mercoledì 27 maggio 2026

VIAGGIO IN NEPAL - I PRIMI INCONTRI

 


Sono appena tornato dal Nepal, distrutto per la stanchezza ma contento per l’esperienza vissuta in questi ultimi venti giorni. Il periodo impiegato in realtà è stato più lungo, in quanto il viaggio sia di andata che di ritorno è durato circa ventiquattro ore. Abbiamo preso il volo Air China, perché contava molto meno del solito: circa 700 euro, invece di 1400/1500! Poi devo dire che la compagnia cinese era abbastanza decorosa: volo molto silenzioso, per cui abbiamo dormito alla grande, e abbondanza di cibarie: le hostess passavano in continuazione, o a portare bevande o pranzo e cena. Il problema è stato più lo scalo, durato cinque ore all’andata e addirittura otto al ritorno; siamo dovuti rimanere nell’aeroporto di Chengdu, ovviamente, non potendo entrare in Cina. Non sapendo cosa fare abbiamo cambiato un po’ di euro in yuan, constatando ancora una volta che la moneta europea è fortissima: con venti euro abbiamo avuto centodieci yuan, con i quali abbiamo comprato birre, aperitivi e poi c’è rimasto abbastanza per una cena sostanziosa, innaffiata ancora di altre birre! Roba che a Malpensa avremmo speso almeno il triplo!

Non parliamo poi del cambio con la rupia nepalese, scesa ulteriormente dopo la recente rivoluzione: il cambio normale si aggira intorno alle 175 rupie ogni euro, ma varia ogni giorno e noi siamo riusciti ad averlo a ben 181 rupie per euro!

Ci si sente dei pascià, in Nepal, ma non perché si sia più danarosi, bensì in quanto il cambio, per noi, è estremamente favorevole e quindi tutti ti guardano come il ricco europeo venuto a divertirsi.

Ma che dirò del mio viaggio personale in questa terra che si trova dall’altra parte del mondo? Anzitutto che non l’ho scelta a tavolino, su indicazione di un’agenzia turistica: ho aderito ad una proposta di Utsav e della moglie Laxmi, che dovevano andare lì per un periodo di preghiera e meditazione di una settimana e così mi hanno chiesto se avrei voluto venire anch’io. Ho detto di sì perché mi sembrava un “coronamento” della mia esperienza con i nepalesi, che dura da tredici anni, da quando cioè ho preso in casa Fajil, poi Utsav, poi Arjun, Roshan e diversi altri. Avevo conosciuto Fajil in un internet point nel quale lavorava e mi era sembrato un ragazzo serio; io in quel momento non avevo nessuno in casa, in quanto i ragazzi albanesi che ho ospitato per quattordici anni se n’erano andati, e così ho deciso di prendere in casa prima Fajil e Utsav e poi altri che si sono alternati nel tempo.

Quando mi chiedevano se ero mai stato in Nepal, rispondevo: “No, non ci sono mai stato: è il Nepal che è venuto a me”.

Adesso finalmente ci sono andato, e ne sono contento perché invitato da gente del posto; abbiamo parlato di tutto, abbiamo condiviso feste, pranzi e cene e anche giri turistici, ma non solo; abbiamo vissuto insieme!.

Tanto per cominciare sono stato ospite del fratello di Laxmi, Madhu, un uomo simpaticissimo che mi invitava in continuazione a venire in Nepal, ogni sei mesi (every six months). Mi ha regalato anche un libro sulla storia del Nepal e in particolare sulle rivoluzioni popolari che vi sono avvenute. 

Ho conosciuto poi la moglie Bhabana, attivista del Partito Comunista Nepalese, con la quale sono andato anche ad una festa popolare, durante la quale mi hanno chiesto di fare un intervento. Vorrei precisare, per coloro che “storcono il naso” appena si parla di comunismo, che la società del Nepal è molto diversa da quella italiana; anzitutto è basata sulla divisione in caste e poi la donna non ha esattamente le stesse possibilità di un uomo. Per tali ragioni un’ideologia fondata sull’eguaglianza tra tutti ha una valenza molto diversa rispetto alle società occidentali. Dopo averne visto la realtà effettiva, mi è venuto da pensare che un po’ di comunismo farebbe bene alla vita della gente di quella Nazione!

Con Madhu il vivacissimo figlio Prince e un suo amico insegnante in pensione, siamo andati anche a Pokhara, forse la città più bella dal punto di vista turistico, e abbiamo fatto una gita sul lago Begnas che è stata una vera “esperienza”, come si può vedere dal video!

venerdì 1 maggio 2026

Il Camerun, la visita di Papa Leone XIV e oltre

 


Indubbiamente la visita di Papa Leone XIV in Africa è stata un’occasione per la gente di quei Paesi ma anche per il mondo intero: infatti ha messo in evidenza le situazioni di quei popoli, troppo spesso dimenticati. Delle quattro Nazioni visitate dal Papa mi interessa maggiormente il Camerun, perché conosco quella Nazione e mi piace parlare di quello che so per esperienza personale o per racconti di persone che vivono sul luogo.

Questo Paese, chiamato “l’Africa in miniatura”, ha tutte le contraddizioni e le positività del Continente Nero: dotato di ingenti risorse, soffre di “mala gestione” da parte del governo locale, che raggiunge vette di corruzione difficilmente immaginabili in un contesto europeo.

Anzitutto ha il dittatore (pardon, il presidente della Repubblica) più longevo del mondo intero: Paul Biya, vegliardo novantatreenne, al potere da 43 anni, eletto (si fa per dire) per otto volte consecutive. Noto con rammarico che la stampa occidentale, e in particolare quella italiana, non lo classifica assolutamente come autocrate e non mette minimamente in dubbio la correttezza delle elezioni, soprattutto le ultime, che hanno determinato l’assurda situazione per la quale Biya dovrebbe rimanere in carica fino all’età di 100 anni, essendo il mandato presidenziale camerunense di sette anni. Non si è parlato delle proteste dell’opposizione, dei cinquanta morti durante le manifestazioni, dei brogli spudorati (è stato trovato un uomo addirittura a Roma che aveva una caterva di schede elettorali truccate con il nome di Paul Biya). Tutto va bene, per l’Occidente “democratico”, quando ci sono gli interessi politico-economici da coprire. E il Italia non vengono neanche date le notizie “scomode”, come quella che ho sentito da fonti locali di una spesa di 76 milioni di euro per la visita del Papa. Poi magari non sono così tanti, ma anche se fossero 50, di milioni di euro, sarebbe una cifra esorbitante per un Paese nel quale mancano le infrastrutture di base.

Ma l’Africa è tutta così: c’è un fiume di denaro che arriva, a vario titolo, come finanziamento, al governo, e poi viene “insabbiato” oppure “depistato” nelle tasche dei ministri o dei membri dell’apparato. Per intenderci, il governo aveva avuto un finanziamento di 4 milioni di euro per costruire dei pozzi per estrarre l’acqua e tale cifra sarebbe stata sufficiente a costruirne almeno 270; cosa è successo: che di questi 4 milioni ne sono stati impiegati solo una parte, 1,5, costruendo strutture poco in profondità, per risparmiare, e il resto è “sparito” nelle tasche di chi di dovere. Hanno preferito costruire degli “accumuli” di acqua, che trattenessero la pioggia, piuttosto che pozzi profondi, con la conseguenza che c’è acqua quando piove, perché viene accumulata, ma durante l’estate, quando servirebbe maggiormente, non ce n’è più.

E vogliamo parlare del sistema bancario? Chi conosce la situazione reale sa che le banche in Camerun chiedevano, quindici anni fa, il 36% di interesse annuo (sì, avete letto, bene, il trentasei per cento di interesse all’anno). Considerando che c’era la tangente del 15% da pagare, perché la corruzione è ancora normale, si arrivava ad un costo iniziale del 51 per cento, cosa che rendeva praticamente impossibile ottenere un profitto, in quanto se si raggiungeva il venti per cento era già tanto. Adesso la situazione è migliorata, mi dicono: gli interessi bancari sono scesi al 15%, anche se complessivamente poi arrivano al venti, ma rimane la tangente da pagare. Perciò di fatto si riesce a realizzare qualche opera solo con denaro proprio, senza passare dalle banche.

E’ in quest’ottica che io avevo finanziato la costruzione del pozzo per estrarre l’acqua nel villaggio di Foutchouli, nel Comune di Dschang, nell’Ovest del Paese. Ridendo e scherzando avevo impiegato 19.000 euro; poi il Comune aveva finanziato la costruzione della scuola materna ed era avvenuta l’inaugurazione del complesso, con la cerimonia solenne di taglio del nastro e la festa successiva. Devo dire che ciò è stato grazie anche al sindaco di Dschang, recentemente scomparso per un aneurisma, che era una grande persona, fuori da ogni contesto di favoritismi vari.

Ci sono anche delle grandi persone, in Africa, ed è su quelle che bisogna puntare, se si vuole aiutare lo sviluppo di quelle Nazioni.  


ALZAD LA MIRADA

  “Alzate lo sguardo” – questo è stato il motto della visita di Papa Leone XIV in Spagna ed è sicuramente un invito a tutti noi, che spesso ...