venerdì 30 ottobre 2026

IL CASO SIHER

 


In questi giorni infuriano le polemiche intorno alla scarcerazione di Youssef Siher, l’intellettuale trentenne di nazionalità marocchina che è stato prima arrestato e poi scarcerato dal Gip Tiziana Landoni.

Il Pubblico Ministero che chiedeva l’incarcerazione di Siher adduceva come motivazione il “pericolo di fuga” e il “rischio di reiterazione del reato”.

La Meloni e Salvini hanno registrato dei video nei quali rilasciano dichiarazioni durissime contro il Gip che ha deciso la liberazione del giovane.  Meloni sostiene che sia una “decisione vergognosa”, definendo il profilo di Siher “la pagina che incitava all’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali di Milano”. Inoltre critica “una certa magistratura” accusandola di rendere difficile per lo Stato normale difendere persone perbene”.

La Verità scrive che i messaggi di Siher sono “idonei a scatenare violenze”. Dai sostenitori del governo viene poi addotto il fatto che la Gip abbia firmato un appello per Gaza e che quindi Tiziana Landoni sia una “pro-Pal” ideologicamente schierata. Peccato che il manifesto dei giuristi a favore di Gaza l’abbia firmato anche il pubblico ministero che ha disposto l’arresto del giovane.

L’Associazione Nazionale Magistrati ha difeso l’operato del Gip, stigmatizzando l’ennesimo attacco improprio del governo ad un potere che deve mantenere l’indipendenza dall’Esecutivo, in un Paese civile.

Ma cosa avrebbe fatto Youssef Siher per meritare l’arresto? Aprire due profili sulle reti sociali il 19 ottobre, cioè due giorni dopo le manifestazioni del 17 ottobre? E’ sostenibile che si possa organizzare una manifestazione dopo che sia avvenuta?

E quali erano i capi di imputazione? La frase più grave era la seguente: “lo stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame”. Questo sarebbe il “fatto” considerato prova di “istigazione a commettere delitti contro l’ordine pubblico”? E come sarebbe giustificata, infine, l’aggravante di “terrorismo”?

Bisogna aggiungere che sono state utilizzate anche frasi contenute nel computer di Siher, le quali, non essendo state pubblicizzate, non potevano aver contribuito all’istigazione delle violenze. Ma poi, organizzare una manifestazione anti-governativa consisterebbe automaticamente istigare alla violenza? Dire che Giorgia Meloni se ne deve andare perché ha rovinato l’Italia sarebbe un reato di “lesa Maestà”, perché la “donna, madre e cristiana” è stata incoronata direttamente dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo?  

Ma non è finita qui: dopo un po’ si scopre che Youssef Siher non è proprio l’ultimo arrivato; è un giornalista, in quanto ha un profilo anche sul sito dell’ISPI ed ha collaborato anche con “Il Fatto Quotidiano”.

Da tutta questa assurda vicenda si possono trarre alcune conclusioni: il governo Meloni e i suoi accoliti, compresi “Il Giornale”, “La Verità” e compagnia bella, cercano in tutti i modi di aizzare gli italiani uno contro l’altro, per motivi di “permanenza al potere”. Vogliono rimanere sulle loro poltrone, pur essendo totalmente incapaci di risolvere le problematiche sollevate da chi protesta.

Come si permettano di ingerirsi in questioni che non sono di loro competenza, non lo so: di fatto questo atteggiamento determina l’ennesimo scontro di poteri, che non fa assolutamente bene alla Nazione. Questa signorina e questi signori che la contornano forse farebbero meglio a fare ciò che gli spetta: non la campagna elettorale in vista delle prossime elezioni, bensì GOVERNARE.

E amministrare la cosa pubblica non significa alimentare le divisioni e le contrapposizioni, o peggio ancora militarizzare il Paese per reprimere le proteste, ma cercare di risolvere i problemi.        

 

prof. Pietro Marinelli

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