Questa frase, scritta su un cartellone, mi sembra la più significativa di tutte quelle agitate durante le manifestazioni che si sono svolte in 15 città italiane il 17 ottobre 2026. Sì, avete letto bene: quindici città, non solamente Torino, Milano e Bologna, dove sono avvenuti degli scontri tra manifestanti e polizia; quindici città, nella quali la gente è sfilata chiedendo sostegno soprattutto per la nostra scuola, il nostro lavoro, la nostra sanità, piuttosto che per armamenti da spedire in Ucraina.
Le manifestazioni sono state organizzate da formazioni apartitiche, come "Italia in piazza" a Milano, Torino, Bologna, Genova, Napoli, Lecce, Bari, Palermo, o "La Via Maestra" a Roma.
I politici al governo, a cominciare dalla Meloni, hanno
puntato il dito contro le violenze, stigmatizzando gli episodi più eclatanti.
A parte il fatto che i provocatori erano incappucciati e
quindi avrebbero potuto essere benissimo addestrati dai partiti di governo, in
maniera da suscitare indignazione per le violenze, come succede da sempre nelle
manifestazioni. Le reazioni dei politici di centro-destra infatti sono tutte
esclusivamente incentrate sugli episodi di violenza e non prendono minimamente
in considerazione le istanze di coloro che scendono in piazza.
Come sempre succede, per chi è andato a qualche
manifestazione nella sua vita, e non solo cinquanta anni fa, quelli che
compiono gli atti vandalici sono una sparuta minoranza, spesso organizzata in
maniera autonoma e totalmente estranei alla stragrande maggioranza della gente
che sfila nel corteo.
Quando poi nelle manifestazioni non avvengono episodi di
violenza, allora la grande informazione sceglie il solito metodo: non ne parla
neanche. E’ come se non fossero neanche scese in piazza migliaia di persone. E
se proprio ne deve parlare, enfatizzando gli episodi di scontro, riduce
sistematicamente il numero dei partecipanti, per convincere i più, rimasti
seduti comodamente nelle loro poltrone, che erano “quattro gatti”.
Quanti erano a Milano? Duemila? Quattromila? Cinquemila? La mia
esperienza mi fa dire che i numeri dichiarati dai giornalisti, i quali scrivono
l’articolo sprofondati nei loro sofà, devono essere almeno raddoppiati, se non
triplicati. L’acquiescenza dei mezzi di comunicazione è tale che cercano di
modificare la realtà a tutto vantaggio di chi ha il potere. Perché da essi sono finanziati.
Ma se in Italia hanno protestato centinaia di migliaia di
persone (solo a Roma erano in centomila), ci sarà una ragione? Se gli agricoltori e gli autotrasportatori del
Meridione stanno bloccando le strade, lo faranno per qualcosa?
A questo proposito, devo dire che la censura delle proteste
del Sud per il caro-gasolio è semplicemente rivoltante, soprattutto da parte
della RAI e di Mediaset. Ormai siamo a livello rasoterra, per quanto riguarda
la correttezza dell’informazione, e siamo ridotti a cercare le notizie sulla
rete, nella quale c’è di tutto di più ma c’è la possibilità di riuscire a
capire come effettivamente si sono svolti i fatti.
E poi, vogliamo parlare delle proteste negli altri Paesi,
che sono molto più grandi e pesanti di quelle italiane? Non c’è paragone tra
ciò che sta succedendo in Francia e le manifestazioni che sono avvenute in
Italia. Noi siamo sempre molto più tranquilli e civili, al confronto. La
Francia è in fiamme da giorni e giorni e non si intravvede la fine degli
scontri. Ma anche in Germania hanno protestato; anche in Albania dura da giorni
la protesta.
Contro che cosa si scagliano le popolazioni dei Paesi
europei? Contro la politica dei leader dell’U.E. , che continuano a mandare
miliardi a Zelensky invece di destinarli all’istruzione e alle cure delle
persone. Che cercano di sabotare qualunque possibilità di ritornare ad
acquistare il gas russo, costringendoci a prenderlo dagli Stati Uniti ad un
prezzo quattro volte maggiore.
I veri nemici delle popolazioni europee sono i governanti
attuali di Francia, Germania e, purtroppo, anche Italia; l’ultimo discorso di
Meloni al Parlamento è stato per sostenere ancora, malgrado quattro anni e
mezzo di conflitto devastante, l’aiuto finanziario e militare al regime di
Kiev. Secondo la “sovranista” italiana l’accordo tra Stati Uniti e Russia sul
gas sarebbe una “legittimazione di Putin”.
E’ meglio quindi continuare una guerra senza fine e
soprattutto senza alcuna speranza di vittoria? E’ meglio sacrificare i giovani
ucraini sull’altare di chi si fa costruire ville sontuose a spese nostre? E
infine, è meglio accettare dei “diktat” sull’energia da parte di chi, come
Donald Trump, alla prima occasione, fa tutt’altro?
prof. Pietro Marinelli
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