sabato 10 ottobre 2026

STABILICUM o PERPETUATIO POTESTATIS?


 

La nuova legge elettorale: a chi giova?          

 

E’ stata approvata il via definitiva dalla Camera la nuova legge elettorale, chiamata “Stabilicum” oppure più direttamente “Melonellum”, in quanto voluta fortemente da centro-destra e in particolare dalla Giorgia nazionale, vedremo poi perché.

Diciamo subito che cosa stabilisce: anzitutto prevede un premio di maggioranza cospicuo, di 70 deputati e 35 senatori, alla coalizione che raggiunge il 42% in entrambe le Camere. I sostenitori della riforma sostengono che ciò assicurerebbe la “stabilità di governo”; in realtà tali premi di maggioranza permetterebbe al governo di approvare tutto ciò che vuole. Infatti, essendo stati ridotti drasticamente i parlamentari (i deputati sono passati da 630 a 400 e i senatori elettovi da 315 a 200), tale regalo consentirebbe alla coalizione vincente, che magari ottiene qualcosina di più del 42 %, di avere una maggioranza contro la quale l’opposizione non può far niente. E ciò determinerebbe, più che una stabilità di governo, una totale “monoliticità” della politica italiana. Oltre al fatto che appare paradossale come un Esecutivo che si vanta di aver raggiunto la durata massima dal ’48 ad oggi abbia l’assoluta necessità di approvare una legge elettorale che assicuri la stabilità di governo. Se fossero stati sicuri di avere l’appoggio popolare non avrebbero avuto l’urgenza di varare una legge che gli assicurasse il controllo del Parlamento!

Comunque, già il primo cambiamento suscita qualche perplessità: perché proprio il 42%? Perché non il 45%, o il 51%? Una risposta potrebbe essere che, dai sondaggi attuali, sembra che il centro-destra abbia, guarda caso, proprio il 42% dei voti alle elezioni politiche; ma forse è una malignità. Anche se io rimango sempre dell’opinione di Giulio Andreotti, il quale diceva che a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre!

Il secondo cambiamento riguarda le preferenze, che diventano tre, e questo permette ai fautori della riforma di sostenere che siano aumentate; peccato che i capilista siano stati “bloccati”, e quindi vengano decisi dalle segreterie di partito, per cui di fatto il numero delle preferenze “effettive” si ridurrebbe notevolmente, fino quasi a sparire, nella maggioranza dei collegi. Un calcolo approssimativo arriva a ipotizzare che circa il 90% dei seggi verrebbe assegnato con il metodo dei “capilista bloccati”, mentre rimarrebbe un misero 10% alle preferenze veramente scelte dal popolo italiano.

Ma andiamo avanti a vedere cosa cambia questa nuova legge elettorale: grazie ad un emendamento di Fratelli d’Italia il numero delle firme necessarie, per ogni singolo collegio, per presentare una lista alle elezioni viene quadruplicato: passa da 1500 a 6000; ciò significa che la formazione politica dovrebbe raccogliere, sul territorio nazionale, circa 450.000 firme. Va aggiunto che la raccolta di firme potrà essere solo cartacea, non on-line con lo SPID, bensì solo con un banchetto fisico e la presenza di un notaio o segretario comunale.

Tale disposizione penalizza notevolmente i partiti minori e quindi tutte le formazioni “anti-sistema” che sono nate in questi ultimi anni, che evidentemente costituiscono il vero “spauracchio” per il governo Meloni. Infatti, anche qui, guarda caso, la norma vale solo per le formazioni non ancora presenti in Parlamento: per chi ha già deputati e senatori non occorre alcuna raccolta di firme! Se pensiamo che “Noi moderati” di Maurizio Lupi raggiunse i 350.000 voti, capiamo come tale disposizione sia una norma “salva-cadrega” oltre che “anti-cespugli”, perché ha l’evidente intento di far rimanere i partiti già esistenti ed evitare un ricambio.

Questa norma peraltro è chiaramente incostituzionale, in quanto introduce una differenziazione per l’entrata in Parlamento e quindi è contraria sia all’art. 3 che all’art. 51 della Costituzione (uguaglianza nell’accesso alle cariche amministrative). La legge può essere impugnata davanti alla Corte Costituzionale e potrebbe essere annullata, anche solo in parte, come è successo per il “Porcellum”.

Ma veniamo al “bello”, cioè al modo con il quale è stata approvato il Melonellum: per far passare la legge alla Camera senza discussioni, Giorgia Meloni ha posto ben tre voti di fiducia, uno dopo l’altro, ricattando la maggioranza. Bisogna sempre ricordarsi, infatti, che il voto di fiducia posto dal governo impedisce la discussione degli emendamenti, in quanto essi vengono raggruppati in un unico maxi-emendamento sul quale si vota o “sì” o “no”. E se il “no” ottiene la maggioranza, anche solo per un voto, anche solo in una sola delle due Camere, il governo deve rassegnare le dimissioni. E quindi tutti a casa e probabilmente alle elezioni anticipate! E quindi i parlamentari “nuovi”, coloro che sono alla prima legislatura, se non fosse passata la fiducia al governo, non avrebbero maturato il “vitalizio”, che viene assegnato dopo quattro anni, sei mesi e un giorno! Infatti, poiché il Parlamento si è insediato a settembre 2022 tale elargizione verrebbe data solo se durasse fino ad aprile 2027.

E, guarda caso, moltissimi parlamentari di Fratelli d’Italia sono alla loro prima legislatura.

Insomma, più che di “Stabilicum”, cioè di stabilità di governo, sarebbe meglio parlare di “Perpetuatio potestatis”, ossia di prolungamento indefinito del potere che si è acquisito.

Ah, dimenticavo: la Giorgia nazionale ha fatto inserire la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio, cosa che le stava particolarmente a cuore dopo la sonora sconfitta ricevuta al referendum sulla magistratura. Con questa riforma si snatura il sistema parlamentare italiano, facendolo diventare ancora più simile a quello statunitense. Il sogno della Meloni infatti è sempre quello di diventare presidente della repubblica in una repubblica presidenziale di tipo statunitense. Non potendo però proporre una riforma costituzionale sul “premierato”, in quanto allo stato attuale non passerebbe, ha voluto far “rientrare dalla finestra”, quello che era uscito dalla porta, cioè la scelta, da parte del popolo, del capo del governo. Non potendo immediatamente diventare presidente della Repubblica vorrebbe diventare ancora presidente del Consiglio.

prof. Pietro Marinelli

Ah, da ultimo: guardate cosa diceva Giorgia Meloni quando era all’opposizione: mediasetinfinity.mediaset.it "E’ sempre Cartabianca. Giorgia Meloni nel 2017: volevamo una legge elettorale che prevedesse un premio di maggioranza".


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