giovedì 17 settembre 2026

IL SUICIDIO DELL'AUTO EUROPEA


L’ ANFIA, l’Associazione Italiana dei costruttori automobilistici, ha lanciato un allarme pressante e chiede all’UE dazi dell’80% sulle auto cinesi. Il forte messaggio lanciato è :“L’Ue rischia di perdere un settore chiave. 

Sembra che il mercato europeo dell’auto stia entrando in crisi.  Sembra.

Per fare un paragone irriverente, e politicamente scorretto, è come se una prostituta, dopo anni di onorata carriera, si ponga il dubbio che (forse) potrebbe perdere la verginità.

L’industria europea dell’auto è già allo sfacelo e, sembra, qualcuno inizia a lanciare allarmi. Sergio Marchionne, forse l’ultimo dei veri conoscitori del mercato, aveva avuto l’ardire di dire che la FIAT (allora FCA) era obbligata a produrre auto elettriche ma “Vi prego, non compratele. Per ogni auto elettrica che comperate noi ci rimettiamo dei soldi”.

La storia degli ultimi decenni del settore auto in Europa è una sequela di errori gravissimi e tanto evidenti da risultare invisibili nel silenzio tombale che non li visti, non li ha previsti e, soprattutto, li ha taciuti.

Il Giappone si è sviluppato nel dopoguerra copiando la nostra tecnologia ed i nostro design (soprattutto italiano). Dopo la fase di “copiatura” è arrivata l’innovazione, la qualità ai massimi livelli, il servizio alla clientela.

La garanzia passata da 1 a 2 anni, poi a 3 ed a 5. L’auto di cortesia, da noi sconosciuta, è diventata una prassi sulla spinta delle iniziative del sol levante.

Oggi la Toyota è ai vertici mondiali.

L’esperienza, per quanto traumatica, non ci ha insegnato nulla. Se il Giappone si è sviluppato rubacchiando e poi innovando, alla Cina la tecnologia l’abbiamo consegnata noi su un vassoio d’argento. Le “delocalizzazioni”, spinte dalla folle corsa per la manodopera a basso prezzo, hanno trasferito i gioielli di famiglia in Cina che oggi è la manifattura del mondo.

Non contenti, l’UE ha pensato bene di legare mani e piedi ai nostri produttori, che si sono adeguati in silenzio, nel furore dell’esasperata ideologia finto-ambientalista. Entro il 2035 stop ai motori termici. Solo auto elettriche. Zero emissioni.

Intanto, in attesa del 2035, il mix di produzione di ogni casa automobilistica doveva ridurre le emissioni, pena multe salatissime per ogni auto venduta, anche su quelle “virtuose”, se la media del produttore supera il limite.

Lo stop ai motori termici dal 2035 ha bloccato qualsiasi sviluppo che avrebbe potuto ridurre realmente le emissioni nocive. Così anche le innovazioni ci hanno salutato. Era illogico investire per sviluppare qualcosa che avrebbe dato, forse, frutti dopo 2 – 3 anni e che fra 10 sarebbe vietato produrre. Adesso i produttori fanno la battaglia per convincere i burocrati UE ad accontentarsi della riduzione del 90 % della CO2, invece di eliminare totalmente (100 %) le emissioni di CO2.

Traducendo in italiano corrente, parliamo di circa 11 gr di CO2, che sarebbe la differenza tra 90 e 100 %. Ma parliamo di diverse milioni di vetture cinesi importate in più e centinaia di migliaia di posti di lavoro in fumo.

Invece di girarci attorno basta guardare il panorama su cui, finora, si sono chiusi gli occhi affinando e migliorando la famosa tecnica degli struzzi.

Stellantis non produce quasi più in Italia. In Germania c’è allarme per i 100.000 (centomila) licenziamenti Wolksvagen entro il 2030 con la chiusura di almeno 3 stabilimenti.

Da noi l’allarme non c’è perché, in silenzio, gli oltre 300 mila dipendenti FIAT, sono già ridotti a poche decina di migliaia di dipendenti Stellantis.

I marchi cinesi di auto hanno superato già il 9 % delle immatricolazioni. La tecnologia delle auto elettriche è in mano ai cinesi. La tecnologia delle batterie elettriche è in mano ai cinesi. La proprietà delle miniere di materie prime (le terre rare), è in mano ai cinesi, in tutto il mondo.

Le auto ibride, che sembra stiano soppiantando la follia del “full electric”, sommano le difficoltà tecnologiche nostrane sull’elettrico alla mancata innovazione sul termico mentre i cinesi sono avanti in entrambi i fronti ed a costi inferiori.

Il silenzio assordante, per decenni, sia degli organi di informazione che delle stesse aziende produttrici, inizia a palesarsi adesso che i buoi sono già andati via da tempo.

Era già tutto noto e, ripeto, talmente noto da risultare invisibile. L’occidente non aveva una tradizione tecnologica sull’elettrico che la Cina stava sviluppando e innovando. L’UE punta tutto (TUTTO) sui motori elettrici ponendo le aziende  in un vicolo cieco e senza vie d’uscita.

Non c’era, e non c’è, una rete di distributori di energia elettrica diffusa sul territorio; non c’era neanche un piano per ampliare la rete minimale esistente;

Anche se domani si decidesse di creare questa rete di distribuzione di energia elettrica il rame sul mercato non sarebbe sufficiente per crearla e, per le regole di domanda e offerta, il prezzo schizzerebbe alle stelle decuplicando i costi del cablaggio.

L’ANFIA lancia l’allarme, come dicevamo all’inizio, ipotizzando anche azioni per bloccare Bruxelles, sullo stile dei trattori e del letame degli agricoltori quando si sono stancati delle vessazioni dei burocrati UE. E’ già qualcosa che qualcuno si sia svegliato, dopo decenni di torpore e di errori, ma questa gente, nei decenni trascorsi, dov’era ? Era ad applaudire le scelte lungimiranti della Von Der Pfitzer.

Era ad irridere Marchionne quando usava anche l’ironia per dire che si stava sbagliando tutto. Era a difendere le scelte ideologiche del falso ambientalismo. Era a giubilare per le magnifiche sorti e progressive degli sforzi meritori per fermare la crisi climatica eliminando il CO2 dagli scarichi delle Panda.

Anche sulla componentistica viene lanciato l’allarme perché le nostre aziende, che sono eccellenze mondiali, dovranno chiudere se il ritmo di crescita delle auto cinesi continua. Non è vero che continuerà : sarà ampliato di molto e molto di più.

Ed è inutile ricordare come anche le nostre industrie di componentistica abbiano preferito, nei decenni trascorsi, delocalizzare addestrando il sud est asiatico a produrre in vece nostra cedendo loro la tecnologia che adesso ci invade. L’insipienza porta a chiedere protezione senza neanche sapere di cosa si sta parlando.

Si chiedono dazi che, dal 45 attuale, salgano all’80 % senza sapere in cosa consista la sfida che, in poche parole prevede :

1) L’aggressione cinese prevede auto ibride che, essendo ecologicamente gradite, non subiscono quei dazi;

2) Prevede l’apertura, da parte cinese, di catene di assemblaggio in Europa che, quindi, non saranno soggette a dazi di importazione oltre ad essere anche sovvenzionate perché creano posti di lavoro sul territorio;

3) Le auto saranno solo assemblate in Europa, risultando europee a tutti gli effetti, ma i componenti (elettronici, meccanici ed anche la lamiera) arriveranno dal sud-est asiatico.

Uno sfacelo da tutti i punti di vista. La miopia è una grave malattia ma mai peggiore di chi si tappa gli occhi per non vedere, salvo poi elemosinare aiuti per uscire fuori dal guano in cui è stato contento di sguazzare sino ad un attimo prima.

Qualcuno, secoli fa, ci metteva in guardia da ciechi che guidano altri ciechi, ma anche quel discorso è rimasto inascoltato e continua ad essere irriso.

Enzo Fedele

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