Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette
In
morte del Cardinale Camillo Ruini
Il 16 giugno 2026 è ritornato
al Padre il Cardinale Camillo Ruini.
Abbiamo atteso oltre 2 mesi
per vedere eventuali approfondimenti alla figura del Cardinale, ma ne abbiamo
visti proprio pochi.
Ruini aveva ricoperto molti
incarichi dal 1991 al 2008 con Papa Giovanni Paolo II e con Benedetto XVI. Era
stato Presidente della CEI dal marzo 1991 a marzo 2007, poi anche Presidente
della Commissione Internazionale di inchiesta su Medjigorje e molto altro.
Questo è stato ricordato alla
sua morte ed ha avuto eco anche durante le esequie, officiate da Papa Leone XVI
nella basilica di San Pietro.
Pochi, molto pochi, sono
andati oltre per descrivere l’importanza che ha avuto il Cardinale Ruini nella
Chiesa di fine millennio e che si riverbera in quella attuale.
E’ stato una pietra miliare
anche per scuotere le strutture ecclesiastiche, ma questo non è stato ricordato
neanche nella ricorrenza dei 30 giorni e non lo sarà neanche fra pochi
giorni,il 26 settembre, per i tre mesi dal suo ritorno al Padre.
Queste nostre parole cercano
di riflettere sul messaggio che ogni sottolineatura, ogni silenzio, ogni riga o
foto o filmato manda e che l’autore vuole che sia ricevuto affiancandolo,
sovrapponendolo o sostituendolo alla realtà.
Alla morte di Raffaella
Carrà, per esempio, oltre gli indubbi talenti di ballerina, showgirl,
presentatrice e altro si è battuto fortemente il tasto dell’ombelico in bella
mostra, del “tuca tuca” di “quanto è bello far l’amore da Trieste in giù”.
Tutte cose che hanno cambiato un epoca. In modo strisciante o meno, ma l’hanno
cambiata.
Si parla di “amore” per
parlare di eros, occultando totalmente il concetto cristiano di “agape” ed
anche quello più generale di “philia”, di amore per le cose e per il creato.
Questo è il messaggio che è
stato veicolato e che viene ripetuto ad ogni ricorrenza.
Ieri, 8 settembre, il
Presidente Mattarella ha partecipato alle celebrazioni della “difesa di Roma”,
conferendo medaglie a destra ed a manca, oltre alle immancabili corone con il
tricolore da posare con il ciglio commosso.
L’8 settembre si commemora,
adesso, la “difesa di Roma” cancellando tutto il resto e sostituendolo.
Non c’è stata, infatti, alcuna
“difesa di Roma”. Roma era stata dichiarata “città aperta”, come ricorda il
celebre film e gli angloamericani l’hanno “quasi” preservata dai bombardamenti.
Immortali le poche immagini
di Papa Pio tra le macerie delle distruzioni comunque avvenute.
In quell’8 settembre c’è
stato il disfacimento dell’esercito italiano lasciato senza ordini e senza
direttive, c’è stata la fuga del Re, c’è stata l’attuazione degli accordi di
Cassibile, tuttora secretati e che continuano ancora oggi a produrre gli effetti
di vassallaggio verso gli USA ed il mondo anglofono.
Il messaggio che è stato
veicolato ieri è stato, quindi, un plauso (ulteriore quanto falso) alla “difesa
di Roma” dai nazifascisti perché il non detto non sia mai avvenuto e l’oblio
cancellerà quello che la memoria non ricorda ed a scuola non si insegna.
Chiarito, in parte, cosa
intendo per “messaggio da veicolare” torniamo a riflettere su quale messaggio è
stato “veicolato” in morte di un personaggio della statura di Ruini.
Pochi, molto pochi, hanno ricordato
la sua proposta del 1994, efficacemente avviata nel 1995, del “Progetto
culturale della Chiesa italiana” per trovare un terreno di incontro, nel mondo
attuale, tra la missione propria della Chiesa, in senso evangelico, e le
esigenze più urgenti della nostra Nazione e del mondo moderno in generale.
Era la continuazione, sul
terreno culturale, del confronto e della presenza in tutti i campi, alle
profetiche parole di Papa Giovanni Paolo II che proponevano “Fede e ragione”
come le due ali indissolubilmente legate per chi voglia tentare di volare.
La mancanza di una delle due
ali implica l’inutilità dell’altra.
La Fede senza ragione è pura
idolatria e sconfina nel fideismo e nella superstizione.
La ragione, senza fede, cade
nel relativismo e nel nichilismo mettendo sui piedistalli le creature al posto
del Creatore e venerando i falsi idoli imposti dalle mode del momento.
Pochi, molto pochi, hanno
ricordato i “Principi non negoziabili” su cui aveva portato avanti le battaglie
per ribadire l’amore per la vita e la famiglia di cui, adesso, quasi ci si
vergogna.
Pochi, molto pochi, hanno
ricordato l’efficace azione per il referendum sulla fecondazione medicalmente
assistita, che ha portato alla vittoria contro quella che oggi, correttamente,
si chiama “utero in affitto” ed è bandita dalla nostra legislazione.
Pochi, molto pochi, hanno
ricordato che intendeva il “dialogo” come un confronto aperto e sincero e non
come l’imposizione di sedersi ad un tavolo per essere catechizzati con le mani
legate e le bocche cucite dal politicamente corretto.
Pochi, molto pochi, hanno
ricordato perfino il diniego alle esequie di Piergiorgio Welby, che all’epoca
aveva fatto molto rumore e che poi era stato subito tacitato perché, dal
confronto vero, sarebbero potute scaturire le vere ragioni di chi difende la
vita e di chi promuove la morte (altrui).
Per il resto vedo quasi un
deserto con molti (parlo di ambienti cattolici), che si sono limitati al
ricordo dell’intellettuale, del teologo, del servitore di Dio senza
approfondire le iniziative e le
battaglie condotte e vinte.
Sia mai che a qualcuno possa
venire in mente che la testimonianza, che ogni cristiano deve dare, possa
essere un seme che a suo tempo germoglierà rigoglioso.
Dimenticare per cancellare.
La “Verità”, che dovrebbe
essere il nostro pane quotidiano e che viene proclamata ogni giorno dagli
altari delle chiese di tutto il mondo, viene ancora tollerata come fatto
privato, nelle chiese appunto, dove si continua a ripetere che “maschio e
femmina li creò”, che “devi perdonare 77 volte 7”, che “non si può servire Dio
e mammona”.
Molti che si proclamano
cattolici, purtroppo anche fra i sacerdoti, continuano a discettare fra gli
oltre 60 tipi diversi di “sesso percepito” normalmente accettati dai “social”,
che la famiglia arcobaleno ha sostituito la famiglia tradizionale, che “love is
love”, che l’aborto non è un omicidio, ma una libertà conquistata.
Pochi sanno, perché nessuno
l’ha divulgato, che a febbraio di quest’anno la Commissione Europea ha
stanziato oltre 140 miliardi di Euro (centoquaranta miliardi) per un fondo
sociale europeo a disposizione degli Stati che vogliano usufruirne per favorire
l’aborto.
La soppressione di un bimbo
nel grembo materno trasformata in assistenza sociale.
I “principi non negoziabili”
erano proprio questo :
se su qualcosa non posso
transigere, non mi siedo neanche a parlarne.
Non sto zitto, anzi, lo
proclamo dai tetti.
Ti posso spiegare il perché,
ma non scendo sul tuo terreno per essere accompagnato su percorsi intrisi di
stupidità dove sarò sconfitto dalle menzogne e dalle idiozie senza possibilità
di replica.
Rimane emblematico il
comunicato del vicariato di Roma, su ispirazione di Ruini, che non concedeva le
esequie al compianto Welby e che, già all’epoca, venne descritto come rottura e
non come un chiarimento.
La Chiesa concede le esequie
anche in casi di flagrante suicidio, quindi anche in caso conclamato di peccato
mortale, di una persona che pone fine volontariamente alla propria vita, perché
con misericordia presume possa esserci una possibilità di pentimento, anche
all’ultimo istante, del gesto insano, ed affida al Padre celeste il giudizio
finale pregando comunque per l’anima del trapassato anche oltre le umane
evidenze.
Quel caso invece era stato
tramutato, da fatto personale, a caso politico.
La nota del vicariato era
questa :
«In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto dott.
Piergiorgio Welby, il vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere
tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la
mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota,
in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del dott. Welby
di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica
(vedi il catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325). Non
vengono meno però la preghiera della Chiesa per l'eterna salvezza del defunto e
la partecipazione al dolore dei congiunti».
Personalmente
il cardinal Ruini aveva anche esternato la :
«sofferta decisione [...] nella consapevolezza di arrecare purtroppo
dolore e turbamento ai familiari e a tante altre persone, anche credenti, mosse
da sentimenti di umana pietà e solidarietà verso chi soffre, sebbene forse meno
consapevoli del valore di ogni vita umana, di cui nemmeno la persona del malato
può disporre»
Pochi, anche allora,fecero
riflessioni sull’uso strumentale che sarebbe stato fatto nel caso le esequie
fossero state concesse. Avrebbero pubblicizzato, per i secoli a venire, non le
preghiere per l’anima del defunto, ma la modifica della dottrina di Santa
Romana Chiesa che, oltre ad accettare il suicidio, assolveva anche coloro che
il suicidio lo avevano accompagnato e favorito.
Dopo i dibattiti infuocati di
quei giorni anche i fautori del “suicidio assistito” hanno abbandonato le
polemiche lasciando alle quinte colonne, interne alla stessa chiesa, il compito
di continuare il lavorio di lenta corrosione per tacitare e dimenticare i
“principi non negoziabili”.
Si potrebbe dire molto altro
ma l’intento della rubrichetta è di esporre la gestione delle notizie, la loro
assenza o il travisamento che viene spacciato per realtà.
Alla prossima puntata
Enzo Fedele
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