venerdì 26 giugno 2026

A LI MORTACCI SUA

 


La sudditanza psicologica della maggioranza degli italiani al potere americano è tale che entra a valanga nel linguaggio; spesso anche gli acronimi utilizzati sono sbagliati, in quanto scimmiottatura acritica di quelli anglosassoni.

L’esempio più lampante è l’acronimo USA,
che è un acronimo della lingua inglese (United States of America) ma non ha alcun senso nella nostra lingua. In italiano infatti bisognerebbe dire SUA (Stati Uniti d’America) che, oltre ad essere corretto, ha esattamente lo stesso
numero di lettere, smentendo il solito luogo comune della sinteticità della lingua inglese rispetto a quella italiana.

E’ per tale motivo che ho dato questo titolo al presente articolo: l’amministrazione degli Stati Uniti d’America (da ora in poi rigorosamente “SUA”) è una iattura per il nostro Paese. A dire il vero lo è da ottant’anni, anzi da ottantatrè,
cioè da quel maledetto 3 settembre 1943, che viene impropriamente chiamato “armistizio di Cassibile”. In quell’occasione il generale Giuseppe Castellano firmò, congiuntamente al generale Walter Bedell Smith in rappresentanza del generale Dwight Eisenhower, la resa
incondizionata dell’esercito italiano all’esercito degli SUA. Tale resa incondizionata fu pubblicizzata ufficialmente cinque giorni dopo, l’8 settembre 1943, prima da Eisenhower, tramite Radio Algeri e poi, un’ora e un quarto
dopo, dal capo del governo Pietro Badoglio per l’Italia.

Neanche la dichiarazione della resa incondizionata fu fatta prima dall’Italia, o almeno simultaneamente, tanto era succube lo Stato Maggiore nostrano!

Quindi chi parla di “riscatto” (leggi: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella) riferendosi all’armistizio dell’8 settembre, o non conosce la Storia o è in mala fede.

Fu un totale cedimento, senza neanche tentare di resistere. Da ciò ne conseguì l’impiantare le basi statunitensi e OTAN (acronimo esatto, in italiano, che indica l“Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord”, invece dell’inglese “NATO” – “North Atlantic Treaty Organization”). Se adesso in Italia abbiamo circa 140 basi tra basi SUA e OTAN lo dobbiamo a questa resa incondizionata. La Germania ne ha
circa 180, avendo dato la resa incondizionata nel 1945, dopo essere stata assurdamente bombardata dagli Alleati, che hanno provocato circa sei milioni di morti, soprattutto
civili.

Ma l’amministrazione SUA non si è accontentata di controllare militarmente l’Italia: ha sempre esercitato un influsso notevole anche dal punto di vista politico, giungendo a stigmatizzare i governanti poco malleabili nei
propri confronti.

Emblematico il caso Craxi, che si oppose fermamente alle richieste del presidente Ronald Reagan di consegnare immediatamente ai militari SUA i terroristi palestinesi che
avevano dirottato la nave da crociera Achille Lauro. Craxi sostenne che i reati, essendo stati commessi su una nave italiana, fossero di competenza esclusivamente italiana. Fu
uno dei pochi casi di affermazione della sovranità italiana nei confronti del “padrone” americano, e forse fu una delle
ragioni per cui l’allora capo del governo italiano fu poi distrutto politicamente e costretto all’esilio.

Adesso abbiamo una classe politica talmente priva di nerbo che si fa strapazzare in tutti i modi: il ministro della difesa Crosetto si trova a Dubai in vacanza mentre iniziano gli
attacchi aerei degli SUA all’IRAN e dice di non essere stato neanche avvertito; il capo del governo Meloni viene presa in
giro da Trump, che dice di “essere stato implorato” da lei per un foto-scatto da soli (il “selfie”), e così via. Tutto ciò dopo aver ceduto sui dazi e sull’aumento delle spese militari al 5% del PIL, dopo aver difeso a spada tratta l’Ucraina con conseguente invio di tredici pacchetti di armi,
dopo aver continuato a dare armi ad Israele e aver votato contro le sanzioni allo Stato ebraico, etc., etc.

L’ultima figura di “palta” a questo governo di finti sovranisti gliel’ha fatta fare Mark Rutte, l’attuale segretario OTAN (NATO), quando ha dichiarato che 500 aerei statunitensi sono partiti dalle basi italiane per supportare l’operazione
“Furia epica” (“Epic fury”) verso l’Iran. I casi sono due: o le affermazioni di Rutte corrispondono a verità, e allora il
governo ha scavalcato allegramente l’art. 11 della Costituzione, oppure sono false.
Ma se lo fossero vorrebbe dire che il segretario dell’OTAN ritiene di poter dire ciò che vuole ad una Nazione che conta quanto il due di briscola e che viene usata semplicemente come “trampolino di lancio” per le operazioni militari di altre organizzazioni.

prof. Pietro Marinelli

domenica 21 giugno 2026

AVEVO BISOGNO DI UN PO' DI SANO ORGOGLIO NAZIONALE

 


Questa la frase pronunciata da Giorgia Meloni a Telefriuli, durante la visita a sorpresa a Gemona al raduno degli alpini del Triveneto. E ha aggiunto: “e, se non si trova qui, non so dove altro lo si possa trovare”.

Ahimé, stavolta devo proprio dare ragione al presidente del consiglio in carica: gli alpini sono tra i pochi che abbiano mantenuto un “sano orgoglio nazionale”. Peccato che la sua stessa affermazione si ritorca immediatamente contro di lei, che di “orgoglio nazionale” ne ha sempre di meno, tanto da doverne fare rifornimento in un raduno di reduci che hanno dato tanto alla Patria.

Sarebbe stata una manifestazione di “orgoglio nazionale” il patetico “scontro” con Trump, nel quale la suddetta ha accettato, come sempre, di essere trattata come una servetta? Donald è arrabbiato con lei perché non è riuscito ad utilizzare l’Italia come trampolino di lancio per la guerra in Iran? Ma se non è stata lei a decidere, bensì il presidente Mattarella, che ha convocato lo Stato Maggiore per scongiurare l’intervento diretto dell’Italia in questo folle conflitto?

Sarebbe stata una manifestazione di "orgoglio nazionale" l'accettazione senza fiatare dei dazi, dell'aumento della spesa militare al 5% del PIL, l'accollarsi l'ennesimo invio di armi a Zelensky, perché Donald non vuole più saperne? E' una manifestazione di "orgoglio nazionale" non aver mai preso chiaramente posizione contro lo sterminio che Netanyahu e Ben Gvir stanno facendo a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, anzi l'aver sempre votato contro le sanzioni ad Israele e permettere che i soldati israeliani vengano a trastullarsi in Sardegna?

La Giorgia nazionale, comunque, non si scompone per così poco: è abituata a dire tutto e il contrario di tutto a seconda delle circostanze e delle persone a cui si rivolge. Infatti subito dopo ha ribadito che lei vuole rispettare gli accordi per il mantenimento delle basi statunitensi.

Ma qualcuno le ha spiegato che in realtà più che di “accordi” sarebbe meglio parlare di “imposizioni”? Che l’esercito italiano ha dato la resa incondizionata a quello degli Stati Uniti, il 3 settembre 1943, a Cassibile? Che poi è stata ratificata l'8 settembre 1943, quello che solo l'ineffabile Sergio Mattarella ha definito un "riscatto", mentre è stato un cedimento totale? Infatti, come può essere chiamato un “accordo” una resa incondizionata?

Qualcuno ha detto alla Meloni che le basi statunitensi in Italia costano ai contribuenti italiani dai 150 ai 200 milioni di euro all’anno?

Cara Giorgia, anche noi avremmo bisogno di un po' di "sano orgoglio nazionale".

Ma da parte tua.

prof. Pietro Marinelli

sabato 13 giugno 2026

ALZAD LA MIRADA

 


“Alzate lo sguardo” – questo è stato il motto della visita di Papa Leone XIV in Spagna ed è sicuramente un invito a tutti noi, che spesso viviamo ripiegati sui problemi che ci angustiano.  Finché “guardiamo il nostro ombelico”, come diceva don Giussani, non ne caveremo un ragno dal buco. E’ alzare la testa, fissare lo sguardo in alto, che ci serve per affrontare le circostanze della vita e per non lasciarci dominare da esse.

Questo viaggio del Papa ci aiuta a vedere le cose di lassù ma anche quelle di quaggiù che sono inizio del mondo nuovo.

L’accoglienza calorosa del Re e della Regina, entusiasti di questo Papa che parla il loro “idioma” come se fosse la sua lingua madre, la “standing ovation” di dieci minuti al Parlamento spagnolo, davanti al quale un Papa non aveva mai parlato prima, dimostrano che tutte le remore dei giornalisti sul legame della Spagna con la Chiesa cattolica erano infondate. O meglio, erano messe ad arte, per alimentare un’immagine di un Paese una volta cattolico ma ora sempre più lontano dal cristianesimo.

Il Papa ha esortato i fedeli iberici a non rimanere legati al passato, a non guardare unicamente il patrimonio culturale cattolico, ma ad andare verso il futuro, ad essere Chiesa in crescita che annuncia il messaggio di Cristo.

La visita ha superato ogni aspettativa, come ha detto l’arcivescovo di Madrid, José Cobo Cano, in particolare per la risposta della gente. Ne sono prova le folle oceaniche di Madrid - un milione e duecentomila persone alla Messa e i 600.000 giovani alla veglia di preghiera allo Stadio, in ginocchio davanti al Santissimo.

Ma forse il momento più toccante è stata la cerimonia dell’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia, a cento anni esatti dalla morte di Antoni Gaudì. Uno spettacolo di luci e suoni per festeggiare quella che è diventata la Chiesa più alta del mondo, con il suoi 172 metri, simbolo chiaro della fede del suo architetto e del popolo intero.


IL CASO ROGGERO

  Il ministro della giustizia Carlo Nordio ha chiesto la grazia per Mario Roggero al presidente della Repubblica, il quale ha risposto che l...