lunedì 28 settembre 2026

COME IL GOVERNO MELONI VUOLE AFFOSSARE LA DEMOCRAZIA

 

 


  

 Mentre la grande informazione distrae l’attenzione dei più, il governo sta procedendo a marce forzate per far approvare la nuova legge elettorale, definita “Stabilicum” o più esplicitamente “Melonellum”, dato che appare evidente come sia un modo dell’attuale esecutivo per cercare di rimanere al potere. Il testo deve essere esaminato oggi al Senato e domani passare alla Camera: questa velocità “supersonica” la dice lunga sulle priorità della Gioggia nazionale e sul suo interesse ai problemi reali della popolazione italiana. Inoltre è paradossale vedere un esecutivo che si bea di avere raggiunto la massima durata dall’inizio della Repubblica voler a tutti i costi far approvare una legge che garantisca la stabilità di governo. Manco fossero stati costretti a dimettersi ogni sei mesi, come nei periodi passati!

Ma veniamo al punto: l’ultimo emendamento al Melonellum, presentato dalla senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda, vorrebbe quadruplicare il numero di firme necessarie al partito per presentare i propri candidati alle elezioni. Per adesso bisogna raccogliere 1500 firme per ogni collegio; l’emendamento propone di innalzarlo a 6000. Questo significa che la formazione politica dovrebbe raccogliere, essendo i collegi plurinominali per la Camera 49 e quelli per il Senato 26, almeno 450.000 firme!

Se aggiungiamo poi che non è prevista la raccolta firme digitale, ma solo quella fisica, a mano e su carta, senza SPID, con banchetti e convalida di un notaio o segretario comunale, ci rendiamo conto di quale sia lo scopo di tale legge! Sarebbe molto difficile, per non dire impossibile, per i piccoli partiti, riuscire a presentarsi alle elezioni. Oltretutto i malloppi cartacei dovrebbero essere raccolti in un lasso di tempo brevissimo (dieci-quindici giorni).

Per giustificare la norma, definita “anticespugli”, Forza Italia invoca la necessità di un consenso di base, per concorrere alle elezioni e accedere al Parlamento. Il suo Presidente, Antonio Tajani, ha dichiarato: "Non basta mettere un simbolo, qual è la garanzia di serietà e di affidabilità? Serve che ci sia un consenso. Credo sia giusto mettere delle firme per dimostrare che chi partecipa rappresenta qualche cosa. Sennò è uno strumento per creare cose tipo ‘forza Roma forza Lazio'. La democrazia è una cosa seria, soprattutto per il Parlamento, chiunque può partecipare se riesce a dimostrare un consenso di base per presentare un simbolo”. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è più cauta, essendo più furba, e parla possibilità di scelta dell’elettore, grazie alla re-introduzione delle preferenze, che sarebbero tre, con l’obbligo dell’alternanza di genere a partire dal secondo candidato. Peccato che tali preferenze non siano effettive, in quanto i capi-lista sono bloccati e quindi il voto degli elettori è relativo: in caso di assegnazione di un solo seggio nel collegio, questo andrà automaticamente al capolista. L’opposizione ha definito tali preferenze “farlocche” e ha cercato di introdurre le preferenze “pure”, però il suo sub-emendamento è stato bocciato dalla maggioranza di centro-destra.

Ma la ciliegina sulla torta è che tale numero di firme vale solo per i partiti e le liste fuori dal Parlamento; per i partiti che hanno rappresentanti dentro Montecitorio e Palazzo Madama la norma non sarebbe valida: essi non avrebbero bisogno di raccogliere le firme di cui abbiamo parlato finora! Questo è veramente contrario all’art. 3 e all’art. 51 (uguaglianza nell’accesso alle cariche elettive) e perciò, se fosse approvato, lo Stabilicum potrebbe essere annullato, in tutto o in parte, dalla Corte Costituzionale, come lo fu il “Porcellum” ai suoi tempi.

Appare abbastanza evidente come tale legge elettorale sia stata pensata per mantenere i politici che attualmente siedono sugli scranni del parlamento al loro posto per i prossimi cinque anni; anche la soglia del 42% (perché poi il 42 e non il 43 o il 45?) sembra “ritagliata” sulle previsioni di voto che i sondaggi manifestano in questo preciso momento per il centro-destra nel suo complesso.

Ma il vero pericolo per la democrazia è il tentativo di impedire la presentazione di tutte quelle liste o partiti minori che sono un arricchimento per la vita politica: da Italexit a Democrazia Sovrana e Popolare e a “Patto per il Nord”, fondato da esponenti ex-leghisti; da progetto Civico di Alessandro Onorato, vicino al M5S di Conte, a Italia Domani di Marco Rizzo e a Rifondazione Comunista e ad “Avanti PSI” di Luigi Incarnato, Ancora Italia, Darsi Pace, Schierarsi di Alessandro Di Battista, etc. c’è un galassia di formazioni politiche che rappresentano uno spettro molto ampio di scelte, caratteristico di un reale sistema democratico.

Ieri pomeriggio, 27 settembre 2026, si è tenuta una manifestazione nazionale a Milano, in Piazza della Scala, proprio contro questa assurda limitazione della democrazia. La manifestazione, intitolata “Fuori dal Ghetto. Il diritto di partecipare alle elezioni è di tutti”, è stata organizzata da Luciano Tovaglieri di “Ignis Fuoco Italico”. Tra gli interventi più significativi segnalo quello dell’avv. Lillo Massimiliano Musso, segretario generale di Forza del Popolo, e di Andrea Zhok, professore di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano, tra i principali sostenitori di Agorà, movimento politico promosso da Angelo D’Orsi. Ma hanno aderito alla protesta anche il movimento SIAMO, l’associazione RISVEGLIO UMANO, il sindacato nazionale FISI, il movimento Italexit per l’Italia, l’associazione cittadina Resistere Milano.

prof. Pietro Marinelli

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