venerdì 2 ottobre 2026

FACCIAMO FINTA CHE... 4 - AUMENTO CARBURANTI



Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette

Qualcuno si è accorto che il costo dei carburanti è aumentato? Tutti? Ve ne siete accorti tutti?

Qualcuno sa che l’ENI ha deciso di mettere un tetto al prezzo di Diesel e benzina da lunedì 28 settembre? Tutti? Anche di questo siete al corrente? Anche che IP e Q8 hanno seguito l’esempio ENI?

Questo potrebbe dimostrare che qualche notizia, anche se filtrata dai media, circola in modo veritiero e circola veloce. Basta che qualcuno sia interessato a farla circolare ed a farlo velocemente. Ultimamente mi capita spesso, se mi imbatto in una rara notizia vera, di chiedermi come mai stiano dicendo la verità e come mai qualcuno ha interesse a farla circolare.

In questo caso, (prezzo massimo ENI), gli interessi sono diversi, anche se contrastanti. L’ENI ha interesse a pubblicizzare la cosa.

Aumenterà le vendite ed il guadagno ridotto sarà incassato su volumi maggiori. Anche IP e Q8 devono pubblicizzarlo con le vendite crollate e code ai soli distributori ENI.

Nei prossimi giorni dovranno adeguarsi anche gli altri, con danno ai piccoli imprenditori privati che devono approvvigionarsi dal mercato spot mentre le grandi compagnie hanno contratti pluriennali o producono direttamente (Q8).

Ci sono poi altri effetti collaterali da non dimenticare: Si stoppano alla base le tensioni su ipotetiche tassazioni su extra profitti. E il governo ha interesse a dire che non ci sarà più bisogno di altri interventi. L’opposizione invece ha interesse a parlare dell’incapacità del governo a governare l’aumento e che solo la buona volontà del mercato sopperisce all’assenza di strategia governativa.

Tutti felici e contenti, compresi noi utenti che così dimenticheremo che 3 mesi fa il gasolio era a 1,55 Euro/litro ringraziando il cielo che ora è a 2,19.

La vera novità sarebbe che qualcuno ci spiegasse il perché di questi aumenti e di una possibile e reale  “exit strategy” (l’esterofilia è una malattia contagiosa). Invece nessun commento sui reali motivi dell’aumento nè sui reali motivi del tetto posto dall’ENI e dagli altri a rimorchio.

 Ragioniamoci noi nel nostro piccolo.

 Benzina e gasolio sono derivati dalla lavorazione del petrolio. La benzina è il prodotto nobile, il gasolio quello povero. Fino a pochi mesi fa il gasolio era gravato da minori accise perché occorreva far costare meno i trasporti perché la merce viaggia su camion che usano il gasolio.

L’Europa, con la solita lungimiranza, ci ha imposto di trattare fiscalmente in modo uguale i due carburanti. Anzichè diminuire le accise sulla benzina si sono aumentate quelle sul gasolio. Pochi centesimi, ma in aumento. Il prezzo del gasolio dovrebbe, quindi, essere analogo a quello della benzina, anzi leggermente inferiore visto che è il parente povero e c’è sempre meno richiesta di gasolio sulla spinta green che penalizza le auto diesel.

A dirla tutta, se una compagnia volesse raffinare solo benzina, eliminando il gasolio, non ci riuscirebbe, perché il gasolio, pur essendo quasi uno scarto della benzina, è ineliminabile oltre certe percentuali. Sanno tutti che i carburanti aumentano per la guerra in IRAN. Pochi sanno che il gasolio aumenta per la guerra in Ucraina.

Uno sfacelo assurdo su entrambi i fronti.

 Dallo stretto di Hormuz passa molto del petrolio che i mondo utilizza. Una guerra inutile e illegale è riuscita a bloccarlo ed a tenere sotto scacco il mondo intero.

Nessuno parla della illegalità (oltre che dell’inutilità), dell’attacco di USA e Israele, senza  preavviso o ultimatum. Vergogna massima, visto che erano in corso trattative poi interrotte.

 Trump e Netanyahu sono brave persone che vogliono cambiare, (per fini umanitari), il regime di Teheran intromettendosi, senza alcun diritto, negli affari interni di un paese sovrano, decapitando la sua classe dirigente sperando in una impossibile implosione. Era ovvio che il regime iraniano non sarebbe crollato, anzi si sarebbe ricompattato, come è accaduto, accantonando temporaneamente le diatribe tra le varie fazioni (Parlamento, potere religioso, Pasdaran, Esercito, Guardie della Rivoluzione, ecc.)

La stessa popolazione, abituata a stenti, carestie e patimenti da decenni (guerra con l’IRAQ di Saddam Hussein) si è compattata attorno al decapitato regime e la propaganda interna ha facile gioco ad imputare a USA e Israele le proprie difficoltà.

 Per tutto l’occidente, non potendo imputare al proprio capo gli errori e le illegalità commesse, la via di uscita era potenziare lo stretto di Bab al Mandab e l’oleodotto est-ovest dell’Arabia Saudita, per by-passare Hormuz.

 Anche lì la miopia, sia tattica che strategica, degli USA, dell’Occidente e della stessa Arabia Saudita,  ha consegnato agli Houti lo stretto di Bab al Mandab e non è riuscito a difendere neanche l’unico oleodotto che poteva bypassare i due stretti e far arrivare in sicurezza il petrolio in riva al mare vicino a Suez.

Uno sfacelo su tutta la linea.

Gli Houti, che vengono descritti come un pugno di ribelli, dopo aver tenuto testa per oltre 10 anni all’Arabia Saudita, fortemente armata dagli USA, continuano a colpire Israele con i propri missili (da oltre 3.000 Km) ed ora l’intero occidente non è riuscito neanche a difendere l’unico punto sensibile (Bad al Mandab) alternativo a Hormuz.

Trump si trova adesso senza alternative. Si limita a tranquillizzare dicendo che gli Houti non attaccheranno le basi USA.

La trattativa può condurre solo alla accettazione (camuffata) delle condizioni iraniane, con il contentino della rinuncia all’arma nucleare da parte di Teheran. Quale autorità possa essere a decidere se l’Iran può avere o no l’arma nucleare sarebbe da discutere, visto che, in zona, ce l’ha Israele, ma anche l’India e il Pakistan (paese musulmano), ma questo ci porterebbe lontano.

Militarmente gli USA non hanno più neanche le munizioni per attaccare a fondo e sarebbe un suicidio intervenire con uomini a terra. Con i soli bombardieri non si vince nessuna guerra.

Anche a livello propagandistico Trump è ormai ridotto ad assicurare sfracelli, ma solo dopo le elezioni di metà mandato di Novembre. Cioè, forse, fra due mesi. Su questo fronte, quindi, noi accettiamo mancanza di petrolio e prezzi in aumento stendendo una spessa coperta (altro che velo) sulle responsabilità e sull’illegalità.

 Queste assurdità riguardano il petrolio mentre sul fronte ucraino la situazione è anche peggiore e riguarda direttamente il gasolio. La strategia disperata di Zelenski cerca di mettere alle strette la Russia colpendo le raffinerie russe nella speranza, vana, di metterne così in ginocchio l’economia.

La Russia, oltre a vendere petrolio e gas, che noi ufficialmente rifiutiamo e comperiamo sottobanco a prezzi maggiorati, raffina i propri prodotti e vende anche il prodotto finito. La Russia, prima degli attacchi ucraini alle raffinerie, vendeva circa 800 mila barili al giorno di gasolio. Con le raffinerie in fiamme, Putin ha ordinato lo stop alle vendite e la Russia è diventata importatore netto di Gasolio. Da qui la carenza di gasolio sul mercato, non da altro.

Noi europei finanziamo l’Ucraina, con armi, tecnologia e soldi  per attaccare le raffinerie russe, a danno nostro, allontanando anche le speranze di trattative e pace. Qualcuno pensa veramente che la Russia, dopo 4 anni di guerra si faccia condizionare da qualche raffineria danneggiata ?

Sarebbe la certificazione di una eventuale debolezza russa nel settore energetico. Intanto la Russia continua ad avanzare nel Donbass, fra un po' arriverà a Odessa, ma anche di questo non si parla. Si divulgano notizie e immagini di 200 – 500 droni e missili al giorno e 2 – 5 morti e feriti. Si ripete : 200 droni e 4 – 5 morti. Assurdità certificate.

 Quindi i prezzi aumentano per il combinato disposto di:

- Aggressione (aggressione, non guerra) illegale di USA e Israele all’Iran;

- Incapacità dell’occidente di difendere Bab al Mandab, dopo il blocco di Hormuz;

- Finanziamenti all’Ucraina per tagliarci i rifornimenti, e l’inverno deve ancora arrivare.

 Qualcuno dovrà pure dirlo, prima o poi, come qualcuno dovrà anche spiegare che il blocco ai prezzi alla pompa non è scaturito da un Presidente dell’ENI che si è svegliato una mattina e ci ha voluto fare un regalo. Non siamo lontani dal reale dicendo che è l’ENI a dirigere, e non il Governo. Che la politica estera italiana la fa, in larga misura, l’ENI e non Tajani.

I viaggi della Meloni in Africa sono organizzati dall’ENI che ha la capacità di colloquiare in modo capillare con i regimi africani e arabi venendo ascoltata e risultando credibile. In questo modo di tassazione di extra profitti non se ne parlerà più per alcuni anni.

Già ci avevano fatto sentire il tintinnare di sciabole e l’affilatura delle spade quando, alcuni mesi fa, si era fatto mancare il carburante per gli aerei in diversi scali italiani. Non c’era alcuna spiegazione tecnica, nè economica, per quella carenza. Non mancava il petrolio, nessuna raffineria era in difficoltà, ma il carburante non c’era.

Era solo il segnale di cosa sarebbe accaduto se si pensava di tassare gli extra profitti. Adesso si è scelta la via “soft” di auto imporsi un limite. E’ poco ma è già qualcosa. Cosa siano, poi, questi “extra profitti” nessuno ce lo spiega. Come si dice nei salotti buoni : è una dizione che fa fine e non impegna.

Facciamo finta che ne parliamo in una prossima puntata.

Enzo Fedele

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