Perfino i giornali italiani hanno dovuto riconoscere
che questo viaggio di Papa Leone XIV in terra d’oltralpe è stato trionfale;
dalle 300.000 persone assiepate lungo la strada e dentro la cattedrale di Notre
Dame, agli 80.000 giovani esultanti per la veglia nello Stade de France, fino
ad arrivare agli 800.000 presenti alla Messa in Place de la Concorde, è stato
un avvicendarsi di eventi religiosi con grande e appassionata partecipazione
popolare.
E questo
solo nella prima tappa del viaggio, quella appunto a Parigi, dove il Papa si è
recato anzitutto nella Cattedrale simbolo della fede cattolica francese,
ricostruita dopo il terribile incendio subito nel 2019. Lì il Pontefice ha
baciato la corona di spine ivi conservata; lì era presente la statua della Madonna
col bambino miracolosamente salvatasi dal fuoco distruttore di sette anni fa;
lì Papa Prevost ha indicato la rinascita di Notre Dame come simbolo della rinascita
della Chiesa di Francia, malgrado la società laicista nella quale si trova a
vivere.
La Messa
in Place de la Concorde, situata nel cuore di Parigi, è particolarmente
significativa, essendo tale piazza diventata famosa perché lì avvenivano le
decapitazioni tramite ghigliottina anche di preti e suore, in gran numero,
durante la Rivoluzione. E la partecipazione, se dobbiamo fare un confronto, è
stata decisamente superiore a quella con Giovanni Paolo II: infatti il Papa
polacco era venuto a Parigi per la Giornata Mondiale della Gioventù e quindi
erano presenti, nel milione di persone, giovani provenienti da tutto il mondo,
mentre negli 800.000 del 25 settembre 2026 c’erano solo i fedeli di Francia.
Emozionante
l’evento nello Stadio di Saint Dénis, nel quale è stata raccontata la fede
cattolica della Francia attraverso i suoi santi; dall’entrata a cavallo di santa
Giovanna d’Arco, che a diciassette anni guidò l’esercito contro gli inglesi e
fondò lo Stato francese, facendo incoronare il Re, a san Giovanni Maria Vianney,
il curato d’Ars, a Santa Teresa di Lisieux e tanti altri che hanno segnato la
storia di quella che era chiamata “la figlia prediletta della Chiesa”.
La Chiesa
non è fatta di pietre, ma di giovani che amano Gesù Cristo, che hanno cantato e
gridato ma sono stati capaci anche di fare silenzio e di pregare, ha ricordato
Papa Leone all’udienza del mercoledì dopo il viaggio, ed è per questo che ha
loro detto “voi siete i santi di Francia!”
Altro
fenomeno di grande speranza è l’aumento delle conversioni: nel 2026 sono 13.000
le persone adulte che hanno chiesto il battesimo, il 28% in più rispetto all’anno
precedente.
Ma è
stato commovente ancor più vedere Leone XIV a Lourdes, pellegrino tra i
pellegrini, fare tutto il cammino con la fiaccola in mano, pregando insieme a
tutti gli altri, bere l’acqua della fonte, mentre Giovanni Paolo II e Benedetto
XVI avevano guidato la processione dal terrazzo sovrastante.
E’ uno di
noi, hanno pensato e detto i francesi, ricordando anche le origini di suo
padre, emigrato negli Stati Uniti d’America dopo la guerra. E come “uno di noi”
si è intrattenuto mezz’ora con i piloti sull’aereo, saluta le persone nel
tragitto, si commuove quando ascolta la ragazzina del musical su Bernadette cantare
davanti a lui.
E come qualunque
cattolico degno di tale nome ricorda il valore assoluto della dignità dell’uomo,
dal concepimento fino alla morte, in un Paese che ha inserito il “diritto all’aborto”
addirittura nella Costituzione e approvato una legge sull’eutanasia.
Il
successo della visita è stato tale da indurre perfino Emmanuel Macron ha
partecipare ad una Messa, nella Cattedrale di Metz, mentre all’inizio aveva
dichiarato non poterlo fare, per salvare la “laicità” dello Stato. E ad avere
un colloquio privato di mezz’ora, fuori programma, con il Santo Padre.
In
sintesi, direi che questa visita ha dimostrato, come ha detto un giovane, che
la rinascita della Chiesa indica che l’adesione della fede in Francia sta
facendo un salto di qualità: si sta passando da un cristianesimo di tradizione
ad un cristianesimo scelto volutamente, con ragione e libertà, nella gioia di
Cristo risorto.
prof.
Pietro Marinelli
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