mercoledì 21 ottobre 2026

EXTRA-PROFITTI: COSA SONO E COME SONO REGOLAMENTATI

 


Facciamo finta che – 5

Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette

Avevamo promesso di ragionare sugli “extra profitti” e la proposta di tassazione. Vediamo quindi di capire cosa siano gli extra profitti, prima di discutere se, e come, tassarli.

 Il profitto è la remunerazione (quando c’è), di un imprenditore ed è dato dalla differenza tra il fatturato e le spese sostenute per realizzarlo. Sul profitto, quando c’è, si pagano le tasse. Il profitto è la paga dell’imprenditore e, a differenza del dipendente, può anche non esserci. E’ il famoso “rischio d’impresa”, dove si può perdere tutto il capitale e fallire.

 Quindi, tornando all’extra profitto, è palese che parliamo di qualcosa che non esiste.

Un fantasma creato a tavolino per  additare l’untore di turno e saziare la sete di rivalsa di chi si sente vessato. Mi spiego meglio, anche se dirò cose a volte ovvie. Poniamo che la mia ditta costruisca un prodotto (o renda un servizio) e lo venda. Se sono bravo ed il mio prodotto è buono vendo tanto. Fossi un genio che ha ideato un prodotto unico, utile e che costruisco solo io, potrò venderlo a prezzo maggiorato se i clienti lo apprezzano.

Non c’è alcun “extra profitto” ma solo e unicamente “il profitto”. I clienti possono snobbare il mio prodotto e non comprarlo ritenendolo troppo caro. A quel punto i miei ipotetici profitti spariscono, vado in perdita, fallisco e chiudo. E’ il mercato con le sue leggi spietate.

 Ci sono, però, dei casi che esulano da questi ragionamenti lineari.

1) - Il caso dei monopoli, oligopoli e cartelli;

2) – Il caso dei beni o servizi pubblici regolamentati per Legge.

 Nei monopoli una sola ditta produce quel prodotto e lo vende al prezzo che decide la ditta stessa, indipendentemente dai costi. In questi casi, dovrebbe intervenire lo Stato (negli USA è accaduto molte volte) che obbliga la ditta a cedere anche ad altri il brevetto o comunque a dare ad altri la possibilità di produrre quel bene o servizio.

Negli oligopoli il problema è analogo, ma invece di una sola ditta vi sono poche ditte che offrono quel prodotto o servizio richiesto. In questo caso possono nascere dei “cartelli”, cioè le poche ditte si mettono d’accordo per mantenere un alto livello di prezzi evitando di farsi vera concorrenza sui prezzi.

Questa pratica è chiaramente illegale ed è perseguita per Legge, se si riesce a dimostrare la reale esistenza del cartello. Anche in questo caso, quindi, non si parla di “extra profitto” ma di truffa ai consumatori e lo Stato è tenuto ad intervenire per perseguire e far cessare questa pratica illegale.

 Ancora diversi sono i casi del punto 2) cioè i servizi pubblici o i beni indispensabili che, proprio per le loro caratteristiche sono regolamentati per Legge. Parliamo di acqua, gas, energia elettrica, combustibili, ma, nella discussione, inserisco anche le banche, che in realtà sono entità molto particolari.

Oggi sono proprio le aziende energetiche, oltre alle banche, ad essere nel mirino di chi contesta l’aumento irragionevole dei prezzi e, a posteriori, vorrebbe che fossero tassati gli “extra profitti” generati da questi aumenti ingiustificati. In realtà, se si comprende il meccanismo, non di “extra profitti” si tratta, ma di insipienza, incapacità di controllo e di interventi indispensabili mai attuati.

Entriamo quindi nel merito dei meccanismi di regolazione dove nascono i problemi, avvisando che semplificherò molto, pur cercando di essere chiaro. Il mercato del gas è regolamentato per legge. Le aziende distributrici possono gravare sui clienti con una voce a parte di “quota fissa” o un ricarico commerciale, ma il prezzo della materia prima deve essere sotto un tetto che è attualmente ancorato all’andamento del prezzo del gas al mercato TTF di Amsterdam.

TTF sta per “Title Trasfer Facility” ed era nato per regolare il prezzo del gas all’interno dei Paesi Bassi. Pur essendo un piccolo mercato ha superato, nel tempo, il corrispondente inglese ed adesso è il riferimento per l’Europa. In realtà sul TTF non si compravende il gas, ma i “future”, cioè dei certificati di previsione futura del prezzo del gas.

In volume siamo  a valori irrisori perché tutte le grandi società si approvvigionano di gas dagli estrattori (Algeria, Russia, ecc.) con contratti pluriennali (25 – 30 anni) ancorati a parametri fissi. Questo comporta anomalie strutturali perché i bassi volumi scambiati consentono a speculatori interessati di manipolare il prezzo facendolo lievitare o abbassare a seconda delle convenienze.

Si compravendono quantità di gas che sono meno dell’1 % del volume scambiato sul mercato europeo, ma il prezzo fissato sarà il prezzo di riferimento in tutta Europa. Se fossimo malpensanti potremmo ipotizzare che “A” vende 1 milione di Mc di gas a “B” a 100 $ a MWH e lo ricompera a 105 da “B” per rivenderlo ancora a 110 allo stesso “B” o a “C” che comunque è in accordo con “A” e con “B”.

Si verifica allora che vendo un cane per un miliardo e tu mi vendi due gatti a 500 milioni ciascuno. Nessuno ci ha rimesso nulla, ma intanto il prezzo dei cani e dei gatti di quella razza rimane fissato e fa testo per il mercato. Già anni addietro si è proposto di monitorare meglio il mercato TTF o sostituirlo con qualcosa di più serio e verificabile, come la borsa analoga di Boston (USA) che ha volumi di scambio molto maggiori quindi più difficilmente manipolabile, ma interessi incrociati, mascherati da sovranità europea, hanno fatto cadere il discorso mai più affrontato.

Non dico che questa sola variazione, per cui basterebbe una Legge di poche righe e pochi articoli, da attuare senza costo alcuno a carico dello Stato, risolverebbe i problemi, ma li attenuerebbe di molto.

 A questa anomalia se ne aggiunge una seconda. Il costo dell’energia elettrica è ancorato a quello del gas. Devo semplificare, come promesso, e sorvolo su molte cose (privatizzazioni, istituzione dell’Ente di Controllo “ARERA”, Legislazione di riferimento), ma non a scapito della chiarezza e della verità.

Con le privatizzazioni, la scelta di chiudere le centrali nucleari e la decisione scellerata di utilizzare il gas per produrre energia elettrica, si era fatta la scelta (all’epoca saggia e quasi ovvia), di  ancorare il prezzo dell’elettricità a quello del gas. I contratti a lungo termine del gas proveniente dall’estero (principalmente Russia e nord Africa) ed i bassi prezzi costanti nel tempo, garantivano al sistema una propria stabilità ed una garanzia per i consumatori.

Oggi il sistema è totalmente cambiato, ma il meccanismo e gli ancoraggi no. Molta energia elettrica viene prodotta da pannelli fotovoltaici, centrali eoliche ecc. I prezzi del gas non  sono stabili ma variano giornalmente per il meccanismo descritto con prezzi lontani dal reale costo del gas che, come detto, è regolato da contratti a lunga scadenza.

Le aziende elettriche NON ACQUISTANO il gas al mercato TTF quindi avere oscillazioni del prezzo dell’energia elettrica ancorati a quel prezzo è un’altra anomalia da eliminare. Anche questa a costo zero e con soli atti amministrativi con piccole variazioni di Legge. Rimanendo nel campo delle anomalie sarebbe anche da capire quali controlli vengono fatti sulla struttura del prezzo dei carburanti e sui tempi di variazione.

ARERA ha gli strumenti per valutare nel dettaglio la composizione dei prezzi, dalla materia prima ai costi di raffinazione, trasporto e distribuzione. Ha anche gli strumenti per valutare i tempi di modifica dei prezzi stessi. Non si comprende, perché ad ogni aumento del petrolio corrispondano aumenti  immediati del prezzo dei carburanti, mentre le diminuzioni sono parziali e diluite nel tempo. A qualche contestazione diretta su quest’andazzo i petrolieri replicano che il petrolio acquistato a prezzo maggiorato andrà a sostituire quello in magazzino che deve essere quindi valutato al prezzo corrente anche se acquistato a prezzo ridotto.

Nella diminuzione, invece, si dice che il petrolio a prezzo ridotto è ancora sulle navi, arriverà in stabilimento fra qualche mese per essere raffinato, quindi la diminuzione non può trasferirsi subito come vantaggio del consumatore. Due criteri diversi per lo stesso fenomeno, anomalia accettata da chi dovrebbe controllare.

Il rischio d’impresa, perciò, non esiste più visto che dovrebbe essere l’abilità ed il “fiuto” dell’imprenditore a decidere se acquistare il petrolio a prezzi aumentati o utilizzare le scorte in attesa della successiva riduzione. Da lì dovrebbero venire i guadagni, o l’accettazione delle perdite, come per ogni azienda commerciale. Quì il rischio non c’è. Insieme al funerale al “rischio d’impresa”, dovremmo celebrare anche quello alla credibilità dei controlli e regolazione di ARERA.

 Dopo aver chiarito il contesto, di quali “extra profitti” stiamo parlando ? L’imprenditore opera con tariffe e prezzi definite per Legge, ha il guadagno che il sistema gli consente, anzi gli “impone”, ed il “profitto” è (o dovrebbe essere) controllato e regolamentato. Com’è che diventa “extra profitto” ?Se c’è un profitto che si ritiene “extra”, cioè oltre il giusto, il governo dovrebbe operare sulla formazione delle tariffe, sulla composizione dei prezzi imposti, sulla eventuale esistenza di oligopoli fittizi, su eventuali cartelli stipulati sotto banco, in breve sulle anomalie del sistema che ha portato a questi profitti stellari operando per modificarli e per perseguire chi, e se, abbia agito in modo illegale.

 In realtà, compreso il meccanismo, non di “extra profitti” si tratta ma, come detto sopra, di insipienza, incapacità di controllo e di interventi indispensabili mai attuati.

 Queste valutazioni si aggiungono ai ragionamenti fatti sui motivi dell’aumento dei prezzi (Vedi qui), con noi europei che finanziamo Zelensky affinché bombardi le raffinerie russe e provochi carenza di gasolio, come abbiamo accettato di non comperare il gas russo a meno di 20 Euro/MWH, che acquistiamo sottobanco a più di 50 mentre attualmente le valutazioni al TTF superano i 100 Euro/MWH e tralasciando le esplosioni sui gasdotti Nordstream 1 e 2, attuati da Ucraina e USA con danni enormi e su cui nessuno indaga seriamente, neanche i tedeschi che stanno processando un capro espiatorio.

I media lo sanno bene, ma nessuno lo dice e anche noi siamo sempre e solo a caccia di colpevoli su cui sfogare la rabbia repressa invece di indagare sui meccanismi anomali che creano questo stato di fatto e sui veri responsabili di carenze e anomalie a nostro danno.

 Diverso ancora è il caso delle banche, ma di questo ne parliamo la prossima volta.

 

Enzo Fedele

Nessun commento:

Posta un commento

EXTRA-PROFITTI: COSA SONO E COME SONO REGOLAMENTATI

  Facciamo finta che – 5 Commenti a freddo su gestione delle notizie e notizie non dette Avevamo promesso di ragionare sugli “extra prof...