“Alzate lo sguardo” – questo è stato il motto
della visita di Papa Leone XIV in Spagna ed è sicuramente un invito a tutti
noi, che spesso viviamo ripiegati sui problemi che ci angustiano. Finché “guardiamo il nostro ombelico”, come
diceva don Giussani, non ne caveremo un ragno dal buco. E’ alzare la testa,
fissare lo sguardo in alto, che ci serve per affrontare le circostanze della
vita e per non lasciarci dominare da esse.
Questo viaggio del Papa ci aiuta a vedere le cose
di lassù ma anche quelle di quaggiù che sono inizio del mondo nuovo.
L’accoglienza calorosa del Re e della Regina,
entusiasti di questo Papa che parla il loro “idioma” come se fosse la sua
lingua madre, la “standing ovation” di dieci minuti al Parlamento spagnolo,
davanti al quale un Papa non aveva mai parlato prima, dimostrano che tutte le
remore dei giornalisti sul legame della Spagna con la Chiesa cattolica erano infondate.
O meglio, erano messe ad arte, per alimentare un’immagine di un Paese una volta
cattolico ma ora sempre più lontano dal cristianesimo.
Il Papa ha esortato i fedeli iberici a non rimanere
legati al passato, a non guardare unicamente il patrimonio culturale cattolico,
ma ad andare verso il futuro, ad essere Chiesa in crescita che annuncia il
messaggio di Cristo.
La visita ha superato ogni aspettativa, come ha
detto l’arcivescovo di Madrid, José Cobo Cano, in particolare per la risposta
della gente. Ne sono prova le folle oceaniche di Madrid - un milione e duecentomila
persone alla Messa e i 600.000 giovani alla veglia di preghiera allo Stadio, in
ginocchio davanti al Santissimo.
Ma forse il momento più toccante è stata la
cerimonia dell’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia,
a cento anni esatti dalla morte di Antoni Gaudì. Uno spettacolo di luci e suoni
per festeggiare quella che è diventata la Chiesa più alta del mondo, con il
suoi 172 metri, simbolo chiaro della fede del suo architetto e del popolo
intero.
Le cattedrali raggiungono il cielo, ma non superano mai il desiderio d'infinito nell'uomo. Le chiese gareggiano ad elevarsi con strutture architettoniche futuristiche per non scomparire, per affermare, rivendicare o forse semplicemente per ostentare, una fede, quella cristiana, che non riesce, secondo me, a sollevare la testa dall'ombelico di una intera comunità, di un corpo unico e armonioso. Le cattedrali dovrebbero forse ribaltarsi per raggiungere la radice del dono dell'appartenenza.
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