giovedì 10 ottobre 2024

IL POPOLO ETERNO

 Parto dall’affermazione recente di Benjamin Netanyahu, che ha definito il popolo d’Israele come “popolo eterno”. Tanto per cominciare, non si vede quale autorità possa avere, in campo religioso, un capo del governo, il quale peraltro è sottoposto ad una serie di critiche, soprattutto da parte degli ebrei ortodossi. C’è appena stata una manifestazione oceanica (un milione di persone su nove milioni che vivono in Israele) contro la sua politica, per cui tale affermazione sembra più il tentativo disperato di rimanere al potere e di essere ancora sostenuto dagli Stati Uniti piuttosto che il prodotto di una meditazione personale.

I mezzi di comunicazione occidentali fanno di tutto, come al solito, per cercare di giustificare questa affermazione, dicendo che si riferisce alla tradizione ebraica (della quale, peraltro, non conoscono nulla).

Ma cosa dice effettivamente la tradizione ebraica? La risposta non è semplice, essendo l’ebraismo estremamente complesso e non essendoci una interpretazione unica e accettata da tutti  dei sacri testi. Inoltre andrebbe precisato che l’ebraismo non si fonda solo sull’Antico Testamento, bensì anche sulla Mishnàh e sul Talmud, oltre che sui Midrashim. Soprattutto la Mishnàh, un’ampia raccolta di tradizioni orali dei rabbini dal 50 a.C. al 200 d.C, viene considerata, dall’ebraismo rabbinico, talmente importante da essere posta addirittura ad di sopra della Bibbia.

Veniamo ora alla questione del “popolo eterno”, espressione che sa molto più di politica che non di religione: se si intende che tale espressione voglia indicare la continuità del popolo ebraico nella storia, cioè che non possa essere totalmente annientato, può avere un senso, come lo può avere per qualsiasi popolo che non voglia essere eliminato dal corso della storia. Bisogna però dire che nulla è eterno, se non Dio solo e che tutto avrà una fine, per cui il termine appare inappropriato, almeno nell’accezione italiana. Forse sarebbe meglio parlare di “popolo eletto”, scelto da Dio per rendersi manifesto a tutti gli uomini. E in tale significato questo potrebbe benissimo essere sostenuto anche dai cristiani, anzi, lo è stato e lo è tutt’ora.

Ma ciò che più balza all’occhio, sentendo frasi di tal fatta e gesti assolutamente irragionevoli dall’altra, è che qui di religioso non sembra esserci granché. Anzi, chi attribuisce a sé una qualifica propria di Dio pecca di orgoglio: assume su di sé ciò che è proprio di Dio. E’ Jahvé che può affermare, parlando di sé, “Io sono colui che sono”, cioè colui che era, che è e che sarà, appunto l’Eterno.  L’eternità non è l’allungamento indefinito nel tempo, come può avvenire per gli esseri umani: è un’altra dimensione, nella quale il tempo non esiste neanche più, anzi, non è mai esistito. Dio è fuori dal tempo, avendolo peraltro creato; il tempo è stato creato insieme alla Terra, non è una realtà indipendente da essa. Einstein ci ha fatto capire che è relativo allo spazio e alla velocità, per cui se non esistono queste due realtà non esiste neanche il tempo.

Allora affermare di essere il popolo eterno non solo è un’incongruità razionale, ma risulta essere anche una indebita appropriazione di un attributo di Dio stesso; risulta essere una bestemmia, in quanto è come se ci si facesse uguali a Dio; è come se ci si sostituisse a Dio. Questo è il vero dramma del popolo ebraico, a mio parere: che, avendo perso la fede nella venuta del Messia, che non arriva più, ha identificato se stesso con Dio: Israele è il popolo di Dio, anzi, diventa Dio stesso, che ha sofferto più di ogni altro e con le sue sofferenze ha ottenuto la sua salvezza. Si è conquistato con le sue forze il primato di popolo eletto, per cui ha il diritto di fare ciò che vuole per difendere la propria esistenza.

Mi viene in mente un’altra persona che si era attribuita le qualifiche di Dio, identificandosi con la Legge e con il Tempio e sostenendo di essere padrone anche dello Shabbat, ma se non sbaglio non fu trattato con i guanti dagli ebrei del tempo, che fecero di tutto per mandarlo a morte. Per quale motivo? Perché si era fatto simile a Dio, aveva identificato se stesso con le prerogative di Dio, e questa era considerata la massima delle bestemmie per gli ebrei.

martedì 8 ottobre 2024

IL NEMICO DI ISRAELE

 Il 7 ottobre del 2023 ci fu l'operazione di Hamas, la creatura di Israele al quale lo stato ebraico fa ancora arrivare i fondi come ha ammesso lo stesso Netanyahu. Tra le altre cose non dette, c'è anche questa. Quando gli israeliani presenti al festival di Nova provarono a scappare, le forze armate israeliane gli spararono addosso. Il nemico degli israeliani non è Hamas. È la stessa Israele.

Cesare Sacchetti

lunedì 7 ottobre 2024

OGNI GIORNO E' IL 7 OTTOBRE


 

ROSARIO PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE

 🧭 *Quærere Deum* 🌞

Abbiamo letto quanto ha scritto il Cardinal Pizzaballa: " _Vi invito, perciò, ad una giornata di preghiera, digiuno e penitenza, per il giorno 7 ottobre prossimo, data diventata simbolica del dramma che stiamo vivendo. Il mese di ottobre è anche il mese mariano e il 7 ottobre celebriamo la memoria di Maria Regina del Rosario_ ".

Queste parole, dopo quanto ci siamo detti giovedì, non ci lasciano indifferenti. 

Per questo Vi invitiamo, molto liberamente, a pregare insieme il rosario domani sera, lunedi 7 ottobre.

Per consentire a quanti più possibile di partecipare, abbiamo pensato di organizzare un ritrovo _online_ alle 21.15.

Ecco le credenziali Zoom per chi volesse partecipare:

Fai clic su https://us02web.zoom.us/j/82563543529?pwd=0r0wz8arfgvyAUp4ukSsE8laVyYjkc.1 

per avviare o entrare in una riunione Zoom pianificata

giovedì 3 ottobre 2024

QUANDO SI DEPOSITA LA POLVERE

 Di Pierluigi Fagan 

MEE ovvero il principale think tank qatariota di politica regionale, finalmente inquadra cosa è successo e sta succedendo a Gaza. 

CPome riportato in sintesi ad inizio del redazionale: "Gli obiettivi non dichiarati della guerra: uccidere quante più persone possibile, distruggere quante più case ed edifici possibile, restringere la superficie della Striscia e dividerla. Controllare le risorse di gas. Impedire la creazione di uno Stato palestinese; Hamas, gli ostaggi sono questioni marginali".

Ma come? Hamas, i poveri ostaggi, come "marginali"? 

E sottostante l'immane tragedia che prende i numeri dei morti, feriti, degli ostaggi, dei penosi casi umani, dell'ingiustizia senza giudice, dell'orrore e dell'ignominia, del più o meno genocidio, del silenzio di un mondo e la rabbia dell'altro, era ed è un semplice obiettivo di cancellazione della presenza palestinese a Gaza. 

Cancellazione fisica, umana e materiale. Dimezzarne ed oltre la popolazione, relegarla a sud, fargli deserto attorno, renderla una enclave di nessun conto da dare all'Autorità, agli arabi e all'ONU, per decenni di caritatevole assistenza, con più o meno Hamas dentro poco importa. Una San Marino palestinese senza statuto giuridico di 500-700 mila anime.

Oggi rimangono ancora forse 1,3 milioni di palestinesi schiacciati a Rafah. Se nei prossimi giorni, alle trattative dietro le quinte, i compiacenti e silenziosi "partner in crime" arabi prometteranno a Tel Aviv di prenderne un'altra metà, si potrà chiudere la prima fase della partita. Come promesso da Bibi due giorni dopo l'attacco di Hamas ad un incontro con sindaci di paesi circostanti Gaza: “la risposta di Israele all'attacco di Hamas da Gaza, cambierà il MediOriente“.

Il bello o l'ennesimo brutto di tutta questa storia è che lo si sapeva. Io lo scrissi il 21 ottobre, cinque mesi fa. Netanyahu col suo faccione da mago birichino, era andato all'ONU con tanto di cartina e pennarello a mostrare fiero la novità di una nuova natività ed esplicite cartine truccate. Il Nuovo Medio Oriente, senza più alcuna ambigua traccia di territorio potenzialmente base per l'ennesima, inutile discussione su i "due Stati", un unico spazio di possesso della terra promessa, da offrire al nuovo piano illustrato nel post di ieri.

Ma erano due settimane -prima- l'attacco di Hamas. 

E' da tempo che Israele ha riallacciato legami diplomatici con Emirati, Bahrein, Kuwait, Oman, i junior partner dell'Arabia Saudita che però stava per firmare anche lei il nuovo patto, già due settimane prima l'attentato di Hamas. Questo sviluppo proviene dagli Accordi di Abramo prima che dalle promesse della Nuova Via del Cotone. Le strategie hanno lungo corso, qui non s'improvvisa niente.

L'unica cosa che s'improvvisa è la nostra attenzione. Come in un gioco di prestigio, mentre il Mago ci faceva inorridire davanti la strage umanitaria, sotto sotto desertificava lo spazio umano di Gaza, faceva scappare già un milione di persone, riduceva, tagliava, rendeva irreversibile lo svuotamento. 

E la regia dell'informazione subito pronta ad intrattenerci con il Teatro dei Pupi, Hamas col randello (disumano), il diritto di Vendetta (umano, troppo umano), citazioni della Torah, tutti i giorni un "si stanno trattando gli ostaggi", "ci sono colloqui speranzosi" anzi no. Antisemita! Nazista! Teatro.

Noi non c'eravamo prima, avevamo l'Ucraina, la Cina, le bollette, l'ASL, nonno che sta male e non ci saremo dopo perché quando cade la polvere ed inizierà la politica, avremo altro a cui pensare. 

Così va il mondo. Assistiamo come spettatori  alla Grande Transizione della nuova era complessa, ma solo quando ci scappa il morto, scoppia la bomba, sta per partire la bomba atomica. .

Perché nessuno è rimasto di sasso o s'è rotolato dalle risate quando Bibi ha ammesso che loro proprie niente ne sapevano della preparazione degli attentati in uno spazio grande come la provincia di Spoleto con dentro 2,3 milioni di anime ed i servizi segreti del Paese tra i più potenti al mondo che andavano a fare interviste sui media di mezzo mondo ad ammettere il loro poco credibile "epic fail"?

Dopo decenni di costruzione del loro mito pubblico di efficienza. E meno male che sono servizi "segreti". Giravano 2000 Qassam lunghi due metri ma nessuno ne sapeva niente, deltaplani, almeno 2000 uomini coinvolti, sì ma "in gran segreto". Avranno fatto le esercitazioni in cameretta, in calzini e trattenendo il fiato. Ma ci prendono proprio per scemi ... sì perché in buona parte lo siamo [in realtà sapevano dell'operazione e anche delle esercitazioni ndr]. 

Il nostro non è un regime democratico, fateci pace. Non c'è demos che gestisce o controlla la polis, quella di casa e quella mondo. Avete tutti troppo da fare, non avete tempo, c'è da passare giorni e giorni, anni, per dragare l'immane flusso di problemi, conoscenze, storie, fatti, segreti che ti fanno leggere la vera scrittura del romanzo del mondo in svolgimento. Leggere ed interpretare che non è proprio facile. Sempre che nervi ed intestini vi reggano. Vi invitano solo al quarto d'ora più Netflix, il resto rimane in ombra. Non dovete sapere, non dovete pensare, non dovete giudicare se non quello che decidono di darvi in pasto all'ora di cena. Il momento delle Grandi Emozioni, il più brividoso.

domenica 29 settembre 2024

ISRAELE ED HEZBOLLAH

 Per eliminare il capo di Hezbollah (al momento non si sa se l'obiettivo sia stato raggiunto) Israele ha bombardato un quartiere di Beirut. Sette o otto palazzi di dieci piani sono stati rasi al suolo. Non si tratta, del resto, di una novità. L'esercito israeliano ci ha abituato ad imprese del genere. 

Quante persone sono state uccise? Trecento? Cinquecento? Mille? Probabilmente non lo sapremo mai. I nostri giornali sono troppo impegnati a parlare di calcio, dell'amante di Sangiuliano e di altri pettegolezzi. Nessuno chiederà a Saviano , a Paolo Giordano, a Emanuele Trevi, a Michele Serra, a Federico Rampini, a tutti quegli intellettuali in servizio permanente presso le televisioni e le gazzette di condannare quanto accaduto. Questi signori hanno esaurito il loro sdegno nel gettare letame sui renitenti al vaccino e sugli amici di Putin. 

Nessuno chiederà a Liliana Segre di prendere le distanze dai crimini dello stato di Israele. 

E allora, una buona volta è venuto il momento di dirlo: i più spregevoli responsabili delle enormità che avvengono sotto i nostri occhi non sono i governanti israeliani ma quei giornalisti e quegli intellettuali che col loro silenzio le rendono possibili.


Silvio Dalla Torre

venerdì 27 settembre 2024

FESTIVAL "LA NOSTRA VOCE"


Ieri, 26 settembre 2024, si è tenuto a Milano, in via Italo Svevo 3, nel Giardino comunitario “Milano green way”, il Festival “la nostra voce”. L’occasione era il ventesimo anniversario della Cooperativa OPERA in FIORE e il decimo di OFFICINA dell’ABITARE, cooperative sociali.

 L’evento è stato pensato come festa di tutto il giorno, con i padiglioni la mattina e gli interventi-testimonianze il pomeriggio dalle 17.00 in poi, per poi concludere con la cena insieme e canti e balli popolari di intrattenimento. Il tutto si è svolto sotto la tensostruttura, costruita per un matrimonio e mantenuta per tale evento, con l’idea di “riciclare” strutture già esistenti. Che hanno permesso ai partecipanti di non bagnarsi, peraltro!  

La manifestazione ha visto l’intervento della presidente di Opera in fiore, Federica Dellacasa e della presidente di Officina dell’abitare, Elisabetta Ponzone, che hanno raccontato la loro attività, finalizzata a creare lavoro per persone in gravi difficoltà, o perché detenute o perché disabili, in quanto “a ciascuno deve essere data una seconda opportunità”. Poi è intervenuto l’assessore Guido Bardelli, che ha ricordato l’obiettivo dell’inclusività che la città di Milano deve darsi e tanti altri. Vi sono state anche alcune brevi testimonianze di detenuti sull’utilità recata dal lavoro che è stato loro offerto.

Vi erano anche alcuni banchetti espositivi di organizzazioni “equo-solidali”, tra cui quella del caffè del Congo, portata avanti da Antonio e Giacomo Spano’, per la quale io avevo deciso di aderire al Festival. Questa attività mi è sembrata particolarmente significativa. In quanto il caffè viene prodotto in zone di guerra (ci sono 120 gruppi armati nella zona) e diventa un simbolo di riscatto e di indipendenza, in zone nelle quali non è assolutamente scontato che lo sia. 

La loro organizzazione la si può conoscere al sito www.makedagreencoffee.com Io credo infatti che il vero aiuto che si può dare alle popolazioni in grave difficoltà sia quello di renderle autonome dal punto di vista economico. Per tale ragione trovo molto adatto intraprendere attività che, partendo dalle risorse locali, diano luogo a creazione di ricchezza per tutti, sia per chi lavora sul posto (ad esempio in Africa) sia per chi distribuisce il prodotto in Europa. Il vero sostegno non è, a mio parere, nel favorire l’emigrazione, bensì l’aiuto a costruire imprese e dare lavoro nel proprio Paese. A questo proposito mi viene in mente un proverbio inglese: “Se tu dai un pesce ad un uomo lo sfami per un giorno; se gli insegni a pescare lo sfami per tutta la vita".



TUTTI IN CARCERE!

  Le manifestazioni del 17 ottobre hanno evidenziato problemi gravissimi: le scuole italiane cadono a pezzi e fanno letteralmente acqua da t...