giovedì 2 luglio 2026

LIBERIAMO L'INFORMAZIONE

 



C'è un grosso problema, in Italia, che condiziona un po' tutto: i mezzi d'informazione non si sostengono con le proprie forze economiche, ma hanno finanziamenti pubblici. Ciò li rende dipendenti dal potere in una maniera un attimino esagerata: per fare solo un esempio, nel nostro Paese un deputato, peraltro famoso per il suo assenteismo in Parlamento, controlla tre quotidiani nazionali di una certa tiratura. La famiglia Angelucci ha la proprietà de "Il Giornale", "Il Tempo" e "Libero". Ma questa è solo la "punta dell'iceberg" di un sistema che vede la quasi totalità della stampa aver bisogno assoluto del denaro pubblico per poter sopravvivere.

E cosa determina questo? Che l'informazione viene completamente appiattita sui "diktat" del potere, senza alcuna possibilità di voci critiche o di analisi oggettive. Basti pensare alla demonizzazione della Russia in questi ultimi quattro anni e mezzo, che ha portato a dare armi e mezzi finanziari all'Ucraina in un modo che sarebbe stato dichiarato incostituzionale fino a poco prima. Basti pensare alla mancanza totale di sanzioni ad Israele, ai voti contrari dell'Italia in tal senso e alla continua spedizioni di armamenti ad una Nazione che li utilizza per sterminare impunemente popolazioni intere, da Gaza alla Cisgiordania, al Libano, etc. 

Se ci fosse un'informazione corretta il governo italiano avrebbe dovuto prendere posizione in maniera chiara contro le sistematiche violazioni del diritto internazionale operate dallo Stato ebraico; invece la maggioranza della popolazione italiana è "inebetita" dall'informazione che va per la maggiore, che riesce a riempire telegiornali e pagine intere di quotidiani della questione Garlasco anche a distanza di decenni (l'uccisione di Chiara Poggi avvenne il 13 agosto 2007).

Come mai tale controllo dell'informazione? Perché il vero spauracchio, la cosa che più atterrisce i potenti nostrani ed europei, è che la gente prenda coscienza della realtà e si muova. Ciò che veramente spaventa è la possibilità che il popolo si unisca e si mobiliti, come è avvenuto in tempi recentissimi in diversi Paesi con la cosiddetta "Generazione Z".

Che cosa possiamo fare, allora, noi poveri tapini, cittadini qualunque? Possiamo anzitutto cercare di rendere più libera l'informazione nostrana, togliendo il finanziamento pubblico ai giornali, quello che è stato definito "reddito di giornalanza". Diverse organizzazioni, tra cui l'Associazione Schierarsi di Alessandro Di Battista, hanno promosso questa iniziativa. C'è ancora tempo per firmare: per proporre il referendum occorre raggiungerne 500.000 e al momento sono circa 220.000.

Basta soldi ai giornali - Referendum e iniziative popolari. 

https://www.bastasoldiaigiornali.it       https://www.associazioneschierarsi.it

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