COSA È SUCCESSO VERAMENTE IN SIRIA
È incredibile come certi sedicenti analisti si sentano in diritto di gettare fango sulla figura di Bashar al-Assad senza conoscere minimame...
È incredibile come certi sedicenti analisti si sentano in diritto di gettare fango sulla figura di Bashar al-Assad senza conoscere minimame...
È incredibile come certi sedicenti analisti si sentano in diritto di gettare fango sulla figura di Bashar al-Assad senza conoscere minimamente la realtà siriana, o conoscendola a malapena. Ignorano volutamente il ruolo delle potenze straniere che hanno fomentato orde di tagliagole trogloditi, distrutto un Paese e e ignorano l'impatto avuto sulla popolazione e sul governo dalle sanzioni criminali che strangolano il paese da oltre 13 anni. Parlano senza sapere, dimenticando che la Siria è stata teatro di una guerra imposta dall’esterno, non di una rivolta popolare.
Eh sì, la guerra contro la Siria può essere considerata una guerra di logoramento contro lo Stato e il popolo siriano. Questo conflitto, iniziato nel 2011, ha comportato una serie di strategie volte a esaurire non solo le risorse materiali del governo siriano, ma anche la resilienza economica, sociale e morale della popolazione.
La guerra è andata avanti per oltre un decennio, con fasi di intensi combattimenti alternati a periodi di stallo. Questo ha logorato la capacità dello Stato siriano di mantenere il controllo, ricostruire infrastrutture e fornire servizi di base alla popolazione.
Le infrastrutture critiche del Paese, come ospedali, scuole, fabbriche e impianti di produzione di energia, sono state deliberatamente prese di mira da attori esterni e interni. Gli attacchi contro queste strutture hanno impoverito il Paese e hanno reso la sopravvivenza quotidiana una lotta per molti siriani.
Le sanzioni internazionali, imposte soprattutto dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea, hanno contribuito a soffocare l'economia siriana, impedendo la ricostruzione e l'accesso a beni essenziali come cibo, medicine e carburante. Questo ha colpito in modo diretto la popolazione civile, logorando il morale e la capacità di resistenza.
Potenze regionali e internazionali hanno creato, finanziato, addestrato, armato e coccolato le varie milizie e gruppi jihadisti per destabilizzare ulteriormente lo Stato siriano. Questi gruppi hanno inflitto sofferenze enormi alla popolazione con attacchi mirati e la distruzione del tessuto sociale del Paese.
Propaganda e guerra psicologica : la narrazione dominante ha incolpato il governo siriano come l'unico responsabile del conflitto, mentre ignorava o minimizzava il ruolo delle potenze straniere nel fomentare la guerra. Questa manipolazione dell'opinione pubblica ha avuto un impatto significativo sulla percezione globale della guerra e sulla sua risoluzione (ma si sa, i media mainstream sono la prima arma da guerra dell'imperialismo anglo-sion-yankee)
La guerra ha sfregiato profondamente l'identità culturale e il senso di appartenenza nazionale. L'accentuazione di divisioni religiose ed etniche ha tentato di frammentare il tessuto sociale siriano, fomentando una pesante guerra fratricida (come si dice, dividi et impera, no?)
La guerra contro Siria è stato un attacco su più fronti progettato per logorare la capacità del Paese di resistere e riprendersi.
Sebbene il LEGITTIMO governo siriano sia poi riuscito a mantenere il controllo su gran parte del territorio, il costo umano e materiale è stato devastante, rendendo questo conflitto un classico esempio di guerra di logoramento contro uno Stato e il suo popolo.
E queste sono state le conseguenze. L'occidente sion imperialista ha distrutto uno dei paesi più antichi del mondo nonchè uno dei pochi paesi dell'area con un governo secolare e garante di ogni minoranza.
Ci vorrà poco tempo affinchè i fantocci che hanno preso il potere faranno a tutti (non solo a chi segue la vicenda sin dall'inizio) conoscere non solo la loro vera natura, ma anche chi sono i loro veri padroni.
Povera Siria. ❤
Francesca Qibla
Bibì Netanyauh esulta per i jihadisti a Damasco: “E un giorno storico per il Medio Oriente...Assad era un anello di una catena del male”. ...
Bibì Netanyauh esulta per i jihadisti a Damasco: “E un giorno storico per il Medio Oriente...Assad era un anello di una catena del male”.
Anche Emmanuel Macron, il burattino effeminato dei Rothschild, è sulla stessa linea: ”A Damasco è finita la barbarie”.
Idem la tarantolata Kasja Kallas, per la Ue: “La fine della dittatura di Assad è uno sviluppo positivo”.
Dopo Saddam, dopo Mubarak, dopo Gheddafi è ora la volta di Assad, ultimo dittatore laico rimasto. Ancora una volta sono stati usati i tagliagole per creare il Caos, il terrore, la guerra civile, l’immigrazione di massa verso l’Europa. E il metodo Cia e il metodo Mossad.
La Siria è ora la perfetta replica della Libia: un Paese smembrato coi salafiti fanatici al potere. E con centinaia di migliaia di profughi prossimamente diretti da noi. A cominciare dai cristiani in fuga. Damasco come Tripoli.
La strategia è sempre quella, usata già negli anni Novanta in Bosnia, in Kosovo, in Cecenia prima contro Milosevic e poi contro Putin. Poi la Libia e le "primavere arabe". Cia e Mossad armano, addestrano e finanziano le milizie più sanguinarie e le aizzano contro il dittatore sgradito di turno.
In Ucraina contro Yanucovich, che non era nemmeno un dittatore, dovetterro ripiegare sulla manovalanza dei neonazisti Azov. Un buon surrogato dei salafiti fanatici, che a Kiev scarseggiano.
Il prossimo obiettivo sarà ovviamente l'Iran.
Poi, al prossimo attentato interno, americani e sionisti ritorneranno a fare le vittime. Ovviamente sempre con il sostegno dei nostri Salvini, Meloni e pennivendoli vari, che ci diranno che Usa e Israele difendono l’Occidente dall’islam terrorista, e metteranno in guardia dal nuovo montante “antisemitismo”. Con Roberto De Mattei che illustrerà ai cattolici "i valori dell'Occidente". Tanto le masse lobotomizzate ci cascono sempre.
Viviamo nell’epoca della menzogna universale.
Martino Mora
Negli ultimi giorni, una violenta offensiva militare ha scosso la città di Aleppo, riaccendendo dopo più di 4 anni il conflitto siriano. Q...
Negli ultimi giorni, una violenta offensiva militare ha scosso la città di Aleppo, riaccendendo dopo più di 4 anni il conflitto siriano. Quanto ai responsabili c’è chi li chiama ribelli, chi li chiama jihadisti, chi le chiama forze di liberazione e chi invece non ha proprio capito niente per via della mancata limpidezza e trasparenza dell’informazione in questi anni. I nostri media infatti sono stati troppo impegnati a dipingere Bashar al-Assad come un feroce dittatore che opprime il proprio popolo, salvo non spiegare e dire niente né delle cause del conflitto né degli attori che ne fanno parte. In mezzo a tutta questa confusione intanto rimane sconcertante la terribile indifferenza nei confronti delle persecuzioni che ormai da ormai 14 anni subiscono le minoranze cristiane, assire e curde.
Chi scrive questo articolo è un ragazzo, ormai di 22 anni, di origine siriana che ha seguito sin dai primissimi momenti, fino ad oggi, la guerra civile che ormai dal 2011 va avanti.
Lungi dal voler fare una lezione di storia, la mia vuole essere una riflessione sullo sviluppo di questa guerra ormai senza fine.
Come ormai sappiamo la guerra civile siriana si incastona nel contesto delle primavere arabe, cioè dei movimenti che sono stati descritti come rivolte popolari volte alla rivendicazione di maggiori libertà e garanzie nei confronti dello stato. È bene ricordarsi che laddove queste rivolte hanno avuto successo senza sfociare nella violenza, lo stato di fatto di quelle realtà non è affatto cambiato e le riforme rimangono solamente di facciata, con la differenza che un presidente si è dimesso ed un altro l’ha sostituito, vedi ad esempio l’Egitto. Nei paesi che sono stati invece meno fortunati in cui le rivolte sono poi mutate in guerre civili, le situazioni che hanno prodotto sono state peggiori di quelle che hanno lasciato, con instabilità ed anarchia che regnano sovrane, ed è il caso della Libia e della Siria.
Quando le rivolte ebbero inizio molti speravano che si trattasse di un movimento di emancipazione nato dalle migliori delle intenzioni: abbattere un regime autoritario e avviare un processo di democratizzazione per ampliare le libertà e iniziare un processo di fioritura culturale e sociale. Tuttavia, quel sogno si è rapidamente trasformato in un incubo. L’instabilità che queste rivolte hanno causato ha aperto il paese a una pericolosa frammentazione politica, etnica e religiosa, scoperchiando il vaso di Pandora che giustificava la presenza di un entità politica forte e coesa che riuscisse a comprendere sotto di sé tutte le anime profondamente diverse tra di loro, facendole coesistere in pace ed armonia. Questo arduo compito è stato portato a termine solo con l’instaurazione di una dittatura da parte della famiglia degli Assad.
Perché, che ci piaccia o no, dobbiamo accettare che il processo di democratizzazione delle nazioni non può avvenire da un giorno all'altro tramite un imposizione dall’alto, ma è possibile solo tramite una lento e progressivo sviluppo culturale, economico e sociale. Processo che non può e non deve assolutamente essere turbato da una guerra o da maggiore instabilità politica o da movimenti romantici di chi pensa che cambiando una legge magicamente si possa cambiare la realtà.
La Siria si è trasformata in un teatro di guerra in cui hanno trovato spazio fazioni di ogni colore, ognuna con obiettivi diversi: gruppi jihadisti, movimenti opposizione armata, milizie etniche e potenze estere che hanno iniziato a perseguire i propri interessi politici e religiosi.
Questo mosaico di conflitti in cui nessuna fazione è riuscita a ottenere il pieno controllo, ha portato alla disgregazione della Siria in parti ostili tra loro: ribelli, jihadisti, ISIS, Assad, Hezbollah, la Turchia che occupa vaste zone del nord della Siria abitate dai curdi, sono nomi che evocano la devastazione e la frattura di un paese che oggi sembra irrimediabilmente diviso.
Così, ciò che era nato con l’intenzione di costruire una nuova Siria è diventato il simbolo della sua frammentazione: un conflitto senza vincitori, con milioni di vittime e una nazione che rischia di non trovare mai più la pace in cui a pagarne il caro prezzo sono state tutte quelle minoranze che prima di questa guerra avevano un posto sicuro in cui vivere in pace e libertà mentre ora sono perennemente in fuga e persecuzione.
Non è mia intenzione negare i crimini e le brutalità che il regime di Assad ha commesso durante questa guerra, ma la mia domanda è questa: che posto è oggi la Siria?
La Siria era quella nazione in cui religioni, confessioni, etnie e culture diverse riuscivano a convivere pacificamente insieme, sotto il governo di chi rappresenta proprio una minoranze, essendo la famiglia di Assad di confessione Alawita, una branca minoritaria della minoranza sciita. Oggi la Siria è quella nazione in cui la popolazione è in mano a chi sa usare con meno scrupoli la violenza, la forza e la brutalità, di chi in nome della libertà ha negato i diritti più fondamentali e prioritari dell essere umano: primo tra tutti il diritto alla vita.
Un ragazzo siriano
Puntuale come un orologio ritorna la solita “querelle” sulla possibilità di poter celebrare , nella scuola statale, la Messa di Natale . A ...
Puntuale come un orologio ritorna la solita “querelle” sulla possibilità di poter celebrare, nella scuola statale, la Messa di Natale. A chi avanza tale proposta viene spesso osservato che la scuola è laica e che, in quanto tale, non può operare discriminazioni tra i credenti e i non credenti, per non parlare dei credenti in altre religioni, che potrebbero sentirsi “offesi” da tale pratica.
Coloro che sostengono che la Messa di Natale sia discriminante rispetto a chi non è cattolico affermano di conseguenza: “questi atti di culto vanno fatti nei luoghi appositi: ci sono le chiese per questo!”.
Ma siamo sicuri che questa sia la posizione giusta? E siano sicuri che lo Stato laico sia lo Stato che, per non offendere nessuno, vieti qualunque manifestazione religiosa, confinandola nei luoghi deputati al culto?
Per rispondere a queste domande farò, a costo di essere definito “retrogrado”, quella che i medievali chiamavano “explicatio terminorum”. Che vuol dire: se non definiamo esattamente il significato dei termini che usiamo, non possiamo capirci l’un l’altro.
Cosa indica l’espressione “Stato laico”? Essa indica uno Stato che non voglia interferire nelle questioni religiose; uno Stato cioè che non voglia ingerirsi nelle “faccende” delle comunità ecclesiali.
Qui dobbiamo subito premettere la distinzione (sempre i medievali dicevano “distingue frequenter”) tra il concetto di “Stato laico” e la prassi degli Stati “laicisti”, che cercano di ostacolare l’espressione della fede religiosa. L’atteggiamento dello Stato laico infatti, essendo quello di una organizzazione che non vuole ingerirsi nelle questioni di pensiero religioso, è quello di lasciar spazio alle comunità religiose che vogliano esprimere la loro fede. E’ l’esatto contrario di ciò che molti pensano, confondendo “laico” con “laicista”: lo Stato laico è lo Stato che lascia a qualunque religione la possibilità di professare e di fare propaganda della propria dottrina, al contrario dello Stato “laicista” che la ostacola.
L’articolo 19 della nostra Costituzione, così tanto lodata quanto poco conosciuta, recita: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in pubblico e in privato il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.
Già qui troviamo tutte le risposte alle obiezioni che vengono fatte riguardo alla possibilità di far celebrare una Messa in una scuola statale: l’articolo 19 proclama solennemente anzitutto la libertà di vivere una determinata fede, “in qualsiasi forma, individuale o associata”. Ciò significa che il testo costituzionale vede la religione non solamente come una faccenda che riguarda il singolo individuo, ma ne prende in considerazione anche l’aspetto comunitario. Poi afferma chiaramente la possibilità di cercare di diffonderla attivamente (“farne propaganda”) e addirittura, alla faccia di chi parla a sproposito di “Stato laico”, di potere esercitare il culto (vedi: celebrazione liturgica) in pubblico e in privato. Certo, non sono contemplati quei riti che offenderebbero il comune senso del pudore (leggi: le orge sataniche).
Ma ciò che trovo più interessante è che l’articolo 19 dice prima “in pubblico” e poi “in privato”; ne consegue che i riti possono essere svolti in qualunque edificio pubblico, scuole comprese.
Essendo un diritto previsto dalla Costituzione stessa, non si vede come possa essere “a discrezione” di chi deve gestire l’organizzazione, in questo caso il dirigente scolastico. Chi è a capo di una istituzione deve garantirne il buon funzionamento, ma non può sopprimere un diritto fondamentale.
Quindi il dirigente scolastico dovrebbe accettare qualunque richiesta di poter celebrare riti nella religione di chi lo chiede, sempre che non si tratti di “Messe nere”, e trovare l’orario adeguato e gli spazi giusti perché possano avvenire liberamente. Uno potrebbe obiettare: e l’assenza di discriminazione? Questa può essere assicurata permettendo la celebrazione in orario extra-scolastico.
E un altro: “E se lo chiedessero i musulmani?” Anche loro avrebbero diritto di ottenere questa possibilità, alle stesse condizioni degli altri.
I padri costituenti non avevano in mente una società composta da individui isolati che dovessero stare zitti e muti per timore di disturbare il vicino che non la pensa come loro! Avevano in mente realtà di persone e di comunità libere di esprimersi e quindi di confrontarsi e di dialogare, mantenendo e anche proponendo positivamente la propria identità.
Insomma, non è che per rispettare l’identità dell’altro uno debba necessariamente rinunciare alla sua.
Sintesi narrata da Berenice Galli e Manlio Dinucci, e pubblicata da Giulietto Chiesa, sui fatti dal 1945 a 5 anni fa. https://youtu.be/2c_-...
Sintesi narrata da Berenice Galli e Manlio Dinucci, e pubblicata da Giulietto Chiesa, sui fatti dal 1945 a 5 anni fa.
Oggi Antonio Tajani, il braccio destro di Netanyahu in Europa, è chiuso a nel suo ufficio. Si sta scervellando per capire quale altra decis...
Oggi Antonio Tajani, il braccio destro di Netanyahu in Europa, è chiuso a nel suo ufficio. Si sta scervellando per capire quale altra decisione dovrà prendere per aiutare Netanyahu nel genocidio del popolo palestinese. Se il sistema dell'informazione in Italia non fosse corrotto dalla testa ai piedi, Tajani verrebbe continuamente criticato per la sua condotta inqualificabile contro i bambini palestinesi. Ma questo non accade perché l'informazione sulla politica internazionale in Italia funziona come nelle dittature. La sua funzione è di coprire le malefatte dei governanti invece di denunciarle.
Il 28 ottobre 2023, quando Netanyahu radeva al suolo Gaza, Tajani si è rifiutato di votare in favore di una tregua umanitaria all’Onu per interrompere i bombardamenti. In quell’occasione, Tajani ha dichiarato, per bocca dell’ambasciatore italiano all’Onu: “Sempre solidali con Israele; la sicurezza d’Israele non è negoziabile”. A dicembre 2023 e gennaio 2024, Tajani ha dato a Netanyahu bombe, granate, siluri, mine, missili, cartucce e altre munizioni, proiettili e loro parti, per un valore di 730.869,5 euro a dicembre 2023, quasi raddoppiati a 1.352.675 euro a gennaio 2024. L’11 gennaio 2024, quando la Corte internazionale di giustizia dell’Aia ha avviato il processo contro Israele per genocidio, Tajani si è schierato al fianco di Netanyahu contro il Sudafrica. Il 10 maggio 2024 Tajani si è rifiutato di votare in favore di un seggio a pieno titolo per lo Stato palestinese all’Onu. Il 19 maggio 2024, quando il procuratore capo della Corte penale internazionale, Karim Khan, ha chiesto un mandato d’arresto contro Netanyahu, Tajani ha definito la richiesta “del tutto inaccettabile”. Il 19 settembre 2024 Tajani si è rifiutato di votare in favore di una risoluzione Onu che chiede a Israele di porre fine all’occupazione dei territori palestinesi. Una delle attività principali di Tajani consiste nel fare pressioni per impedire qualunque indagine sui crimini di Netanyahu a Gaza. Nell’ultimo MeD9 a Cipro, l’11 ottobre 2024, Meloni e Tajani sono riusciti a impedire l’inserimento di un brano contro la vendita di armi a Israele – sollecitato da Macron e Sanchez – nella nota con cui Francia, Italia e Spagna hanno condannato l’attacco israeliano contro Unifil in Libano. Il 22 ottobre 2024 a Gerusalemme, quando i palestinesi uccisi erano 43.000, Tajani ha incontrato Netanyahu che ha dichiarato: “Il bombardamento di Gaza è necessario per difendere il diritto d’Israele a difendersi”. Tajani ha detto: “Ho assicurato [a Netanyahu] il sostegno dell’Italia al diritto di Israele di difendersi”. Tajani si è sempre opposto a qualunque sanzione o misura punitiva contro Netanyahu. Tajani è il braccio destro di Netanyahu in Europa. Parla di “campagne d’odio” mentre sostiene un governo radicato nell’odio e nel razzismo. Ben Gvir, ministro della sicurezza nazionale, è un ammiratore del terrorista Baruch Goldstein, il colono autore della strage contro la moschea di Hebron del 25 febbraio 1994. Ben Gvir ha sfoggiato la gigantografia di Goldstein nel salone della sua abitazione per anni. Tutte le decisioni assunte da Tajani a Palazzo Chigi, all’Onu e nell’Unione europea non lasciano dubbi sulla sua opposizione alla nascita dello Stato di Palestina per compiacere Netanyahu.
Alessandro Orsini
Il vostro editorialista preferito, nonché titolare di questo miserevole blog, si è recato nel lontano Cameroun per inaugurare l'ennesima...
Il vostro editorialista preferito, nonché titolare di questo miserevole blog, si è recato nel lontano Cameroun per inaugurare l'ennesima struttura occidentale perpetrata nell'Africa profonda, la cui costruzione è stata da lui medesimo finanziata: la realizzazione di un pozzo e una cisterna collegati ad una scuola materna.
Il motivo è l'amicizia personale che mi lega a Jean-Louis Tonfack, un ingegnere camerunense che ha curato la costruzione dell'opera. La scuola materna è stata finanziata dal Comune di Dschang, cittadina a nord-ovest di Yaoundé di circa 100.000 abitanti. A me è toccato l'onore e il piacere di finanziare la costruzione del pozzo.
Il vero aiuto che si può portare alle popolazioni - africane e non - è favorire la costruzione di strutture e infrastrutture che servano le singole comunità, permettendo lo sviluppo umano ed economico in modo capillare, garantendo fra le altre cose quel "diritto a non emigrare" caro a S.S. Benedetto XVI.
Di seguito, lo scarso pubblico di questo piccolo blog può prendere visione di qualche immagine e video relativi alla costruzione di questa piccola, ma simbolicamente notevole (almeno per chi scrive) opera.
Questa cartina individua le contee nelle quali ha vinto il partito repubblicano (TRUMP), in rosso, e quelle nelle quali ha vinto il partito...
Il partito repubblicano ha inoltre la maggioranza nel congresso (sia nella camera dei rappresentanti che al Senato) e ha la stragrande maggioranza dei procuratori generali, organo giudiziario elettivo negli Stati Uniti d'America, che può bloccare i provvedimenti legislativi, oltre ad avere la maggioranza nella Corte Suprema
Grande successo per l’incontro al Teatro Rossini, in Piazza Santa Chiara, al Congresso di Meritocrazia Italia tra i due “paladini del polit...
Grande successo per l’incontro al Teatro Rossini, in Piazza Santa Chiara, al Congresso di Meritocrazia Italia tra i due “paladini del politicamente scorretto” applicato alla politica” il coordinatore di Democrazia Sovrana e Popolare Marco Rizzo e l’europarlamentare Roberto Vannacci. Secondo Marco Rizzo “Oggi il tema della battaglia contro il politicamente corretto è intersecato con la lotta alla guerra, al pensiero unico, al falso ambientalismo. Per questo motivo siamo oggi seduti assieme a confrontarci.” “Rispetto a chi ha avuto la mia storia, ma oggi appoggia le multinazionali, la grande finanza, la Nato e l’Unione Europea è meglio Vannacci che ha fatto un discorso coraggioso al parlamento europeo contro la guerra. Carola Rackete ha votato per la guerra, Vannacci contro”.
DIRE). - "Io sono il diavolo, lui l'acqua santa". Roberto VANNACCI e Marco Rizzo, coppia di fatto per un'ora. "Ma non facciamo un partito- giura l'ex comunista Rizzo, l'acqua santa- bisogna trovarsi, discutere...". Ci vuol tempo, ma non è escluso. Nemmeno il generale, autoproclamotosi "diavolo", ha fretta…
Rizzo sorride e gli strappa una foto con la sua maglietta rossa quasi amaranto parà: "Io sto con Marco Rizzo- c'è scritto su- e tu?". Sul palco duettano per quasi un'ora, sembra poco al generale che si stava appena scaldando ed è venuto apposta da Bruxelles. Un duetto d'amore contro "il politicamente corretto che vuole distruggere la società occidentale"…”Volete sapere che c'entra l'asterisco alla fine della desinenza delle parole con la pace? O l'obbligo del cappotto termico? C'è un filo comune che lega tante problematiche- rivela Rizzo alla platea- chi tira i fili sono quelli che ci dicono che dobbiamo fare l'integrazione a milioni di persone che arrivano in Italia. Ma se aumenta la criminalità, finiscono le pensioni, la sanità pubblica, i trasporti... Ho parlato con le multinazionali del food- racconta ancora Rizzo- mi hanno detto che se in coppia si consuma 2, da soli si consuma 1,3: 'Noi con le monoporzioni sfasciamo le famiglie”…
Melodia per le orecchie di VANNACCI, che sorride, e si gode la sviolanata pubblica dell'ex comunista. "Erano tutti comunisti- suona Rizzo- quando sono finite le poltrone sono diventati sel Pd. Ho meno problemi a stare seduto al fianco di un uomo coraggioso come Roberto, l'unico che ci ha messo la faccia sull'uranio impoverito per difendere i suoi uomini. In Europa ha fatto un discorso sulla guerra che resterà nella storia". Accomunati dal servizio militare, ma non troppo: "Lui è un generale, io un semplice caporalmaggiore". VANNACCI gongola. "Io sono il diavolo, poi c'è l'acqua santa...", esordisce rivolto al suo interlocutore. "L'acqua sta bollendo", si esalta Rizzo. "Lo scopo del politicamente corretto è sfasciare la società occidentale- osserva il generale- l'hanno lanciato gli ex marxisti che hanno capito male il marxisimo". Lui, invece, ne è studioso e divulgatore, "per questo mi danno dell'omofobo, xenofobo, misogino". Si prendono gli applausi i "due uomini sorretti da grandi idee" (Rizzo) e sembran quasi pronti ad armarsi contro "i guardiani della morale: politici, influencer, giornalisti" (VANNACCI). Il generale è a Roma, ma "col cuore in Sicilia" accanto a Salvini, "che ho sempre difeso"…
Il tempo purtroppo scade, proprio quando i due sono lanciatissimi contro gli avversari "del buon senso" e del politicamente corretto. Ma guardano lontano, in alto. "Perché- domanda Rizzo- Draghi e von der Leyen non fanno un confronto con noi due?". Chissà…
Vi presentiamo il Testamento di Mussolini – si tratta naturalmente di un testamento politico ma anche spirituale in cui il egli si mette a n...
Vi presentiamo il Testamento di Mussolini – si tratta naturalmente di un testamento politico ma anche spirituale in cui il egli si mette a nudo, dicendo scomode verrita'
“Nessuno che sia un vero Italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell’avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se saprà trovare un punto di saldatura, recupererà la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purché improntata a vero spirito italiano. Dopo la sconfitta io sarò coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi con venerazione.
Allora sorriderò, perché il mio popolo sarà in pace con se stesso. Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz’altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente che lavora è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali profeti hanno buon gioco per l’insensibilità di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere.
Per questo sono stato e sono socialista!
L'accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta è sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla realtà. Man mano che l’evoluzione della società smentiva molte delle profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al probabile. L’unico socialismo attuabile socialisticamente è il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all’interesse collettivo.
La politica è un’arte difficilissima tra le difficili perché lavora la materia inafferrabile, più oscillante, più incerta. La politica lavora sullo spirito degli uomini, che è un’entità assai difficile a definirsi, perché è mutevole.
Mutevolissimo è lo spirito degli italiani. Quando io non sarò più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent’anni un popolo come l’italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell’oblio. Altri forse potrà dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. La mia dittatura è stata assai più lieve che non certe democrazie in cui imperano le plutocrazie. Il Fascismo ha avuto più morti dei suoi avversari e il 25 Luglio al confino non c’erano più di trenta persone.
Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia, si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori. Tra le cause principali del tracollo del Fascismo io pongo la lotta sorda ed implacabile di taluni gruppi industriali e finanziari, che nel loro folle egoismo temevano ed odiano il fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. Devo dire, per ragioni di giustizia che, il capitale italiano, quello legittimo, che si regge con la capacità delle sue imprese, ha sempre compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro.
L'umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora. Tutti i dittatori hanno fatto strage dei loro nemici. Io sono il solo passivo; tremila morti contro qualche centinaio. Credo di aver nobilitato la dittatura. Forse l’ho svirilizzata, ma le ho strappato gli strumenti di tortura.
S/talin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E’ male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con l’inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia strappandoli alla morte.
M0a se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale responsabilità avrei assunto salvandoli? Stalin è in piedi e vince, io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei vincitori e del volume delle loro conquiste ed il trionfo giustifica tutto. La rivoluzione francese è considerata per i suoi risultati, mentre i ghigliottinati sono confinati nella cronaca nera.
V0ent’anni di Fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia d’Italia. Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi processeranno, perché sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non è mai vissuto, ed io sono vissuto anche troppo. La vita non è che un tratto di congiunzione tra due eternità: il passato ed il futuro.
F/inché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.
I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria.
Chi agisce diversamente dimostrerebbe di ritenere la Patria non più Patria quando si è chiamati a servirla dal basso. I fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. Dal loro contegno dipenderà una più sollecita revisione storica del Fascismo, perché adesso è notte, ma poi verrà il giorno"
Ho insegnato per quasi quarant’anni nelle scuole statali italiane: i primi cinque anni Religione cattolica, i rimanenti trentacinque diritto ed economia politica, sempre in Istituti superiori, tecnici commerciali e industriali. Credo di aver passato un po’ tutta la città metropolitana di Milano e oltre, essendo stato docente al Falcone-Righi di Corsico, all’Alessandrini di Abbiategrasso, all’Ettore Conti e al Curie/Sraffa di Milano, solo per citare le scuole nelle quali ho lavorato di più.
Paradossalmente ho imparato più l’economia politica, in quanto ho dovuto studiarmela da solo volta per volta e non c’è modo di imparare più efficace di quello di dover insegnare ad altri una materia, in quanto uno è costretto a capire veramente le questioni e a comunicarle in maniera semplice e chiara. Per questo l’unico libro che ho scritto, almeno per adesso, è un testo di economia politica per terza e quarta ragioneria, edito dalla Le Monnier nel lontano 2005, che avevo scritto con la collaborazione di una collega ed amica, Marilena Cinti. Il testo aveva avuto inizialmente un grande successo, poi man mano questo successo è andato diminuendo, forse perché il libro non era “enciclopedico” ma presupponeva un docente che spiegasse gli argomenti in classe e non si limitasse ad assegnare le pagine da studiare agli alunni.
Comunque l’insegnamento non è mai stata la mia unica occupazione: l’altra mia passione è sempre stata il canto: ho iniziato a cantare in un coro polifonico della parrocchia San Protaso da quando avevo vent’anni e tutt’ora canto la musica sacra; poi dal 2009 ho cominciato a cantare l’opera, nella Corale Lirica Ambrosiana, imparando una quindicina di opere come corista (baritono). Sono stato per sei anni nel Coro Sinfonico della Verdi di Milano, e adesso canto su richiesta in singole produzioni.
Mi sono sempre occupato di attualità: ero famoso nelle scuole perché invitavo personaggi di spicco e di spessore intellettuale, controcorrente rispetto all’andazzo dominante di sinistra: a Corsico Magdi Cristiano Allam, al Curie/Sraffa Giorgio Bianchi e Moni Ovadia, per citare i più significativi.
Per la mia posizione controcorrente sono stato violentemente attaccato da quasi tutti i presidi nei quali mi sono imbattuto: il preside Liborio Scillia dell’Alessandrini di Corsico cercò in tutti i modi di sanzionarmi perché avevo denunciato l’autogestione, che impediva a chi voleva di far lezione, già nel 1995, appena arrivato ad Abbiategrasso; da allora tutti i presidi, che si sentono immediatamente quando un “reprobo” capita nel loro Istituto, mi hanno perseguitato. Il preside Dario Manzo del Falcone di Corsico, iscritto alla CGIL e attivista del Partito Democratico, riuscì ad aprire contro di me ben 9 (nove) procedimenti disciplinari nel giro di sei anni: un primato che credo sia difficile da superare, soprattutto in un mondo nel quale la stragrande maggioranza della gente cerca solo di non avere problemi. Ma il bello arrivò dopo: la preside Maria Vittoria Amantea, succeduta a Dario Manzo, mi denunciò penalmente perché avevo criticato il Corano durante una delle mie lezioni. La cosa durò cinque anni, risolvendosi in una assoluzione completa. Sorte diversa ebbe invece la segnalazione per aver criticato la Shoa’, sostenendo che il numero di 6.000.000 di morti ebrei fosse enormemente gonfiato. Lì la questione non fu penale bensì amministrativa, e ho avuto l’onore di essere sospeso in via cautelativa nientepopodimeno che dallo stesso Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Valditara. Il quale, senza neanche sentirela mia versione, cedette totalmente alle affermazioni di Enrico Mentana e soci, che mi dipinsero come “negazionista” e fece scattare il provvedimento in un batter d’occhio. Io impugnai il provvedimento ma in questo caso perdetti la causa, sia in primo che in secondo grado e addirittura in Cassazione. Posso asserire, in seguito a tali vicende, di essere stato perseguitato esclusivamente per espressioni del pensiero e mai per problemi didattici.