giovedì 28 agosto 2025

I CURDI E IL PROBLEMA DEL LORO STATO - UNA QUESTIONE DIMENTICATA

 


Abbiamo intervistato un ragazzo curdo-siriano, in Italia da sempre, che però ha seguito con attenzione le vicende del suo popolo da molti anni. Gli abbiamo rivolto alcune domande:

Potresti dirci brevemente dove vive ora il popolo curdo?

Il popolo curdo, ad oggi, vive ancora prevalentemente nelle zone in cui hanno sempre vissuto, nonostante una cospicua parte di loro abbia subito una diaspora dall’inizio della guerra civile siriana e dalle guerre interne all’Iraq soprattutto a seguito delle persecuzioni e degli scontri diretti con l’Isis. I curdi sono la maggioranza degli abitanti nel sud-est della Turchia, nel Nord-est della Siria, nel Nord dell’Iraq e nell’Ovest dell’Iran. Si stima ci siano inoltre circa 2 milioni di curdi in Europa, prevalentemente in Germania.

Che cosa pensa dell’attuale classe dirigente in Siria e quali aspettative ha la gente curda nei suoi confronti?

Non nutro buone opinioni verso l’attuale classe dirigente siriana; sin da subito hanno messo in chiaro che in Siria non ci sarà alcuna regione autonoma curda, né tantomeno un’indipendenza territoriale. Finora non ci sono stati episodi di scontri o persecuzioni dirette nei confronti dei curdi, ma vedere cosa hanno fatto agli alawiti e ai drusi lascia poche speranze per qualsiasi minoranza in Siria. Oggi sono loro, domani forse saremo noi. 

Quali tentativi di costituire uno Stato per i curdi sono adesso in atto?

Storicamente la sola lotta armata ha avuto pochi risultati, per questo ad oggi l’unica forza curda attualmente autonoma ed indipendente, i Peshmerga nel Kurdistan Iracheno, devono il loro successo principalmente a sforzi diplomatici e alleanze strategiche attuate durante i periodi di instabilità politica e militare. Dobbiamo tutto agli americani, che a conti fatti ci hanno salvato da un genocidio che Saddam Hussein stava attuando, e alla lungimiranza della classe politica curda irachena. Auguro lo stesso spirito anche alle altre forze curde impegnate in Siria e soprattutto in Turchia, che a conti fatti hanno danneggiato la nostra causa portandoci solo accuse di terrorismo.

Che giudizio dai sulla politica di Saddam Hussein riguardo ai curdi?

Si sa che Saddam Hussein non tollerava le minoranze in Iraq. Spesso si sente dire che quando c’era Saddam in Iraq le tribù convivevano pacificamente, ma questo non significa che non fossero tutte ugualmente perseguitate, ma solo che non potevano difendersi. Infatti la politica di Saddam è sempre stata ‘O con me o contro di me’, che significava: o rinunci alle tue pretese e alla tua identità per un bene superiore oppure sei un traditore della patria e sarai perseguitato. Si stima che nel genocidio curdo avvenuto in Iraq abbiano perso la vita tra le 50mila e le 180mila persone, morte prevalentemente tramite l’utilizzo di gas asfissianti di massa. 

Quali proposte faresti per risolvere la “questione curda”?

Come ho già detto prima io confido pienamente ed unicamente nella diplomazia e nello sforzo culturale. Siamo in tempi in cui la lotta armata non risolve niente, gli eserciti da contrastare sono troppo forti e nessuna milizia sarà mai in grado di raggiungere lo scopo che si prefissa senza macchiarsi di terrorismo. Da parte mia parlo della mia esperienza e delle mie origini, affinché qua in occidente più persone conoscano la nostra storia. Siamo il popolo più grande al mondo a non avere riconosciuto uno stato ed un’indipendenza. Si stima ci siano dai 30 ai 40 milioni di curdi ma nonostante ciò l’opinione pubblica segue solo le questioni che vanno di moda e sono poche le persone che realmente si interessano davvero a cosa succede nel mondo e al diritto di autodeterminazione dei popoli.

Per questo ringrazio molto il prof. Pietro Marinelli per avermi dato l’opportunità ed il suo spazio per portare la mia voce.

Un ragazzo curdo-siriano

sabato 16 agosto 2025

TRUMP E PUTIN IN ALASKA

 


 Vorrei dire alcune cose sull’incontro tra Putin e Trump avvenuto ieri, 15 agosto 2025, ad Anchorage, in Alaska. Cercherei prima di capire ciò che veramente è successo e poi passerei al commento e alla critica di come raccontano gli avvenimenti i pennivendoli nostrani.

Innanzitutto è stato sicuramente un evento storico: erano 10 anni che Putin non metteva piede sul suolo statunitense e l’avvio di incontri diplomatici ad altissimo livello tra Stati Uniti d’America e Federazione Russa è un avvenimento da salutare con estrema gioia. Se si vuole essere dalla parte di coloro che vogliono la pace e non la guerra continua di tutti contro tutti, s’intende. La ripresa ufficiale dei rapporti diplomatici è già di per sé un obiettivo raggiunto, rispetto al periodo dell’Amministrazione Biden.

Che poi non si sia arrivati ad un accordo vero e proprio e neanche ad un “cessate il fuoco”, questo dipende da diversi fattori. Anzitutto l’obiettivo del cessate il fuoco era di Trump, ma la Russia ha sempre sostenuto di avere il sospetto che l’interruzione delle ostilità sarebbe servita a Kiev per riarmarsi e riprendere il conflitto con più forza. Poi Putin ha affermato che occorre trovare una soluzione duratura, non delle semplici “toppe” su un vestito che rimane vecchio.

Inoltre c’è la questione della ridefinizione dei confini, che volenti o nolenti, va affrontata. Un accordo ufficiale andrebbe preso anche con il presidente dell’Ucraina, sostengono i media europei. Peccato che Zelensky non lo sia più da maggio del 2024, essendo scaduto il suo mandato. L’Ucraina è gestita in maniera dittatoriale da un soggetto che non ha più la legittimità per farlo: questo sfugge all’attenzione dei giornalisti e dei politici atlantisti, mentre è una questione fondamentale. Putin è stato eletto dal popolo ed ha ricevuto il 75% dei voti; Trump ha vinto le ultime elezioni presidenziali: entrambi perciò possono parlare a nome della loro nazione legittimamente: ma Zelensky? Che viene adorato a sostenuto militarmente dall’Unione europea e dal Regno Unito? Chi rappresenterebbe, oltre se stesso (e la moglie, che anche lei ha pensato bene di comprare ville a destra e a manca, anche in Italia)?

I due capi di Stato e di governo hanno fatto dichiarazioni molto brevi: Putin ha parlato otto minuti, Trump quattro. Non hanno risposto alle domande dei giornalisti (e come dar loro torto, dato che sono sempre faziose?) e sono stati abbastanza generici nel sottolineare l’importanza dell’incontro. Trump ha detto che una grossa questione ha impedito il raggiungimento dell’accordo (una sola?) ed entrambi si sono ripromessi di re-incontrarsi. Putin ha invitato Trump a Mosca. E sarebbe anche ora, a mio avviso, altrimenti non si capisce il cambiamento da una posizione di totale preminenza del colosso americano nel mondo.

La prima osservazione che mi viene da fare è la differenza di stile e di spessore politico tra i due. Putin parla come il capo di Stato di una grande potenza, articolando discorsi sensati; Trump è un rozzo gorilla che deve trattenersi dall’esplodere in dichiarazioni assurde.

Una piccola curiosità: nessuno dei giornalisti occidentali si chiede in quale lingua parlino i due? Ovviamente non il russo, perché Trump non conosce, da bravo “yankee”, una sola parola di nessun altro idioma, bensì in inglese, che Putin conosce molto bene. Come conosce perfettamente il tedesco e deve cavarsela anche con l’italiano, avendo avi che provenivano dal nostro Paese (“putìn”, in veneto, significa “bambino”). Se ci fate caso Putin viene sempre presentato quando parla in russo, dai mezzi di comunicazione occidentali, per marcare la differenza tra lui e noi e continuare la demonizzazione dell’uomo politico in questione. Che poi quest’uomo politico avesse siglato gli accordi di Minsk nel 2014 e 2015, che abbia contribuito al riavvicinamento della Russia all’Occidente, che avesse rapporti costanti con Barak Obama, tutto ciò non ha alcuna rilevanza per i prezzolati giornalisti nostrani. Nessuno ricorda neanche che la Russia aveva raggiunto un accordo di “partenariato” con la NATO, perché non fa comodo alla narrazione secondo la quale i russi sono i “cattivi” e noi i “buoni”.

Da ultimo non si può non notare la completa assenza dell’Unione europea e del Regno Unito, del tutto ininfluenti e addirittura incapaci di protestare per essere stati esclusi, tanto sono proni al volere del loro padrone americano. Le sorti del mondo vengono decise dalle due grandi superpotenze mondiali, mentre gli altri stanno a guardare.

lunedì 11 agosto 2025

SEGNALI DI PACE E VENTI DI GUERRA

 Sono passati 80 anni dal lancio delle due bombe atomiche sul Giappone, a Hiroshima e Nagasaki: l’evento più disumano che sia mai avvenuto nella storia del mondo. In soli due istanti, a distanza di due giorni, l’esplosione nucleare ha causato 300.000 morti civili, senza contare le conseguenze successive che hanno subito le persone per le radiazioni. Questo fatto  rappresenta sicuramente il crimine contro l’umanità più grave che sia mai stato commesso, ma siccome lo hanno fatto gli Stati Uniti allora ci si arrampica sugli specchi per dare una giustificazione a tale decisione. Si dice che bisognava affrettare la fine della guerra, oppure che i giapponesi non velavano arrendersi (sic!) E Lo Stato che vuol esportare la democrazia nel mondo (a suon di bombardamenti) ha avuto la faccia di tolla non solo di non scusarsi assolutamente, ma di non partecipare mai alle celebrazioni che si sono sempre tenute in Giappone da ottant’anni a questa parte.

Tale ricorrenza ha riposto la questione dell’uso delle armi atomiche in una eventuale guerra mondiale; inoltre sono ripresi su diversi lati delle consultazioni e dei tentativi di accordo per trovare una soluzione pacifica ai conflitti. Papa Leone XIV, domenica scorsa, ha ricordato i tragici avvenimenti di Hiroshima e Nagasaki; poi ha elogiato l’Armenia e l’Azerbaigian per aver raggiunto un accordo di pace, con una dichiarazione congiunta che sancisce la fine delle ostilità. Già questo è un primo segnale verso la soluzione pacifica dei conflitti, che dovrebbe essere molto più ripreso dai mezzi di comunicazione. Sembra che i grandi “media” siano molto più interessati a rinfocolare le tensioni e a spingere verso la guerra che non a cercare di stabilire un mondo civile nel quale si possa vivere in pace.

Il Papa ha parlato poi della situazione ad Haiti, che rimane molto problematica con uccisioni e devastazioni ed ha auspicato che anche in questo caso si trovi una soluzione diplomatica.

Per inciso, sono venuto a sapere da amici che il 7 agosto 2025 la Tailandia e la Cambogia hanno stipulato un accordo sul “cessate il fuoco”, che non è un vero e proprio trattato di pace bensì una tregua, ma che costituisce un notevole passo avanti verso la fine del conflitto tra i due Paesi. Sembra che tale accordo sia stato dovuto all’intervento del primo ministro della Malesia, che ha convocato i due ministri della difesa e li ha persuasi a raggiungere tale soluzione. Questa tregua riguarda tutti gli attacchi e tutte le armi ed è un’estensione del precedente “cessate il fuoco”, che era più generico.

C’è poi un’altra importante novità, nell’ottica della cessazione delle guerre: finalmente Trump e Putin si incontreranno il 15 agosto in Alaska, ad Anchorage, per cercare di metter fine al conflitto Russia-Ucraina. Erano sei anni che i due presidenti non si incontravano e 10 che Putin non metteva piede sul suolo statunitense. Si era ventilata l’ipotesi di un incontro a Roma, ma solo perché Trump avrebbe preferito si svolgere nel suo territorio sottomesso prediletto e con la mediazione del suo adorato zerbino. La Federazione russa ha rifiutato tale proposta, sostenendo che Giorgia Meloni è troppo “filo-Ucraina” per essere una mediatrice credibile. E come darle torto, dopo l’invio di undici pacchetti di armi a Zelensky e l’approvazione di ben diciotto pacchetti di sanzioni economiche contro la Russia?

I giornalisti occidentali si pongono poi il problema per mandato di arresto internazionale per Putin; non se lo pongono, però, per quello di Netanyahu, che parla e straparla come vuole giustificando addirittura la “colonizzazione” della Striscia di Gaza e l’occupazione della Cisgiordania. Netanyahu può andare al Congresso degli Stati Uniti d’America ed essere fragorosamente applaudito, senza che questo interpelli minimamente le coscienze degli addetti alle comunicazioni occidentali, totalmente succubi delle posizioni israeliane.

Finché si andrà avanti con la narrazione occidentale dei “buoni e cattivi” non ne caveremo un ragno dal buco. Finché non si ammetteranno le responsabilità degli Stati Uniti e dell’Unione europea nella questione del Medio Oriente (leggi: sostituzione di Assad con Al-Johani, ad esempio) e in Ucraina (colpo di Stato del 2014 con destituzione di Janukovic con Poroshenko ed inizio dei bombardamenti sul Donbass) non sarà possibile trovare alcun accordo.

L’inizio delle soluzioni pacifiche avviene quando si scende dallo scalino degli “eletti da Dio” o dei “portatori di democrazia agli altri” e si prende atto della realtà dei fatti e dell’interesse dei popoli all’autodeterminazione. Basta solo pensare che Zelensky non è più presidente dell’Ucraina da oltre un anno, in quanto il suo mandato è scaduto il 20 maggio 2024. I media occidentali devono cercare di giustificare il fatto dicendo che c’è la legge marziale e la guerra, invece di invocare a gran voce nuove elezioni, come in ogni Paese democratico. E certo, perché molto probabilmente Zelensky le straperderebbe e non è detto che sarebbe eletto il candidato che vorrebbero mettere su Regno Unito e Stati Uniti.

Ma capite in che teatrino tragi-comico ci troviamo?

domenica 3 agosto 2025

GIUBILEO DEI GIOVANI 2025 A TOR VERGATA


 

Sono a casa, sabato 2 agosto, perché mi devo riprendere dall’impegnativa “Turandot” che abbiamo cantato a Bra’ il giorno prima. Essendo tornati alle tre di notte e avendo preso sonno alle tre e mezzo, ho passato tutta la giornata in uno stato di stanchezza profonda.

 

Poi mi viene in mente che c’è la veglia del Giubileo dei giovani 2025, e accendo il computer per vedere la diretta. Rimango molto impressionato dall’organizzazione in grande stile e soprattutto dalla solennità della celebrazione: il coro gigantesco e l’orchestra sono diretti, credo, dallo stesso mons. Frisina, autore dei brani. Ora, si potrà dire tutto quello che si vuole sul modo di comporre di Frisina, ma i suoi pezzi sacri rendono la gioia e soprattutto il mistero del cristianesimo. “Anima Christi”, per esempio, è molto toccante, e anche gli altri brani musicali hanno una religiosità coinvolgente e direi addirittura “trascinante”.

 

Non posso fare paragoni con la Giornata mondiale della Gioventù di Lisbona del 2023, che non ho visto, né tantomeno con il Giubileo dei Giovani del 2000 con papa Giovanni Paolo ||, che francamente non ricordo, però direi che il tutto è molto ben preparato e aiuta moltissimo la meditazione e la concentrazione. Saranno anche di meno, rispetto a quello precedente, come continuano a dire coloro che devono a tutti i costi sminuire la presenza attuale della Chiesa, ma si vede una marea di persone. Gli organizzatori diranno di aver raggiunto il milione di presenze, che non sono i due milioni di Wojtyla ma rappresentano comunque una cifra che non so quale altra organizzazione al mondo oggi riesca a raggiungere.

 

Mi impressiona molto Papa Leone XIV, sia per la disinvoltura con la quale risponde alle domande e passa da una lingua all’altra, sia per la devozione che dimostra al Santissimo, rimanendo inginocchiato fino a quando il cerimoniere non gli ricorda che si deve alzare per continuare la celebrazione. Le lingue più utilizzate sono l’italiano, lo spagnolo e l’inglese, che sono quelle nelle quali Robert Francis Prevost si trova più a suo agio, ma vengono usati anche il tedesco, il francese, il portoghese, il polacco e una lingua asiatica che non riesco ad individuare. Forse sarà il coreano, dato che nel 2027 la prossima Giornata mondiale della Gioventù di terrà a Seul, ma non ne sono sicuro.

 

Belle le domande, soprattutto quella della ragazza italiana su come fare la scelta giusta per la vita: il Papa anzitutto pone le tre scelte che la Chiesa cattolica ha sempre dato: il matrimonio, l’ordine sacro e la vita consacrata. Poi aggiunge che il punto non è “cosa” scegliere, ma “chi” scegliere, e che la scelta fondamentale è scegliere Gesù Cristo. E che attraverso la sua amicizia possiamo sperimentare l’amicizia tra di noi.

 

La mattina del 3 agosto sulla spianata di Tor Vergata è presente una marea umana ancora maggiore di quella della sera precedente: probabilmente è qui che si raggiunge il milione di persone. Starei per dire ai giornalisti, che non capiscono nulla della realtà ecclesiale e fanno i conti della serva solo sui numeri, che quel Tale nel cui nome di riuniscono tutte queste persone disse: “Dove due o tre si riuniranno nel mio nome, io sarò in mezzo a loro”. Il che significa che il numero non è assolutamente essenziale, come pensano invece i “vati” della pseudo-democrazia occidentale: due o duecento o due milioni è esattamente lo stesso per Lui, che manifesta la sua presenza in ogni caso, là dove lo si invoca. Il quale soggetto, che rigorosamente evitano di citare i cosiddetti informatori democratici, iniziò con dodici seguaci, senza farsi alcun problema di essere maggioranza o minoranza lì dov’era.

 

E invece è proprio Gesù Cristo il centro della veglia e della Messa del Giubileo dei Giovani, e Papa Leone XIV ci regala una commovente citazione di sant’Agostino: «Qual è allora l'oggetto della nostra speranza? È la terra? No. Qualcosa che deriva dalla terra, come l'oro, l'argento, l'albero, la messe, l'acqua? Queste cose piacciono, sono belle queste cose, sono buone queste cose». E concludeva: «Ricerca chi le ha fatte, egli è la tua speranza». Pensando, poi, al cammino che aveva percorso, pregava dicendo: «Tu [Signore] eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo.. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai  e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace».


Ha citato Bergoglio, ma anche Giovanni Paolo II, che disse  "Quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare". Ha esortato i giovani ad aspirare a mete più alte., che corrispondano ai desideri  più profondi del cuore.


Vengo a sapere dai giornali, poi, che il Papa ha detto di essere vicino ai giovani di Gaza e dell’Ucraina e, verificandolo, scopro che è vero, anche se francamente non me n’ero accorto. Ma, si sa, il giornalista sta attento quasi esclusivamente alle questioni politiche.  Deve averlo detto all'Angelus, che io non ho ascoltato. Il  Papa aveva ricordato anche due ragazze morte improvvisamente, una spagnola e una egiziana, e di un ragazzo spagnolo ricoverato in gravi condizioni.

 

Ridicolo l’intervento di Giorgia Meloni, che si rivolge ai giovani proferendo una serie di ovvietà e finendo con l’esortazione a “fare rumore come nel 2000”. Forse la suddetta non aveva sentito, non essendo stata presente, che tutte le celebrazioni, soprattutto la veglia, erano orientate a “fare silenzio” per lasciare spazio a Gesù Cristo, che entrasse nei cuori. Ma tant’è, la “donna, madre e cristiana”, unico capo del governo ad essersi presentata al Papa senza marito e nemmeno senza velo, come invece aveva chiesto il Pontefice, può dire e fare ciò che vuole. Ha dalla sua la grande stampa italiana ed internazionale, no?

 

In conclusione, un’ottima figura da parte della Chiesa cattolica universale, che ha dimostrato di avere a cuore il mistero che l’ha generata. La Comunità ecclesiale ha fatto vedere di essere viva e vegeta e soprattutto legata al suo Capo, che, ricordiamocelo sempre, non è il Papa, bensì il Dio fattosi uomo per salvarci.

domenica 27 luglio 2025

GUERRA AL CONFINE TRA TAILANDIA E CAMBOGIA

 All’Angelus di stamattina, 27 luglio 2025, Papa Leone XIV ha parlato della guerra al confine tra la Tailandia e la Cambogia, di cui onestamente non avevo mai sentito parlare. Mi sono informato un po’ direttamente da persone che sono sul posto e ho cercato di capire la questione.

Nelle rispettive capitali, Bangkok e Phnom Penh, la situazione è tranquilla. E’ nella zona di frontiera tra Tailandia e Cambogia che le cose non vanno affatto bene. C'è un conflitto tra le due Nazioni che dura una decina di anni e che riguarda una parte di territorio frontaliero mal diviso dalla Francia dall'era della decolonizzazione. In tale territorio è costruito un grande tempio storico e culturale buddista, che i due Paesi si contendono, ritenendo ciascuno di essere il legittimo proprietario.

La Corte di Giustizia Internazionale aveva stabilito che quel terreno apparteneva alla Cambogia, ma il problema è che la Tailandia non riconosce la Corte Internazionale di Giustizia. La recente crisi è scattata due giorni fa quando un militare thai ha camminato su una mina, presumibilmente nascosta dai militari cambogiani, che gli ha tagliato la gamba. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per il governo tailandese la misura era colma! ! L'ambasciatore cambogiano in Tailandia è stato immediatamente espulso ed è stato reimpatriato l'ambasciatore della Tailandia in Cambogia.

Questo significa che adesso non c'è più alcun rapporto diplomatico tra i due Paesi, i quali peraltro continuano a bombardarsi a vicenda.

La gente sta scappando via dai posti a rischio, è il caos totale. Si parla già di una decina di morti. Molti lasciano le loro case e terreni, le scuole vengono abbandonate e la gente si dirige verso posti più sicuri, come la capitale Phon Penh. Il Governo cambogiano ha già predisposto dei campi di accoglienza dei profughi.

E’ molto probabile che dietro la ragione dichiarata della guerra (il tempio buddista conteso) ci siano altre ragioni più profonde. Peraltro la Cambogia è molto più piccola e meno armata della Tailandia, per cui sembra molto probabile che vi sia qualcuno (nel senso di qualche Stato o organizzazione straniera) che spinga la Cambogia ad essere così aggressiva e la Tailandia così “respingente”.

 La questione infatti potrebbe essere tranquillamente risolta per via diplomatica, come per tutte le guerre, ma in questo caso la ragione che appare è veramente risibile. Ci saranno dietro interessi di vendita di armi? O di ricostruzione delle strutture distrutte?

Certo la situazione mondiale non facilita, anzi favorisce queste contrapposizioni, dando per scontato che non si possano affrontare civilmente, discutendo degli opposti interessi, per trovare una soluzione. L’esempio del conflitto Ucraina-Russia e ancor più di Israele e Stato palestinese è assolutamente nefasto per tutto il mondo: è come se tale modo di agire si riproduca pari pari anche negli angoli più sperduti del mondo!

Ci auguriamo tutti che questa crisi finisca presto.

Basta con la barbarie della guerra!

venerdì 25 luglio 2025

CHI HA VISSUTO LA GUERRA? MIO PADRE FECE LA CAMPAGNA DI RUSSIA


Vorrei dire alcune cose, a quelli che gioiscono per il riarmo europeo ma ancora di più alla “maggioranza silenziosa” che si trincera dietro frasi qualunquistiche del tipo “ma noi cosa possiamo fare” a proposito della guerra. Innanzitutto è abbastanza evidente che quasi tutti noi parliamo di una cosa che non conosciamo: per aver fatto la guerra bisognerebbe avere cento anni, dato che è finita nel 1945 e adesso siamo nel 2025: sono passati esattamente ottant’anni e più da quei fatti: ergo, si parla per astrazioni.

Vorrei poi passare dal piano delle semplici “informazioni”, che sembra dominare totalmente la mentalità dei più, a quello dell’esperienza. A cosa serve scambiarsi delle informazioni quando uno ha già deciso “da che parte stare”? I fatti dovrebbero essere più importanti delle teorie! Io credo che si capiscano gli avvenimenti molto più attraverso il “vissuto” e il paragone con la propria esperienza giudicata.

Ma dopo il “pippone” introduttivo vorrei subito entrare nella questione “guerra”. Io sono figlio di Gherardo Marinelli, notaio per tanti anni a Parabiago. Mio padre ebbe la sventura di essere “abile e arruolato” nella Seconda guerra mondiale. Frequentò la scuola allievi ufficiali di Modena e poi partì per la famigerata campagna di Russia: aveva 22 anni e passò i cinque anni migliori della sua vita a fare la guerra. Poi si sposò ed ebbe cinque figli, di cui io sono il terzo. Questo per indicare di quale tempra fosse fatto: la generazione dei nostri padri ha ricostruito l’Italia dopo tutte le devastazioni operate soprattutto dai bombardamenti anglo-americani.

Per capire quali conseguenze produce la guerra sulla psiche delle persone, costrette ad ammazzare per non essere ammazzati e a stare sempre sul “chi va là” 24 ore su 24, dirò che mio padre passò i primi due anni dopo la cessazione delle ostilità in preda ad incubi notturni continui. Diceva inoltre che, appena ritornato, doveva nascondersi per sfuggire alla pena di morte per diserzione, in quanto l’Italia, dopo l’Armistizio, era passata dalla parte degli Alleati e quindi tutti coloro che avevano combattuto per il fascismo erano considerati disertori. Dopo anni di campagna di Russia veniva considerato un traditore dalla sua stessa Patria, mentre era stata lei a fregare il popolo italiano!

La pena di morte veniva ancora applicata e fu solo l’amnistia Togliatti che l’abolì per i militari che erano andati in guerra. Mio padre diceva che doveva ringraziare il comunista Togliatti per aver avuto la possibilità di essere reinserito nella vita civile!

Ma cosa diceva della guerra? Anzitutto ne parlava molto poco, perché chi ha vissuto delle situazioni molto pesanti non ha piacere di rinnovare la sofferenza nel ricordarle. Il cervello umano tende a ricordare le cose piacevoli e a dimenticare quelle dolorose. La stragrande maggioranza di coloro che scrivono libri sulla guerra non ha la minima idea di ciò di cui sta parlando, non avendola vissuta. Una delle poche eccezioni è Eugenio Corti, che partecipò alla campagna di Russia e la descrisse nel libro “I più non ritornano”, non ché nel suo capolavoro “Il cavallo rosso”. A dire il vero, più che non da quello che diceva mio padre, io ho capito cosa fu la campagna di Russia e soprattutto la ritirata, leggendo appunto “Il cavallo rosso”, quando descrive quella fila interminabile di soldati, che, a piedi, prendevano la strada di casa, avendo dovuto abbandonare tutti i macchinari per mancanza di benzina.

E a piedi ritornarono, cercando di non gelare perché avrebbero perso gli arti, dormendo vestiti e in condizioni igieniche devastanti. Per ritornare mio padre fece poi il giro più lungo, passando per la Polonia, per Lvov, perché era bloccata la strada più corta.

Mio padre diceva che allora i sovietici erano ben armati, come i tedeschi: noi avevamo i fucili della prima guerra mondiale!

E qual è la realtà della guerra? Bisognava cercare anzitutto di portare a casa la pelle: i più giovani, appena arrivati, morivano subito, in quanto non stavano attenti a non essere colpiti.

E il nemico? Mio padre racconta che avevano imparato alcune parole di russo, solo che quando parlavano con i russi si sentivano rispondere “Niebugne maio”, che era il modo con cui si ricordava della frase “Nie paniemaiu”, che significa “Non ho capito”. Un’altra frase in russo che avevano imparato era “Ite sudai”, che significa “Venite qui”: la urlavano alle truppe asiatiche che combattevano per l’Unione Sovietica, le quali, non distinguendo gli italiani dai russi, in quanto europei, si avvicinavano e così venivano falciati dagli italiani. Crudeltà, direte voi: ma è appunto questa la guerra: “mors tua vita mea”, uccidere l’altro prima di essere uccisi. Non c’è nessuna motivazione “libresca” di coloro che se ne stanno seduti in panciolle a dissertare su questioni che riguardano semmai i governanti, ma non la gente comune.

La guerra è di uno squallore senza fine e fa emergere il peggio in chi è costretto a farla. Un altro ricordo che mio padre citava era la “battaglia di Natale”; per ben due volte, sia nel 1941 che nel 1942, i sovietici avevano dato l’attacco il giorno di Natale. “Per sfregio”, diceva mio padre, perché erano comunisti atei e non volevano che si festeggiasse la ricorrenza della nascita di Cristo.

Ma almeno i russi facevano la guerra sul campo! Gli anglo-americani hanno vinto perché bombardavano in maniera indiscriminata, senza rispettare alcuna regola: il primo bombardamento totale fu quello su Amburgo, cui ne seguirono molti altri: la Germania fu rasa al suolo in un modo disumano. In tante città si vede la terra nuda, tanto hanno distrutto, e vergognoso fu il bombardamento di Dresda, la “Firenze tedesca”, che non aveva neanche la difesa antiaerea. A Dresda le fiamme raggiunsero i venti metri di altezza, tanto furono folli i bombardamenti americani. Che non risparmiarono neanche la Scala, nell’agosto del 1943, quando Milano fu colpita da un pesantissimo bombardamento durato cinque giorni. Dicono che gli aerei fossero americani ma i piloti inglesi, in quanto gli inglesi bevono il caffè (invece dei superalcolici come gli americani). Dicono che il Duomo di Milano fu risparmiato per intervento del cardinal Schuster, e comunque la città di Roma, per intercessione del Vaticano, fu presa di mira molto poco. Al contrario di Napoli, pesantemente e continuamente bombardata in quanto “città fascista”. Mia madre mi raccontava che, quando era stata finalmente bombardata Roma, avevano festeggiato a Napoli, per la nota regola “mal comune mezzo gaudio”. Insomma, la guerra non è niente di nobile o di dignitoso, come pensano i “pantofolai” attuali europei.

Per concludere, mi ricordo che mia madre mi raccontò che, all’entrata trionfale delle truppe americane, che lanciavano pacchetti di sigarette alla gente, come usavano fare i “vincitori” alla plebe “liberata”, lei, che era una ragazzina, prese il pacchetto che le avevano lanciato e lo rilanciò sul carro armato statunitense.

Post scriptum: mio padre fu decorato con due medaglie d'argento e una di bronzo, perché - diceva - "la medaglia d'oro la danno a chi muore".

martedì 22 luglio 2025

DIMISSIONI SALA: CENTRODESTRA, DOV'ERI?

 


Ieri, 21 luglio 2025, dalle 15.30 in avanti, c'è stata una manifestazione davanti a Palazzo Marino per chiedere le dimissioni di tutta la giunta Sala. La protesta riguardava soprattutto l'aver fatto passare come ristrutturazioni progetti edilizi imponenti con una serie di "trucchetti" e 2deroghe", ma anche la questione del nuovo Stato e della vendita di San Siro e tante altre cose. 

I manifestanti hanno chiesto a gran voce le dimissioni di Sala e poi hanno cercato di entrare per assistere al Consiglio Comunale, ma è stato loro impedito dalle squadre antisommossa (in questi casi non mancano mai e sono molto efficienti). Non è stato possibile entrare ad assistere alla seduta neanche al direttore del Museo Leonardo, Massimiliano Lisa, che abbiamo intervistato. Il dottor Lisa ci ha detto che dirige il museo da dodici anni e per dieci anni la giunta lo ha sostenuto, poi negli ultimi due ha rivolto l'interesse ad altre questioni più "redditizie",. Adesso vorrebbe chiudere il museo "Leonardo 3" in Galleria, pe sostituirlo con una discoteca! Dice che Sala non gli ha concesso udienza da oltre due anni e che adesso andava a casa a vedere la seduta del Consiglio comunale, perché non lo lasciavano entrare. 

Abbiamo visto un assetto di guerra con un numero di poliziotti che quasi superava quello dei manifestanti e abbiamo constatato il divieto  assoluto di assistere alle sedute, che si per sé sono pubbliche: il commento di tanti era che nemmeno nella Federazione russa succedono queste cose!. 

L'assessore Tancredi  è stato probabilmente il "capro espiatorio" di decisioni che evidentemente devono essere state prese dall'intera giunta. Per questo motivo i manifestanti chiedevano le dimissioni anche del sindaco Sala, difeso in tutti i modi non solo dal PD e da Renzi, ma addirittura da Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia..  

Erano presenti bandiere di Potere al Popolo, di Rifondazione, del Partito Comunista, del Sindacato, di Italia Sovrana.... ho cercato vanamente quelle della Lega, di Fratelli d'Italia, di Forza Italia....nemmeno l'ombra! Ho cercato di vedere se riuscivo ad individuare almeno qualche esponente politico, recatosi a titolo personale....nulla di nulla! Neanche Riccardo Truppo, che aveva pubblicato un messaggio in cui incitava ad andare a Palazzo marino per chiedere le dimissioni di Sala! Questa totale assenza dell'opposizione mi fa pensare che anche stavolta il centro destra agisca per motivi squisitamente politici piuttosto che per l'interesse dei cittadini!

I CURDI E IL PROBLEMA DEL LORO STATO - UNA QUESTIONE DIMENTICATA

  Abbiamo intervistato un ragazzo curdo-siriano, in Italia da sempre, che però ha seguito con attenzione le vicende del suo popolo da molt...