domenica 21 giugno 2026

AVEVO BISOGNO DI UN PO' DI SANO ORGOGLIO NAZIONALE

 


Questa la frase pronunciata da Giorgia Meloni a Telefriuli, durante la visita a sorpresa a Gemona al raduno degli alpini del Triveneto. E ha aggiunto: “e, se non si trova qui, non so dove altro lo si possa trovare”.

Ahimé, stavolta devo proprio dare ragione al presidente del consiglio in carica: gli alpini sono tra i pochi che abbiano mantenuto un “sano orgoglio nazionale”. Peccato che la sua stessa affermazione si ritorca immediatamente contro di lei, che di “orgoglio nazionale” ne ha sempre di meno, tanto da doverne fare rifornimento in un raduno di reduci che hanno dato tanto alla Patria.

Sarebbe stata una manifestazione di “orgoglio nazionale” il patetico “scontro” con Trump, nel quale la suddetta ha accettato, come sempre, di essere trattata come una servetta? Donald è arrabbiato con lei perché non è riuscito ad utilizzare l’Italia come trampolino di lancio per la guerra in Iran? Ma se non è stata lei a decidere, bensì il presidente Mattarella, che ha convocato lo Stato Maggiore per scongiurare l’intervento diretto dell’Italia in questo folle conflitto?

Sarebbe stata una manifestazione di "orgoglio nazionale" l'accettazione senza fiatare dei dazi, dell'aumento della spesa militare al 5% del PIL, l'accollarsi l'ennesimo invio di armi a Zelensky, perché Donald non vuole più saperne? E' una manifestazione di "orgoglio nazionale" non aver mai preso chiaramente posizione contro lo sterminio che Netanyahu e Ben Gvir stanno facendo a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, anzi l'aver sempre votato contro le sanzioni ad Israele e permettere che i soldati israeliani vengano a trastullarsi in Sardegna?

La Giorgia nazionale, comunque, non si scompone per così poco: è abituata a dire tutto e il contrario di tutto a seconda delle circostanze e delle persone a cui si rivolge. Infatti subito dopo ha ribadito che lei vuole rispettare gli accordi per il mantenimento delle basi statunitensi.

Ma qualcuno le ha spiegato che in realtà più che di “accordi” sarebbe meglio parlare di “imposizioni”? Che l’esercito italiano ha dato la resa incondizionata a quello degli Stati Uniti, il 3 settembre 1943, a Cassibile? Che poi è stata ratificata l'8 settembre 1943, quello che solo l'ineffabile Sergio Mattarella ha definito un "riscatto", mentre è stato un cedimento totale? Infatti, come può essere chiamato un “accordo” una resa incondizionata?

Qualcuno ha detto alla Meloni che le basi statunitensi in Italia costano ai contribuenti italiani dai 150 ai 200 milioni di euro all’anno?

Cara Giorgia, anche noi avremmo bisogno di un po' di "sano orgoglio nazionale".

Ma da parte tua.

prof. Pietro Marinelli

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