Indubbiamente
la visita di Papa Leone XIV in Africa è stata un’occasione per la gente di quei
Paesi ma anche per il mondo intero: infatti ha messo in evidenza le situazioni
di quei popoli, troppo spesso dimenticati. Delle quattro Nazioni visitate dal
Papa mi interessa maggiormente il Camerun, perché conosco quella Nazione e mi
piace parlare di quello che so per esperienza personale o per racconti di
persone che vivono sul luogo.
Questo
Paese, chiamato “l’Africa in miniatura”, ha tutte le contraddizioni e le
positività del Continente Nero: dotato di ingenti risorse, soffre di “mala
gestione” da parte del governo locale, che raggiunge vette di corruzione
difficilmente immaginabili in un contesto europeo.
Anzitutto
ha il dittatore (pardon, il presidente della Repubblica) più longevo del mondo
intero: Paul Biya, vegliardo novantatreenne, al potere da 43 anni, eletto (si
fa per dire) per otto volte consecutive. Noto con rammarico che la stampa
occidentale, e in particolare quella italiana, non lo classifica assolutamente
come autocrate e non mette minimamente in dubbio la correttezza delle elezioni,
soprattutto le ultime, che hanno determinato l’assurda situazione per la quale
Biya dovrebbe rimanere in carica fino all’età di 100 anni, essendo il mandato
presidenziale camerunense di sette anni. Non si è parlato delle proteste
dell’opposizione, dei cinquanta morti durante le manifestazioni, dei brogli
spudorati (è stato trovato un uomo addirittura a Roma che aveva una caterva di
schede elettorali truccate con il nome di Paul Biya). Tutto va bene, per
l’Occidente “democratico”, quando ci sono gli interessi politico-economici da
coprire. E il Italia non vengono neanche date le notizie “scomode”, come quella
che ho sentito da fonti locali di una spesa di 76 milioni di euro per la visita
del Papa. Poi magari non sono così tanti, ma anche se fossero 50, di milioni di
euro, sarebbe una cifra esorbitante per un Paese nel quale mancano le
infrastrutture di base.
Ma
l’Africa è tutta così: c’è un fiume di denaro che arriva, a vario titolo, come
finanziamento, al governo, e poi viene “insabbiato” oppure “depistato” nelle
tasche dei ministri o dei membri dell’apparato. Per intenderci, il governo
aveva avuto un finanziamento di 4 milioni di euro per costruire dei pozzi per
estrarre l’acqua e tale cifra sarebbe stata sufficiente a costruirne almeno
270; cosa è successo: che di questi 4 milioni ne sono stati impiegati solo una
parte, 1,5, costruendo strutture poco in profondità, per risparmiare, e il
resto è “sparito” nelle tasche di chi di dovere. Hanno preferito costruire
degli “accumuli” di acqua, che trattenessero la pioggia, piuttosto che pozzi
profondi, con la conseguenza che c’è acqua quando piove, perché viene
accumulata, ma durante l’estate, quando servirebbe maggiormente, non ce n’è
più.
E
vogliamo parlare del sistema bancario? Chi conosce la situazione reale sa che
le banche in Camerun chiedevano, quindici anni fa, il 36% di interesse annuo
(sì, avete letto, bene, il trentasei per cento di interesse all’anno).
Considerando che c’era la tangente del 15% da pagare, perché la corruzione è
ancora normale, si arrivava ad un costo iniziale del 51 per cento, cosa che
rendeva praticamente impossibile ottenere un profitto, in quanto se si
raggiungeva il venti per cento era già tanto. Adesso la situazione è
migliorata, mi dicono: gli interessi bancari sono scesi al 15%, anche se
complessivamente poi arrivano al venti, ma rimane la tangente da pagare. Perciò
di fatto si riesce a realizzare qualche opera solo con denaro proprio, senza
passare dalle banche.
E’ in
quest’ottica che io avevo finanziato la costruzione del pozzo per estrarre
l’acqua nel villaggio di Foutchouli, nel Comune di Dschang, nell’Ovest del
Paese. Ridendo e scherzando avevo impiegato 19.000 euro; poi il Comune aveva
finanziato la costruzione della scuola materna ed era avvenuta l’inaugurazione
del complesso, con la cerimonia solenne di taglio del nastro e la festa
successiva. Devo dire che ciò è stato grazie anche al sindaco di Dschang,
recentemente scomparso per un aneurisma, che era una grande persona, fuori da
ogni contesto di favoritismi vari.
Ci sono
anche delle grandi persone, in Africa, ed è su quelle che bisogna puntare, se
si vuole aiutare lo sviluppo di quelle Nazioni.