Mentre la grande informazione distrae l’attenzione
dei più, il governo sta procedendo a marce forzate per far approvare la nuova
legge elettorale, definita “Stabilicum” o più esplicitamente “Melonellum”, dato
che appare evidente come sia un modo dell’attuale esecutivo per cercare di rimanere
al potere. Il testo deve essere esaminato oggi al Senato e domani passare alla
Camera: questa velocità “supersonica” la dice lunga sulle priorità della
Gioggia nazionale e sul suo interesse ai problemi reali della popolazione
italiana. Inoltre è paradossale vedere un esecutivo che si bea di avere
raggiunto la massima durata dall’inizio della Repubblica voler a tutti i costi far
approvare una legge che garantisca la stabilità di governo. Manco fossero stati
costretti a dimettersi ogni sei mesi, come nei periodi passati!
Ma
veniamo al punto: l’ultimo emendamento al Melonellum, presentato dalla
senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda, vorrebbe quadruplicare il
numero di firme necessarie al partito per presentare i propri candidati alle
elezioni. Per adesso bisogna raccogliere 1500 firme per ogni collegio; l’emendamento
propone di innalzarlo a 6000. Questo significa che la formazione politica
dovrebbe raccogliere, essendo i collegi plurinominali per la Camera 49 e quelli
per il Senato 26, almeno 450.000 firme!
Se
aggiungiamo poi che non è prevista la raccolta firme digitale, ma solo quella
fisica, a mano e su carta, senza SPID, con banchetti e convalida di un notaio o
segretario comunale, ci rendiamo conto di quale sia lo scopo di tale legge! Sarebbe
molto difficile, per non dire impossibile, per i piccoli partiti, riuscire a
presentarsi alle elezioni. Oltretutto i malloppi cartacei dovrebbero essere
raccolti in un lasso di tempo brevissimo (dieci-quindici giorni).
Per
giustificare la norma, definita “anticespugli”, Forza Italia invoca la
necessità di un consenso di base, per concorrere alle elezioni e accedere al
Parlamento. Il suo Presidente, Antonio Tajani, ha dichiarato: "Non basta
mettere un simbolo, qual è la garanzia di serietà e di affidabilità? Serve che
ci sia un consenso. Credo sia giusto mettere delle firme per dimostrare che chi
partecipa rappresenta qualche cosa. Sennò è uno strumento per creare cose tipo
‘forza Roma forza Lazio'. La democrazia è una cosa seria, soprattutto per il
Parlamento, chiunque può partecipare se riesce a dimostrare un consenso di base
per presentare un simbolo”. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è più
cauta, essendo più furba, e parla possibilità di scelta dell’elettore, grazie
alla re-introduzione delle preferenze, che sarebbero tre, con l’obbligo dell’alternanza
di genere a partire dal secondo candidato. Peccato che tali preferenze non
siano effettive, in quanto i capi-lista sono bloccati e quindi il voto degli
elettori è relativo: in caso di assegnazione di un solo seggio nel collegio,
questo andrà automaticamente al capolista. L’opposizione ha definito tali
preferenze “farlocche” e ha cercato di introdurre le preferenze “pure”, però il
suo sub-emendamento è stato bocciato dalla maggioranza di centro-destra.
Ma la
ciliegina sulla torta è che tale numero di firme vale solo per i partiti e le
liste fuori dal Parlamento; per i partiti che hanno rappresentanti dentro
Montecitorio e Palazzo Madama la norma non sarebbe valida: essi non avrebbero
bisogno di raccogliere le firme di cui abbiamo parlato finora! Questo è veramente
contrario all’art. 3 e all’art. 51 (uguaglianza nell’accesso alle cariche
elettive) e perciò, se fosse approvato, lo Stabilicum potrebbe essere
annullato, in tutto o in parte, dalla Corte Costituzionale, come lo fu il “Porcellum”
ai suoi tempi.
Appare
abbastanza evidente come tale legge elettorale sia stata pensata per mantenere
i politici che attualmente siedono sugli scranni del parlamento al loro posto
per i prossimi cinque anni; anche la soglia del 42% (perché poi il 42 e non il
43 o il 45?) sembra “ritagliata” sulle previsioni di voto che i sondaggi
manifestano in questo preciso momento per il centro-destra nel suo complesso.
Ma il
vero pericolo per la democrazia è il tentativo di impedire la presentazione di
tutte quelle liste o partiti minori che sono un arricchimento per la vita
politica: da Italexit a Democrazia Sovrana e Popolare e a “Patto per il Nord”,
fondato da esponenti ex-leghisti; da progetto Civico di Alessandro Onorato,
vicino al M5S di Conte, a Italia Domani di Marco Rizzo e a Rifondazione
Comunista e ad “Avanti PSI” di Luigi Incarnato, Ancora Italia, Darsi Pace,
Schierarsi di Alessandro Di Battista, etc. c’è un galassia di formazioni
politiche che rappresentano uno spettro molto ampio di scelte, caratteristico
di un reale sistema democratico.
Ieri pomeriggio,
27 settembre 2026, si è tenuta una manifestazione nazionale a Milano, in Piazza
della Scala, proprio contro questa assurda limitazione della democrazia. La manifestazione,
intitolata “Fuori dal Ghetto. Il diritto di partecipare alle elezioni è di
tutti”, è stata organizzata da Luciano Tovaglieri di “Ignis Fuoco Italico”. Tra
gli interventi più significativi segnalo quello dell’avv. Lillo Massimiliano
Musso, segretario generale di Forza del Popolo, e di Andrea Zhok, professore di
Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano, tra i principali
sostenitori di Agorà, movimento politico promosso da Angelo D’Orsi. Ma hanno
aderito alla protesta anche il movimento SIAMO, l’associazione RISVEGLIO UMANO,
il sindacato nazionale FISI, il movimento Italexit per l’Italia, l’associazione
cittadina Resistere Milano.
prof.
Pietro Marinelli
Nessun commento:
Posta un commento