sabato 12 luglio 2025

CISGIORDANIA CRISTIANA ALLO STREMO

 

Taybeh: SIAMO ALLO STREMO!

SIAMO ALLO STREMO!

DON BASHAR ce lo scrive come prete e come amico: “ Qui a Taybeh siamo nella paura per gli attacchi dei coloni israeliani. Voi che da anni portate pellegrini in questo villaggio fino ad ora rimasto ai margini delle loro aggressioni più violente, fate qualcosa perché vediamo precipitare la situazione.” Anche gli altri parroci della cittadina, l’8 Luglio hanno alzato la loro voce con un appello al mondo, esprimendo “ profonda preoccupazione per i crescenti e ripetuti attacchi che prendono di mira i terreni, i luoghi sacri e le proprietà della città, nel silenzio ufficiale che esacerba il senso di pericolo e la mancanza di protezione. Espellere con la forza i contadini dalle loro terre, minacciare le loro chiese e circondare le loro città è un duro colpo per il cuore vivo della nostra Palestina”.

PAX CHRISTI ITALIA, con la sua CampagnaCiSGIORDANIA Ponti e non muri, rilancia in Italia questa denuncia che conferma le manifeste intenzioni del governo israeliano di accelerare la pulizia etnica e l’annessione della Cisgiordania, mostruosa illegalità che 14 ministri del partito di Netanyahu hanno chiesto con una lettera: “E’ il momento giusto per annettere i territori prima della fine della sessione estiva della Knesset”.

DIFFONDIAMO NELLE NOSTRE COMUNITA’ QUESTO GRIDO DI DOLORE, anche accendendo sugli altari delle nostre chiese la “ Lampada di Taybeh”. I sacerdoti delle Chiese di Taybeh – latina, greco-cattolica melchita e greco-ortodossa ci fanno solo immaginare cosa significa vivere nel terrore ogni momento: ” I coloni hanno hanno appiccato deliberatamente incendi nei pressi del cimitero cittadino e dell’antica chiesa di Al-Khader, risalente al V secolo, minacciando uno dei più antichi luoghi di interesse religioso della Palestina. Se non fosse stato per la vigilanza dei residenti e l’intervento dei vigili del fuoco si sarebbe verificata una catastrofe ancora più grave. In una scena quotidiana provocatoria, i coloni continuano a far pascolare le loro mucche sui terreni agricoli di Taybeh, nel cuore dei campi di proprietà delle famiglie della città e persino vicino alle loro case, senza alcuna deterrenza o intervento da parte delle autorità competenti. Queste violazioni non si limitano alle sole provocazioni; danneggiano direttamente anche gli ulivi, che costituiscono la principale fonte di sostentamento per i residenti della città, e impediscono agli agricoltori di accedere e lavorare le loro terre».Campagna Ponti e non muri di Pax Christi Italia

Firenze, 9 Luglio 2025

mercoledì 9 luglio 2025

AVETE TUTTI RAGIONE

“Per capire l’uomo e i suoi bisogni, per conoscerlo in ciò che ha di essenziale, non bisogna opporre gli uni agli altri gli assiomi delle vostre verità.

Sì, avete ragione. Avete tutti ragione. La logica dimostra ogni cosa. Ha ragione persino colui che vuol far ricadere sui gobbi la responsabilità di tutte le sventure del mondo. Se dichiareremo guerra ai gobbi, impareremo presto ad esaltarci. Trarremo vendetta dei crimini dei gobbi. E certo, anche i gobbi commettono dei crimini.

Per cercare di far venir fuori questo essenziale, bisogna dimenticare per un istante le divisioni, che, se si ammettono, si trascinano dietro tutto un Corano di verità incrollabili, col fanatismo che ne deriva.

Si possono allineare gli uomini in uomini di destra e uomini di sinistra, in gobbi e non gobbi, in fascisti e democratici, e son tutte distinzioni inattaccabili. Ma la verità, sapete bene, sta in ciò che semplifica il mondo e non in ciò che crea il caos. E’ verità una lingua che rivela l’universale.

Newton non ha scoperto una legge rimasta a lungo celata come la soluzione di un rebus. Newton ha compiuto un’operazione creatrice. Ha fondato una lingua d’uomo che potesse esprimere al tempo stesso la caduta della mela in un posto o l’ascesa del sole.

La verità, non è ciò che si può dimostrare. È ciò che contribuisce a semplificare.

A che serve, discutere le ideologie? Se tutte possono venire dimostrate, tutte, d’altra parte, si contrappongono, e simili discussioni inducono a disperare della salvezza dell’uomo. E invece, ovunque intorno a noi, l’uomo espone i medesimi bisogni.

Vogliamo essere liberati. Colui che dà un colpo di piccone vuol sapere se il suo colpo di piccone ha un senso. E il colpo di piccone dell’ergastolano, che umilia l’ergastolano, non è affatto lo stesso colpo di piccone del cercatore di miniere, che fa più grande il cercatore di miniere.

L’ergastolo non sa dove si danno colpi di piccone. L’orrore materiale non esiste. L’ergastolo sa dove vengono dati colpi di piccone che non hanno alcun senso, che non ricollegano colui che li dà alla comunità degli uomini.

E noi vogliamo evadere dall’ergastolo”.

A. De Saint Exupéry, “Terre des hommes”, Garzanti, 1974, pp. 179-180

sabato 5 luglio 2025

NASCE AI.GOV: LA DERIVA TRUMP VERSO IL "GOVERNO ALGORITMICO"


Nel silenzio dei media mainstream, l’amministrazione Trump lancia AI.gov, sistema centralizzato d’intelligenza artificiale applicato alla governance pubblica.

Accade proprio oggi, 4 luglio, data fortemente simbolica (il giorno dell’Indipendenza) per un progetto che, secondo molti osservatori critici, rappresenterebbe l’inizio ufficiale della tecnocrazia digitale e la plausibile tomba delle garanzie costituzionali .

COSA PREVEDE CONCRETAMENTE?
L’architettura poggia su una struttura tripartita:

1. Chatbot AI per sostituire l’intervento umano in decisioni burocratiche e amministrative;

2. Un framework API unificato, che collega l’intero ecosistema federale alle AI commerciali di OpenAI, Google, Anthropic, Meta e Amazon;

3. Una dashboard centrale (CONSOLE) per monitorare in tempo reale tutte le interazioni tra dipendenti pubblici e modelli AI, con capacità di audit e tracciamento permanente.

Il sistema sarà ospitato su infrastrutture cloud Amazon (AWS Bedrock) e FedRAMP. Verranno utilizzati anche modelli non certificati (come Cohere), sollevando dubbi su privacy, cybersecurity e accesso ai dati governativi da parte di soggetti privati (figurati…).

CHI GUIDA TUTTO CIÒ?
Il progetto è affidato a THOMAS SHEDD, ex Tesla e ora a capo della Technology Transformation Services (GSA). Non eletto da nessuno, non responsabile di fronte al popolo, ma con il potere di riscrivere il modo in cui il governo interagisce con i cittadini.

PERCHÉ È PERICOLOSO?
AI.gov è il prototipo di una nuova forma di dominio: una governance algoritmica automatizzata, priva di trasparenza e imputabilità. Un sistema che non ha bisogno di consenso democratico e che quindi governerà a prescindere dall’orientamento delle amministrazioni.
Stiamo assistendo a un cambio di paradigma silenzioso: dalla sovranità popolare alla “efficienza” tecnocratica.
La deriva verso il governo algoritmico non è figlia di un uomo o di un partito, ma di una visione condivisa dall’intero establishment USA.

Nessun colpo di stato. Solo qualche riga di codice…

AI BLESS AMERICA!😎

👉👉 @roccocantautore

sabato 28 giugno 2025

"NORMA" ALLA SCALA DOPO 48 ANNI

Ieri sono andato, con il Maestro Elvis Zini, alla prima di "Norma" alla Scala. Il capolavoro di Vincenzo Bellini non veniva rappresentato , nel Teatro Lirico più famoso nel mondo, dal 1977, quando lo diresse Gianandrea Gavazzeni. 

Ho chiesto al Maestro Zini di scrivere una recensione, che mi ha autorizzato a pubblicare. È molto "da esperto"; io glisserei sulle "intemperanze" dei loggionisti, che hanno rivolto un "buu" a Marina Rebeka (Norma), diversi a Freddie De Tommaso (Pollione) e hanno sommerso il regista di versi di disapprovazione. È stato contestato anche il direttore Fabio Luisi, a nostro parere immeritatamente. Noi abbiamo invece applaudito molto il fantastico coro e la commovente Berzhaskaya (Adalgisa).

Ma ecco la recensione.

"Il 27 giugno 2025 è andata di scena sulle assi del Piermarini la Norma di V. Bellini, celeberrimo titolo che non si sentiva al Teatro alla Scala da 48 anni.

La regia è affidata a Oliver Py, che si è regista ma principalmente cinematografico. Infatti è evidente il suo forzato desiderio di narrare in maniera forse troppo didascalica la vicenda tragica di Norma dilaniata tra il dovere sacerdotale e la sua bruciante passione per Pollione. Non si sa bene perché l'ambientazione stessa è traslata ai tempi del Risorgimento Italiano dove quindi i Druidi diventano il popolo italiano oppresso e i romani diventano gli invasori austriaci.

Ciò nonostante bisogna dar plauso ai bravissimi danzatori e mimi in scena che si sono trovati gioco forza ad invadere la scena o a fare da sfondo con coreografie di Ivo Bauchiero comunque ben congeniali.

La scenografia e i costumi di Pierre-André Weitz portano molti cliché tra i quali il metateatro in cui la Scala stessa diventa spettatrice del dramma belliniano , altresì i colori dominanti diventano il nero luttuoso che rappresenterebbe Norma, il bianco casto e puro di Adalgisa e lo ieratico oro.
Le luci di Bertrand Killy avvolgono bene la scena e rendono bene la freddezza di Pollione in contrasto con il calore,  anche materno,  di Norma.

Passando al cast, Marina Rebecka che interpreta Norma non brilla né in interpretazione né vocalmente,  canta tutto correttamente e ha una tecnica solida,  ma manca appunto quel fuoco tipico del personaggio. Anche il Pollione di Freddie De Tommaso ahimè risulta opaco e sempre al limite dello sforzo, venendo più volte fagocitato da orchestra , coro e solisti.
Eccellente prova esecutiva invece per Vasilisa Berzhanskaja che porta in scena un'Adalgisa intensa, emozionante ed emozionata e con una solidità vocale impressionante sia nel volume che nei filati setosi. Stentoreo e bronzeo il padre di Norma, Oroveso, interpretato dal celebre Michele Pertusi. Inaspettato quanto gradito il Flaviano di Paolo Antognetti, voce pulita e potente con una buona lama. 
Precisa e puntuale anche la Clotilde di Laura Lolita Preŝivana a cui si perdona un poco di emozione dato il debutto nel ruolo datole dall' Accademia Teatro alla Scala. 

Compattissimo e coinvolgente il coro diretto da Alberto Malazzi che lo prepara egregiamente. Verrebbe quasi da dire che buona parte della riuscita dello spettacolo sia da imputare al meraviglioso coro.

Alla bacchetta troviamo Fabio Luisi in splendida forma che conduce con passione  e padronanza impeccabile l'orchestra che lo segue in maniera perfetta.  Forse stacchi di tempo un po lenti rispetto alla tradizione ma era da tempo che non si sentiva l'orchestra della Scala così complice con il cast e il coro. 
In generale un ottima orchestra , un ancor più ottimo coro e V. Berzhanskaja che rifulge più della protagonista! 
Probabilmente se era da 48 anni che non si eseguiva il capolavoro del cigno di Catania un motivo c'era. 
Voto:  70/100"

Elvis Zini

Giovane direttore d'orchestra (28 anni), diplomato alla Civica Scuola di Musica "Claudio Abbado", Fondazione Milano; collabora con diversi Teatri ed ha al suo attivo Traviata, Cavalleria Rusticana e Pagliacci al Teatro Lirico di Magenta e un'altra Traviata con la Fondazione Piero Cappuccilli al teatro Bonoris di Montichiari (BS).

mercoledì 25 giugno 2025

SCOMODO, MA VERO

 


Ieri sera, 24 giugno 2025, sono andato ad un incontro sul “fine vita”, che si è tenuto al Centro Culturale “Rosetum” di via Pisanello, a Milano. Il titolo dell’evento era molto attraente: “Libertà o abbandono? Il grande inganno del suicidio assistito” e i relatori si prospettavano degni di essere ascoltati. Ha coordinato gli interventi Francesco Borgonovo, vice-direttore de “La Verità”, che ha parlato del rischio attuale di vedere i giovani “educati” dai mezzi di comunicazione di massa invece che da realtà che propongono positivamente la vita.

Antonio Brandi, Presidente di “Pro vita e famiglia”, ha insistito perché fosse proiettato un brevissimo “spot” dei radicali, vero e proprio messaggio pubblicitario, che chiedeva di “farsi avanti” per una sorta di “sperimentazione” della decisione di voler morire.

Borgonovo, a partire da questo, ha fatto molti riferimenti, cercando di buttarla sullo scherzo, ai radicali, a Marco Cappato, a quelli che vogliono andare in Svizzera per farla finita perché in Italia non è ancora permesso. Ha anche aggiunto che per lo Stato è molto più comodo ed economico aiutare a morire le persone gravemente ammalate piuttosto che cercare di curarle: una dose letale può costare anche solo due euro, mentre per le cure ne vengono impiegate migliaia. L’Italia poi è speciale per far sì che ai malati non siano seguiti come dovrebbero; sembra che solo tre su dieci malati terminali abbiano accesso alle cure necessarie. Solo solamente 14 i Paesi che hanno una legislazione sul fine-vita, e sono le Nazioni più ricche e consumistiche del globo. Canada, Belgio, Paesi Bassi, etc… Se l’Italia decidesse di approvare una legge sull’eutanasia sarebbe il 15° Stato a farlo; teniamo presente che nel mondo ci sono 196 Paesi che aderiscono all’ONU: questa è una problematica che non è per niente sentita in Asia, in Africa o in America Latina.

Poi ha dato la parola a Riccardo Cascioli, direttore de “La nuova bussola quotidiana”, che ha sottolineato come la tendenza del governo di centro-destra, nella questione del “fine-vita”, è quella di “agire prima della sinistra”, proponendo un disegno di legge incentrato sulle “cure palliative”. Questo atteggiamento della destra ha radici lontane, ha sottolineato Cascioli, che si possono far risalire al divorzio e all’aborto. In tutti questi casi la destra ha cercato il “male minore” facendo delle proposte di legge che però nella sostanza hanno legittimato un comportamento sbagliato.  Se porre fine alla vita di una persona è comunque da evitare non dovrebbe nemmeno esserci una legge su tale argomento. Anzi, una legislazione c’è già, per esempio sull’omicidio del consenziente: e allora che bisogno c’è di una nuova legge? Inoltre Cascioli ha evidenziato come, di fatto, la magistratura in Italia già da alcuni decenni abbia assunto il ruolo che spetterebbe al Parlamento. In una parola, la Corte Costituzionale finisce per decidere ciò che dovrebbe essere stabilito invece da una legge delle Camere. Anche le sentenze della Cassazione vengono considerate come dei “criteri” cui il legislatore si deve obbligatoriamente attenere.

In seguito ha preso la parola Maria Rachele Ruiu, di “Pro vita”, che ha fatto un intervento partendo dalla sua esperienza personale. La Ruiu era malata di cancro e aveva due figli piccoli, uno di un anno e mezzo e uno di tre, che le davano una forte motivazione per affrontare la malattia. Lei ha detto che i medici avevano fatto di tutto per salvarla dal cancro: allora come mai non fare lo stesso per un disabile? Perché polizia, carabinieri e personale medico cercano di dissuadere un “normo-dotato” dal buttarsi dalla finestra e invece cercano di favorire la morte del disabile? Poi la Ruiu ha posto l’accento sulle “cure palliative”, che però non devono essere considerate come il "toccasana" della questione. Ha notato inoltre che ai giovani viene proposto un modello competitivo: uno vale perché riesce a far qualcosa, ad essere in un certo modo: questo genera spesso frustrazione e una mancanza di accettazione di sè, perché non si riesca ad ottenere l'obiettivo agognato. Invece ciascuno vale "di per sè", per il fatto che c'è, ed è "utile" a tutti in quanto esiste, non in quanto riesce a raggiungere determinati obiettivi fissati dalla società.

Ma l’apporto più interessante e significativo è arrivato da Emanuel Cosmin Stoica, che ha parlato dalla sua sedia a rotelle, in un microfono che gli porgeva una ragazza. Emanuel ha esordito dicendo di vivere a Torino e quindi di avere qualche vantaggio in questo senso. Poi ha messo l’accento sulla mentalità dominante: “Voi non immaginate quante persone, anche di una certa età, anche di cultura, mi dicono: < Se io fossi nelle tue condizioni non so se ce la farei a vivere >.  C’è una propensione alla rinuncia a lottare per vivere che è impressionante, ha sostenuto; chi sceglie la vita viene ostacolato in tutti i modi, mentre chi opta per la morte si trova la strada spianata. Aggiunge poi che le persone colpite da disabilità non vengono nemmeno interpellate, anche perché non possono manifestare, in quanto spesso non riescono neanche ad uscire di casa senza essere accompagnati e non trovano nessuno che lo faccia.  Ha detto che la cosa più difficile da accettare è di dover dipendere dagli altri per qualunque cosa, anche per pulirsi il sedere, e quindi ha ringraziato la ragazza che gli teneva il microfono, presentandola come “la mia futura moglie”. Ma ciò che più mi ha colpito è che alla fine del suo discorso Emanuel ha proposto il suo libro, dal titolo emblematico: “Scomodo, come la verità”.

TUTTI IN CARCERE!

  Le manifestazioni del 17 ottobre hanno evidenziato problemi gravissimi: le scuole italiane cadono a pezzi e fanno letteralmente acqua da t...