THIS WAR MUST END
“Questa guerra deve finire”; tale è il “succo” del discorso dell’Arcivescovo Paul Richard Gallagher a Mosca, tenuto il 25 agosto 2026, s...
“Questa guerra deve finire”; tale è il “succo” del discorso dell’Arcivescovo Paul Richard Gallagher a Mosca, tenuto il 25 agosto 2026, s...
“Questa
guerra deve finire”; tale è il “succo” del discorso dell’Arcivescovo Paul
Richard Gallagher a Mosca, tenuto il 25 agosto 2026, subito dopo quello di Sergej
Lavrov, Ministro degli Esteri della Federazione Russa. E lo ha detto “per
essere chiari” in relazione al conflitto tra Mosca e Kiev. Questo discorso
congiunto è stato pronunciato all’interno della visita di Mons. Gallagher,
iniziata il 24 di agosto e finita il 28; oltre ai colloqui diplomatici per la
pace, con Lavrov e il consigliere della politica estera Yuri Ushakov, l’Arcivescovo
britannico ha incontrato anche i rappresentanti della Chiesa Ortodossa Russa e la comunità cattolica locale.
Questo
fatto è particolarmente importante, in quanto era dal 2021 che il rappresentante
della Santa Sede per i rapporti con gli Stati e le Organizzazioni
internazionali, vale a dire il “Ministro degli Esteri” del Vaticano, non si
recava nella federazione Russa.
L’alto rappresentante della Santa Sede ha
ricordato inoltre l'appello di Papa Leone XIV a porre fine alle ostilità tra
Russia e Ucraina ed avviare "autentici negoziati" con il sostegno
della comunità internazionale. Ha detto, senza mezzi termini: "la
posizione della Santa Sede è chiara: il conflitto non può essere risolto con
mezzi militari.” Quindi “è essenziale creare le condizioni per un processo
politico e diplomatico". Perciò ha invitato i due Paesi coinvolti
direttamente nel conflitto a dimostrare buona volontà di arrivare alla pace e a
rispettare il diritto internazionale e umanitario, in particolare per quanto
riguarda i civili, le infrastrutture, i feriti e i prigionieri di guerra.
Lavrov, dal canto suo, ha mostrato
apprezzamento per l’apertura della Santa Sede al dialogo con la Russia e l’impegno
per la pace, dichiarando di essere d’accordo sulla necessità di intensificare
la collaborazione nelle questioni umanitarie legate al conflitto. Lavrov ha
definito il colloquio "molto utile”.
Direi che siamo davanti ad un evento nuovo e di
un certo peso. E’ vero che il Vaticano aveva già tentato, mandando due volte
il cardinal Matteo Zuppi, nel giugno-luglio 2023 e nell’ottobre 2024, per
affrontare questioni umanitarie come lo scambio dei prigionieri e il
ricongiungimento dei minori ucraini, ma ora gli incontri hanno assunto una
maggiore ufficialità e importanza.
Peraltro il
Cardinal Zuppi, nel 2023, su mandato di Papa Francesco, era andato anche a Kiev,
prima di recarsi a Mosca. E anche Mons. Gallagher è andato prima in Ucraina,
dal 16 al 21 luglio 2026, a dimostrazione che la Santa Sede ha particolarmente
a cuore la situazione di quel popolo.
E Zuppi
tornerà in Russia a novembre di quest’anno.
La visita
di Mons. Gallagher a Mosca è iniziata il 24 di agosto ed è finita il 28; oltre
ai colloqui diplomatici per la pace, con Lavrov e il consigliere della politica
estera Yuri Ushakov, l’Arcivescovo britannico ha incontrato i rappresentanti
della Chiesa Ortodossa Russa.
Ora sento
già delle osservazioni critiche: ma la Santa Sede non se la fila nessuno,
quelli che decidono sono le grandi Potenze, come gli Stati Uniti d’America, non
certo il Papa e i suoi scagnozzi!
Sarà, ma è strano che
simultaneamente ci sia stata, anche se in gran segreto, la visita del capo
della CIA, John Ratcliffe, a Mosca, tenuta nascosta dai media statunitensi per
quanto hanno potuto. Non si sa molto riguardo ai colloqui che il direttore dell’Intelligence
americana ha avuto: sembra che non abbia incontrato Putin ma abbia parlato con
personaggi rilevanti della Federazione Russa. Il Wall Street Journal sostiene
che Ratcliffe abbia minacciato Mosca di non attaccare la Nato,
mentre il New York Times che abbia invitato la Russia a raggiungere accordi di
pace.
Questa missione SUA sarebbe stata determinata dalla convinzione che Putin, ex-ufficiale del KGB, consideri più affidabile il direttore dei servizi segreti statunitensi piuttosto che i rappresentanti diplomatici ufficiali. E a giudicare dall’esito dell’azione di Jared Kushner, genero di Trump, e dell’immobiliarista Steve Witkoff, non so come si faccia a dargli torto.
In ogni caso la coincidenza della visita del Ratcliffe con quella del Gallagher non può essere casuale, e ciò significa che la Santa Sede intrattiene strettissimi rapporti anche con l’Amministrazione Trump, ponendosi come “mediatrice” tra le Grandi Potenze. E l'ultima visita di Gallagher in Russia coincide anche con l’ultima visita del direttore della CIA in Russia, nel novembre 2021, per scongiurare l’intervento in Ucraina.
Solo che allora il capo dei servizi segreti statunitensi era William Joseph Burns e l’Amministrazione quella di Joseph Robinette Biden Junior, detto Joe.
In questo periodo mi ritrovo ad essere inondato di messaggi che riguardano giocatori di calcio e mi informano sulle nuove acquisizioni del...
In questo periodo mi ritrovo ad essere inondato di messaggi che
riguardano giocatori di calcio e mi informano sulle nuove acquisizioni delle
società calcistiche, sui possibili cambiamenti e novità inerenti alle
formazioni di questa disciplina ginnica. Mi spiegano le dinamiche dei mercati
degli attaccanti più richiesti, se la Roma piuttosto che il Milan ha scelto di
puntare su un determinato “fenomeno” per rafforzare la propria compagine, e
così via. Dovrei pendere dalle labbra di queste comunicazioni ed avere la bava
alla bocca per sapere l’esito delle contrattazioni relative ad uno che colpisce
un pallone per farlo entrare in una rete, secondo loro.
Mi chiedo: perché tanti messaggi di questo tipo? Perché
spedirli anche a me, che sono totalmente all’oscuro di questi problemi e non sono mai andato allo Stadio in vita mia?
Evidentemente questo profluvio di “notizie” viene mandato a
tutti indiscriminatamente, a prescindere dall’età, dalla condizione sociale e
dagli interessi.
Mi chiedo allora: a che scopo inondare di messaggi
riguardanti il calcio tutti gli utenti della rete?
Credo che una risposta possa essere: perché evitino di
pensare ad altro. O sarebbe meglio dire: perché evitino di pensare.
Mi viene in mente una canzone di Giorgio Gaber, che si intitola
“La presa del potere” dell’Album “Far finta di essere sani” (1973); questa
canzone racconta di come alcuni gruppi di persone si impadroniscano del potere,
mentre la stragrande maggioranza della gente non se ne accorge neanche,
impegnata com’è a discutere di frivolezze. Prima i laureati e gli studiosi, poi
l’intellighenzia e gli scienziati, infine i tecnocrati italiani, occupano i
posti di comando (anche la RAI, le grandi industrie, i sindacati). Tutto ciò
mentre l’Italia si lasciava deviare dalle “armi di distrazione di massa” del
tempo.
Infatti il ritornello dice “E l’Italia giocava alle carte, e
parlava di calcio nei bar, e l’Italia rideva e cantava….”
Oggi bisognerebbe aggiornare queste parole, sostituendo al
gioco delle carte i giochini sul cellulare e ai “bar” le reti sociali, ormai
diventate per lo più luogo di intrattenimento ludico virtuale. Anche il riso e
il canto fatto in prima persona direi che sono stati in gran parte sostituiti
con gli spettacoli musical-canori ai quali si assiste in maniera recettiva.
Ma l’effetto prodotto è lo stesso: il disinteresse verso la
politica, le questioni di attualità, e una quasi totale assenza di partecipazione
diretta alla vita sociale. Spesso discuto con persone, per lo più giovani ma
non solo, che mi dicono di non essere interessate alla politica e che
preferiscono guardare il loro “orticello”, cioè pensare ai loro immediati problemi
personali piuttosto che alle questioni che riguardano tutti, che non vogliono
neanche prendere in considerazione.
D’altronde è sintomatico che, in un periodo come questo, in
cui sembra che debba scoppiare da un momento all’altro una guerra mondiale,
siano praticamente sparite le manifestazioni per la pace.
L’Italia partecipa attivamente al riarmo europeo, dando
soldi e armi a Zelensky per la tredicesima volta e partecipando comunque alle
riunioni dei “volenterosi” britannici e francesi, ma ciò non suscita rivolte
popolari. Sono probabilmente quasi tutti contrari al riarmo, ma questo non
risulta in maniera apparente, anche perché i grandi mezzi di comunicazione sono
tutti a favore della guerra.
L’unica cosa che Giorgia Meloni sostiene, diversamente da
Emmanuel Macron e dal primo ministro Andy Burnham, l’ultima marionetta messa al
posto di Keir Starmer come capo del governo del Regno Unito, è che non devono
essere mandati soldati italiani al fronte. Ma la furbacchiona si riferisce esclusivamente
alla guerra Russo-Ucraina, in quanto, tanto per fare un esempio, da marzo 2026, 700 soldati italiani sono
stati mandati in Arabia Saudita, per sostenere la guerra contro l’Iran decisa
da Donald Trump.
E questa “missione di pace” in Arabia Saudita non era
neanche stata approvata dal Parlamento italiano.
prof.
Pietro Marinelli
Nel sentire comune non c’è la percezione che l’Italia intervenga direttamente nelle guerre. Ma questo cozza con le dichiarazioni esplici...
Nel sentire comune non c’è la percezione che l’Italia
intervenga direttamente nelle guerre. Ma questo cozza con le dichiarazioni
esplicite di Mario Draghi e della stessa Giorgia Meloni; se dici che andrai
avanti a sostenere l’Ucraina fino alla vittoria contro la Russia, vuol dire che
vuoi fare la guerra fino alla fine. L’Italia partecipa comunque anche al riarmo
europeo e non ha battuto ciglio alla proposta-imposizione di innalzare al 5%
del PIL le spese per gli armamenti (pardon, per la “difesa”) fatta dal
candidato (secondo lui) al Premio Nobel per la pace Donald Trump.
Siamo in una situazione paradossale, simile a quella degli anni
precedenti il 1914 e a quella precedente il 1939. Le Grandi e Medie Potenze stanno
effettuando investimenti bellici e si stanno riarmando accanitamente.
Il pretesto è quello di sempre: scoraggiare gli attacchi di un
eventuale nemico, creato appositamente e provocato in tutti i modi possibili e
immaginabili.
Il monito di Vegezio “Si vis pacem para bellum” ha sempre avuto
molto successo presso le lobbies delle armi, ma non è riuscito nel secolo
scorso a scongiurare due Guerre Mondiali.
La narrazione dominante inoltre ci sta ossessionando da oltre
quattro anni, dipingendo la Russia come il vero pericolo per l’Europa e
manipolando il più possibile le notizie per far apparire “aggressore” Putin e “aggredito”
Zelensky, ma la realtà è un attimino più complessa.
Chi vuole veramente la guerra?
1.L’Ucraina che dipende in tutto
e per tutto dall’Occidente (e dai soldi delle nostre tasse) senza gli aiuti in
denaro e Armi (in parte rivendute sottobanco) sarebbe un Paese finito. Ormai
non produce più nulla. Perfino ormai il grano è contaminato dalle bombe al fosforo.
Se ci fosse la pace con la Russia, gli
aiuti cesserebbero e gli Ucraini non avrebbero più risorse, se non le rimesse
delle badanti. Come potrebbero continuare ad arricchirsi Zelensky e i suoi
fedeli amici?
2. Gli USA che con un intervento militare
hanno “liberato” il Venezuela, garantendosi il suo petrolio e le sue materie
prime. hanno tentato successivamente di “liberare” l’Iran, accreditandosi come i
protettori di Arabia Saudita ed Emirati, ma l’Iran non è il Venezuela ha armi,
90 milioni di abitanti e il supporto di Russia e Cina. Pertanto, non si è piegato.
Non è stato risolutivo:
a. l’impiego della portaerei
Lincoln
b il largo uso di missili e droni.
c. il supporto dei fedeli alleati
Israeliani, che hanno eliminato parte della catena di comando iraniana.
I successi paventati da Trump non nascondono le
crescenti difficoltà militari degli Usa
3. I paesi denominati i “i
volenterosi”: Gran Bretagna, Francia, Germania, che, sostituendosi agli Usa,
impegnati in Iran, sperano, fornendo missili e droni all’Ucraina oltre a
consiglieri militari e soldati, di sconfiggere la Russia, di insediare basi
sulle coste del Mar Nero, riacquistando così il ruolo perduto di grandi potenze.
4, I Paesi Baltici e la Polonia
da sempre russofobi.
5. I governi italiani di centro
sinistra e centrodestra, malgrado la contrarietà della maggior parte della
popolazione e violando sostanzialmente la Costituzione, hanno dichiarato e
dichiarano di sostenere l’Ucraina sino alla vittoria. Ciò implica un invio in
notevole quantità di armi e di denaro (sempre preso dalle tasse che paghiamo).
Tredici pacchetti di armi sono stati inviati al regime di Kiev. Se questo non è
un sostegno militare per “risolvere una controversia internazionale”, come
recita l’art. 11, non so che cosa lo sia.
6.l’UE che dal 2022 commina
sanzioni economiche alla Russia, sperando di mettere in ginocchio la sua
economia e recentemente ha approvato un piano di acquisto di armi da 800 miliardi
di euro, soprattutto dagli Usa, che dovrebbe essere ultimato nel 2030.
Ovviamente la Russia aspetterà pazientemente che l’Europa si riarmi con tutto
comodo.
Ventuno pacchetti di sanzioni
economiche contro Putin, mentre Netanyahu viaggia comodamente per tutto il
mondo, infischiandosene del mandato di cattura internazionale, senza averne
ricevuto nemmeno uno. E questo grazie al veto della Germania ma anche dell’Italia,
succube di Israele al punto da venderle la cybersecurity nel marzo del 2023.
Quali sono i segnali indicatori del
probabile scoppio di una guerra?
1.
I massicci investimenti nell’industria bellica
tedesca, al fine di compensare la crisi della produzione delle auto, che ha comportato
e comporta almeno 225.000 licenziamenti. Di conseguenza anche l’Italiana
Leonardo ha sottoscritto accordi per la produzione di Carri armati con la
tedesca Rhein metal per la produzione di carri armati.
2.
L’incremento delle forze armate sia tedesche e
italiane. I due paesi sono consci che con i soldati disponibili non si può combattere
per mesi su larga scala. Quindi stanno predisponendo piani per un incremento dei
militari nei due eserciti:
a.
Esercito Italiano: una riserva di ulteriori 40.000
soldati
b.
Esercito tedesco: una riserva di ulteriori 130.000
soldati.
3.
Gli ucraini con i droni forniti da Francia, Gran Bretagna
e Germania stanno colpendo in profondità il territorio russo. E l’Italia? Un
giornalista irlandese, Chay Bowes, in un servizio del 24 maggio 2026, su Isprom
Italy e su X, ha sollevato la questione che componenti dei droni suddetti siano
stati forniti dall’Italia. Non obiettivi militari ma civili, causando vittime
per fiaccare al fine di terrorizzare la popolazione. I sopracitati paesi hanno
abbordato e hanno intenzione di abbordare navi della flotta russa ombra. Putin afferma
che vi sarà una reazione simmetrica.
Quale potrebbe essere? Non solo i massicci
bombardamenti sul territorio ucraino. Ad esempio: i russi hanno scoperto
componenti prodotti in Italia nei droni che hanno colpito un pensionato per
studenti, facendo alcune vittime fra i ragazzi ospiti. Qualche giorno fa è
esplosa una fabbrica di armi a Colleferro, comune della città metropolitana di
Roma. Quindi i russi potrebbero colpire le fabbriche di armi dei paesi europei,
oltre ai luoghi dove partono i droni, se individuati, alzando così il livello
dello scontro.
Piccolo particolare: le armi che riceve Kiev
non sono tutte utilizzate contro la Russia; una parte di esse viene venduta dal
regime di Zelensky a organizzazioni militari ed è costituita da armi leggere. Probabilmente
la cifra si aggira sul milione di armi (fucili, pistole, lanciarazzi). Come
avviene la vendita? Formalmente risultano rubate, ma molto probabilmente sono
vendute al mercato nero, anche ad organizzazioni terroristiche (alcuni
sostengono addirittura ad Hamas).
Che tipo di guerra sarà?
1.
Tenuto conto che i russi hanno 7.000 testate
nucleari, se sarà una guerra nucleare durerà pochi minuti;
2.
Potrebbe essere una guerra di logoramento, come la
Prima guerra mondiale, che implicherebbe un costo altissimo in vite umane, un
consumo enorme di risorse e la
distruzione dei paesi belligeranti.
3.
Una guerra ipertecnologica in cui gli obiettivi
verranno decisi dagli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale e i robot
umanoidi sostituiranno i soldati. Anche in questa ipotesi vi saranno comunque
distruzione e morte.
Per quanto possa sembrare strano,
alle fabbriche di armamenti conviene molto di più una guerra di logoramento,
come quella tra Ucraina e Russia, che sta durando quasi quanto la Seconda
Guerra Mondiale. Questo perché si vendono molte più armi, e le fabbriche di
armamenti, la Lockheed, la Rheinmetall ma anche la Leonardo, realizzano
profitti astronomici.
Senza contare gli affari della ricostruzione
per Blackrock, Vanguard e tutte le grandi società di investimento multinazionali.
Giovanni Gibelli e Pietro Marinelli
Il “Manifesto” di Vannacci Futuro nazionale ha pubblicato la “Base ideologica e programmatica per l’Italia del futuro (2027/2037)” l’11 ...
Il
“Manifesto” di Vannacci
Futuro
nazionale ha pubblicato la “Base ideologica e programmatica per l’Italia del
futuro (2027/2037)” l’11 agosto 2026.
E’ un
testo di cinquanta pagine, presentato come “un primo e consistente raccordo di
idee raccolte dal basso, nel confronto con gli iscritti”, che dovrebbe servire
“per la redazione dei prossimi programmi per il Governo del Paese”. E’ quindi
un documento che fissa degli obiettivi per i prossimi dieci anni; più che un
programma perciò è simile ad un “manifesto programmatico”, che individua il
valori e le finalità che il partito si propone di raggiungere.
L’introduzione
si prefigge di riportare l’Italia ad essere un “Paese identitario, sovrano, sicuro, libero e prospero”, tramite la
riscoperta delle “radici nazionali fondate sul diritto romano, sulla filosofia
greca, sull’eroismo della cristianità romano germanica e soprattutto sulla
sintesi di queste istanze operata dalla civiltà
cattolica” (il grassetto è nel testo). Il manifesto svilupperà poi tale
concetto, che gli italiani abbiano una cultura romana, greca e cristiana, che
le civiltà solide progrediscano per capacità assimilativa e integrativa, e che
“l’Italia lo ha fatto in perfetta continuità per oltre due millenni”. Non si
capisce che cosa sia avvenuto, nel nostro Paese, durante il Medioevo e
soprattutto durante l’Umanesimo e il Rinascimento, ma tant’è: duemila anni di
storia sono serviti ad amalgamare la civiltà romana e quella cristiana, che,
nella sua versione cattolica, è “il completamento della civiltà romana”,
secondo gli estensori di tale documento, che citano Dante Alighieri, Pier Paolo
Pasolini, il Card. Alfredo Ottaviani, Ernesto Galli della Loggia, laico che
apprezza il cattolicesimo.
Peccato
che giuristi insigni come Gaio facessero una tripartizione tra le cose: secondo
il romano ci sono le cose che non si muovono (le piante), poi le cose che si
muovono e non parlano (gli animali) e infine le cose che si muovono e parlano
(gli schiavi). Vorrei capire come si può sostenere che il cattolicesimo sia
un’evoluzione della romanità; in realtà è stato un cambiamento radicale della
concezione dell’uomo, in quanto ha attribuito dignità assoluta ad ogni persona
umana. Gli unici ad avere piena capacità giuridica erano i cittadini romani e
in particolare il paterfamilias. Anche il famigerato “ius vitae ac necis”
(diritto di vita e di morte) che nell’età arcaica aveva il “paterfamilias”
perfino sui figli, fu progressivamente mitigato ma totalmente abolito solo con l’avvento
del cristianesimo, da Costantino.
Ma questi
sono dettagli trascurabili, per il Partito di Vannacci: quello che conta è
sostenere che l’Italia, culla della civiltà e regina dell’integrazione e
dell’assimilazione da duemila anni, abbia una sola cultura e una sola e chiara
identità nazionale, che adesso rischia di perire per l'assalto di orde di immigrati
irregolari. Che cosa poi ci sia di comune tra il modo di pensare e di agire del
valligiano di Champoluc e quello dell’agricoltore di Barcellona Pozzo di Gotto,
vorrei che qualcuno me lo spiegasse, ma l’estrema eterogeneità del territorio
della nostra Penisola non scalfisce la granitica certezza dell’ex-generale e
dei suoi fidi sull’omogeneità della cultura italiana.
Poi si
passa agli obiettivi che riguardano le tasche degli italiani: proprietà
diffusa, cooperazione tra classi e corpi sociali intermedi, semplificazione e
riduzione della tassazione… tutto condivisibile, soprattutto quando l’estensore
si scaglia contro la scellerata approvazione del Patto di Stabilità e Crescita
e dichiara che metteranno il veto sul bilancio pluriennale dell’U.E., in quanto
troppo favorevole alla Germania.
Anche le
proposte fiscali sono generalmente condivisibili, anche se rimane il dubbio di
come si possano ridurre le entrate per lo Stato ed aumentare la spesa pubblica
contemporaneamente.
Infatti
l’istituzione del Fondo Sovrano per la Crescita nazionale, strumento di
investimento strategico per le imprese italiane, così come il ”data base unico
di collocamento nazionale” dovrebbero
comportare dei costi.
Mi lascia
un po’ perplesso il pensionamento a 41 anni di contribuzione effettiva, mentre
potrebbe essere utile una moneta fiscale (crediti fiscali e diritti di
compensazione tra Stato e contribuenti). Sono d’accordo anche con
l’innalzamento del contante a 10.000 euro, così come con la riduzione del tempo
di corresponsione del TFS/TFR per i pubblici dipendenti, equiparandolo a quelli
del settore privato.
Direi che
anche il progetto “filiera Italia” è interessante, così come il far ritornare i
cervelli (contro il “brain drain”) e le attività produttive (il “reshoring”)
nel nostro Paese. Mi viene solo da osservare che il linguaggio è quello solito
degli economisti teorici e che magari, un partito che si prefigge di essere
sovranista, potrebbe utilizzare le parole della lingua di Dante, così spesso
citato, invece di quelle del padrone anglosassone.
Ma il
pezzo forte deve ancora arrivare, ed è la remigrazione, tanto sbandierata in
questo periodo. Qui si toccano le vette della retorica più spinta, arrivando a
sostenere l’espulsione non solo dell’”immigrazione clandestina, ma anche di
quella di massa (foss’anche regolare)” (sic!) e dei “soggetti caratterizzati da
culture incompatibili con i valori fondamentali della nostra civiltà” (pareva
brutto dire semplicemente “islamici”). Ora, che si possano “remigrare” anche
gli immigrati regolari, quando sono troppi, è una balla elettorale grossa come
una casa, perché occorre almeno una motivazione concreta e grave, come la
commissione di un reato. Anche rimpatriare i detenuti nel loro Paese mi sembra
irrealizzabile, essendoci il criterio generale secondo il quale chi compie un
reato deve essere punito nello Stato in cui lo compie. Inoltre l’espulsione dei
detenuti è tipica degli Stati del terzo mondo che non riescono a sopportare il
costo del loro mantenimento e quindi svuotano le carceri; solo che l’Italia,
sulla carta, dovrebbe essere una Nazione civile e quindi non dovrebbe comportarsi
come quei Paesi.
Non vedo
come non possa comportare un incremento della spesa pubblica anche l’aumento
dei CPR, “anche fuori dall’U.E. ; se non sbaglio i Centri per immigrati in
Albania costano circa un miliardo di euro e ospitano 82 persone (dati del 21
aprile 2026).
Grottesche
poi le condizioni richieste per l’acquisto della cittadinanza italiana: 20 anni
di residenza (perfino Svizzera e principato di Monaco richiedono 10 anni),
livello di lingua C1 (che non raggiungerebbe nemmeno la maggioranza dei
parlamentari), esami scritti ed orali, dichiarazione formale di accettazione e
avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana (“spero, promitto
e iuro”). Insomma, Vannacci ritiene evidentemente che l’Italia, con i suoi
58.936.000 abitanti, possa dotarsi delle regole di un micro-Stato come la
Repubblica di San Marino, che ne ha 36.035.
Passiamo
alla politica estera: qui le posizioni sono più accettabili, anche se sempre
sfumate: la contrarietà all’Unione europea non si concretizza in una proposta
di uscita immediata, ma saranno vagliate le questioni una per una;
l’opposizione alla NATO è ancora più sfumata. L’appoggio alle decisioni di
Trump invece sembra abbastanza chiaro: al di là di una generica condanna
dell’intervento in Iran, nulla si dice sull’impiego delle basi statunitensi e
NATO sul suolo italiano (con i 518 aerei partiti da Sigonella) e si ribadisce
la disponibilità al dialogo con l’amministrazione SUA.
Si sposa
la tesi di Donald che ogni Paese dell’U.E. debba decidere per conto proprio,
invece che cercare una posizione comune all’interno dell’U.E. Questo perché poi
ogni Nazione possa fare di testa SUA. In questo senso è positiva l’affermazione
che dovremmo tornare ad intraprendere relazioni con la Russia, e ricominciare
ad acquistare il gas russo, ma la posizione di fronte all’invio di armi in
Ucraina è la più generica e vaga di tutte quelle della politica estera.
Se non si
ci si pone neanche come obiettivo la cessazione dell’invio di armi a Zelensky e
a mezzo mondo, come sta facendo da quattro anni il governo Meloni, non so come
si possa invertire la tendenza assurdamente guerrafondaia che ha caratterizzato
il nostro Paese.
Vuol dire
nella sostanza che non si è contrari al commercio di armi più assurdo mai
avvenuto in ottant’anni di storia della Repubblica.
prof.
Pietro Marinelli
Stiamo assistendo, in questi giorni, ad un vero e proprio scontro frontale tra il governo italiano e quello spagnolo, cosa che, a memori...
Stiamo assistendo, in questi giorni, ad un
vero e proprio scontro frontale tra il governo italiano e quello spagnolo, cosa
che, a memoria d’uomo, non mi sembra di aver mai visto. Giorgia Meloni ha
sospeso Schengen per chi viene dalla Spagna, facendo fare controlli agli
aeroporti e di ripicca Sanchez ha ordinato di effettuare controlli per tutto il
mese di agosto a chi entra in Spagna dall’Italia. Non solo: il governo italiano
ha cercato “alleati” per condannare la Spagna e far sospendere l’accordo per il
libero ingresso nei Paesi aderenti all’accordo di Schengen, sostenendo di aver
trovato 22 Nazioni in linea con la “proposta Meloni”. Risultato: l’U.E. non
solo non ha condannato Sanchez, ma gli ha dichiarato la propria solidarietà e l’apprezzamento
per il lavoro svolto.
Ma
vediamo l’antefatto, per poter dare un giudizio più completo: il 31 luglio 2026
l’exclave di Ceuta viene assalita da migliaia di marocchini che entrano
illegalmente: si calcola che siano circa 60.000. Il governo spagnolo, da cui
dipende Ceuta, città autonoma ma sotto la sovranità del Paese iberico, reagisce
immediatamente e rimpatria la stragrande maggioranza degli immigrati irregolari
nel giro di 48 ore. Rimangono a Ceuta circa 2.000 persone (qualcuno sostiene
siano 6.000) irregolari, in attesa di essere rispedite in Marocco. In tutto
questo muoiono circa settanta uomini.
Immediatamente
il governo italiano e quello francese si schierano contro quello spagnolo,
minacciando di effettuare controlli alle frontiere. Quello italiano è il più
duro e minaccia di sospendere gli accordi di Schengen, anche se non esiste
alcuna frontiera terrestre tra Italia e Spagna. Già è strana, se devo dire il
mio pensiero, tale solerzia nello stigmatizzare un comportamento di una Nazione
che in teoria dovrebbe essere amica, facendo parte dell’Unione europea e dell’area
euro. Non è che per caso questi governi siano preoccupati, più che della
situazione umanitaria verificatasi a Ceuta, delle imminenti elezioni politiche
nelle loro Nazioni? Un governo assennato avrebbe aspettato almeno qualche
giorno l’evolversi degli eventi, che hanno spiazzato le autorità spagnole, per
vedere anzitutto come avrebbero affrontato l’emergenza. A pensar male sembra
che Meloni e Macron sapessero in anticipo ciò che sarebbe successo a Ceuta. E
io sono della scuola di Giulio Andreotti, che diceva: “A pensar male si fa
peccato, però ci si azzecca quasi sempre”.
Comunque
è strano che improvvisamente sbarchino 60.000 persone in una città nella quale
finora si erano registrati zero ingressi irregolari in tutto il 2026, cioè in
sette mesi. E che le autorità del Marocco non solo non ostacolino tale flusso,
ma assistano, quasi compiaciute, al fatto, senza fare nulla.
E risulta
ancora più strano quando si viene a sapere che nel 2021 il Marocco aveva
permesso di varcare il confine a 10.000 irregolari, e quindi la crisi di Ceuta non
è stata la prima volta che Rabat ha cercato di mettere in seria difficoltà il
governo di Madrid.
Se poi si
collega l’alleanza storica del Marocco con gli Stati Uniti d’America, si può
ipotizzare che questa invasione sia stata “programmata” da Trump per “punire” l’unico
Stato che prende chiaramente una posizione autonoma rispetto alla sua amministrazione.
E si può
ipotizzare che il governo italiano si sia lanciato “a testa bassa” contro
Sanchez per compiacere all’alleato statunitense, facendo la “voce grossa” con
il più debole per avere il favore del più forte.
Inoltre Meloni
ha una paura folle di perdere consensi, in questo periodo, per cui sembra
essere andata “fuori di testa” e di non avere più un minimo di autocontrollo,
che sarebbe necessario per un capo di governo di una nazione importante come l’Italia.
Prende decisioni assurde con la massima caparbietà e si ostina a perseguire
obiettivi che già da tempo hanno perso ogni credibilità nell’opinione pubblica.
Basti pensare all’invio di armi in Ucraina, che continua come se niente fosse
(siamo arrivati al 13° pacchetto, giustificato da Crosetto come una “medicina”
per Kiev). Basti pensare all’aumento delle spese militari al 5%, senza battere
ciglio e all’accettazione dei dazi di Trump. Però bisogna riconoscere che Meloni
sostiene a spada tratta le industrie che producono droni, missili, carri
armati; con il suo governo la Leonardo sta facendo affari d’oro e raggiunge
profitti altissimi. Lei stessa si è vantata di aver stipulato accordi per la
vendita di armi agli Emirati Arabi Uniti per 40 miliardi di dollari; peccato
che poi queste armi finiscano in tutta l’Africa e molto probabilmente anche
alle organizzazioni terroristiche di Boko Haram e simili. In questo caso la
Giorgia nazionale non si pone alcun problema morale, come nel caso di Ceuta:
forse perché lo fa lei e quindi, a prescindere, non può essere criticato, pena
l’accusa infamante di essere “di sinistra”. L’argomento principe dei cosiddetti
“fan” di Meloni è, infatti: “quale sarebbe l’alternativa?”; “vogliamo Conte o
la Schlein al potere?”. “Non si cerca neanche più di giustificare le scelte del
governo, ma si dà per scontato che questo sia il “meno peggio” rispetto ai “comunisti”.
Una delle
“argomentazioni” contro Sanchez, infatti, guarda caso, è proprio quella che è
un governo “di sinistra” e quindi “comunista”, per cui il popolino becero della
cosiddetta destra è legittimato a scagliarsi con epiteti ingiuriosi nei
confronti di questo individuo. Beh, è chiaro, è di sinistra, e quindi dalla
parte del “male”, mentre noi di destra siamo dalla parte del “bene”!
Un’altra
delle “fole” di cui Gioggia è riuscita a convincere la maggioranza degli
italiani è che il governo debba durare necessariamente cinque anni e che quindi
si debba aspettare la fine della legislatura perché si possa formare un altro
governo. Non è mai successo che un governo durasse cinque anni, in ottant’anni
di Repubblica, in quanto può cadere in qualsiasi momento se riceve la sfiducia
dal Parlamento, anche da una sola della Camere. Il governo Prodi cadde per un
solo voto di differenza, al Senato.
Certo, se
guardiamo gli altri componenti del governo, Giorgia Meloni è incomparabilmente
più credibile: almeno sa dire le “balle giuste al momento giusto”! Antonio Tajani
è stato capace di confondere la concessione della cittadinanza con la
regolarizzazione, cioè il rilascio del permesso di soggiorno. Parlando della
Spagna di Sanchez ha criticato il fatto che la Spagna abbia deciso di
rilasciare la “cittadinanza” a 500.000 immigrati, quando di tratta invece del
permesso di soggiorno. Non c’è male, come svista, per un Ministro degli Esteri!
Ma tornando
alla questione Meloni-Sanchez, Fratelli d’Italia esulta perché sono state
fermate 15 persone che cercavano di entrare, dalla Spagna: sì, avete letto
bene, quindici persone!!! E le 325.000 che sono entrate illegalmente, in
Italia, in questi ultimi quattro anni? Che sono il doppio di quelle che sono
entrate illegalmente in Spagna? Secondo il Viminale, che non può essere
accusato di essere filo-Conte o filo-Schlein, sono entrate irregolarmente in
Italia 158.000 persone nel 2023, 66.000 nel 2024, 66.000 nel 2025 e 14.500 nei
primi sei mesi del 2026.
Ma di
cosa stiamo parlando? Fa bene la Spagna, che ne ha avute la metà, ad applicare
la sospensione di Schengen al Paese dell’Unione europea che ha avuto (e che
continua ad avere) il maggior numero di ingressi irregolari negli ultimi anni.
prof.
Pietro Marinelli
Tratto da uno scritto di Franco D'alfonso, ex Assessore al Turismo e alle Attività Produttive di Milano Quattro ore. Tanto ci hanno me...
Tratto da uno scritto di Franco D'alfonso, ex Assessore al Turismo e alle Attività Produttive di Milano
Quattro ore. Tanto ci hanno messo Meloni, Tajani e Salvini a trasformare la crisi di Ceuta in un comizio elettorale. Uno dietro l'altro, stessa identica richiesta: sospendere Schengen con la Spagna. Hanno visto migliaia di persone disperate e ci hanno visto dentro un sondaggio. Sciacallaggio puro.
E dentro quelle dichiarazioni, dalla prima riga all'ultima, una montagna di bugie e porcherie.
Mettiamole in fila, una per una.
Primo.
Ceuta è fisicamente in Africa. Si tratta di un fazzoletto di terra spagnola di 18 chilometri quadrati, dall'altra parte dello Stretto di Gibilterra. Sta più vicina a Rabat che a Madrid. Si esce di lì con un traghetto o con un aereo.
Chi ha attraversato quella frontiera, per arrivare in Italia, dovrebbe imbarcarsi verso la penisola iberica passando i controlli d'identità, attraversare tutta la Spagna, valicare i Pirenei, attraversare tutta la Francia e presentarsi a Ventimiglia.
Effetto della sospensione di Schengen con la Spagna sulla situazione di Ceuta: zero.
Il loro elettore però, che fino a martedì ignorava perfino l'esistenza di Ceuta e non saprebbe indicarla sulla cartina nemmeno se la ritrovasse scritta, adesso è convinto che stia dietro i Pirenei e che quella gente giovedì prossimo sia sotto casa sua. Su quella convinzione ci costruiscono una campagna elettorale intera. Che bello essere un politico destra e avere davanti tanti destropitechi a cui puoi raccontare letteralmente la qualunque.
Secondo.
La porta che vogliono sbarrare è sbarrata da 35 anni.
Codice Frontiere Schengen, norme speciali per Ceuta e Melilla: chi parte da lì verso la Spagna peninsulare o verso qualunque altro Paese dell'area viene fermato e identificato, documenti alla mano, come se uscisse da fuori Schengen.
Ceuta e Melilla hanno infatti un regime speciale, proprio per via della loro posizione, che prevede doppi controlli al confine esterno: uno all'ingresso dal Marocco e un altro ancora quando si viaggia verso il continente europeo.
Il ministro degli Esteri della Repubblica Italiana chiede di chiudere una frontiera già chiusa.
Terzo.
Testuale, dal profilo di Tajani: "Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano che scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari è stata profondamente sbagliata".
Falso.
La Spagna ha approvato per decreto una regolarizzazione: permessi di soggiorno e di lavoro, di durata annuale, per gente che vive e lavora lì da anni, senza precedenti penali, già presente prima del 31 dicembre 2025. Documenti per firmare un contratto, pagare le tasse, uscire dal nero.
Il capo della nostra diplomazia ha scambiato un permesso di soggiorno per una cittadinanza e un passaporto europeo.
Il decreto spagnolo riguarda persone che stanno in Spagna da anni, entrate in larghissima parte in aereo con un visto turistico, dall'America Latina.
Volete il dato che li seppellisce? Al 15 luglio il governo spagnolo aveva registrato zero arrivi di migranti via mare a Ceuta in tutto il 2026. Zero. Con il decreto già approvato e in vigore da mesi.
Chi lega le due cose sta raccontando una balla e la racconta sapendo perfettamente di raccontarla.
E se il problema sono le sanatorie (cioè le regolarizzazioni), qualcuno gli ricordi la più grande della storia repubblicana: 2002, legge Bossi-Fini, oltre 647mila persone regolarizzate.
Quarto.
Ingressi irregolari registrati nel 2025: 66mila in Italia, 36mila in Spagna.
Quasi il doppio da noi. Applicando alla lettera il principio di Tajani, il primo Paese da buttare fuori da Schengen è l'Italia. Con Tajani che firma il decreto contro sé stesso e Piantedosi che gli regge la penna.
Quinto.
Per quattro anni ci hanno raccontato sempre la stessa favola: "Non possiamo essere lasciati soli", "nessuno può affrontare la migrazione da solo", Cooperazione, solidarietà europea, redistribuzione. Il 4 maggio scorso Meloni parlava ancora di crisi globale da affrontare insieme.
Poi la pressione si sposta di 1500 chilometri, tocca a qualcun altro e in quattro ore la solidarietà europea diventa una minaccia contro un governo alleato.
Sesto.
Il Marocco, una monarchia assoluta, ha capito da tempo qual è la sua unica arma diplomatica: i corpi dei propri giovani. Apre il rubinetto quando le serve qualcosa sul Sahara Occidentale o per punire decisioni che non condivide (come gli accordi tra Sanchez e l'Algeria della scorsa settimana), lo richiude quando l'ha ottenuto. Era già accaduto, per esempio, nel 2014 e nel 2021, non c'entra nulla la politica migratoria della Spagna.
Davanti a un ricatto costruito sulle persone, il governo italiano ha puntato il dito contro chi quel ricatto lo subisce.
Il motivo di tanta delicatezza con il Marocco lo sappiamo tutti: i memorandum italiani con la Libia e con la Tunisia camminano sullo stesso identico meccanismo. Soldi e legittimazione in cambio di frontiere presidiate. Chi ha appaltato i propri confini alla guardia costiera libica si guarda bene dallo spiegare al mondo come funziona il ricatto migratorio, perché il primo a restarci sotto sarebbe lui.
Settimo. E qui arriviamo al fondo del barile.
Il 19 giugno 2026, Donald Trump aveva appena raccontato al mondo intero che Giorgia Meloni lo aveva implorato per una foto al G7 di Évian e che lui gliel'aveva concessa perché gli faceva pena.
E in quel momento, tra 27 capi di governo, sapete chi ha preso la parola per difenderla? Pedro Sánchez.
Sono passati 41 giorni. Quarantuno.
Alla prima giornata di caos e di morti sulle coste spagnole in Africa, la prima a saltargli addosso è stata lei. Su una vicenda che si decide sulla frontiera marocchina, dove la Spagna è il bersaglio del ricatto.
Chi ti tende una mano quando sei a terra, gente così se lo segna. E aspetta il momento buono per azzannarlo.
Ottavo.
Sapevano dove sta Ceuta. Sapevano che quella frontiera è controllata da 35 anni. Sapevano che a Ceuta gli sbarchi via mare erano stati zero fino a metà luglio. Sapevano che da noi gli ingressi irregolari sono il doppio dei loro. Sapevano che la mano che ha aperto quel confine sta in Marocco.
Hanno parlato lo stesso. Perché una bugia arriva a milioni di persone in tre ore e la smentita arriva a diecimila in tre giorni. E perché una crisi umanitaria, per loro, vale un punto nei sondaggi.
Che miseria senza fondo.
Ho insegnato per quasi quarant’anni nelle scuole statali italiane: i primi cinque anni Religione cattolica, i rimanenti trentacinque diritto ed economia politica, sempre in Istituti superiori, tecnici commerciali e industriali. Credo di aver passato un po’ tutta la città metropolitana di Milano e oltre, essendo stato docente al Falcone-Righi di Corsico, all’Alessandrini di Abbiategrasso, all’Ettore Conti e al Curie/Sraffa di Milano, solo per citare le scuole nelle quali ho lavorato di più.
Paradossalmente ho imparato più l’economia politica, in quanto ho dovuto studiarmela da solo volta per volta e non c’è modo di imparare più efficace di quello di dover insegnare ad altri una materia, in quanto uno è costretto a capire veramente le questioni e a comunicarle in maniera semplice e chiara. Per questo l’unico libro che ho scritto, almeno per adesso, è un testo di economia politica per terza e quarta ragioneria, edito dalla Le Monnier nel lontano 2005, che avevo scritto con la collaborazione di una collega ed amica, Marilena Cinti. Il testo aveva avuto inizialmente un grande successo, poi man mano questo successo è andato diminuendo, forse perché il libro non era “enciclopedico” ma presupponeva un docente che spiegasse gli argomenti in classe e non si limitasse ad assegnare le pagine da studiare agli alunni.
Comunque l’insegnamento non è mai stata la mia unica occupazione: l’altra mia passione è sempre stata il canto: ho iniziato a cantare in un coro polifonico della parrocchia San Protaso da quando avevo vent’anni e tutt’ora canto la musica sacra; poi dal 2009 ho cominciato a cantare l’opera, nella Corale Lirica Ambrosiana, imparando una quindicina di opere come corista (baritono). Sono stato per sei anni nel Coro Sinfonico della Verdi di Milano, e adesso canto su richiesta in singole produzioni.
Mi sono sempre occupato di attualità: ero famoso nelle scuole perché invitavo personaggi di spicco e di spessore intellettuale, controcorrente rispetto all’andazzo dominante di sinistra: a Corsico Magdi Cristiano Allam, al Curie/Sraffa Giorgio Bianchi e Moni Ovadia, per citare i più significativi.
Per la mia posizione controcorrente sono stato violentemente attaccato da quasi tutti i presidi nei quali mi sono imbattuto: il preside Liborio Scillia dell’Alessandrini di Corsico cercò in tutti i modi di sanzionarmi perché avevo denunciato l’autogestione, che impediva a chi voleva di far lezione, già nel 1995, appena arrivato ad Abbiategrasso; da allora tutti i presidi, che si sentono immediatamente quando un “reprobo” capita nel loro Istituto, mi hanno perseguitato. Il preside Dario Manzo del Falcone di Corsico, iscritto alla CGIL e attivista del Partito Democratico, riuscì ad aprire contro di me ben 9 (nove) procedimenti disciplinari nel giro di sei anni: un primato che credo sia difficile da superare, soprattutto in un mondo nel quale la stragrande maggioranza della gente cerca solo di non avere problemi. Ma il bello arrivò dopo: la preside Maria Vittoria Amantea, succeduta a Dario Manzo, mi denunciò penalmente perché avevo criticato il Corano durante una delle mie lezioni. La cosa durò cinque anni, risolvendosi in una assoluzione completa. Sorte diversa ebbe invece la segnalazione per aver criticato la Shoa’, sostenendo che il numero di 6.000.000 di morti ebrei fosse enormemente gonfiato. Lì la questione non fu penale bensì amministrativa, e ho avuto l’onore di essere sospeso in via cautelativa nientepopodimeno che dallo stesso Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Valditara. Il quale, senza neanche sentirela mia versione, cedette totalmente alle affermazioni di Enrico Mentana e soci, che mi dipinsero come “negazionista” e fece scattare il provvedimento in un batter d’occhio. Io impugnai il provvedimento ma in questo caso perdetti la causa, sia in primo che in secondo grado e addirittura in Cassazione. Posso asserire, in seguito a tali vicende, di essere stato perseguitato esclusivamente per espressioni del pensiero e mai per problemi didattici.