lunedì 31 marzo 2025

MA CHE GOVERNO E' QUESTO?

Non è solo l'ignoranza e l'incompetenza di molti suoi componenti, ormai assurti al barzellettismo e a caricature da cabaret, che lo caratterizza.

Che governo è un governo privo di sovranità e meno ancora di autorità morale? Che è privo del senso dell'etica e anche dell'estetica? Un governo sostenuto da una "classe politica"(si fa per dire) squalificata. Un governo che vede suoi componenti e parlamentari di maggioranza più presenti nelle aule giudiziarie che in quelle parlamentari.

Che governo è un governo servo dello straniero e che serve interessi stranieri? Che "schiavo d'altrui si rende ".  È un governo quello che disattende primordiali istanze sociali, che non si cura dei poveri e dei più deboli? È un governo quello che taglia fondi alla sanità, alla istruzione e alla sicurezza pubblica e privata per destinarli agli armamenti? Che espone lo Stato ad una guerra distruttiva?

Che governo è un governo che si rende complice e servo di banche, multinazionali, lobby affaristiche e inconfessabili interessi stranieri? È un governo quello che favorisce parenti, amici, complici e "clienti"?

E che governo è un governo che ha tradito ogni impegno elettorale e "programmatico", che ha tradito i suoi stessi elettori, ed è unicamente preoccupato di rimanere in carica per progredire in una inammissibile "carriera" politica dei suoi componenti, e per proseguire a godere di immeritati privilegi personali? Un governo che non ha orgoglio e non conosce la nobiltà delle dimissioni e dunque il senso politico della sfida, non è un governo ma un comitato d'affari.

Un governo che sa di rimanere in carica sol perché ogni altro diverso governo sarebbe peggio, non ha il senso della dignità e della vergogna. È un governo che offende se stesso. E neppure lo hanno coloro (suoi elettori o meno)che lo accettano perché ritengono che ogni altro governo sarebbe peggiore. O meno funzionale ai loro interessi clientelari.

Augusto Sinagra

domenica 30 marzo 2025

VENTOTENE, IL PD E LA MELONI

 Devo dire che faccio molta fatica a prendere in considerazione questo argomento, perché ho la netta sensazione che sia la solita “arma di distrazione di massa” orchestrata dal PD per sviare l’attenzione dai problemi più gravi ed urgenti. Tanto per cominciare mi sembra grottesco parlare adesso di una dichiarazione resa nel 1941 da persone, peraltro confinate in quest’isola come detenuti, che non hanno avuto in realtà alcun seguito.

Questi soggetti, animati dall’ideale comunista, avevano pensato ad una istituzione che superasse la sovranità degli Stati, nell’ottica dell’Internazionale. Ma le cose andarono in una direzione ben diversa.  Infatti la realtà che fu costituita a Roma nel 1957, la Comunità Economica Europea, non ebbe praticamente nulla delle caratteristiche pensate da Altiero Spinelli e soci: fu stabilita un’organizzazione che cercava di far andare d’accordo alcuni Stati, e in special modo la Francia e la Germania, tramite una unione essenzialmente commerciale. L’idea dello Stato federale rimase totalmente lettera morta e anche quando fu trasformata in Unione Europea con il Trattato di Maastricht l’attenzione fu focalizzata sempre su questioni economiche (soprattutto sulla moneta unica).

I pallidi tentativi di formare un’unione politica naufragarono nella costituzione di un ibrido giuridico che non ha paragoni con alcun’altra istituzione al mondo. Il Parlamento europeo, unico organo eletto direttamente dai popoli europei, non ha un vero e proprio potere e viene bellamente saltato dalla Commissione, organo che è espressione pura e semplice dei governi nazionali.

Peraltro l’Unione europea si trova in un momento di grave crisi, sia per l’uscita del Regno Unito che per la guerra in Ucraina, che provoca danni economici ingenti e spese folli ai Paesi membri. Invece di contribuire a porre fine a questo conflitto che dura ormai da oltre tre anni, i leader dell’UE fanno delle proposte deliranti, come quella di Ursula von der Leyen di destinare 800 miliardi in più agli aiuti militari per l’Ucraina. E Starmer e Macron rincarano la dose, proponendo addirittura di mandare i soldati nel conflitto. 

Viene da chiedersi quale sia l’utilità, per gli Stati dell’UE, di continuare questa guerra assurda e devastante; forse è conveniente ai suoi governanti, che in tal modo hanno una giustificazione per rimanere al potere, ma non certo alle popolazioni destinatarie delle loro decisioni.

La stampa che va per la maggiore fa, come al solito, da cassa di risonanza delle assurdità che vengono dette nei palazzi del potere e si è creato un clima guerrafondaio degno del periodo immediatamente precedente la prima guerra mondiale. Vengono proferite assurdità storiche che sono riprese dai mezzi di comunicazione allineati senza battere ciglio, anzi gonfiandole, come se una menzogna ripetuta ed ampliata potesse diventare verità. Si considera la Federazione russa come se fosse ancora l’Unione Sovietica, senza tener conto di tutto ciò che è avvenuto negli ultimi 34 (trentaquattro) anni, e via discorrendo.

Sembra che dal dibattito pubblico sia sparita qualsiasi forma di uso della ragione e le affermazioni risultano quasi sempre isteriche.

In questo bailamme, cosa fa il PD? Tira fuori il manifesto di Ventotene! Quale modo migliore di evitare di parlare del rischio di una guerra nucleare, di fronte alla quale l’UE sarebbe assolutamente perdente! Così si può sostenere che l’Unione europea debba avere un proprio esercito, come dovrebbe avere ogni Stato federale! Poco importa che l’esercito europeo avrebbe dovuto essere costituto fin da subito! Poco importa che la NATO sia diventata in tutti questi anni il braccio armato dell’UE, senza che nessuno minimamente sollevasse il problema!

L’importante è confondere le acque; l’importante è spostare l’attenzione dalle reali questioni; l’importante, soprattutto, è mantenere saldo il controllo dei mezzi di informazione più importanti, al fine di manipolare le coscienze.

Da questo punto di vista, mi spiace per i miei amici che ancora cercano di difendere il capo del governo, non riesco a vedere una sostanziale differenza rispetto alla posizione del PD . Soprattutto in politica estera l’azione di Meloni è esattamente identica a quella che avrebbe fatto un qualsiasi presidente del consiglio piddino: appoggio incondizionato a Zelensky, con la spedizione di 11 (undici) pacchetti di armi all’Ucraina, grandi affari per le fabbriche di armi italiane, come l’accordo con gli Emirati Arabi Uniti, etc.

Adesso Giorgia si è accorta che dovrebbe cambiare rotta, con l’avvento di Trump, e sta in qualche modo cercando di smarcarsi dai pazzi scatenati guerrafondai alla Starmer e Macron; ma questo non le impedisce di votare ancora la proposta della Von der Leyen e di continuare imperterrita nel sostegno all’Ucraina. Nell’UE l’unico che prenda una posizione autonoma è Viktor Orbàn, che però viene quasi sempre lasciato da solo. Dove sarebbe la posizione sovranista dell’Italia? In che senso Giorgia Meloni sarebbe una statista? Perché da’ ragione a tutti quelli che hanno un briciolo di potere?

Infine, io mi sono stancato di sentire capi del governo che continuano a dare la colpa agli altri, come se fossero ancora all’opposizione: la Meloni è da due anni e mezzo presidente del consiglio, con una maggioranza sufficiente per far passare le sue proposte: sarebbe ora che, invece di star dietro alle fanfaronate della sinistra per ricuperare il consenso perduto, si occupi del popolo italiano e riprenda in mano la capacità decisionale del nostro Stato.

In una parola, che eserciti la sovranità nazionale che il popolo le ha delegato nelle elezioni politiche.

sabato 29 marzo 2025

UE E RIARMO EUROPEO

 Vorrei cercare di fare chiarezza in questo guazzabuglio che è stato sollevato nell’Unione europea a proposito del riarmo europeo. La prima osservazione che mi viene da fare è che il problema sollevato, che peraltro ha una sua ragion d’essere, è venuto a galla esclusivamente perché è cambiata l’amministrazione degli Stati Uniti d’America. Il riarmo europeo, a livello dei governanti UE, è una questione che per settantacinque anni è rimasta “silenziata” e che è stata tirata fuori solo per il fatto che Donald Trump ha cambiato radicalmente gli equilibri nel mondo. Egli infatti, a differenza dei suoi colleghi d’oltre Oceano, vuole mettere in atto ciò che ha sostenuto nella campagna elettorale. E sta prendendo decisioni conformi alla linea politica promessa.

A questo punto mi sorge una domanda: è normale che una istituzione, come l’UE, agisca solo in funzione reattiva rispetto agli Stati Uniti? Che senso ha accettare la sudditanza verso tale Stato fino all’ultimo istante della carica di Biden e poi cambiare completamente rotta appena si insedia Trump? Cosa vuol dire non battere ciglio per settant’anni sulla presenza militare degli Stati Uniti e della NATO nei Paesi europei e organizzare adesso incontri per cercare di costituire un esercito europeo “alternativo”? Forse ora si sono improvvisamente resi conto che un’istituzione senza un esercito proprio non può essere definita “Stato”? Non era ovvio questo nel 1957, quando a Roma fu costituita la Comunità economica europea? Non era chiaro a Maastricht nel 1992, quando fu istituita l’Unione europea e l’Euro? Non era chiaro ad Amsterdam nel 1997, quando si tentò debolmente di rafforzare l’unità politica?

Può darsi che il problema fosse evidente, ma la totale sudditanza allo zio Sam impediva di prenderlo seriamente in considerazione. Inoltre bisogna premettere che alcuni Stati dell’UE non hanno mai avuto la possibilità di esercitare la propria sovranità in campo militare, avendo ceduto completamente all’esercito americano. E questo vale non solo per la Germania, come sanno tutti, ma anche per l’Italia. 

Qualcuno dirà: ma no, noi abbiamo fatto l’Armistizio! Ahimé, la realtà storica è un attimino diversa dalla “vulgata” dominante che ci viene sciroppata nei testi scolastici! L’Italia diede la resa incondizionata il 3 settembre 1943 con l’accordo di Cassibile, poi recepito dall’armistizio di cinque giorni dopo, l’8 settembre. Il generale Castellano, per l’Italia, e il generale Eisenhower per gli Stati Uniti firmarono un accordo nel quale l’Italia accettava senza condizioni qualunque decisione delle alte sfere dell’esercito statunitense. Altro che “riscatto”, come ha la faccia tosta di dire chi siede impunemente sul più alto scranno della Repubblica italiana! Fu un cedimento completo, che portò all’attuale situazione di totale controllo del territorio italiano, con 140 (centoquaranta!) basi militari, tra basi statunitensi e basi NATO. Si dirà: la Germania ne ha 180! Si’, certo, ma con una superficie molto più estesa di quella della stretta penisola nostrana. E, tanto per aggiungere la “ciliegina sulla torta”, in seguito a quella “capitolazione” adesso ci sono circa 120 bombe atomiche sul suolo italiano.

Come, bombe atomiche sul territorio dello Stato italiano? Eh già, perché sono collocate in basi statunitensi, le quali, secondo il diritto internazionale, sono considerate a tutti gli effetti territorio dello Stato cui appartengono.

Comunque, tornando all’idea dell’esercito europeo, esso non fu mai costituito anche perché i cari Stati Uniti hanno voluto da sempre che la NATO fosse il “braccio armato” dell’Unione europea. E che lo sia è facilmente dimostrabile guardando la composizione dell’organizzazione: attualmente sono 32 gli Stati, di cui ben 30 in Europa (compresa la Turchia) e solo due extra-europei (Canada e Stati Uniti). Ma lo è in maniera ancor più evidente con lo spostamento della sede, inizialmente a New York nel ’49 e poi successivamente a Londra, poi a Parigi dal ’61 e infine a Bruxelles dal ‘66. Sarà poi un caso che tutti gli Stati che entrano nell’UE sono prima entrati a far parte della NATO? E che l’allargamento della NATO sia stato fatto per accerchiare la Russia, alla faccia di tutte le promesse verbali e di tutti gli accordi di non estensione della stessa verso Est?

Ma perché ho parlato così tanto della NATO, quando l’argomento dell’articolo era il riarmo europeo?

Perché qualcuno mi deve spiegare come sia possibile adesso, dopo settentacinque anni, formare un esercito europeo che non è mai esistito mentre in Europa è presente un’organizzazione militare capillare con una struttura totalmente autonoma. E qualcuno mi deve spiegare anche chi prenderà le decisioni di questa organizzazione dalla quale si dissocia il Paese principale.

Già la riunione svoltasi a Londra, capitale di uno Stato uscito dall’UE, con la partecipazione di Stati che fanno parte della NATO ma non dell’UE, come il Canada e la Turchia, appare priva di qualunque giustificazione. Grottesche sono le proposte, spesso contrastanti, dei governanti di Francia e Gran Bretagna, come quella dell’invio di truppe in Ucraina. Il colmo poi dell’assurdità e dell’odio nei confronti delle popolazioni europee viene raggiunto da Ursula Von der Leyen, la cui proposta di destinare 800 miliardi alle armi da spedire in Ucraina è degna del suo predecessore capo di Stato tedesco andato al potere nel ’33. Ma no, che dico: Hitler aveva a cuore, ovviamente a suo modo, il bene del suo popolo, mentre la suddetta signora ha come unico interesse il rigonfiamento delle proprie tasche, come ha dimostrato con la vicenda Pfizer. Secondo Ursula dovremmo destinare una ingente somma alla continuazione di un conflitto devastante che dura da oltre tre anni invece di destinarlo al benessere delle persone. E invece di salutare con soddisfazione il cambiamento della politica statunitense questa signora, spalleggiata da Starmer, Macron e altri, vuole prenderne il posto come anti-putiniana numero uno? Viene il sospetto che questa signora e tutti quelli che la seguono abbiano la necessità che la guerra continui per poter giustificare il posto che occupano sulla sedia dell’UE.

 


venerdì 21 marzo 2025

RISISTEMATA LA CASA DI LEONARDO

 


Una buona notizia per la Cascina Bolla, nome con il quale viene appellata la casa nella quale abitò e lavorò Leonardo da Vinci dal 1483 al 1499 (ribadisco che conosco tali date unicamente perché sono scritte nella targa commemorativa apposta sulla casa stessa). Leonardo allora lavorava per Ludovico il Moro e in questo edificio ideò le macchine militari i cui disegni si trovano nel Museo della Scienza e della tecnologia in via San Vittore. E naturalmente da qui si spostava per andare a dipingere l'Ultima Cena nel refettorio di Santa Maria delle Grazie.

 Questa casa si trova in via Paris Bordone n. 9  a Milano, tra le fermate di Lotto ed Amendola. L'edificio è stato risistemato in gran parte, soprattutto il giardino, che versava in condizioni pietose da diversi anni. Erano stati tagliati gli alberi seccati, ma adesso, finalmente, sono stati posizionati in maniera ordinata ed è stato pulito il giardino, mettendo delle sedie e addirittura un tavolino con i fiori! 

Non sappiamo quale sia la ragione di tale cambiamento: sarà per il fatto che abbiamo presentato un esposto contro il degrado ambientale al Comune di Milano e che l'assessore all'ambiente ha visto le condizioni della struttura e ha ascoltato e lamentele dei vicini che avevano presentato l'esposto? Oppure sarà per l'intenzione del proprietario, un milionario cinese, di aprire la Villa al pubblico facendo pagare un biglietto d'ingresso?

Ai posteri l'ardua sentenza; intanto noi possiamo godere della vista su una cascina messa a nuovo; è bastato risistemare i tronchi, ripulire il giardino e mettere alcune sedie e un tavolo ed è tutta un'altra cosa: si prova un grande piacere a vedere la casa di Leonardo, che con questi piccoli accorgimenti sembra tornata al suo antico splendore.

Inoltre è aumentato notevolmente il numero delle persone che vi lavorano: sia i custodi che gli operai che girano molto più spesso. E si ha l'impressione che anche gli interni siano stati rimessi a posto. Dicono che ci siano degli affreschi antichi e altre vestigia del passato.

Insomma, aspettiamo tutti che sia possibile poterla visitare di nuovo, come tanti anni fa.


                          Questa è la visuale dall'alto della Cascina Bolla, dal balcone di casa mia.

P.S: Ah, per inciso: il cane non c'è più (incrociando le dita)



giovedì 20 marzo 2025

ARMI AL SUDAN

 Ieri ho partecipato ad un incontro sulla situazione in Sudan, giustamente definita una “catastrofe umanitaria”, anzi, la catastrofe umanitaria più grave dei nostri tempi. L’incontro è avvenuto al Pime di Milano, con l’intervento di esperti analisti ma anche di testimoni delle condizioni reali di vita di quelle zone martoriate dell’Africa.

Il Sudan è in guerra fin dal 1956, quando ottenne l’indipendenza da Regno Unito ed Egitto e il conflitto più sanguinoso, durato decenni, ha portato alla costituzione del Sudan del Sud nel 2011, ora Stato indipendente a tutti gli effetti. Ciò non toglie che i conflitti interni sono continuati e continuano tutt’ora: adesso è il corso una devastante guerra tra le Forze armate sudanesi del governo in carica e le “Forze di Sopporto Rapido”, un gruppo di “ribelli”, che hanno velocemente occupato una larga parte del Paese, anche perché sono militarmente meglio equipaggiati (dispongono di droni).

Quest’ultima guerra, di cui nessuno parla, è iniziata il 15 aprile 2023 e quindi tra pochi giorni saranno due anni che va avanti. I numeri sono impressionanti: sembra che un milione di sfollati si sia rifugiato in Egitto e un altro milione in Ciad, Paesi che non hanno di per sé una condizione economica particolarmente florida e che quindi non vedono di buon occhio questa invasione di sudanesi. Entrambe le Forze inoltre ostacolano gli aiuti umanitari, non volendo che questi vadano al nemico, per cui la situazione di emergenza alimentare è drammatica.

Questo conferma la mia convinzione che le zone dell’Africa nelle quali si soffre la fame siano le zone di guerra, perché se la gente potesse coltivare i prodotti agricoli in problema non sussisterebbe.

Al termine dell’incontro c’è stata la possibilità di porre domande: tutte le questioni poste vertevano su un unico problema: come mai un Paese può andare avanti a farsi la guerra per decenni? Da dove arrivano le armi? Quali Stati le procurano? E come fanno ad avere addirittura i droni?

Le risposte dell’analista sono state: vengono dagli Emirati Arabi Uniti, dall’Arabia Saudita, dall’Iran e dalla Turchia.

Io però mi chiedo: e a questi Stati chi le procura?

 I produttori di armi sono principalmente gli Stati Occidentali, Stati Uniti d’America, Regno Unito, Francia, Germania e, guarda un po’, anche Italia. Ho ancora negli occhi l’immagine di Giorgia Meloni che sottoscrive un accordo di 40 miliardi per vendere tecnologia ed armi della Leonardo, di Fincantieri, di Finmeccanica, guarda caso proprio agli Emirati Arabi Uniti. Mi dicono poi che i droni sono prodotti dalla Piaggio, appena acquistata dalla Turchia.

E mi è giunta voce che il governo Meloni abbia in mente di riconvertire anche delle industrie automobilistiche in fabbriche di armi.

D’altra parte perfino una parte della sinistra, dopo decenni di blateramento sulla pace, adesso sostiene che bisogna riarmarsi: per avere la pace occorrono più armi. Si finge un pericolo, o meglio, si inventa un nemico, per poi dire che è necessario produrre armi. Si tentano distinzioni di lana caprina tra armi offensive e armi difensive (sic!). Non si obbietta sulla cessione di tali armi ai Paesi in guerra: beh, certo, così va il mondo! Così si fanno gli affari! La Leonardo sta andando a gonfie vele, vendendo armi a mezzo mondo!

martedì 18 marzo 2025

VECCHIONI E I LETTERATI

RIPASSO STRAORDINARIO PER MENTI DISTRATTE

Caro signor Vecchioni,

alla manifestazione del 15 marzo a Roma, lei ha citato Spinoza, Cartesio, Shakespeare, Pirandello, Manzoni e Leopardi come esempi di grandi pensatori e poeti europei. Nulla da obiettare, se non fosse che ha poi affermato che “gli altri” – riferendosi “ esempio “ a Cina, Russia, India……..non hanno poeti.

Ora, tralasciando l’arroganza implicita in un’affermazione del genere, mi permetta di rinfrescarle la memoria.

In Russia, per esempio, abbiamo Aleksandr Puškin, padre della letteratura russa moderna, e Anna Achmatova, una delle voci più intense e tragiche del Novecento. E come dimenticare Fëdor Dostoevskij, che non solo ha scritto capolavori della narrativa, ma ha infuso nei suoi scritti una profondità poetica che sfugge a chi si ferma alle etichette.

Dalla Cina, basta citare Li Bai, il poeta eremita, maestro del lirismo e della spiritualità, e Du Fu, la cui poesia ha attraversato i secoli con la stessa potenza della sua epoca.

In India, troviamo Rabindranath Tagore, premio Nobel per la letteratura, le cui poesie sono un ponte tra Oriente e Occidente, e Kalidasa, poeta e drammaturgo paragonabile a Shakespeare per impatto culturale.

Ma la cultura non è monopolio di un solo continente.

Dall’Africa, spiccano Leopold Sédar Senghor, poeta e statista senegalese che ha dato voce alla dignità africana, e Birago Diop, che ha trasformato la tradizione orale in poesia immortale.

Dall’America Latina, come non citare Pablo Neruda, premio Nobel e autore di versi che hanno infiammato cuori e rivoluzioni, e César Vallejo, la cui poesia è un grido universale di dolore e speranza.

A questo punto, LA SUA  AFFERMAZIONE  suona come UN MONUMENTO ALL’IGNORANZA . Gli altri” hanno dato al mondo tanto quanto, se non più, dell’Europa.

Ma voglio chiudere con un’ultima, cruciale osservazione.

IN QUELLA TERRA DI “ALTRI” È NATO ANCHE GESÙ CRISTO. NON IN OCCIDENTE, NON IN EUROPA, MA IN QUEL MEDIO ORIENTE CHE LEI PROBABILMENTE INCLUDEREBBE NEL SUO DISINTERESSE. EPPURE, L’EUROPA SI DEFINISCE CRISTIANA. ALLORA, SIGNOR VECCHIONI, COME LA METTIAMO? PER LEI GESÙ CRISTO È FORSE UN “NIENTE” SOLO PERCHÉ NON ERA EUROPEO?

La storia e la cultura non tollerano i confini tracciati dall’ignoranza. E chi prova a disegnarli finisce solo per ridicolizzare sé stesso.

Marina Assandri

venerdì 14 marzo 2025

NUOVE BOMBE ATOMICHE IN ITALIA

 USA INVIANO 45 BOMBE ATOMICHE IN ITALIA, LE NUOVE B61-16 NELLE BASI DI AVIANO E GHEDI, NESSUN PAESE EUROPEO HA PIÙ ORDIGNI AMERICANI

Gli USA hanno inviato nuove bombe atomiche nelle basi italiane di Aviano e Ghedi. Le nuove B61-16 sono state consegnate e stoccate nelle due basi militari, per un totale di circa 45 ordigni. Nessun paese europeo ha sul suo suolo più testate nucleari americane dell'Italia; il nostro paese è anche l'unico ad avere due basi nucleari.

 Le B61-16 sono arrivate nelle basi di Aviano e Ghedi, come rivelato dallo studioso della Federation of American Scientists Hans Kristensen. Lo scienziato ha confermato l'arrivo delle testate, senza però aggiungere altro. Secondo il rapporto Nuclear Weapons Ban Monitor 2024, nelle due basi italiane sarebbero presenti circa 45 testate nucleari americane; nessun paese europeo ne ha così tante. Ad Aviano sarebbero stoccate tra le 20 e le 30 bombe atomiche, mentre a Ghedi tra le 10 e le 15, tutte con una potenza che varia tra 0,3 e 50 kiloton (la bomba sganciata su Hiroshima era di 15 kiloton). 

Cinque paesi Nato, Italia, Germania, Olanda, Belgio e Turchia, hanno sul loro territorio testate americane, per un totale di circa 100 ordigni: l'Italia ne ha quindi quasi la metà.

MA CHE GOVERNO E' QUESTO?

Non è solo l'ignoranza e l'incompetenza di molti suoi componenti, ormai assurti al barzellettismo e a caricature da cabaret, che lo ...