economiche da parte dell'UE, Israele neanche uno. L'Italia ha spedito tredici pacchetti di armi e denaro all'Ucraina, paese aggredito dalla Russia, ma non mi risulta che abbia spedito alcunché allo Stato palestinese, anzi ha continuato a fornire armi ad Israele. Addirittura siamo arrivati al punto che un giornalista viene licenziato per il solo fatto di aver posto una domanda, cioè "se la Russia deve ricostruire l'Ucraina distrutta, non credete che Israele debba ricostruire Gaza?"

C'è un doppiopesismo che è diventato talmente sfacciato da risultare rivoltante; e questa è la conseguenza del mito della Shoah, fatto che è stato sottratto a qualunque critica storica per motivi ideologici e politici. La Shoah è diventata quasi una divinità: invece di essere considerata una avvenimento storico, essa è stata eretta ad "dottrina" indiscutibile e assoluta, non sottoponibile ad alcuna osservazione o critica di sorta. Ha sostituito la Legge e i Profeti; è diventata la vera ragione di sussistenza del popolo ebraico. Altro che le tavole dei dieci comandamenti date da Dio a Mosé sul monte Sinai! Altro che l'Alleanza con Jahvé di Abramo, Isacco e Giacobbe! Altro che Isaia, Geremia, Michea, Daniele, Ezechiele! E' la sofferenza del popolo ebraico ad essere diventata il punto di partenza e di arrivo per il popolo ebraico e per la difesa della sua esistenza. E' il popolo ebraico stesso che si è "autodivinizzato", avendo perso la fede nell'arrivo del Messia. Ora deve "salvarsi" con le proprie forze, perché non spera più nell'intervento di Dio nella storia.

Bisogna aggiungere che gli ebrei di oggi ben poco hanno a che vedere con gli ebrei di duemila anni fa: con la diaspora sono emigrati in molti Paesi e poi la conversione al giudaismo di alcune tribù orientali ha notevolmente cambiato la composizione di quello che noi chiamiamo "popolo ebraico". Ora esso si presenta più come un coacervo di etnie diverse piuttosto che come un popolo unico.

In conclusione, io credo che la vera "evaporazione della memoria" sia quella che riguarda la storia del popolo ebraico, la sua nascita e il suo costituirsi nell'avvicendarsi degli avvenimenti. Il popolo ebraico è nato perché si è accorto che Qualcuno lo cercava, lo voleva come sua proprietà. Tutta la storia trimillenaria degli ebrei si fonda su questa domanda: "Perché noi?" "Perché Dio ha scelto proprio noi, che siamo un piccolo popolo, in mezzo a tanti popoli più numerosi e potenti?" E sulla resistenza che questa gente ha avuto verso l'Alleanza, che era scomoda e impegnativa; gli ebrei si ribellano spesso a questo legame, sentito come un giogo talvolta troppo pesante.  

Lo stesso nome Israele lo dimostra: è il nome che Dio dà a Giacobbe, dopo la lotta con l'angelo; Giacobbe aveva dodici figli, che rappresentano le dodici tribù d'Israele. Egli lotta tutta la notte con un uomo, e sta per vincere, quando viene ferito all'articolazione del femore. Dopo ciò Giacobbe andrà zoppicando per tutta la vita.

L'angelo allora gli dà un altro nome: "Israele", che significa "colui che lotta con Dio".

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