giovedì 29 agosto 2024

GROTTESCO MACRON

La pagliacciata dell'arresto di Pavel Durov è durata quattro giorni di custodia cautelare; adesso gira voce di una eventuale accusa, che non si capisce su cosa si fondi.

Viene in mente il "concorso esterno in associazione mafiosa" di cui fu incolpato Giulio Andreotti ma quella era l'Italietta ridicola, non la Francia potenza mondiale (e coloniale) punta di diamante del Nuovo Ordine Mondiale. Ultima "boutade" di questa entità assurda è la dichiarazione dell'Eliseo, a proposito del nuovo governo, per il quale il Presidente della Repubblica non è necessariamente vincolato alla volontà popolare (sic!). Liberte, egalité, quando pare ame!

LIBERATO PAVEL DUROV

Pavel Durov, il CEO di Telegram è stato rilasciato dalla custodia oggi mercoledì 28 agosto, dopo quattro giorni di custodia della polizia francese!!!

Secondo le informazioni di BFMTV, il giudice istruttore ha posto fine alla custodia di Pavel Durov in vista di un interrogatorio di prima apparizione e di una potenziale accusa.

martedì 27 agosto 2024

DUROV STAVA CREANDO LA MONETA DEI BRICS?

 #freedurov #geopolitica

Pavel Durov stava creando la moneta dei BRICS?🇧🇷🇷🇺🇮🇳🇨🇳🇿🇦

Si sta facendo strada una nuova teoria sui veri motivi dell'arresto di Pavel Durov.

Nella sua visione, Telegram non era una semplice app di messaggistica con funzioni di social network. Per Pavel, Telegram doveva diventare un ecosistema multimediale basato sui principi del Web3, in grado di gettare il guanto di sfida alle corporazioni BigTech.

Da Wikipedia:

Web3 è un'idea per una nuova iterazione del World Wide Web che incorpora concetti come decentralizzazione, tecnologie blockchain ed economia basata su token.

Solo con questo accenno dovrebbe essere chiaro come mai Telegram facesse paura ai grandi monopolisti del settore, come Google e Meta.

L'utente medio probabilmente non se ne accorge, ma Telegram è una vastissima galassia di servizi legati al Web3, alcuni dei quali sviluppati da Telegram stesso ma la maggior parte prodotti da team indipendenti.

Tra i progetti collaterali di maggior successo scaturiti da Telegram vi è dunque la blockchain The Open Network e la relativa criptovaluta, il Toncoin (TON), sviluppata da Nikolaj Durov, fratello di Pavel e mente informatica dietro alle sue iniziative. Attualmente Toncoin rappresenta una delle più scambiate criptovalute al mondo e prima dell'arresto di Pavel ammontava a un prezzo di circa 6€ per 1 TON (dopo l'arresto il prezzo è crollato del 20% e continua a calare). Tutti i Toncoin in circolazione ammontano a un valore totale di quasi 26 miliardi di euro.

Grazie ad apposite applicazioni interne a Telegram, il Toncoin ed altre criptovalute della rete TON possono essere utilizzate come facili mezzi di pagamento, anche per scambiarsi denaro tra semplici utenti della piattaforma.

Ma forse Pavel immaginava per la sua creatura un futuro ancora più radioso. Pare che nel corso di questa estate Durov abbia visitato parecchi paesi appartenenti all'area BRICS, in particolare gli Stati dell'Asia centrale che diventeranno protagonisti della Nuova Via della Seta.

Proprio negli scorsi giorni Pavel si era recato a Baku e proprio da Baku stava tornando il suo aereo, quando viene arrestato a Parigi. Non si conoscono le motivazioni di questo viaggio in Azerbaijan, ma potrebbe non essere una coincidenza che proprio in quei giorni Vladimir Putin si è anch'egli recato a Baku per incontrare il suo omologo azero Ilham Aliev. Potrebbe non essere una coincidenza che proprio durante questa visita l'Azerbaijan abbia dichiarato di voler entrare nei BRICS e potrebbe non essere una coincidenza pure il fatto che diversi team di informatici russi che lavoravano con la rete TON sono stati arrestati, per volere degli Stati Uniti d'America, in diversi paesi del mondo, tra cui la stessa Francia.

È da tempo che voci di corridoio vicine ai BRICS dicono che l'organizzazione sarebbe intenzionata a dotarsi di una propria moneta per evitare il dollaro, e che questa moneta dovrebbe essere una criptovaluta. Forse i BRICS stavano sviluppando la propria moneta proprio utlizzando la rete TON di Pavel Durov?

Si tratta di una tesi sicuramente affascinante, ma per ora basata su pure speculazioni. Tuttavia, se dovesse essere vera certamente non tarderanno a saltare fuori nuovi elementi per corroborarla.

In tal caso Pavel Durov starebbe facendo la stessa fine di Muhammar Gheddafi, ucciso per aver provato a creare una moneta panafricana (il Dinaro d'oro) che avrebbe liberato il continente nero dalla schiavitù finanziaria dell'Occidente.

Nilo Vlas

lunedì 26 agosto 2024

DUROV COME ASSANGE?

 L'arresto di Durov è un nuovo caso Assange? - TeleRagione

Pavel Durov, fondatore e amministratore delegato di Telegram, è stato arrestato all’aeroporto Le Bourget, nei pressi di Parigi. Il trentanovenne franco-russo era accompagnato dalla sua guardia del corpo e da una donna.

A quanto pare Durov non era a conoscenza del fatto che era stato appena emesso un mandato di arresto dall'OFMIN, un ufficio del dipartimento nazionale di polizia giudiziaria francese recentemente creato per contrastare i crimini contro i minori.

Durov è cittadino francese e non è soggetto a scambio o estradizione, hanno riferito i media francesi.

Secondo Forbes, il miliardario ha anche la cittadinanza degli Emirati Arabi Uniti e di St. Kitts e Nevis nei Caraibi.

Durov è stato inserito nella lista dei ricercati pochi minuti prima dell'atterraggio a Parigi, e subito dopo è stato emesso un mandato di arresto, scrive BFMTV.

Durov è accusato di complicità in traffico di droga, pedofilia e terrorismo.

Secondo la versione ufficiale, l'uomo d'affari non ha fatto alcuno sforzo per limitare l'uso del messenger Telegram da parte dei gruppi criminali internazionali.

Così Tucker Carlson sull’arresto di Durov: "Pavel Durov ha lasciato la Russia quando il governo ha cercato di controllare la sua società di social media, Telegram. Ma alla fine, non è stato Putin ad arrestarlo per aver permesso al pubblico di esercitare la libertà di parola. È stato un paese occidentale, un alleato dell'amministrazione Biden e un membro entusiasta della NATO, a metterlo al gabbio. Pavel Durov è in una prigione francese stasera, un avvertimento vivente per qualsiasi proprietario di piattaforma che si rifiuti di censurare la verità su richiesta di governi e agenzie di intelligence. L'oscurità sta calando rapidamente sul mondo un tempo libero".

Due parole infine sull'affondamento del Bayesian

https://youtu.be/EXrW2RNziwc?si=3H7anleDAtSxGEek

domenica 25 agosto 2024

PAVEL DUROV ARRESTATO

 SCRITTI BELLICI

Il caso Durov

Traduco da Reuters (domenica 25 agosto 2024): “Pavel Durov, il miliardario russo -francese fondatore e amministratore delegato dell'app di messaggistica Telegram, è stato arrestato all'aeroporto di Bourget, alle porte di Parigi, sabato sera, hanno dichiarato TF1 TV e BFM TV, citando fonti non identificate. Durov viaggiava a bordo del suo jet privato, ha dichiarato TF1 sul suo sito web, aggiungendo che era stato colpito da un mandato di arresto in Francia nell'ambito di un'indagine preliminare della polizia. Sia TF1 che BFM hanno dichiarato che l'indagine si è concentrata sulla mancanza di moderatori su Telegram e che la polizia ritiene che questa situazione abbia permesso alle attività criminali di avvalersi indisturbate sull'app di messaggistica.”

Per comprendere la gravità di questo arresto, occorre un accenno al quadro normativo: il 5 luglio 2022, il Parlamento Europeo ha approvato il Digital Services Act (DSA).

In estrema sintesi, il DSA prevede che tutti i prestatori di servizi digitali debbano, tra l’altro:

fornire informazioni esplicite sulla moderazione dei contenuti e sull’uso degli algoritmi per i sistemi di raccomandazione dei contenuti, che potranno comunque essere contestati dagli utenti;

collaborare con le autorità nazionali se richiesto;

denunciare i reati.

Inoltre, le piattaforme online e i motori di ricerca di grandi dimensioni, a partire da 45 milioni di utenti al mese, vengono assoggettate ai seguenti più rigorosi obblighi (indichiamo unicamente quelli più rilevanti nel contesto in esame):


condivisione dei propri dati chiave e dei propri algoritmi con le autorità e con i ricercatori autorizzati per comprendere l’evoluzione dei rischi online;

collaborazione con le autorità nelle risposte alle emergenze;

prevenzione dei rischi sistemici come la diffusione di contenuti illegali o con effetto negativo su diritti fondamentali, processi elettorali, violenza di genere, salute mentale.

In pratica, il DSA pone a carico dei prestatori di servizi digitali l’obbligo di moderare e censurare i contenuti degli utenti, al fine - esplicitamente dichiarato - di prevenire “la diffusione di contenuti illegali” o “l’effetto negativo su diritti fondamentali, processi elettorali, violenza di genere, salute mentale.”

Il DSA s’inserisce in un contesto normativo mondiale ben diverso:

In Italia, la censura è espressamente vietata dalla Costituzione. L’articolo 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” L'articolo 21 recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

I medesimi principi, veri e propri cardini della democrazia e dello Stato di diritto, sono esposti

1) nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, il cui articolo 10 recita: “Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera.”

2) nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il cui articolo 19 recita: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

3) nel Patto internazionale di New York (ratificato in Italia con la legge 25 novembre 1977, numero 881) il cui articolo 19 recita: “Ogni individuo ha diritto a non essere molestato per le proprie opinioni.”

Se ne deduce che – almeno fino all’approvazione del DSA, salutato da Ursula von der Leyen come un accordo storico “in termini sia di rapidità che di sostanza”, ciascuno dei cittadini dell’Unione Europea fosse libero di esprimere sui social media (che fino a prova contraria rientrano nella categoria “ogni altro mezzo di diffusione”) il proprio pensiero e questo suo diritto individuale non potesse essere limitato da un regolamento di natura privatistica quale quello sottoscritto dall’utente al momento della registrazione sulla piattaforma di un prestatore di servizi digitali.

Per anni abbiamo denunciato la gravità della censura dei contenuti operata dai social media. Oggi siamo certi che Twitter e Facebook abbiano censurato i nostri post e ci abbiano sospeso gli account (e abbiano utilizzato algoritmi atti a nascondere i nostri post) a loro totale discrezione. La nostra inerzia ha fatto sì che una forma di censura del tutto illegale sia diventata legale (con l’approvazione del DSA). Tuttavia, si pone un problema di gerarchia delle norme in quanto il DSA confligge con norme costituzionali.

Ma torniamo al caso Durov. La responsabilità penale è personale. Questo è un principio cardine di ogni ordinamento giuridico. Se l’arresto fosse motivato dalla violazione degli obblighi contenuti nel DSA, nulla quaestio: tanto varrebbe dichiararsi colpevole. Al contrario, se fondamento dell’arresto fossero le accuse di complicità con gli autori di reati commessi anche grazie all’utilizzo di Telegram, si spalancherebbe uno scenario distopico. Sarebbe come condannare Alfred Nobel – inventore della dinamite – quale correo di una rapina in banca fatta con l’uso di un candelotto.

Da giurista, mi permetto un commento: il tempo dei diritti individuali è tramontato il giorno in cui ci siamo piegati, accettando senza ribellarci in massa una reclusione domiciliare imposta con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Da quel giorno, tutto è stato possibile, dagli obblighi vaccinali all’approvazione del DSA.

Leggiamo un estratto del Decreto che ha introdotto l’obbligo vaccinale per gli over 50: “Considerato l'evolversi della situazione epidemiologica; Considerato che l'attuale contesto di rischio impone la prosecuzione delle iniziative di carattere straordinario e urgente intraprese al fine di fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettività; ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di integrare il quadro delle vigenti misure di contenimento alla diffusione del predetto adottando adeguate e immediate misure di prevenzione e contrasto all'aggravamento dell'emergenza epidemiologica; ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di rafforzare il quadro delle vigenti misure di contenimento della diffusione del virus, estendendo, tra l'altro, l'obbligo vaccinale ai soggetti ultra cinquantenni e a settori particolarmente esposti, quali quello universitario e dell'istruzione superiore.”

Oggi sappiamo che i cd vaccini non arrestavano né il contagio, né la diffusione, né l’aggravamento della malattia. Eppure, nessuno più protesta per ciò che ci è stato imposto.

Nessuno (a parte qualcuno di noi giuristi) ha protestato quando è stato discusso il testo del DSA. Ma uno sparuto gruppo di giuristi nulla può fare (se non – a futura memoria – salvare la propria coscienza denunciando la violazione dei diritti in atto). Occorre un risveglio delle coscienze e – il potere ne è perfettamente consapevole – il risveglio è impossibile in questo contesto in cui la stampa mainstream non fa informazione ma propaganda. Qui sta l’importanza di Telegram, unica piattaforma i cui contenuti – fino ad oggi – non erano soggetti a censura.

Durov libero, dunque, per la libertà di tutti noi.

Il Giornale d’Italia, 25 agosto 2024

 


        Avv. Alfredo Tocchi, LL.M.

mercoledì 21 agosto 2024

SULLO YACHT AFFONDATO A PALERMO

 Sullo yacht affondato in Sicilia non c'era una comitiva di allegri turisti, ma agenti dei servizi inglesi e israeliani come Mike Lynch. C'era in corso un vertice per studiare una provocazione contro la Turchia di Erdoğan. È la fotocopia del vertice di spie sulla barca del lago Maggiore.

https://www.lacrunadellago.net/quello-strano-naufragio-della-bayesian-a-palermo-la-fotocopia-del-vertice-di-spie-sul-lago-maggiore/

lunedì 19 agosto 2024

IL TORMENTONE DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

 

     Sulla Stampa di ieri è uscito un editoriale di De Romanis dal titolo: “L’Italia prigioniera del maxi-debito, ma senza crescita servono più tasse”. Ora, io purtroppo mi sono trovato ad insegnare economia politica per oltre trent’anni e mi sono francamente stancato di questo continuo “lavaggio del cervello” sul debito pubblico italiano.

Per prima cosa, è tutto da discutere che il debito pubblico sia un fattore frenante dell’economia: semmai è vero il contrario, soprattutto in periodi di crisi, come ha sempre sostenuto (e dimostrato) John Maynard Keynes. Infatti la spesa in deficit stimola la domanda globale e quindi aumenta la ricchezza nazionale: perciò è un fattore di crescita di tutta l’economia del Paese.

Certo, lo Stato si ritrova ad essere indebitato, ma è un debito in gran parte interno e comunque elemento propulsivo, perché aumenta la capacità di effettuare investimenti pubblici.

Seconda cosa: l’Italia non è “prigioniera del maxi-debito”; è prigioniera dei parametri di Maastricht, che stabiliscono il massimo del 3% del  deficit sul PIL e del 60% del debito pubblico sempre sul PIL. Parametri che sono diventati talmente assurdi che hanno richiesto una revisione della loro applicazione. Anche perché l’Italia ha il 137%, ma la Grecia il 159%, e gli altri Paesi non sono messi molto meglio: la Francia supera il 110%, Spagna e Belgio il 108%, il Portogallo il 100%.....adesso neanche più la Germania ce l’ha al disotto del 60%, essendo diminuito il suo PIL in seguito alla crisi economica.

Ma allora, di cosa stiamo parlando? Come si fa a considerare il problema del debito pubblico come una faccenda squisitamente italiana, quando ce l’hanno tutti, questo problema? Ce l’ha anche il Regno Unito, furbescamente uscito dall’Unione europea e nemmeno mai entrato dell’Euro (guarda caso). Il debito pubblico del Paese spacciato per essere capofila del liberismo, dalla stampa succube del regime globalista, si aggira anch’esso sul 100%.

E vogliamo considerare i Paesi extraeuropei? Gli alfieri dell’economia mondiale, i capitalisti Stati Uniti d’America, hanno raggiunto il loro massimo storico e si attestano intorno al 130%. Di ciò, naturalmente, non si trova alcuna traccia negli articoli dei giornalisti “atlantonti”. Singapore, il Paese più in crescita dell’Asia, arriva anch’esso al 130%.

Ma, udite udite, lo Stato che ha il debito pubblico più alto sapete qual è? Nientepopodimeno che il Giappone, che si attesta addirittura ad un 260%!!! E non mi sembra di aver mai letto su alcun quotidiano di una crisi endemica dell’economia giapponese, dovuta all’eccessivo indebitamento dello Stato.

Ma tornando a bomba, qual è il motivo per cui questi Stati, che non credo si possano definire arretrati o sottosviluppati, mantengono, anzi rafforzano, il loro debito pubblico?

Una risposta può essere cercata nell’intenzione di sviluppare l’economia attraverso appunto investimenti in infrastrutture, come strade, ponti, aeroporti, ferrovie e quant’altro. Un’altra motivazione può essere trovata nella spesa per armamenti e strutture collegate (soprattutto per gli Stati Uniti, che poi cercano di scaricarla sugli Stati loro satelliti, Italia compresa).

Un’altra possibilità potrebbe essere la volontà di migliorare il tenore di vita della popolazione con la fornitura di servizi aggiuntivi, tramite la costruzione di ospedali, scuole e mezzi di trasporto pubblici.

Per intenderci, i miei amici africani sono rimasti stupiti dalla quantità di tram, di filovie, di autobus presenti a Milano. Dicono che dalle loro parti non esistono assolutamente e la gente affitta i motorini per andare in giro, molto più delle macchine. Ci sono dappertutto i moto-bus, che saltano il traffico, sgattaiolando tra un’auto e l’altra. Nei Paesi che sono dotati di mezzi pubblici questi non coprono che una esigua parte del traffico locale.

Per fare un esempio, a Kinshasa ci saranno una cinquantina di autobus pubblici, su una popolazione di venti milioni di persone.

E’ così che la Repubblica democratica del Congo riesce ad avere solo il 16% del debito pubblico sul PIL.

sabato 17 agosto 2024

LA CASA DI LEONARDO A MILANO


 

  Io vivo sulla casa di Leonardo; uno potrebbe dire: "Ma che cosa stai dicendo?" Ebbene, sì, la mia abitazione si affaccia sulla cosiddetta “Cascina Bolla”, che fu la residenza del sommo artista per sedici anni, alla fine del Quattrocento. Caspita, che cultura, direte voi: invece io lo so semplicemente perché l’ho letto sulla targa commemorativa, apposta sulla casa stessa, che recita; “Qui Leonardo visse dal 1483 al 1499”. E la targa la faccio leggere a tutti gli amici che passano di lì, agli stranieri ma anche agli italiani, speciali per non sapere mai niente della loro cultura. Credo di aver trovato solo due persone che erano a conoscenza dell’esistenza di tale casa.

Leonardo lavorava per Ludovico il Moro e per lui costruiva le famose “macchine militari”, ora esposte al Museo della Scienza e della tecnologia, tra le quali spicca la "testuggine", un antesignano del carro armato. Allora quella casa era una cascina di caccia, totalmente fuori del centro abitato, ovviamente molto più piccolo dell'attuale.

Sono nell’appartamento che dà sulla Cascina Bolla da più di trent’anni, ma in realtà vivo nella zona da oltre sessant’anni, perché anche la casa dei miei genitori, con i quali vivevo prima, è poco distante.

Mi ricordo che quando ero piccolo la casa di Leonardo era tenuta benissimo ed era molto curato il giardino, nel quale c’erano ogni sorta di animali. Mi sono rimasti impressi nella memoria i pavoni che facevano la ruota, cosa che entusiasmava noi bambini.

Adesso, da cinque-sei anni, la proprietà è passata ad un milionario cinese. La Casa di Leonardo è lasciata andare in rovina: basti pensare che i tronchi degli alberi secchi, tagliati un anno fa, sono ancora lì nello stesso posto nel quale sono caduti allora. E il taglio degli alberi secchi, che erano tanti, è avvenuto solo dopo uno dei diversi esposti presentati per il degrado ambientale.

Qualcosa è cambiato: il numero dei topi che correvano sui rami più alti degli alberi è diminuito, come è drasticamente diminuito il numero delle zanzare, perché finalmente si sono decisi a bonificare la vasca con l’acqua, nel giardino interno.

Non so se sia il minimo sindacale, perché questa è la conseguenza della presentazione di diversi esposti, l’ultimo dei quali era stato recepito dall’assessore all’ambiente del Comune di Milano. In quell’occasione avevamo organizzato una riunione di protesta tra condomini e avevamo discusso approfonditamente della questione. Devo dire che le responsabili del Comune avevano ascoltato con attenzione, ribadendo però che non avrebbero potuto fare molto. Vengo poi a sapere dai giornali “che contano” che il sindaco di Milano ha contribuito in maniera determinante a risolvere la situazione. Sarà, ma, oltre a non aver mai avuto il piacere di conoscerlo, non riesco a capire quale sia stato il suo apporto. A meno che non si pensi che qualunque cosa facciano i collaboratori sia merito del loro capo.

Comunque non ho mai avuto il piacere di conoscere neanche il proprietario cinese: non c’è mai; è sempre in giro per il mondo. Tempo fa aveva lasciato il suo numero di telefono sul portone d’ingresso e lo avevo trascritto. All’inizio mi rispondeva, dicendomi che era in Tailandia e in altri posti dall’altra parte del mondo: adesso non mi risponde neanche più.

Anche perché c’è un’altra questione da considerare: nel giardino della casa di Leonardo il proprietario cinese ha messo un cane da guardia, un pastore tedesco, che abbaia di continuo spesso senza una ragione effettiva e che dà un notevole fastidio a tutto il vicinato. Abbaia anche di notte e talvolta in maniera molto forte, per cui io spesso mi sono svegliato improvvisamente. Anche mettendo i tappi nelle orecchie lo si sente lo stesso, essendo bello grande (credo che abbia cinque anni) e molto robusto.

Abbiamo, non solo io, ma anche alcuni vicini, chiamato i carabinieri, telefonato alla polizia, ma nulla da fare: dicono che, essendo all’interno dell’abitazione, loro non possono intervenire perché non è disturbo alla quiete pubblica. L’unica cosa che sanno dire è “presenti un esposto”, come se questa fosse la soluzione al problema. Abbiamo provato a sentire anche la protezione animali, ma niente da fare: loro si informano sulla salute del cane, se mangia a sufficienza, non sulla salute mentale delle persone umane, che sono sempre meno considerate. Per farvi capire la situazione dirò che una signora, che aveva un piccolo cane che lasciava sul balcone quando usciva, ha scelto di trasferirsi altrove, perché la sua cagnetta abbaiava continuamente per rispondere al pastore tedesco. Il quale pastore tedesco adesso continua ad abbaiare anche se la cagnetta non c’è più. Questo comportamento è indice di un disagio, che probabilmente deriva dall’essere “confinato” nel perimetro di quel giardino Il proprietario è convinto che gli basti quello spazio e quel compito da svolgere, ma è evidente che il cane soffre sia per essere obbligato a rimanere sempre in quell’ambito ristretto, sia perché non sente di essere voluto bene. Sì, ho dovuto constatare che è questa la radice del suo disagio: il fatto di non avere un rapporto con un essere umano, di non avere un padrone cui obbedire perché sente di essere amato da lui.

TUTTI IN CARCERE!

  Le manifestazioni del 17 ottobre hanno evidenziato problemi gravissimi: le scuole italiane cadono a pezzi e fanno letteralmente acqua da t...