mercoledì 9 settembre 2026

FACCIAMO FINTA CHE ... - 1

Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette

PRIMA PUNTATA: IL NUOVO PRIMO MINISTRO INGLESE

In queste rubrichetta NON parleremo delle notizie di cronaca attuale, ma della cronaca ormai trascorsa analizzando la “gestione” delle notizie, contrapposta alla realtà vera che avrebbe potuto, e dovuto, essere divulgata per informare.

 Una breve e semplice domanda :

qualcuno ricorda come si chiama il Primo Ministro inglese ?

E’ una domanda per la quale non si vince nulla e non si perde neanche la propria autostima se non si riesce a rispondere.

Il capo del Governo inglese, una volta, era l’autorità più importante del mondo.

Oggi è ancora la seconda potenza militare del mondo occidentale, con deterrenza atomica, basi in tutto il mondo, intelligence  (MI5 e MI6) che compete alla pari con Mossad e CIA, potenza economica che, pur decaduta, è al livello della potenza dei cannoni.

E’ emblematico che pochissimi ne ricordino, almeno, il nome.

Paragonarlo ad un Churchill, ad una Thatcher, ma anche, giù giù, ad un Tony Blair è sconfortante, oltre che istruttivo.

Quello su cui riflettere, però, è ben altro.

La potenza, reale, in quanto occulta e non percepita, di chi gestisce l’informazione.

Già da oltre sei mesi c’erano segnali inequivocabili del crollo del governo inglese.

Dimissioni a catena di ministri di sua Maestà, minimizzati e citati con trafiletti in cronaca. Sino alle dimissioni di Starmer, date anche quelle come normali dopo la lenta agonia e lo stillicidio di dimissioni mai commentate.

Dimissioni annunciate, ma non attuate.

Starmer, dimissionario, continuava a frequentare i meeting internazionali, stringere mani e sorridere come se fosse lui a decidere i destini del mondo e non a contare come il due di coppe quando comanda bastoni.

Poi la montagna ha partorito il topolino :Il successore sarebbe stato uno statista con un curriculum eccezionale - era stato sindaco di Manchester.

Il massimo dell’esperienza richiesta per discutere dei destini del mondo.

Nessuno, tuttora, sa quasi nulla del programma di governo.

In compenso, all’insediamento, abbiamo assistito a dotte disquisizioni  sul carino abito azzurro che la gentile consorte esibiva così come i suoi trascorsi, un pò piccanti, nella spensierata gioventù dove aveva partecipato ad incontri galanti al buio che deliziavano i telespettatori inglesi.

Sappiamo tutto anche sul simpatico gatto Larry (Larry the cat) che le mura del n. 10 di Downing street hanno ereditato, di cui fa ormai parte integrante, e che anche in futuro occuperà più spazio e più tempo delle notizie economiche e dei rapporti internazionali.

Per la cronaca il suo nome è Andy Burnham e di lui si sa molto poco, nel senso che ci hanno detto quasi nulla.

Il suo messaggio principale l’ha dato accogliendo Zelensky, il 27 luglio, come primo leader estero, quindi un segnale chiarissimo al pari delle dichiarazioni di corredo:

"Siamo al cento per cento con l'Ucraina", ha dichiarato Burnham. "E onorerò pienamente ogni impegno che il Regno Unito ha preso nei confronti dell'Ucraina.”

 

Ha anche annunciato che condividerà con l’Ucraina la proprietà intellettuale della tecnologia di difesa "Stone Cloak" dando a Kiev la possibilità di produrre in proprio tablet compatti da installare sui droni creando segnali di disturbo per impedire ai sistemi elettronici della difesa russa di tracciare e colpire i droni su cui sono piazzati.

Sul fatto che l’Ucraina non riesce a produrre più nulla con la propria tecnologia, pur all’avanguardia e testata sul campo, per i continui e mirati attacchi russi e sta stringendo accordi con molti paesi europei, per produrre all’estero gli apparati, neanche una parola.

Di Burnham non si sa neanche quale sia la ricetta per il rilancio dell’economia inglese o le linee di politica estera (a parte il granitico sostegno all’Ucraina),

Questa lunga prolusione serve non tanto per parlare del Primo Ministro inglese, ma del modo in cui i media informano e graduano le notizie.

Enfasi e oblio a comando per fare finta che quello che ci viene detto sia quello che realmente accade e che sia realmente importante.

I fronzoli conquistano il centro della scena e la sostanza viene bellamente occultata.

 

Il Regno Unito era senza un governo nel pieno dei suoi poteri e nessuno ne parlava.

Le dimissioni di Starmer erano arrivate come un fulmine a ciel sereno.

Capita con il caldo di questi giorni.

La crisi era palese. I ministri del governo di sua Maestà si dimettevano a catena, ma nessuno parlava di governo al capolinea.

E’ l’informazione, bellezza.

Facciamo finta di vivere in un paese normale e vediamo di ragionarci sopra.

 

Burnham è il quinto primo ministro britannico a ricoprire tale carica dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022. Tre primi ministri conservatori e 2 laburisti.

Il Partito Laburista aveva perso consensi negli ultimi anni e ha subito una nuova e grave battuta d'arresto alle elezioni amministrative del 2025, quando il Partito di Nigel Farage, contrario all'immigrazione, si è classificato al primo posto in diversi comuni.

Starmer è andato al potere con la più schiacciante vittoria di sempre dei laburisti.

Un plebiscito ed un tripudio di osanna da ricordare nei libri di storia.

Il sistema elettorale inglese, decantato come esempio di vera democrazia, è in realtà il più iniquo, manipolatorio e manipolato che si possa immaginare.

Tutto il territorio inglese è diviso in piccoli territori (evito i termini inglesi) ognuno dei quali elegge uno ed un solo rappresentante. Non ci sono ripescaggi. I perdenti spariscono e non contano nulla. Non vengono fucilati all’alba per non sporcare.

Se su tutto il Regno Unito i laburisti avessero in modo uniforme il 51 % ed i conservatori il 49 %, i laburisti vincerebbero in tutti i distretti ed avrebbero il 100 % dei componenti il Parlamento con i Conservatori a 0 (zero) % pur avendo metà dell’elettorato.

 

Questa, ovviamente, è una semplificazione perché si oscilla sempre attorno ad una media ed anche un trend negativo ha delle eccezioni. Un candidato particolarmente brillante e danaroso oppure, all’opposto, antipatico ed irritante. Variazioni in base alle zone (elite, benestanti, quartieri operai, zone rurale o industriali, ecc.).

Chi muove le fila dietro le quinte, però, lavora bene e non si affida ad umori passeggeri o ad una media di previsioni che possono anche rivelarsi errate.

 

Forse è illuminante vedere come si era arrivati al governo Starmer dopo 14 anni durante i quali i laburisti erano sempre rimasti all’opposizione.

Il duro e lungo lavoro dietro le quinte ha interessato non solo l’interno dei laburisti, ma anche i conservatori.

Già quando divenne Primo Ministro la conservatrice Theresa May, il Labur poteva vincere, ma Jeremy Corbin, esponente duro e puro dell’ala sinistra laburista, si opponeva ai condizionamenti esterni. Infatti venne boicottato dal suo stesso partito e la May vinse di misura.

Nel debole governo della May si creano subito spaccature mirate e pilotate tanto che le subentra Boris Johnson e si va di nuovo al voto. Corbyn, sconfitto ancora, si dimette da segretario Labur e gli viene indicata la porta, etichettato come “tossico” e con divieto di rientro.

Non basta, però, sostituire Corbyn all’interno dei laburisti, occorre lavorare anche all’interno dei conservatori. Johnson, che era stato il primo sindaco conservatore della Grande Londra, dopo aver sabotato con successo gli accordi di Istanbul tra Ucraina e Russia, deve farsi da parte per lasciare spazio a Liz Truss che è costretta a sua volta a dimettersi dopo meno di 30 giorni.

Il suo Governo si fregia del titolo di governo più breve di tutta la storia britannica.

La sua colpa più grave : aver presentato un piano di risanamento di bilancio e rilancio dell’economia con irrigidimento dei controlli dei flussi bancari che, invece, gli gnomi della “City” vogliono “liberi” in modo da essere manipolabili.

E’ il mercato, bellezza.

Non si trovano candidati disposti a succedere a tanto sfascio.

In assenza di altri candidati ha il via libera Rishi Sunak, di origini indiane, individuo senza spessore, inviso al suo stesso partito ed agli elettori, conosciuto per la sua pochezza, con l’unica esperienza come gestore di fondi spazzatura e il merito di essere il marito di una ricca figlia di un maharaja indiano.

Con la sua conduzione il destino dei tories è di essere condotti al macello.

Alle ultime elezioni i conservatori ottengono, come detto, il peggior risultato della loro storia con solo 121 seggi su 650.

Visto che il candidato della City, Starmer, non è un fulmine di guerra (infatti otterrà la maggioranza assoluta sfruttando il sistema elettorale, ma ottenendo meno voti di quanti ne aveva ottenuti Corbyn quando venne sconfitto), i media devono dargli un aiutino ulteriore.

Viene “riabilitata” l’estrema destra di Nigel Farage, un partito fino ad allora inesistente ed ininfluente.

Da noi si direbbe dello zero virgola.

Lo scopo è fare una corsa a tre e sottrarre voti ai conservatori che, infatti, vengono sconfitti mandando al Governo l’incolore Starmer secondo i desiderata della City.

Dopo appena pochi mesi dalle elezioni Starmer crolla in tutti i sondaggi, ma “deve” rimanere a galla perché deve condurre il lavoro sporco iniziato dal conservatore  Boris Johnson nel manovrare la guerra in Ucraina.

All’epoca c’era Biden. Oggi è importante boicottare Trump nei suoi tentativi di pacificazione in Ucraina.

Starmer ne diviene il capofila e, pur non facendo parte della UE, partecipa agli incontri europei per appoggiare Kiev senza se e senza ma.

Si inventano, a questo scopo, il club dei “volenterosi”, nome fantasioso perchè chiamarli “guerrafondai” fa poco fine.

Farage intanto, dopo le elezioni, sparisce dai radar.

Fuoco di paglia per illuminare la scena quando serve e tornare nell’oblio.

Vista la vertiginosa perdita di consensi di Starmer, Farage viene, però, subito rivalutato e ritorna in pista. Ottimo per impedire un deleterio ritorno al potere dei conservatori.

I media rivalutano Farage a tal punto che riesce addirittura a vincere, pochi mesi fa, in alcuni comuni nelle ultime elezioni locali, fatto inaudito nel sistema bipolare inglese.

Il sistema è ottimo e ben oliato, dalle stalle alle stelle per tornare di nuovo nelle stalle, visto che viene adottato da decenni anche con la famiglia reale inglese con tanto di scandali e scandaletti che tanto ci deliziano.

Non possiamo dimenticare le campagne devastanti sulla famiglia reale per squalificare Harry, che già lavora benissimo nel farsi male da sé, controbilanciato dalle campagne pro o contro il Principe William, Principe del Galles, e di sua moglie Kate, periodicamente mortificati o santificati, ultimamente utilizzando il tumore di Kate.

Queste campagne fanno il pari con le altrettanto incomprensibili campagne giornalistiche a favore dell’abolizione della monarchia che emergono all’improvviso senza motivi o causa apparente, per poi, altrettanto improvvisamente, sparire misteriosamente senza lasciare traccia e tutti i giornali, all’unisono, chiudono i propri attacchi.

Questi “incidenti” NON sono notizie o gossip o in qualsiasi modo si vogliano chiamare.

Sono “avvertimenti” periodicamente lanciati dagli gnomi della City ai regnanti tramite i media controllati, un “promemoria” per ricordare a chi di dovere che si può manovrare a piacimento anche la cittadinanza, oltre ad avere l’influenza per far approvare o bloccare dal Parlamento qualsiasi Legge, anche per abolire o sciogliere la monarchia.

Al momento sembra che alla City faccia comodo la facciata di rispettabilità dei Windsor e anche gli scandali e i retroscena prospettati da Henry vengono messi a tacere. Anche il coinvolgimento del fratello di Re Carlo nello scandalo Epstein non ha provocato sconvolgimenti.

 

Le manipolazioni non riguardano solo il Regno Unito, ma si estendono a tutto l’occidente.

Basti ricordare le zone opache dell’elezione di Biden, con forti sospetti di coinvolgimento italiano nella manipolazione dei dati che sempre più stanno venendo a galla.

Le elezioni rumene, con il candidato eletto che si vede annullare le elezioni e messo in carcere per evitare la sua ricandidatura a seguito di possibili sovvenzioni russe mai documentate.

Sovvenzioni e finanziamenti che sono, invece, piovute copiose in Moldavia dove, infatti, ha vinto la candidata pro UE.

Si potrebbe continuare, e l’elenco sarebbe lungo, ma ci interessa evidenziare il fenomeno:

l’informazione al servizio del potere (quello vero e che non si vede) che tace o amplifica, esalta o minimizza a comando mentre noi pensiamo di ricevere un’informazione, se non proprio cristallina, almeno ispirata alla realtà.

La vittoria di domenica della destra tedesca, pur se in elezioni regionali, ha sparigliato le carte.

Non l’hanno potuta occultare, come hanno parzialmente fatto con il referendum in Islanda che ha detto un chiaro NO all’ingresso in questa UE, ma dipingono le scelte dei tedeschi come un pericolo immane.

Lo stesso ministro Tajani paventa intrusioni russe nelle nostre elezioni politiche del prossimo anno, senza fornire alcuna prova, neanche indiziaria, in merito e con le forze di governo che ancora litigano sulla legge elettorale che è ancora di la da venire.

 

Questa è l’informazione oggi, bellezza. Lo vedremo meglio nel seguito.

 

Enzo Fedele

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