Nella notte tra il 12 e il 13 aprile Donald Trump ha pubblicato un lungo commento, sferrando un attacco violentissimo contro il Pontefice regnante, come a memoria d’uomo non mi sembra di ricordare. Vorrei analizzare con voi il contenuto di tale messaggio, per poi cercare di trarre delle conclusioni.
Anzitutto
Trump accusa il Papa di essere debole con i criminali e pessimo in politica
estera. Già da questa prima affermazione si può dedurre che forse Donald non ha
ben chiaro chi sia il capo della Chiesa cattolica e quale debba essere il suo
ruolo. Le accuse mossegli, infatti, riguardano i compiti che uno Stato deve
assolvere: le sanzioni a chi ha commesso reati e i rapporti tra gli Stati sono attribuzioni
che non ha molto senso pretendere da chi guida una comunità di credenti fondata
sul perdono e sulla riconciliazione tra i popoli.
Poi il
tycoon dice che il Papa avrebbe parlato di “paura” dell’amministrazione Trump,
mentre non avrebbe menzionato la paura che la Chiesa cattolica ebbe durante il
COVID, quando venivano arrestati preti, ministri del culto, mentre celebravano
i loro servizi liturgici e dovevano mantenere distanze di sicurezza. Che cosa
c’entri con l’attuale situazione, vorrei che qualcuno me lo spiegasse e ho
l’impressione che questo sia il solito argomento di “distrazione di massa” per
accattivarsi le simpatie del suo elettorato, che ultimamente sta allontanandosi
da lui.
Cosa
c’entra poi il riferimento al fratello Louis, che gli piace molto di più di
Leo, in quanto un vero “MAGA”?
Ma il
ciclone Donald è inarrestabile, nella sua foga oratoria contro il Papa, e lo
accusa di essere d’accordo che l’Iran abbia armi nucleari. Dove abbia attinto tale convincimento è
difficile dirlo: forse è una sua convinzione “a priori”, dopo che Papa leone
XIV ha chiaramente condannato la sua affermazione di voler distruggere tutta la
nazione iraniana, spazzandola via dalla Terra.
Lui non
vuole un Papa che pensa sia stato assurdo attaccare il Venezuela, Stato che
spedisce grandi quantità di droga e svuota le carceri mandando i delinquenti
negli Stati Uniti. Ma qui forse il Papa si riferiva al raid con il quale è
stato catturato Maduro e imprigionato a New York, in violazione di qualsivoglia
norma di diritto internazionale.
Poi
finalmente arriva al punto centrale: lui non vuole un Papa che critichi il
Presidente degli Stati Uniti d’America (cioè al momento lui) perché, afferma,
egli sta facendo esattamente ciò per cui è stato eletto. Che sarebbe, nella sua
dichiarazione, aver abbassato il numero dei crimini commessi nel suo Paese e
aver creato il più grande mercato azionario della storia. Magari ha dimenticato
di dire che aveva promesso di mettere fine a tutte le guerre in 24 ore, ma,
bisogna capirlo, è preso dall’entusiasmo per una giusta causa!
Il delirio
(perché non saprei come altro definirlo) continua senza limiti: Papa Leone deve
essergli grato, perché è stato eletto grazie a lui. Infatti, aggiunge
imperterrito, non era stato previsto da nessuno e non era tra i “papabili”,
perciò la Chiesa lo ha messo lì perché americano e avrebbe potuto essere il
modo migliore di rapportarsi con lui, il presidente Donald J. Trump. Se lui non
fosse stato eletto presidente, Leone non sarebbe diventato Papa.
Come se
non fosse noto a tutti i Cardinali che Prevost era sempre stato critico verso
la politica statunitense, soprattutto in tema di immigrazione. Inoltre Robert
Francis Prevost era sicuramente il “meno americano” dei cardinali statunitensi,
avendo passato vent’anni in missione in Perù ed avendo girato il mondo come
priore degli agostiniani per dodici anni.
La
tiritera trumpiana prosegue con l’accusa di aver incontrato simpatizzanti di
Obama come David Axelrod, uno di sinistra, che aveva voluto arrestare fedeli e
preti. Anche questo sa tanto di campagna elettorale in vista delle elezioni di
medio termine.
Ma la
perla arriva alla fine: Leone dovrebbe agire come un Papa, usare il buon senso e
smetterla di foraggiare la sinistra radicale; dovrebbe diventare un grande Papa
e non essere un politico, perché questo danneggia lui e la Chiesa Cattolica.
Il richiamo
all’uso del buon senso è veramente ridicolo da parte di uno che sembra aver
completamente perso il lume della ragione!
La risposta
di Papa Leone è stata calma ma anche ferma; alla domanda se avesse paura di Trump,
ha risposto sorridendo di no e di non voler entrare in dibattito con lui. Ha
precisato che il Papa non è un politico, ma deve annunciare il Vangelo e
cercare di favorire la pace. Ha aggiunto che continuerà a parlare contro le
guerre e a cercare di aiutare i popoli, in quanto c’è troppa sofferenza e
troppi morti innocenti.
Direi che
non c’è proprio paragone tra i due.
Grande Papa! Preghiamo x te!
RispondiEliminaCommenti oculati, ma cosa vorremmo aspettarci da Donald: ragionamenti logici? Speriamo solo che si affossi con le sue stesse mani, visto che la sua mente vacilla paurosamente!
RispondiEliminaLa mia impressione è che Trump cerchi disperatamente di riconquistare consensi nel suo elettorato, in vista delle elezioni di medio termine
EliminaOra che, finalmente, siamo tornati ad avere un Padre della Chiesa, come da tanto tempo non avevamo, uno che parla e non straparla di pace e lo fa proprio nel momento giusto, l'adesso così pieno di rivalse, rivincite, ingordigia di potere terreno, un "reuccio" con la corona di cartapesta e il trono come un sedile di espulsione dei suoi bombadieri, toneggia nel suo temporale morale e spirituale. Non so come esprimerlo, quando li guardo, il viso del Papa mi trasmette il potere del cuore, mentre quello di Trump mi comunica la fame di una belva inquieta e famelica!
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