domenica 26 maggio 2024
sabato 25 maggio 2024
Avvocati e giornalisti perseguitati in Tunisia
Défense des migrants : des avocats et journalistes persécutés en Tunisie
Des avocats et membres des médias critiques du gouvernement et de ses politiques migratoires, sont pour certains arrêtés et d’autres intimidés.
Le 6 mai 2024, la police a arrêté là militante antiraciste Saadia Mosbah, opposante à la hausse du racisme à l’encontre des migrants noirs et des Tunisiens noirs. Elle est une victime de la série d’arrestations visant des détracteurs du gouvernement contre le traitement déshumanisant que subit des migrants, pour la plupart originaires du sud du Sahara, ainsi que de la montée des discours xénophobes dans le pays.
Selon Amnesty International, les forces de sécurité ont multiplié des expulsions collectives illégales de réfugié(e)s et de migrant(e)s, et ont procédé à un certain nombre d’évictions forcées, et ont arrêté et condamné des propriétaires pour avoir loué des appartements à des migrants sans permis.
Des actes à l'antipode du Pacte international relatif aux droits civils et politiques, dont la Tunisie est signataire. Le pays est supposé assurer le respect et la sauvegarde des libertés d’expression, d’association et de rassemblement pacifique.
Le Bureau des droits de l’homme de l’ONU dénonce « l’intimidation et le harcèlement » dont sont victimes en Tunisie des avocats et membres des médias critiques du gouvernement et de ses politiques migratoires. Le Haut-Commissariat des Nations Unies aux droits de l’homme, à travers son porte-parole Ravina Shamdasani, souligne que : « Les droits humains de tous les migrants doivent être protégés et les discours de haine xénophobe doivent cesser ».
Décret à problème
Depuis l’élection du président de la République Kais Saied en 2019, la situation des Droits de l’homme connaît un net recul. Après le décret promulgué en septembre 2022 pour réprimer la diffusion des « fausses nouvelles », plus de 60 personnes dont des journalistes, des avocats et des opposants ont fait l’objet d’arrestation sur la base de ce texte, selon le Syndicat des journalistes.
Le 12 mai 2024, 300 personnes se sont rassemblées à l'appel du Front du salut national (FSN), la principale coalition de l’opposition, pour demander la libération de tous les prisonniers politiques, parmi lesquels une quarantaine de militants et de hauts responsables du FSN. Les acteurs politiques ainsi que les organismes internationaux appellent à la fin de “l’État policier”.
Amnesty International, quant à elle, demande l'ouverture d'une enquête pour s’assurer que l’État tunisien n’est pas complice de violations des droits fondamentaux des migrants et des réfugiés, ni de la répression exercée contre des médias, des avocats, des migrants et des militants.
Par Djimi Amadou Ahidjo
Elezioni europee: democrazia o inganno?
Siete tutti invitati ad un incontro-dibattito coordinato da me sulle elezioni europee dell'8 e 9 giugno
venerdì 24 maggio 2024
Intervento del prof Pietro Marinelli sull'UE
Voto o astensione - Europee 2024 - Milano, Arco della Pace - Interv. del Prof. di diritto Pietro Marinelli
"Il ruolo, le funzioni e i poteri degli organismi europei.."
dibattito pubblico sulla necessità di voto o astensione alle prossime elezioni europee.
modera Walter Monici di Scenario.press
Incontro organizzato da Scenario.press - libera espressione
#pietromarinelli #professormarinelli #elezionieuropee2024 #astensioneeuropee #votoeuropee
Iscriviti a www.scenario.press il Social contro la censura dei grossi gruppi americani e contro il silenzio dei mass-media europei.
venerdì 17 maggio 2024
VALDITARA VUOLE SILENZIARE RAIMO
Contro Christian Raimo un procedimento disciplinare da parte di Valditara
ll Ministro della pubblica (d)istruzione ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di Christian Raimo, che peraltro si candida alle europee per AVS, per un "post" su facebook.
Il post è il seguente:
«Un ministro dovrebbe difendere tout-court un docente minacciato da gruppi neonazisti invece di avviare un procedimento interno. E invece finisce proprio per accodarsi agli striscioni intimidatori e lasciare che gli uffici scolastici regionali vengano usati in modo esattamente contrario alla propria funzione». E poi ancora: «Mi auguro di poter archiviare in fretta come uno dei soliti scivoloni comunicativi del governo, e spero di incontrare di persona il ministro Valditara alla manifestazione del 25 aprile a Milano. È un militante della Lega, e mi sembra che il suo partito stia ritrovando la sua originaria ispirazione federalista e antifascista. Magari discuteremo dal vivo, da educatori».
Ora, a prescindere dal contenuto del messaggio, mi sembra che esso rientri assolutamente in una critica politica e non in una denigrazione o offesa della persona. Mi sembra poi che invece la linea del Ministro rientri nella scia delle censure alle espressioni del pensiero, che si fa via via più fitta e numerosa.
La differenza tra la questione del prof. Christian Raimo e la mia è che il suddetto insegnante appartiene ad una certa parte politica che controlla i mezzi di comunicazione più importanti e quindi viene difeso, come giusta mente deve essere, dalla stampa.
Magari dovrebbero essere difesi e non subire "gogne mediatiche" anche quelli che sostengono idee e fatti scomodi al pensiero unico. O no?
prof. Pietro Marinelli
sabato 11 maggio 2024
Se vuoi la pace prepara la pace - incontro con Moni Ovadia, video parte 6
Ripropongo la sesta parte dell'incontro con Moni Ovadia, al teatro Caboto di Milano il giorno 15 aprile 2024. Il video è disponibile anche su Rumble.
La settima parte uscirà domani alle 18:30.
Elezioni europee: democrazia o inganno?
L'8 e il 9 giugno sono indette in Italia le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, e più o meno in quei giorni si svolgeranno in tutti i 27 Paesi che attualmente fanno parte dell'Unione europea. Si voterà per i rappresentanti del proprio Stato, ovviamente: su un totale di 705 deputati (ridotti, dopo l'uscita del Regno Unito, dai 751 precedenti), l'Italia ne ha diritto a 76.
Ma quali sono le competenze di quest'organo, peraltro unicamerale, che si riunisce a Strasburgo per le decisioni dell'aula plenaria e a Bruxelles per quelle delle Commissioni interne? Anzitutto bisogna premettere che il Parlamento europeo non approva gli atti normativi da solo, bensì con la procedura della "codecisione" unitamente al Consiglio dei Ministri dell'unione europea o Consiglio dell'unione europea. Tale secondo organo legislativo si forma volta per volta con i Ministri dei 27 Stati della materia sulla quale occorre deliberare: per esempio, se si riunisce l'Ecofin vi partecipano i 27 Ministri delle finanze dei Paesi membri dell'Unione. E il bello è che il Consiglio dei Ministri dell'Unione europea non è soggetto alla sfiducia del Parlamento, per cui viene semplicemente composto grazie alle decisioni dei Governi degli Stati membri.
Già questo è una stranezza, per un ordinamento giuridico: uno dei due organi legislativi non è eletto direttamente dal popolo, ma designato dai Governi. Non solo, ma vi sono delle procedure "speciali" diverse da quella della codecisione, per cui, per esempio, se un progetto di legge venisse approvato all'unanimità dal Consiglio dei Ministri dell'unione europea non vi sarebbe bisogno dell'approvazione da parte del Parlamento 8procedura della "cooperazione").
E vogliamo parlare dell'iniziativa di legge popolare? Qui la questione assume contorni grotteschi, per la complessità e farraginosità della procedura, che prevede che i cittadini UE chiedere alla Commissione di registrare una iniziativa legislativa e, dopo l'accoglimento della richiesta, raccogliere un milione di firme in sei mesi in almeno quattro Stati dell'Unione.
Per non parlare del fatto che le decisioni più importanti, in materia monetaria e finanziaria, sono adottate al di fuori degli organi istituzionali, cioè dalla Banca centrale europea e dal SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali), che decidono sia la quantità di moneta da emettere sia il tasso di riferimento ufficiale, che influenza tutti i tassi d'interesse e quindi tutto il sistema creditizio non solo dell'area Euro ma di tutti gli Stati dell'UE.
Ma la vera perla giuridica, per quanto riguarda l'Unione europea, è contenuta, guarda un po', nel nostro atto normativo più importante e cioè proprio nella Costituzione. L'articolo 75, infatti, vieta i referendum sui Trattati internazionali. Questa è la ragione per la quale non abbiamo potuto (e non potremo mai, finché rimane questa disposizione) indire referendum sull'Euro, sulla Costituzione europea né tantomeno sull'uscita dall'Unione europea. Siamo una democrazia limitata (come, guarda caso, anche la Germania), mentre altri popoli hanno potuto esprimersi: la Francia e i Paesi Bassi hanno bocciato la Costituzione europea nel 2005, il Regno Unito addirittura è uscito dall'Unione nel 2016, anche se ci sono voluti ben cinque anni per rendere effettiva la decisione del popolo britannico.
Nessuno dice poi che il Regno Unito non è stato l'unico ad uscire da questo "monstrum" giuridico: ne uscì la Groenlandia nel 1985 con un referendum e ne uscì (udite, udite!) l'Algeria nel 1961, quando divenne indipendente, dopo la guerra di quell'anno. Infatti l'Algeria era territorio metropolitano della Francia, era territorio francese a tutti gli effetti, e fece parte della Comunità Economica Europea dal 1957 al 1961.
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