giovedì 9 luglio 2026

CRONACA DI UNO SCISMA ANNUNCIATO

 


La Fraternità sacerdotale San Pio X, il 1° luglio 2026, ha consacrato quattro vescovi, senza mandato pontificio, ad Econe, in Svizzera. Più precisamente, i due vescovi, il consacrante Alfonso de Galarreta e il co-consacrante Bernard Fellay hanno proceduto, senza mandato pontificio, alla consacrazione di quattro vescovi, don Pascal Schreiber (svizzero), don Michael Goldade (statunitense), don Michel Poinsinet de Sivry (francese), don Marc Hanappier (francese).

A seguito di ciò sono incorsi “ipso facto” (automaticamente) nella scomunica “latae sententiae”, che viene comminata per la semplice commissione del fatto. Il giorno dopo, 2 luglio 2026, il cardinale Victor Manuel Fernandez, Prefetto del Dicastero della Dottrina della Fede ha firmato un decreto, dichiarando che l’atto è di “natura scismatica” in quanto eseguito senza mandato pontificio e contro la volontà del Papa. Sono stati direttamente colpiti dalla scomunica i due vescovi consacranti e i quattro nuovi vescovi ordinati, ma le conseguenze della scomunica sono state estese all’intera Fraternità.

Il decreto del 2 luglio fa rientrare nella scomunica anche i ministri sacri (i sacerdoti) che aderiscono alla Fraternità; afferma che sono illeciti i sacramenti da loro amministrati (in particolare, il matrimonio e la penitenza sono invalidi). Non sono invece automaticamente scomunicati i fedeli laici, ma solo quelli che aderiscono formalmente alla Fraternità con piena consapevolezza e deliberato consenso. Allo stesso modo i partecipanti occasionali non sono automaticamente scomunicati.  

I fedeli sono invitati ad astenersi dalle celebrazioni della Fraternità e viene previsto un percorso per ritornare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica.

Questo sono gli ultimi fatti, nudi e crudi; vediamo di “contestualizzarli”, come si dice in gergo scolastico.

La Fraternità sacerdotale San Pio X fu fondata da monsignor Marcel Lefebvre nel 1970 a Friburgo, in Svizzera; il suo attuale Superiore generale è don Davide Pagliarani, italiano. Secondo le ultime stime, in questo momento, della Fraternità fanno parte sei vescovi, 729 sacerdoti, 145 fratelli professi, 250 suore oblate, 268 seminaristi. Il numero dei fedeli che aderiscono alla Fraternità non è facile da calcolare, ma è molto probabile che si aggiri, in tutto il mondo, sulle 600.000 unità, piuttosto che sul milione sbandierato dai giornalisti conservatori sostenitori del lefebvriani. Per una realtà ecclesiale come la Chiesa cattolica, che si aggira sul miliardo e quattrocento milioni di fedeli, oltre 400.000 sacerdoti e 5.430 vescovi, si potrebbe parlare di una “scheggia impazzita” da non prendere neanche in considerazione. Il problema consiste nell’ordinazione dei vescovi, che assicurano la continuità apostolica, cioè il legame diretto con i discepoli di Gesù Cristo.

E, se dobbiamo proprio dirla tutta, il problema era interno alla Fraternità San Pio X, in quanto, a seguito della morte di monsignor Bernard Tissier de Mallerais, avvenuta l’8 ottobre 2024, si poneva la “questione della continuità dell’opera della Fraternità, che ormai conta solo due vescovi”, come dichiarò il Superiore generale don Pagliarani. Il quale, il 2 febbraio 2026, sentito il parere unanime del suo Consiglio, comunicò che il 1° luglio la Fraternità avrebbe proceduto a nuove consacrazioni episcopali. E lo scrisse in una lettera a Fernandez il 18 febbraio.

Il Dicastero per la dottrina della fede, il 13 maggio, con una nota, ricordò che le ordinazioni episcopali senza mandato pontificio avrebbero costituito un “atto scismatico”, con conseguente scomunica.

Il 26 maggio la Fraternità sacerdotale San Pio X annunciò i nominativi dei quattro futuri vescovi.

Il 29 giugno Papa Leone scrive una lettera al Superiore generale della Fraternità, chiedendogli di rinunciare alle consacrazioni.  

Già da queste date si può notare una differenza di atteggiamento: la Chiesa cattolica appare più prudente e più lenta ad adottare provvedimenti, mentre la Fraternità San Pio X sembra più decisa ad attuare immediatamente i propri obiettivi.

Se poi riandiamo alla storia pregressa, dobbiamo dire che Lefebvre fu sospeso “a divinis” da Papa Paolo VI nel 1976 e che Giovanni Paolo II scomunicò il 30 giugno 1988 i quattro vescovi ordinati dalla Fraternità senza mandato pontificio, oltre allo stesso Lefebvre.

Si dirà: ma la scomunica fu ritirata da Papa Benedetto XIV il 21 gennaio 2009! Sì, è vero, ma tale revoca non comportò automaticamente la piena comunione canonica, in quanto la Fraternità rimaneva priva di status giuridico e i vescovi continuavano ad essere sospesi “a divinis”. Poi alcuni osservano che questa volta la scomunica è stata più dura della precedente, quella adottata da Giovanni Paolo II, che si riferiva solo ai vescovi. Questo è vero, in quanto ne rimangono coinvolti tutti i sacerdoti aderenti alla Fraternità e anche i fedeli laici che aderiscono pienamente e consapevolmente alla Fraternità. Diciamo che forse se la sono un attimino “cercata”, come si suol dire, i membri di questa comunità, che non ha voluto in alcun modo accettare un dialogo con la Santa Sede.

Il mio parere personale è che la Chiesa avrebbe bisogno di ben altro che di un nuovo scisma; avrebbe bisogno di maggior unità, che non significa appiattimento o tradimento delle proprie radici, ma confronto sereno e soprattutto costruttivo. Non fa certo bene al Corpo di Cristo subire un’altra lacerazione, da parte poi di gente che si professa cattolica. Ma si può essere cattolici e non seguire il Papa? Che senso ha riconoscere in astratto l’autorità di Leone XIV e poi ignorare il suo esplicito divieto di procedere alle consacrazioni episcopali senza il mandato pontificio? Eppure questo è ciò che ha fatto la Fraternità di Lefebvre.

Ma ancora più radicalmente, cos’è la Tradizione cattolica? E’ uno schema fisso e immutabile oppure è una realtà viva e dinamica? E chi ha il compito di interpretarla, per renderla più comprensibile?

 prof. Pietro Marinelli

 

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